33 - 26/04/09: Bologna-Genoa

PIOVE SUL GENOA E SULLA CHIMERA CHIAMATA CHAMPIONS

Autore: 
MATTEO

BOLOGNA - GENOA   2-0 (2-0)
 
BOLOGNA (4-4-1-1) - Colombo; Zenoni, Terzi, Moras, Belleri (dall'85' Castellini); Mutarelli, Mingazzini, Mudingayi, Valiani; Adailton (dal 69' Coelho); Di Vaio (dal 90' Marazzina). Allenatore: Giuseppe Papadopulo.
GENOA (3-4-3) - Rubinho; Biava, Ferrari (dal 76' Olivera), Bocchetti (dal 46' Milanetto); Mesto, Thiago Motta, Juric, Criscito; Jankovic, Milito, Palladino. Allenatore: Gianpiero Gasperini.
Arbitro: Daniele Orsato di Schio.
Marcatori: 15' rig. Di Vaio/B, 25' Terzi/B.
Ammoniti: 14' Bocchetti/G, 27' Mutarelli/B, 36' Terzi/B, 72' Colombo/B, 90' Olivera/G.
 
Il peggiore biglietto da visita in chiave derby. La peggiore prestazione che un tifoso vorrebbe vedere dalla propria squadra che lotta per un traguardo importante.
Premessa a monte. Grazie ragazzi, grazie lo stesso perchè fin qui ci siamo arrivati alla grande. Però, insomma. Fà rabbia, fà prudere lo stomaco lasciarsi demolire da una squadraccia (senza offesa) di mestieranti a timer. Fà rabbia non opporsi con le motivazioni di chi la sera prima si è fatta fottere il posto per il "paradiso calcistico internazionale". Senza nervo, senza cuore, senza rabbia.
La qualificazione Champions non è cosa per questi comunque encomiabili ragazzi. Perchè se si lotta per la salvezza, per l'ottavo posto, per l'anonimato allora perdere così ci può anche stare ma se si gioca per lottare per la qualificazione Champions la sentenza, deve essere chiaro a tutti, è già stata scritta oggi. Le sfide decisive, le giornate cruciali, le risposte di forza e di "TESTA" come in un risiko o in una infinita battaglia a scacchi, le occasioni da non perdere non vanno sciupate.
Bologna batte Genoa 2-0 e continua a sperare nella salvezza. Gol di Di Vaio su rigore e Terzi, nel primo tempo. Brutta gara per il Grifone, che ha pagato alcune ingenuità difensive e che ora è fuori dalla zona Champions. Solo un palo di Palladino per i ragazzi di Gasperini.
Gli emiliani si portano in vantaggio al 15' dopo l'atterramento di Bocchetti (ammonito e partitaccia la sua) su un bolognese. E' Di Vaio a realizzare su calcio di rigore. Sempre nel primo tempo arriva il raddoppio sugli sviluppi di una punizione con Terzi libero di colpire a rete al 25'. La squadra di Gasperini ci prova, ma non ha una reazione vera. Al 9' della ripresa il palo dice no a Palladino, nel finale a Milito viene negato un rigore solare, ma il risultato non cambia.
Ora il derby.

Bologna - Genoa 2-0

Autore: 
GiRRed

Formazioni
BOLOGNA: Colombo, Zenoni, Terzi, Moras, Belleri, Mutarelli, Mudingayi, Mingazzini, Valiani, Adailton, Di Vaio. All. Papadopulo
GENOA: Rubinho, Biava, Ferrari, Bocchetti, Mesto, Thiago, Juric (cap.), Criscito, Jankovic, Milito, Palladino. All. Gasperini
Arbitro: Orsato
Partita sotto la pioggia. Genoa con il lutto al braccio per la morte di Franco Rotella. Viene osservato un minuto di silenzio.

4 Bologna che si affaccia dalle parti di Rubinho: su corner Terzi colpisce di testa ampiamente fuori dallo specchio della porta
9 tiro dalla distanza di Mesto, Milito devia all'altezza del rigore ma non centra la porta
12 Palladino crossa dalla sinistra ma Jankovic  colpisce debolmente fallendo una buona occasione
13 Di Vaio scatta sul filo del fuorigioco, Rubinho lo contrasta costringendolo sulla fascia. Il cross di Di Vaio e' facile preda di Bocchetti che pero' sbaglia il controllo e stende Mingazzini in area di rigore. Ammonito Bocchetti.
14 GOL DEL BOLOGNA : Di Vaio non sbaglia il rigore e porta i felsinei in vantaggio
20 cross di Juric dalla destra ma il colpo di testa di Milito e' fuori bersaglio
22 Di Vaio lanciato da un disimpegno errato impegna Rubinho che si salva in angolo
24 GOL DEL BOLOGNA: punizione di Adailton trova Terzi libero sul secondo palo, colpo sporco ma palla in rete
26 Ammonito Mutarelli per fallo su Motta
28 bella triangolazione Mesto-Milito-Mesto con cross insidioso che attraversa l'area senza trovare la deviazione decisiva
32 cross dalla tre quarti di Mesto, Palladino sul secondo palo non trova la porta di testa
35 Ammonito Terzi per trattenuta su Mesto
36 punizione centrale di Bocchetti, Colombo respinge di pugno
39 colpo di testa di Biava alto su corner dalla sinistra
Finisce il primo tempo con il Bologna in vantaggio 2 a 0.

Pronti Sculli e Milanetto, fuori Jankovic e Bocchetti, tra i piu' deludenti nel primo tempo
4 Punizione di Adailton, Rubinho devia in corner
7 Cross di Criscito, Sculli anticipa il difensore ma il colpo di testa va alto sopra la traversa
9 azione di Palladino sulla sinistra ma il suo tiro si spegne sul secondo palo
17 azione sulla fascia di Mutarelli, cross e Di Vaio manca l'appuntamento con il pallone
19 sponda di Sculli per Ferrari che non centra la porta
21 fermato Milito per fuorigioco
23 Esce Adailton, entra Coelho
26 Ammonito Colombo per perdita di tempo
28 proteste del Genoa per un presunto tocco di mano di Mundigayi in area
30 Esce Ferrari, entra Olivera
31 contropiede del Bologna, il pallonetto di Zenoni e' salvato sulla linea da Juric. Sul corner Moras rischia di segnare la terza rete.
33 azione personale di Coelho il cui tiro viene smorzato in angolo
35 Milanetto tiro al volo da 25 metri che finisce in curva
38 Castellini per Belleri
39 Cross di Mesto ma Milito non trova il tempo per concludere a rete
41 Tiro da fuori area di Olivera, Colombo respinge con difficolta'
43 colpo di testa di Motta fuori di poco. Esce Di Vaio, entra Marazzina
44 Ammonito Olivera
3 minuti di recupero accordati da Orsato
46 Milito solo davanti a Colombo ma il suo tocco scavalca il portiere e esce a lato
Finale : Bologna batte Genoa 2 a 0

San Petronio ed il tortellino

Autore: 
P.A.P.

La leggenda vuole che San Petronio fosse un discendente dell’Imperatore Costantino il Grande e fosse cognato dell’Imperatore Teodosio II. Venne posto sulla cattedra della città emiliana da Sua Santità Celestino I,  il Vescovo ricostruì chiese e case, fece attribuire dal cognato alla città e per questa alla Diocesi l’autorità sul contado, portò preziose reliquie dalla Terra Santa e suggerì all’illustre parente di istituire lo Studio ovvero il nucleo dell’Università.

La realtà magari sarà stata un po’ meno enfatica, ma egli divenne il Santo Patrono di Bologna, la città eresse una maestosa Basilica che porta il Suo nome. La  cosa usualmente capita ai Santi, gli aspiranti tali debbono accontentarsi un lenzuolo sventolato dai fedelissimi, categoria assai differente da quella dei fedeli, tanto più che i fedelissimi al pari di altre categorie lavorano sui rettilinei…
Spesso le chiese erano orientate per “mistica consuetudine” sull’asse est-ovest, San Petronio venne edificata su quello nord-sud. La ragione della scelta era dettata dal fatto che quello era l’unico spazio sfruttabile senza ampie demolizioni del centro cittadino. La Basilica è illuminata dal sole per tutta la giornata e si affaccia sulla Piazza che porta lo stesso nome. Questa ispirò al Carducci un componimento che sino agli anni ottanta appariva in tante antologie per le scuole medie ed in moltissimi manuali di letteratura… 
“È l'ora soave che il sol morituro saluta le torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo;”
San Petronio venne commissionata ad Antonio di Vincenzo, curiosamente definito nei documenti dell’epoca “muratore” , costui si ispirò a Santa Maria del Fiore in Firenze, nei disegni replicò un gotico morbido, tracciò una pianta a croce latina con tre navate e propose per ragioni sia economiche sia tecniche un materiale differente dalla pietra: il mattone.
Il progetto non ebbe vita facile ed il completamento richiese qualche secolo. In San Petronio venne incoronato Imperatore Carlo V, la Basilica vece le veci di San Pietro per la semplice ragione che erano trascorsi appena tre anni dal violento, selvaggio e vergognoso “sacco” della Città Eterna compiuto dai Lanzichenecchi che erano la truppa scelta dell’Imperatore e per il quale l’aria di Roma era ancora decisamente pesante.   
Bologna fu protagonista, della parodia del poema epico firmato dal Tassoni che nulla ha che fare con la cedrata omonima: “La secchia rapita”. In essa si narra di una “infelice e vil secchia di legno” e di una Venere non propriamente casta intenta a “conversare” alternativamente con Marte e con Bacco. Alcuni secoli dopo venne scritta la parodia della parodia firmata da un ingegnere con il diletto del componimento:Giuseppe Ceri. In questo caso fu un oste a ritrovarsi tra le lenzuola la dea in tutta la sua prorompente bellezza, rimase ammirato dalla perfezione dell’ombelico e replicatolo nella sfoglia diede origine al tortellino. I miei sette lettori possono tralasciare, il tortellino ha una storia più antica e differente, tanto più che solo un svitato trovandosi in letto una donna bellissima e nuda corre in cucina per la sfoglia…
La ricetta venne depositata nel 1974 con atto notarile presso la Camera di Commercio di Bologna dalla Confraternita del Tortellino e della delegazione di Bologna dell'Accademia Italiana della Cucina. I tortellini vanno assaporati in brodo. Sono da evitare le eresie gastronomiche che li vogliono al burro oppure con panna. Per mia opinione meglio lasciare la panna per la colazione evitando di proporla sui primi perché maschera l’assenza di idee e soffoca i sapori. Come sosteneva lo scrittore Cesare Marchi è il comunismo applicato alla cucina ed i risultati sono i soliti di questa applicazione: sono disastrosi.

Giuseppe Papadopulo, il vincente che non ha richiamo mediatico

Autore: 
Grifondoro70

Una carriera tra B e C, spesso nei campi del Sud, con autentiche imprese nel proprio curriculum.
Ha una promozione in serie B con l’Acireale.
Una promozione in B ad Avellino, non accreditata per il suo allontanamento a Maggio.
Una, sempre in serie B, con la Fidelis Andria, e successivo strepitoso nono posto nel campionato cadetto.
E dopo una brutta esperienza a Cremona, con retrocessione in C2, si lega al Siena dove è autore di un triennio da favola:
allontanato dopo le prime giornate in serie B, viene richiamato a Febbraio con la squadra ultima in classifica, ottiene 30 punti in 13 partite e una salvezza miracolosa.

Sarà la base per il trionfale campionato dell’anno successivo, primo posto e storica promozione in serie A.
Ciclo completato con la salvezza ottenuta nella massima serie.
Recentemente, a Lecce, compie qualcosa di analogo, a Dicembre subentra a Zeman, con già 10 sconfitte in 18 partite sul groppone, e con un girone di ritorno da media promozione, si assesta al nono posto, campionato che farà da base alla promozione in serie A ottenuta l’anno seguente, con ben 83 punti, e una serie di record:
- record assoluto di vittorie in trasferta, 11 in regular season, più 2 ai playoff vittoriosi.
- massimo numero di vittorie in un singolo torneo nella storia del Lecce, 23.
- maggior numero di goal segnati in trasferta nella storia dei salentini.
- eguagliato il loro record di goal segnati in un campionato.
- eguagliato il minor numero di sconfitte interne, 3.

Un palmares, quello del tecnico pisano, che avrebbe meritato maggiori chances ad alto livello, e invece l’ha trasformato nell'uomo dei miracoli, in chi subentra cercando di riparare i danni altrui, e poi lascia verso altri lidi.
Ed è con questo bene in mente che il Bologna si è affidato a lui in queste ultime 7 partite.
Difficile capire cosa potrà fare in così poco tempo, così come è ancora più arduo comprendere come si possa affidare la panchina a Mihajlovic, all’esordio da allenatore, per semplici ragioni di immagine, di appeal mediatico, e di "stile", o forse di giochi e pressioni da parte di procuratori e affini, chissà, sicuramente per qualche santo in Paradiso che non hanno i Papadopulo.
Se quest'ultimo riuscirà nell’impresa potrà probabilmente programmare qualcosa di serio a Bologna, perché la società ha risorse superiori rispetto a quelle con cui si confronta ora, altrove non si spendono 7 milioni a Gennaio per Osvaldo, e non si pagano tre allenatori in stagione.
La situazione però è tutt’altro che facile, ed è figlia, a mio giudizio, della serie di 5 pareggi consecutivi ottenuti subito con l’arrivo del secondo di Mancini all’Inter, la squadra dava segni di risveglio, giocava anche discretamente, ma non è riuscita a capitalizzare in quel momento, e senza fieno in cascina ora si trova con un piede oltre l’orlo del baratro.

Bologna e Genoa si presentano a questa sfida con due curiose serie, ben diverse tra loro, ma apparentemente convergenti: il Grifone quest’anno non ha mai perso due partite consecutive, i felsinei arrivano con una serie di 5 sconfitte di fila.
Sembrerebbe quasi una partita che converga statisticamente verso il pareggio, ma nessuna delle due può permetterselo a priori.
Troppo importante per il Genoa sfruttare l’occasione, sapendo pure in anticipo l’esito di Fiorentina-Roma, e il Bologna sarà atteso da scontri con Reggina, Torino, Lecce e Chievo nelle prossime gare, un minitorneo da spareggio salvezza, e non può permettersi di fare calcoli a base di brodini.

Il Bologna visto nelle recenti apparizioni non lascia certo tranquilli i propri tifosi, la squadra è stata in grado di prendere almeno un paio di goal a partita senza che gli avversari partecipassero, facendo tutto da sola, e questi sono campanelli d’allarme gravissimi.
A Papadopulo il compito di rigenerare psicologicamente la squadra, anche se dietro il materiale non è certo di qualità, fuori causa Britos per tutta la stagione, devono anche fare i conti con gli infortuni del portiere Antonioli e di Castellini.
Tatticamente abbiamo solo il precedente di Palermo, quando sono scesi in campo con un 3-5-2.
Ma non credo che ripeteranno quel modulo.
Secondo me contro il Genoa si schiereranno in maniera speculare alla nostra, un 4-5-1 utile per chiuderci gli spazi, disporsi in numerosi duelli individuali, lasciar al Genoa la gestione della partita, cercando di far male nelle ripartenze.
Se non si suicidano da soli, con qualche svarione che ci spiani la strada, non credo che cadranno nell’errore di Chievo, Lecce, Cagliari, puniti perché, sbilanciati, ci hanno lasciati tantissimo campo.
Cercheranno di togliere profondità a Milito, aggrediranno solo nella loro metà campo, cercheranno di soffocare Motta, e proveranno a sfruttare il campo che potremmo lasciare noi, con unico punto di riferimento Di vaio.
Personalmente temo molto Osvaldo, che dovrebbe partire dalla panchina, ma ha grandi qualità e mi preoccupa che, per acciacchi e infortuni vari, non si sia ancora potuto esprimere.
C’è il dubbio in porta tra Antonioli, infortunato in recupero, e Colombo.
La difesa a 4, col rientro di Castellini, possibile ma non certo, potrebbe essere Zenoni, Terzi Castellini, Lanna.
Con Moras e Belleri uniche alternative.
A centrocampo, squalificato Volpi, potrebbe esserci Amoroso con due cagnacci come Mudingay e Mingazzini, ma anche Mutarelli è tra i papabili.
Davanti il solo Di Vaio, con due esterni praticamente sulla linea dei centrocampisti, probabili Valiani e Marazzina a partire da lontano, ma da non escludere il cursore brasiliano Coelho, mentre l’altro brasiliano Cesar, ex Inter, è sempre ai fermo ai box.
Completa il tutto Osvaldo che, come dicevo, vedo più come possibile sostituzione per far rifiatare qualcuno, o cambio tattico per variare assetto in caso di partita da recuperare.

Come riferimento, più che Palermo, credo dovremmo prendere il Lecce al Ferraris, con Papadopulo alla guida, l’anno della nostra promozione.
Quello era un Genoa con un gioco diverso, arrembante, che costruiva occasioni su occasioni in un solo quarto d’ora, che dava la sensazione di sbloccare la partita di minuto in minuto, e venne imbrigliato da un 4-5-1, con un Osvaldo che, appena subentrato a Tiribocchi, si ingoiò un goal già fatto, a porta vuota, dopo aver scartato Rubinho.
Giocano in casa, e quindi non potranno esasperare troppo certi atteggiamenti, ma l’assetto a mio avviso sarà identico.
E Papadopulo è bravo, riesce sempre a costruirsi le occasioni per far male.
Il Genoa però è molto diverso da quel Genoa, è più cinico, ha una percentuale molto maggiore di realizzazioni in rapporto alle occasioni, ha qualità in uomini importanti, e difficilmente si scopre, la difesa è un punto di forza anche perché tutta la squadra sa proteggerla e poi ripartire.
Quel Genoa di serie B concluse con 9 pareggi e 10 sconfitte, contro i 16 pareggi e le 5 sconfitte del Napoli.
Quello di oggi è la squadra che tra le prime 7 ha segnato di meno, è la squadra che tra le prime 9 ha pareggiato di più, è la terza difesa del campionato.
Segno che la propaganda che ci identifica col Barcellona lascia il tempo che trova.
Ed è proprio con questo pragmatismo, il non prendere mai goal dalle squadre inferiori, la capacità di farlo prima o poi, che andiamo a Bologna per fare una partita che ci auguriamo si possa definire, alla fine, quella tipica della squadra più forte che sfrutta le debolezze altrui.

Ale’ Grifone!

Sfide in rossoblu

Autore: 
Nemesis

Sfogliando la storia ufficiale del Bologna F.C. 1909, scritta da sé medesimo, si può leggere a pagina 25 (sarà un caso?) la versione sterilizzata del furto della stella:
 “… dopo una finale scudetto persa nel 1924 con il Genoa, nel 1924-25 arrivò il primo scudetto della storia rossoblu: l’avversario è sempre il Genoa che capitola solo al quinto incontro (2-0) disputato a Milano a porte chiuse per evitare il ripetersi di incidenti tra le tifoserie, piuttosto focose nelle partite precedenti”.
Alla faccia della sintesi, ma anche dell’obiettività: avrebbe potuto scriverlo Emilio Fede, se solo Berlusconi avesse tifato Bologna.

“Piuttosto focose?” Sì, ma nel senso che hanno fatto fuoco! Mancano le revolverate bolognesi alla stazione, il metaforico olio di ricino di Arpinati, l’arbitro Mauro (sarà un altro caso?) di origini moggiane, e i poveri giocatori del Genoa in vacanza richiamati da un giorno all’altro per l’ultimo fatale spareggio.
E’ una vecchia storia ma, in fondo, quella stella mancante è diventata una cometa per generazioni di Grifoni, ed è il totem che infonde coraggio quando tutto sembra perduto.
Nonostante questo spiacevole precedente, mi è capitato per tre volte di sostenere il Bologna: due per amor di giustizia e una per conflitto di interessi.
La prima fu nel 1964, quando l’Inter del Trio Lescano (Herrera/Allodi/Moratti-senior) tentò di sfruttare il sabotaggio delle provette di urine, ma i rossoblu (fa sempre effetto definire così qualcun altro) vinsero lo spareggio per lo scudetto.
Eppure quel Bologna, con un rigorino di Haller, aveva spezzato l’imbattibilità di 791 minuti del nostro caro Da Pozzo, ma di fronte a Gomorra si sta sempre dall’altra parte, sperando di non capitare fra le grinfie di Sodoma.
La seconda accadde nel 2005, ancora per solidarietà antimafia: per salvare la Fiorentina, grazie all’intercessione di Moggi, fu necessario trovare una vittima sacrificale, e il Parma e il Bologna furono costretti a giocarsi lo spareggio per la A.
Della Valle in ginocchio a elemosinare favori arbitrali, e Gazzoni in B a reclamare una giustizia che mai lo ripagherà, e che gli negò anche il diritto al ripescaggio, doveroso visti i trucchi contabili di altre squadre mai inquisite.
E’ incredibile che un torneo sportivo, amato e condiviso da milioni di persone, abbia regole interne e spartizioni del potere per cui vinci se te lo concedono e perdi se lo decretano, però è successo.
E’ inammissibile che, per arrivare più in alto dei papaveri, non basti giocare meglio ma occorrano anche i timbri e i nullaosta di tutte le componenti regnanti.
La terza situazione avvenne nel 1999, tempo in cui la forza del gufaggio genoano era ancora devastante, e non come oggi che invece si ritorce contro chi lo pratica.
Quel giorno la Samp vinceva 2-1 a Bologna, ed era salva, ma la coppia Trentalange & Ingesson subì un’offensiva telepatica dalla Nord, e al 94° confezionò un pacco con due fiocchi rossoblu, splendidi colori di doppia valenza.
Tra l’altro, fu rispettato in anticipo il noto pistolotto di Franchini, quello delle partite giocate sempre per vincere, quello con la morale a intermittenza, che a volte si distrae e si fodera gli occhi nel prosciutto “gran biscotto”.
Il Bologna viene fondato nel 1909 presso la Birreria Ronzani, in via Spaderie, ma si può anche immaginare che dal retrobottega filtrasse il solito profumo di tagliatelle al ragù.
E’ curioso scoprire i luoghi in cui sono nate le squadre di calcio: può essere un Consolato (Genoa), un Ristorante (Inter), una Fiaschetteria (Milan), la panchina di un viale (Juventus), una Palestra (Udinese), un Ufficio pubblico (Reggina), a volte un repessino di periferia (Samp), ma la godereccia Bologna scelse una Birreria… forse approfittando dell’assenza del rigoroso sindaco Cofferati.
I personaggi chiave del periodo d’oro furono due: in campo Schiavio, 18 anni di militanza e 242 reti segnate, e dietro le quinte Arpinati, il gerarca tifoso di cui s’è già detto, e che comunque aveva un senso del limite ben diverso da quello di Carraro.
Infatti, divenuto Presidente Federale e temendo accuse di partigianeria (per un fascista questa è grossa!!), non volle assegnare il titolo al suo Bologna secondo classificato quando, nel 1927, fu revocato al Torino per illecito.
Dopo i 7 scudetti gaudiosi, di cui uno doloroso, comincia una lenta decadenza: varie cadute in B, nonostante il Prof. Scoglio, e anche per due volte in C, finché nel 1993 arrivano i becchini ed è fallimento.
Oggi, dopo una faticosa risalita, è di nuovo sull’orlo del precipizio, pur mostrando le insegne inaspettate e paradossali del cannoniere del campionato.
Ma il calcio adora queste contraddizioni, basti pensare al Genoa che andò in B con Damiani e Pruzzo, o al Verona che retrocesse avendo in squadra Camoranesi, Mutu, Gilardino e Oddo.
Certo, l’ultima nostra trasferta al Dall’Ara non è stata edificante, e quel 3-1 sarà ricordato per la grottesca iniziativa di Barasso.
Mai visto un portiere che, per disporre la barriera, lascia i pali e va a discuterne con i compagni, dando loro istruzioni a domicilio: tiro di Torrisi a porta vuota, goal.
Fu quella la quart’ultima partita di Barasso titolare, e chissà che il Bologna non abbia contribuito con il suo 25% a sbloccare l’inspiegabile cecità dello staff tecnico.
Se poi si entra nel frullatore delle statistiche c’è da sentirsi male; dal dopoguerra, a Bologna, 14 sconfitte, 12 pareggi e solo 2 vittorie: una nel 1991 con tripletta del Pato, e l’altra in B nel 1985 con reti di Chiappino e… dell’immenso, incontenibile, favoloso… però incompreso… Tano Auteri!
E allora sarà meglio utilizzare la centrifuga dei ricordi, che poi è un altro modo per concedersi qualche coccola.
Quanta gioia in quel giorno del 1963, con il Bologna che concludeva il campionato al Ferraris, e il Genoa obbligato a vincere (ma va?). Segnò Galli, salvando una baracca che faceva doping da tutte le parti.
Tra l’altro, in campo sembrava di essere nella vecchia fattoria: Occhetta, Colombo, Galli, Pantaleoni… da una parte, Capra e Renna dall’altra.
Erano gli anni in cui, nei quartieri, poteva capitare una giardinetta con l’altoparlante sul tetto… “donne… è arrivato l’arrotino… l’ombrellaio e l’arrotino… donneeee… c’è il materassaio qui per voi”.
Ebbene, è dal 1959 che mi porto dietro un’immagine onirica, probabilmente mai avvenuta, ma precisa come un dagherrotipo Alinari.
E’ il racconto di un mio parente che, tornato da Bologna, descrisse una prodigiosa parata del nostro Ghezzi: in volo sulla destra, a causa di un rimpallo cambiò direzione in aria e parò sulla sinistra, ridicolizzando l’inerzia, la gravità e la sfiga.
Nei miei occhi di bambino rimase impressa quell’impresa non vista ma elaborata dalla fantasia e, ancora oggi, quell’uomo fluttuante nella luce della porta diventa un aquilone, che mi sorride, e mi sussurra… “ascolta, si fa sera”.
Ci siamo: il Grifone sbarca nell’ennesima ultima spiaggia, dove troverà il nuovo bagnino Papadopulo, ma circola il sospetto che queste situazioni disperate non siano poi così sgradite perché, invece delle barricate, si possono scoprire autostrade con il telepass sulla riga di porta.
Ma c’è dell’altro: anche le tradizioni sfavorevoli non reggono più e vengono sfatate una ad una, ed è tempo che nel pagliaio di Bologna si ritrovi quell’ago smarrito da Aguilera nel 91.
Da ogni anfratto della penisola pallonara giungono elogi al Genoa di Gasperini, e in giro si respira un’aria di consenso che quasi intimorisce, appena attenuata dalla botta di Zarate.
Ho come l’impressione che tocchi a noi rappresentare la rottura del dominio oligarchico, sì insomma… la banda dei 4, e che ci mandino avanti perché agli altri vien da ridere.
Ma va bene così, nessuno più del Genoa lo merita.
In questa apoteosi di incertezza planetaria, mentre la Fiat va a salvare la Chrysler e i Pooh, meglio tardi che mai, si disfano… ecco che il Genoa diventa la fiammella di speranza per i diseredati, un esempio per tutti gli ultimi che un giorno saranno… quarti!!
Forse.