32 - 18/04/09: Genoa-Lazio

Immagini pre e post gara

Le pagelle un tanto al chilo

Autore: 
Nemesis

Rubinho

Di solito se la tira da santone con le sue parabole incomprese, ma oggi è passato direttamente ai miracoli, e ha trasformato in parate ciò che era quasi goal.
Se avesse preso anche il tiro di Zarate, gli avrebbero dato il pallone d’oro ad honorem.
Ha esibito un coraggio da leone, ma le gazzelle biancocelesti gli arrivavano da tutte le parti, e una di queste l’ha addentato alla giugulare.

Biava

A scuola si usa dire: “se si impegnasse potrebbe fare di più”.
Ecco, per lui è il contrario: più di così non può dare.
Sempre sotto pressione, in difesa e in attacco, senza troppa tecnica ma con grande volontà.
Il problema sono i falli, che gli scappano come starnuti, e con un giallo sulla schiena deve giocare sulle uova, sempre a rischio di frittata.

Ferrari

Com’è noto gli mancano gli alettoni, e sì che gli sarebbero serviti per rincorrere quel Red Bull di Zarate.
Però ha guidato la difesa con sapienza, anche quando le curve si facevano pericolose.
In più è affidabile, consuma il giusto, e sostiene il baricentro quando la squadra cambia marcia.

Bocchetti

Dal Frosinone alla Nazionale via Genoa, e questa metamorfosi che l’ha trasformato da bruco in farfalla, lo sprona e gli impone il ruolo del tuttologo, sganciandosi con la leggerezza della gioventù.
Tira anche le punizioni, salta sui corner, aggiunge anelli alla catena, le dà e le prende, traccia le diagonali e, se gli resta tempo, difende.

Mesto

Oggi ha sbagliato sciolina, e con le pattine ai piedi sembrava uno di Holiday on Ice.
Bella corsa, veloce, ficcante, fa tutto bene ma poi si ferma a sfogliare il manuale delle cose difficili, e sceglie la più complicata.
Per contrappasso, sbaglia i colpi facili, e 3 o 4 cross banali sono finiti in orbita.
Resiste il suo record mondiale procurato da Nedved: aver preso 7 punti (in testa) in mezza partita.
Lo sostituisce Rossi, che non sarà ricordato per questa prestazione.

Juric

Si salva dal generale calo fisico, e al 95° lo fermano perché avrebbe voluto andare a casa a piedi, per sgranchirsi i muscoli.
Danza nel centrocampo piroettando sul piede sinistro, ma non tira mai.
Conquista palloni, rincorre tutti, e s’illumina nella sua umiltà: nel presepe, sarebbe il pastore con l’agnello sulle spalle, da offrire alla causa.

Thiago Motta

Stasera ha esposto il cartello “torno subito”, e speriamo che a Bologna sia di nuovo lui.
Impreciso, dimesso, fiacco, ogni tanto un lampo, ma senza il tuono, meno libero di tracciare arabeschi.
Ragiona in un nanosecondo, ma a volte latitano gli scatti dei compagni, e allora sembra che esclami: ““giovani, quando ve dico correte et pugnate… dovete correre et pugnare”, e come Brancaleone dà il via alla Giostra del Saracino.

Criscito

Ha messo su casa nella fascia, e ci campa sereno. Le sue stimmate di terzino lo aiutano a blindarla e, se un ospite sgradito la insidia, procede d’anticipo.
Arriva sempre prima agli appuntamenti, e aggiorna la realtà in tempo reale.
Se avesse piedi migliori… sarebbe da Juve, ma nel Genoa ci sta benissimo.
Tira un sasso a Muslera per verificare che fosse attento, e gioca così tanto esterno da finire fuori campo, esausto, lasciando il posto a Vanden Borre, l’uomo più lento della terra.

Sculli

Per lui, l’oroscopo di Linda Wolf era stato chiaro: “non tutte le ciambelle riescono col buco”.
E quando ha provato a bucare Muslera, ha invece bucato il goal.
E’ tornato lo Sculli dei goal-fatti e mangiati, per non scordare le radici.
Confusionario, impreciso, precipitoso… volenteroso… e vorrei vedere che non fosse almeno quello.
Quando entra Olivera, un brivido scuote gli spalti: riuscirà il nostro eroe a ripetere i fasti di Chievo e di Cagliari?
No.
Sembra un videogioco, la palla gli rimbalza addosso e… o si stoppa da sola, o non se ne parla.
Tenta un tiro e fa meta. Invalida un’azione pericolosa trovandosi in off-side.
E poi si porta dietro una fastidiosa ombra, ma non è la sua: ha gli occhi azzurri, è calva, e sa giocare bene.
Ma sia chiaro che, di tutto questo, Olivera non ha colpa.

Jankovic

Al centro, un po’ in ombra, poco servito, marcato bene, sembra aver esaurito il plafond dei tocchi magici, o forse è il Mister che l’ha minacciato: “al prossimo tacco ti mando nella Beretti… del Palermo”.
Janko è un talentuoso ma un po’ sbruffone, e così compensa la versione del Gasp che dice di avergli insegnato a giocare a calcio.
Ora aspettiamo che impari qualcosa anche Sokratis.

Palladino

Delizioso nel controllo, ripetitivo nella finta, imprevedibile negli arresti con dietro-front, veloce e generoso nelle corse a cottimo.
Sembra sempre sul punto di sfondare le difese ma, come tormentato dai dubbi, accavalla i progetti e li confonde, pasticciando sul più bello.
E’ un potenziale campione, inespresso, raffinato ma ancora grezzo, in attesa che uno scultore gli tiri lo scalpello e gli urli: “perché non segni?”.

 

IL GENOA PERDE ED ALLONTANA IL SOGNO CHAMPIONS LEAGUE

Autore: 
MATTEO

GENOA-LAZIO 0-1 (0-0)
 
MARCATORE: Zarate al 20' s.t.
 
GENOA (3-4-3): Rubinho; Biava, Ferrari, Bocchetti; Mesto (dal 22' s.t. Rossi), Thiago Motta, Juric, Criscito (dal 29' s.t. Vanden Borre); Palladino, Jankovic, Sculli (dal 17' s.t. Olivera). (Lamanna, Sokratis, Modesto, El Shaarawy). All. Gasperini
 
LAZIO (4-4-2): Muslera; De Silvestri, Diakhite (dal 10' s.t. Siviglia), Rozenhal, Kolarov; Lichtsteiner, Dabo (dal 29' s.t. Meghni), Ledesma, Mauri; Zarate, Pandev (dal 41' p.t. Rocchi). (Carrizo, Cribari, Radu, Del Nero). All. Rossi.
 
ARBITRO: Saccani di Mantova.
 
NOTE: Giornata nuvolosa, terreno in discrete condizioni. Spettatori: 26 mila circa. Ammoniti: Juric (G), Biava (G) e Kolarov (L) per gioco scorretto; Mauri (L) per proteste. Angoli: 6-4 per il Genoa. Recupero: 4' p.t.; 5' s.t.

Per la seconda volta il Ferraris è espugnato. E, stavolta, è quella più dolorosa e dannosa. In piena corsa Champions dove deve uscire la maggior qualità fisica, tecnica e caratteriale delle contendenti, troviamo un Grifone che macina "a vuoto", che non sa far male, fermo sulle gambe e nella testa. Riscopriamo errori, consistenze e pesi specifici  che pensavamo smarriti definitivamente in certi giocatori con tanto di scuse per i nostri abbagli. 
La Lazio come l'Inter, dunque. L'1-0 firmato da Zarate è un risultato meritato per gli uomini di Delio Rossi, che centrano la seconda vittoria di fila dopo quella del derby arrivando a due punti dalla Roma. Per il Genoa invece la prima sconfitta dopo quattro vittorie di fila complica la corsa Champions: i rossoblù, poco concreti in attacco, restano a quota 57 in classifica, e domani potrebbero essere superati dalla Fiorentina che gioca a udine contro una squadra stanca e scarica dalla battaglia persa contro il werder brema.
Gasperini sceglie il tridente di movimento con Jankovic centrale, Palladino e Sculli ai lati. Sulla fascia destra c'è Mesto, Olivera e Rossi partono dalla panchina. Tra le riserve ci finisce anche Rocchi, che Delio Rossi tiene accanto a sé confermando in avanti la coppia Pandev-Zarate. In difesa dentro De Silvestri e Diakhite, Lichtsteiner avanza a centrocampo dove con Ledesma a fare filtro c'è Dabo.
Il Genoa parte fortissimo e sfiora il gol già dopo due minuti, quando Muslera deve volare su colpo di testa di Biava e poi Motta spara sul fondo. I rossoblu si fanno ancora vivi con un'azione insistita al 5', concretizzata da un tiro di Sculli che si spegne sul fondo.
Poi la Lazio prende le misure ed il Genoa cala vistosamente forse troppo pavoneggiante di fronte alle lodi (spesso interessate e malvagie) del mondo pallonaro. Thiago Motta viene bloccato costantemente, lui fonte e qualità assoluta del gioco degli uomini di Gasperini, disturbato a turno da Pandev e Zarate. La squadra di Delio Rossi prende lentamente in mano il gioco sfiorando per la prima volta la rete al 27', quando Pandev da buona posizione si fa respingere il tiro da Rubinho e poi Zarate sulla ribattuta spedisce a lato. Ma la porta del Genoa, che non trova punti di riferimento in avanti, trema davvero al 38', quando Mauri smarca Pandev solo davanti a Rubinho, con il brasiliano che compie un vero miracolo uscendo a valanga e salvando il risultato.
Tre minuti dopo il macedone si tocca la coscia destra e deve abbandonare il campo per un sospetto stiramento. Al suo posto entra Rocchi. La Lazio però rischia di capitolare al 42', quando Muslera esce su Sculli lanciato a rete riuscendo ad arpionare la sfera e non l'avversario. Le due squadre vanno al riposo sullo 0-0: niente di strano se si pensa che, complessivamente, Genoa e Lazio hanno realizzato appena 23 delle loro 86 reti nei primi 45'. E' il Genoa a prendere in mano il gioco ad inizio ripresa, con Palladino punta centrale e Jankovic defilato a sinistra. Ma la Lazio, che si difende in maniera ordinata, paga ancora una volta il conto con la sfortuna perdendo Diakhite per una sospetta distorsione alla caviglia sinistra. Al suo posto entra Siviglia.
I padroni di casa premono sull'accelleratore, sfiorando il gol in un paio di occasioni con Sculli e Juric anticipati all'ultimo davanti a Muslera. Ma, spingendosi in avanti (complice anche l'ingresso di Olivera), il Genoa si scopre dietro e la Lazio ne approfitta per far male in contropiede: è il 20' quando Kolarov lancia per Zarate, che partendo da metà campo si libera di Bocchetti e trafigge Rubinho per la sua dodicesima rete stagionale. Allora Il Genoa si scopre ancora di più e rischia di capitolare, prima con una girata debole di Rocchi, poi con un altro contropiede di Zarate su cui Rubinho deve mettere una grossa pezza.
La squadra di Gasperini si riversa in avanti, ma attacca con troppa foga, confusa e quasi incapace di essere pericolosa ed efficace, non riesce mai ad avvicinarsi seriamente al pareggio. La Lazio, che ha perso per infortunio anche Dabo, quando si lancia in contropiede spaventa Rubinho, ma non trova il gol della tranquillità. Così il risultato resta incerto fino al 95', ma alla fine è la Lazio ad esultare ed il Genoa ad allontanare pericolosamente il possibile sogno Champions, ora sempre più al gusto di miracolo. A Bologna domenica per recuperare quel che si è perso (o meglio BUTTATO via) oggi per strada. Perchè bologna diventa un crocevia: o lotta fino alla fine o miraggio Champions. Al Vecchio Grifone, a Milito & Co. l'ardua sentenza.

Genoa - Lazio 0-1 : la cronaca live

Autore: 
GiRRed

Formazione:
Rubinho, Ferrari, Boccheti, Biava, Juric, Motta, Criscito, Mesto, Jankovic, Sculli, Palladino
ANEMMO ZENA!!!!
Primo tempo. Batte la Lazio, Genoa che attacca verso a Nord. Milito in Gradinata Nord.
2° minuto, corner per Noi, palla messa in mezzo da parte di Juric, colpo di testa di Biava miracolo di Muslera, altro cross, palla che finisce a Motta, tiro, palla fuori. Genoa che parte con l'accelleratore premuto.
4° minuto, azione dirompente del Genoa, cross di mesto, palla che in qualche modo finisce a Sculli, palla a lato di poco.
7° minuto, corner per la Lazio, palla messa in mezzo,respinge la difesa. Altro cross, libera Ferrari, Genoa che riparte ma la Lazio ricnquista palla.
9° minuto, azione del Genoa, lancio per Sculli, palla messa in mezzo, stop di petto di Palladino che tenta un tiro decentrandosi, respinge la difesa della Lazio.
12° Punizione per la Lazio, siamo sul lato destro dell'attacco romano, palla crossata, libera la difesa con Sculli. Lazio ancora in avanti.
33° minuto, corner per il Genoa, Lazio che è stata pericolosissima in questi frangenti, padrona del Centrocampo, Genoa che poco fa ha rimesso la tesa fuori dall'area con un gran tiro di Criscito deviato in corner. Sul corner nulla da segnalare.
35° minuto, Saccani indisponente, in precedenza ammonito Juric. ferma il gioco per soccorrere  e ammonire Mauri. Palla che era nei piedi dei Rosso Blù, palla che l'arbitro però la da ai biancazzurri.
37° minuto, Pandev si smarca davanti a Rubinho, tocco sotto, Rubinho riesce a contrarre il pallonetto, poi difesa che spazza.  Lazio pericolossissima. Genoa un po' sbiadito rispetto a quello visto contro la Juve.
40° minuto, cambio nella Lazio, Rocchi per Pandev, infortunato.
42° minuto, lancio meraviglioso di Palladino per Sculli che entra in area , si allunga il pallone, non tira, Muslera gli esce sui piedi e salva.
45° minuto, 4 minuti di recupero.
Genoa in avanti, ma Jankovic sbaglia. Fallo di Biava su Zarate. Punizione dal limite sullato sinistro dell'attacco laziale. Palla messa in mezzo, che escce sul secondo palo.
47° minuto, fallo su Palladino, lato sinistro dell'ara laziale, palla messa in mezzo, libera la difesa, Lazio che riparte, ultimi 30" del primo tempo, cross, palla deviata da Mesto, corner per la Lazio. 10" al termine, palla crossata, libera  Sculli in corner e SAccani fischia la fine del Primo tempo.
Secondo tempo. Genoa che batterà e che attaccherà verso la Sud
Iniziato il Secondo tempo.....
1° minuto, lancio in avanti, colpo di testa di Sculli per Palladino che però è in fuorigioco
6° minuto, lancio di Zarate per Rocchi, contratto in corner, palla battuta, colpo di testa di Liechsteiner palla fuori.
 9° minuto, corner per Noi, palla messa in mezzo, che filtra, Biava tenta il tiro blocca Muslera.
 
12° minuti, cross per Sculli anticipato in corner di poco, palla crossata sul corner, sfiora Motta, Lazio che riparte, fallo di Sculli
Cambio in vista nel Genoa, Olivera pronto a entrare al posto di Sculli. Sostituzione Olivera per Sculli
16° minuto, colpo di testa di un attaccante della Lazio, palla alta.
19° minuto, tiro di PBocchetti, alto e fuori.
20° minuto. Lazio in vantaggio, Zarate. Palla persa in attacco, lancio lungo per arate che appena entra in area tira sul palo lungo. 1 a 0 per la Lazio. Partita dura e in salita.
21° minuto Rossi per Mesto.
23° minuto, girata di Rocchi, para Rubinho senza problemi.
23° minuto, corner per il Genoa, palla messa in mezzo, libera la difesa della Lazio che riparte, palla crossata, smanaccia Rubinho, Zarate riprende palla e fa risalire la squadra romana.
Si prepara ad entrare VDB
26° minuto, Rubinho fa un grande intervento su Zarate praticamente da solo davanti al portiere Rosso Blù
27° corner per noi, colpo di testa di Jankovic contratto. Criscito zoppicante, pronto ad uscire.
Cambio nel Genoa VDB per Criscito.
33° minuto, corner per noi. palla crossata, respinge la difesa, altro cross di VDB, fuorigioco di Jankovic. Gara in salita, molto precisa la LAzio, troppo impreciso il Genoa.
10 al termine, punizione per la LAzio sulla 3/4 LAzio che parte, palla per Zarate ma Rossi chiude, Genoa che riparte
Troppi errori in disimpegno.
38° minuto, tiro di Olivera palla alta sopra la traversa.
39° minuto, fallo su Biava al limite dell'area laziale. Sulla palla, Jankovic, Bocchetti. Motta toccherà corto per Jankovic. Fischia Saccani, parte il tiro, respinge la barriera. Genoa che rilancia ma la Lazio riparte, Genoa che riconquista palla, fischiato fuorigioco inesistente a Jankovic.
3 al termine più recupero.
2 al termine, rimessa laterale per la Lazio che però perde palla, Genoa che può ripartire, ma la Lazio è chiusa e può ripartire, ninte da dire, noi spenti, Lazio precisa.
Ultimo minuto Tiro di Rocchi, Bocchetti chiude, Genoa che riparte. Ma la LAzio chiude, rilancia, errore di Rubinho in disimpegno, non ne approfitta Rocchi. Lazio ancora in avanti.
5 minuti di recupero. Si soffre.
4 al termine, Rinvio di Rubinho. Genoa che riparte ma la Lazio chiude e irparte a sua volta. palo clamoroso della Lazio su anticipo di Ferrari. Nulla da fare, se giocassimo altre duemila minuti non riusciremmo a fare nulla.
2 e mezzo al termine, Genoa in avanti, Biava, infortunato, rimane nei pressi dell'area  laziale Genoa in avanti, cross sbagliato di VDB, 1 e mezzo al termine. Lazio che spazza la area. Genoa che attaca a testa bassa e in modo disordinato.
Ultimo minuto, errore di Rubinho coi piedi, Genoa che però si salva, lancio lungo, Biava tocca di testa, Muslera blocca. Ultimi 10 secondi, Lazio che conquista un corner. La Lazio chiude in avanti togliendo ogni speranza al Genoa
Gara finita.
Genoa Lazio 0 a 1.......
Brutto Genoa, troppi errori commessi consentono a una buona Lazio di portarsi a casa i 3 puti. Troppi errori di impostazione e disimpegno. Abbiamo perso la prima occasione di poter staccare le inseguitrici.

Genoa Lazio

Autore: 
P.A.P.

La Lazio che vidi per la prima volta calcare il campo Ferraris era avviata a conquistare la promozione in serie A al termine del campionato 1971/72. L’attacco biancoceleste era guidato da Giorgio Chinaglia che con le sue 21 reti si dimostrò il miglior centravanti della serie B e conquistò, caso assai raro, la nazionale. La compagine ospite nel corso del primo tempo mise a segno due reti, il Genoa di Silvestri l’anno precedente aveva conquistato una difficile promozione nel girone B della Seri C e disputò un torneo decoroso gettando le basi per la promozione giunta l’anno successivo. La Lazio replicò la doppietta nel corso del campionato di serie A 1973/74 che concluse vincendo il titolo, a nulla valse la rete del Genoa che mi sembra venne messa a segno dall’indomito Corradi. Il sodalizio capitolino schierava oltre a Chinaglia giocatori  come Re Cecconi, Martini, Pulici, Wilson, Garlaschelli, Oddi, alcuni giunsero a vestire la maglia azzurra.

Nei primi anni settanta Genova riceveva in regalo al pari del resto di Italia l’Imposta sul Valore Aggiunto e salutava mestamente la “Michelangelo” varata orgogliosamente una decina di anni prima e portata in disarmo. Erano di poca consolazione le vittoriose serate di Enzo Bottesini, rappresentante di materiale elettrico industriale per lavoro  e sommozzatore per diletto, al Rischiatutto. Nel 1974 moriva Giuseppe Marzari, attore dialettale che pur non avendo la classe di Gilberto Govi  offrì lo spunto per più di un sorriso. Marzari era in teatro il genovese di estrazione popolare tanto quanto Govi era in teatro il genovese di gusti ed usi borghesi.
Per vedere vincere il Genoa in occasione della partita che lo vedeva opposto ai biancocelesti dovetti attendere il campionato 1976/77, fu bel tre a uno, andarono a segno Pruzzo -due volte- e Damiani. Nel campionato successivo la Lazio  scese al Ferraris alla prima giornata, ma il Grifone vinse nuovamente pareggiando il goal iniziale degli avversari e superandoli a pochi minuti dalla fine con una rete dal dischetto realizzata da Pruzzo che alla penultima giornata dimenticò quanto era semplice andare a segno su rigore.
Nel corso di quegli anni l’economia italiana iniziò a risentire della ventata di demenza che aleggiava dal sessantotto, questo impose alla Zecca di stampare più banconote che monete e le monete iniziarono a scarseggiare. Vennero sostituite dai “miniassegni” emessi dai principali istituti di credito. Erano degli assegni circolari di ridotte dimensioni. Intestati a associazioni di categoria. Vennero ritirati sul finire del decennio quando la Zecca si riprese. Oggi sono pezzi da collezione, siano essi originali ovvero emessi da Istituti di Credito esistenti ed autorizzati allo svolgimento della attività, siano essi falsi ovvero emessi da Istituti di Credito che esistevano solo nella fantasia degli stampatori.
Nel corso degli anni ottanta la Lazio divenne un avversario tanto molesto quanto capace di mostrar la destrezza di un borseggiatore abilissimo. Nel corso del campionato di serie B 1980/81 la squadra romana era una delle candidate alla promozione al pari del Milan, aveva giocatori di livello per la categoria come Bigon, Sanguin, Pochesci, Mastropasqua, Citterio, Viola. A Genova la partita terminò zero a zero, ma la Lazio falli l’obiettivo con mia e non solo mia soddisfazione. L’incontro Atalanta-Genoa disputato al “Brumana” di Bergamo terminò uno a due, ma sia Genoani presenti sugli spalti sia quelli che erano a casa attaccati alle radioline assaporarono con particolare gusto l’esito della gara che vedeva protagonisti i romani.
Nel corso dei primi anni ottanta Il dottor D’Alessandro sedette su una poltrona importante per la città, quella dell’allora Consorzio Autonomo del Porto ed il Professor Romano Prodi sul confortevole scranno della presidenza dell’Istituto Ricostruzione Industriale. Entrambi  erano destinati a lasciare il segno. Il primo era intenzionato a ridisegnare il lavoro dello scalo, guardando ai concorrenti in particolare quelli nord europei. Ebbe intuizioni rilevanti ed il passo greve. Forse era in anticipo sui tempi, la riforma che pur con tutte le sue pecche fece riprendere il porto venne posta in essere dal successore: Rinaldo Magnani. Il secondo mise mano alle “partecipazioni statali” a mio modo di vedere la mano non fu felice e comportò il dissipamento di un patrimonio industriale che era certamente gestito in malo modo ma che non doveva essere così rottamato. Annotazione a margine per l’osservatore: lo scrivente è un convito sostenitore del capitalismo, quindi nel rapportino meglio evitare di scrivere baggianate sulle “ideologie perverse”…    
Nel 1983/84 la squadra biancoazzurra uscì imbattuta dal Ferraris, quella partita disputata all’inizio del campionato si rivelò fatale per il Genoa che terminò a pari punti proprio con i romani, vittoriosi però sul loro campo grazie ad un rigore sul quale meglio calare un velo pietoso. Il Grifone finì in serie B e vide un inverno assai freddo sotto i profili sportivi e societari, freddo come l’inverno del 1985 sapientemente immortalato nella foto che ritrae la fontana di Piazza Colombo.  Nel 1985/86 la Lazio guidata da Simoni raggiunse il pareggio a pochi minuti dallo scadere con Corti, arbitrava Cornieti di Forlì, arbitrava… una espressione decisamente generosa. Nel 1986/87 il Genoa regolò i biancoazzurri con un bel due a zero, all’andata i laziali avevano sottratto il portafoglio e non solo. Molti ricordano ancora il goal annullato a Policano per “fuorigioco”, il direttore mi pare fosse Redini . Nel 1987/88 fu un uno ad uno, una mezza partita in un mezzo stadio. Quel campionato fu allucinante, ricordo una vaga cupezza che mi opprimeva mentre entravo al Ferraris allora parzialmente demolito. Con quelle pietre se ne era andata una parte della mia giovinezza: l’ingresso, la rampa elicoidale, la Gradinata…

A' lazie

Autore: 
Grifondoro70

Prima di parlare di che Lazio ci troveremo di fronte, è interessante, a mio parere, fare una digressione su che Lazio è stata.

Lotito assomiglia un po’ a quelli che, facendo un po’ di letteratura, sono gli scemi del villaggio, ogni paese ne ha uno o più di uno.

In genere, un po’ perché han la faccia buona, un po’ perché non hanno nessun timore di eventuali conseguenze, un po’ perché quelli che hanno a che fare con loro hanno un atteggiamento indulgente e benevolo, è facile che te la mettano in quel posto e che tu sia pure quasi contento.

Non ho mai visto in vita mia nessuno scemo conclamato regalare 10 euro alla gente che passa, o pagare da bere a tutto il bar, molto più facile che alla fine vadano a casa con 10 euro in più nel portafoglio e qualche consumazione a scrocco.
Ecco, Lotito è un po’ così, spero non mi quereli e perdoni la mia metafora azzardata.
E così facendo, non si sa nemmeno come, è riuscito a costruire una rosa di grande qualità.
Per dirne solo alcune, va al Newcastle e si fa prestare Rozenhal, va in Romania e si fa prestare Radu, coglie il Saragozza in B e si fa prestare Matuzalem, scova un giocatore di classe cristallina come Zarate, stella della nazionale under 20, grandi sprazzi messi in mostra in premier league, e riesce a farselo prestare dagli arabi, proprietari del cartellino, convince gente come Ledesma e Carrizo a puntare i piedi con Lecce e River, e a non voler nessun altro se non la Lazio, e alla fine, di riffa o di raffa, contando sulla volontà dei giocatori, che a Roma si trovano bene, e sul fatto che ha il coltello spesso dalla parte del manico, riesce pure a riscattarli l’anno dopo, dopo autentici tiramolla, teatrini vari, e tentativi di svicolare attraverso cavilli, l’ultimo nel caso Zarate.
Con giocatori di tale valore, con un allenatore come Rossi molto valido, i risultati sono stati immediati, persino inaspettati, con una digressione in champions che ha rimpolpato le casse societarie.
E’ chiaro che poi verrebbe da dire "un bel gioco dura poco", perché una volta che hai una rosa del genere devi essere credibile rispetto a quei giocatori, devi dimostrare che sei ambizioso, devi assecondare anche certe richieste economiche, devi insomma dare la sensazione di avere un progetto, altrimenti, gestendo sempre alla "vedemo domani", è facile che tutto cominci a sfaldarsi, ed è quello che sta accadendo piano piano alla Lazio, con Delio Rossi in partenza e usato un po’ da capro espiatorio, giocatori scontenti per varie telenovele, il rinnovo di Rocchi prima, quello di Pandev ora, e il rischio è che una rosa così qualitativa rispetto allo standard societario esploda in faccia ai dirigenti.
Ma con Lotito non si sa mai, può sempre escogitarne qualcuna.
Dal punto di vista tecnico, questo tipo di rosa, mi consente un’incursione riguardo alla tipica mentalità del calcio italiano.
Delio Rossi si è ritrovato per le mani un patrimonio, Pandev Zarate Rocchi, è stato bravissimo a intuire subito le grandi qualità dell’argentino, e complice anche un infortunio di Rocchi a inizio stagione, a lanciarlo alla grande.
A quel punto vediamo che sviluppi ha avuto questo possibile tridente da favola.
Come detto l’attaccante veneziano è stato quest’anno spesso falcidiato da infortuni, tanto da saltare 7-8 partite fino a questo momento, quindi è anche giusto dire che spesso è venuta meno la materia prima del tridente,
comunque, appena Rocchi ha fatto capolino tra gli abili e arruolati, con Zarate e Pandev in grande spolvero, Rossi ha iniziato a tentare di plasmare il trio delle meraviglie.
Giocano il primo tempo in casa contro il Catania, 0-0, poi partita vinta 1-0.
Fanno il secondo tempo in casa col Siena, e lo regolano 3-0.
Poi perdono il derby 1-0, meritando di più, e già vengono messi in discussione.
Sapriscono per un po’, poi a Udine, schierati nella ripresa, regalano una rimonta da 0-3 a 3-3.
Vincono a Reggio 3-2.
Impattano in casa con la Juve 1-1 con sprazzi di calcio offensivo tale da far vacillare i bianconeri in molte circostanze, e infine affrontano il Cagliari in casa:
debacle, sconfitta 1-4, tutta la squadra irriconoscibile, partita stranissima, quasi irripetibile per il numero di errori, ma la sentenza è avversa.
Non vedremo mai più quel tridente.
Questo è il calcio italiano.
Tutta l’Italia in coro è praticamente insorta contro quel trio, non si può giocare con loro, troppi scompensi, esperimento fallito, tattica suicida, e tutto il campionario della più solida tradizione italiana.
Bene, vediamo un po’.
Con quelli in campo, 11 punti in 7 partite non complete, 11 goal fatti, 8 subiti compresa la disfatta coi sardi.
Fino a quel giorno, compreso, la Lazio aveva fatto, in 20 partite, 31 punti.
Dal momento in cui hanno tirato una riga sul tridente, 10 partite, 10 punti, prima del derby giocato la scorsa giornata.
Evidentemente i problemi della Lazio non erano nel tridente, magari erano da ricercarsi in una difesa non propriamente all’altezza, nel rendimento deficitario dei portieri, nel discorso rosa-società fatto in precedenza, ma all’unanimità pareva che Foggia al posto di Rocchi o Zarate fosse la panacea di tutti i mali, e Rossi in questo si è fatto condizionare.
La Lazio, con quei tre, si ritrovava spesso spezzata in due tronconi, perché il 4-3-3 di Rossi richiede grande qualità atletica e contemporaneamente fa uso del lancio lungo di scuola Zeman.
Rossi non rinuncia mai a un giocatore come Ledesma, che apre sempre lungo, che verticalizza in maniera ossessiva e con maggiore velocità possibile, per cui la squadra finisce spesso per allungarsi nei momenti di difficoltà fisica riscontrati in stagione, non riescono a tenere le distanze e se perdono palla in malo modo prendono rischi enormi, ma almeno con quei tre avrebbe conservato intatte le possibilità di far male, uno schiaffo lo prendi dietro, e tante volte sono brividi, e uno lo dai davanti, e automaticamente "allunghi" anche i tuoi avversari.
Inserisci un giocatore alla Foggia e rischi di prendere schiaffi lo stesso, ma di far meno male davanti, perché il potenziale offensivo si riduce.
Per come è costruita questa Lazio sarà sempre esposta a giornate dove grandina pesantemente, ma se riesce a stare corta, se ti aggredisce e ti tiene lì, è forse la miglior squadra del campionato come facilità di gioco offensivo, perché sono molti i giocatori in grado di saltare l’uomo, creare superiorità, e ha tante soluzioni offensive, compresi centrocampisti come Mauri, Meghni, ora utilizzati meno, o lo stesso Ledesma col tiro da fuori.
Il problema è che in Italia manca la mentalità per digerire gli 1-4, e spesso i rimedi prospettati sono peggiori dei mali.
Non credo che sia questa sia la causa principale della deludente stagione dei biancocelesti, ma avevano fatto 30, e a mio giudizio ci voleva più coraggio nel fare 31.
Sabato quindi che Lazio ci troveremo?
Sono reduci dalla vittoria nel derby, uno degli ultimi obiettivi di stagione.
E hanno la semifinale di coppa Italia, importantissima, la prossima settimana.
Tutto lascerebbe intendere una squadra rilassata, non troppo combattiva, con qualche avvicendamento tra i titolari.
Ma sono anche, in classifica, a 5 punti dalla Roma e da quel sesto posto che potrebbe valere la Uefa nel caso fallissero in coppa Italia, e se l’Inter facesse l’impresa coi blucerchiati verrebbe bene anche il settimo posto, distante solo 2 punti.
Non possono quindi venire qui in vacanza, e allora attenzione.
Sono imprevedibili, hanno euforia, avranno motivazioni, perchè il modo migliore per preparare partite decisive è andare cattivi e concentrati in quella precedente, e se non li affronteremo con un piglio simile a quello contro i bianconeri, rischiamo che ci facciano bruciare la pelle.
A livello di formazione, credo che qualche avvicendamento ci sarà, ad esempio Rocchi, che parte spesso in panchina, potrebbe giocare al posto di Pandev o Zarate.
In più hanno due importantissime squalifiche, Brocchi e Matuzalem, che sono i giocatori ideali per legare i reparti, il brasiliano, oltre a ottimo filtro, sa far circolare la palla ed è molto più consistente di altri compagni nel ruolo, e Brocchi quando sta bene si fa sentire eccome, corre tanto, e corre bene.
Mauri ormai mi pare avviato a essere l’alternativa a Foggia, per cui i due squalificati potrebbero essere sostituiti da Dabo e Manfredini, sul quale ogni tanto Delio Rossi indulge, o Del Nero.
In difesa De Silvestri potrebbe così far rifiatare Lichtsteiner sulla corsia di destra.
L’alternativa è proprio lo spostamento dello svizzero più in avanti, al posto di Manfredini o Del Nero.
Non è facile indovinare la formazione perché tante sono le alternative, da Radu, a Cribari, a Diakhite, a Meghni.
Io mi gioco un simil 4-4-2 con Foggia a fare l’elemento di rottura dello schema.
Muslera in porta, De Silvestri Diakitè Rozenhal e Kolarov in difesa, Manfredini, se non è infortunato, visto che non ha giocato l’amichevole infrasettimanale, Dabo, Ledesma, Foggia a centrocampo, con Rocchi Zarate di punta.
Ale’ Grifone!

Genoa - Lazio numero 100

Autore: 
Nemesis

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Domenica, 15 luglio 1923 – ore 23,20
Caro diario, voglio raccontarti una giornata memorabile, perché la mia gioia non sta più nella penna e ho bisogno di condividerla con te.
Oggi al Ferraris, nella finale di andata per il titolo italiano, il Genoa ha affrontato la Lazio, ed era la prima volta che l’incontrava.

Dopo un campionato straordinario, imbattuti, con 20 vittorie su 26 partite, i rossoblu dovevano badare soltanto a essere se stessi, e in quel caso nessuno avrebbe potuto insidiarli.
Non c’era riuscita la Juventus, né il Milan, né il Bologna, e solo il sorprendente Legnano aveva saputo conquistare due pareggi.
Nel girone di semifinale ci era capitato lo scoglio più duro, la Pro Vercelli degli ultimi due scudetti, l’ultimo dei quali proprio in casa nostra.
Superati i piemontesi, è poi toccato al Padova essere sconfitto, e della gara all’Appiani credo se ne parlerà negli anni, per tutti quei festosi marinai genovesi accorsi nel sostegno.
Questa Lazio è una buona formazione, che ha sbaragliato il girone della Lega Sud perdendo una sola volta ma, dopo un quarto d’ora, ci ha pensato Catto a ridimensionare l’evento nei termini di “formalità”.
Peccato mancasse Bergamino I, ma i laziali non se ne sono neppure accorti.
Gli half-back iniziavano il gioco, e gli inside-forward servivano palloni deliziosi per le punte: uno di questi ha consentito il raddoppio di Mariani al 38°.
Il Referee Bertazzoni, che già aveva fischiato un penalty calciato da De Vecchi sulla traversa, è stato inflessibile e ne ha concesso un altro.
Ho visto Barbieri presentarsi sul dischetto, e in quella sua chioma scomposta e irriverente c’era tutto il contrasto con l’eleganza delle movenze: l’Ottavio non teme nessuno, e ha infilato il goal-keeper Agazzani senza remora alcuna.
Nel secondo tempo, forse condizionato da un tifo travolgente, l’arbitro ha voluto esagerare e ha fischiato un terzo penalty trasformato poi da Santamaria.
Nel finale, c’è stata anche la meritata rete della bandiera siglata dal laziale Filippi.
Caro diario, a questo punto è quasi fatta, e il Genoa può diventare ufficialmente Campione d’Italia per l’ottava volta, fra una settimana a Roma.
Forse abbiamo la squadra più forte della terra, e lo sapremo presto visto che tra poco ci sarà la tournè in Argentina e Uruguay, per misurarci con l’altro mondo.
La città sembra consapevole di questo primato, e stasera De Ferrari tracimava d’orgoglio.
Forse il caldo, forse le emozioni, forse il mistero di questa passione di cui siamo ostaggi, ma nessuno voleva dormire e la gente sentiva il bisogno di parlarsi, e dalla piazza saliva un brusio confuso in cui l’unica parola comprensibile era… Genoa.
E quella parola d’ordine scivolava in altre vie e in altre piazze, s’incuneava tra i vicoli penetrando fra i moli del porto, dove anche il mare borbottava qualcosa torturando così i bastimenti alla fonda: domani, quando salperanno verso terre lontane, diverranno i messaggeri della gloria rossoblu, e i racconti dei marinai saranno i frammenti di questa leggenda moderna, ancora giovane ma già epica.

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Mercoledì 18 luglio 1923 – ore 21,40

Caro diario, ho deciso di andare a Roma per la finalissima del Genoa, ma ti assicuro che non amo frequentare quella città, perché rappresenta il potere che ci sta incatenando.
Ciò che sta avvenendo in Italia, e non solo, mi preoccupa molto. Anche a Monaco, un certo Hitler sta preparando la sua “marcia su Roma”, e le birrerie straboccano di fanatici: per quanto ancora resisterà la democrazia in Germania?
Il fascismo, che già da un anno imperversa, sta mostrando la sua vera natura e comincia a vietare i cortei e le proteste.
C’è un partito di gerarchi, di notabili e di portaborse che si sta spartendo il paese, e le piazze sono colpevolmente piene di gente in delirio.
Non si contano gli arresti di chi dissente: nel solo mese di febbraio ne hanno presi 20 a Sampierdarena, 15 a Rivarolo, e un’altra decina a Sarzana. Nelle strade si spara, e un gruppo di squadristi si è fronteggiato a revolverate in Via Dante, come fossimo nel West.
Dieci giorni fa, a Biassa, le ronde in camicia nera hanno ammazzato 3 comunisti, e intanto a Roma il duce raccoglie il consenso di chi non capisce cosa stia accadendo. Anche perché sta venendo meno la libertà di stampa e il Secolo XIX, che per ora denuncia i misfatti, non potrà reggere a lungo.
Sono molto angosciato.

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Venerdì 20 luglio 1923 – ore 22,10

Caro diario, per Roma è tutto pronto. Ho prenotato il treno e sono emozionato.
Insieme a tanti altri Genoani, si partirà sabato notte e si tornerà al mattino di lunedì.
Sarà una sfacchinata, ma qui si scrive la storia.
Biglietto di terza classe, 107 Lire, e pare ci sia anche una vettura ristorante, ma funzionerà solo se avranno almeno 70 pasti da servire: spero che la trasferta metta appetito ai Genoani, e che non facciano troppo i Genovesi portandosi la focaccia da casa.

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Domenica 22 luglio 1923 – ore 21,50

Caro diario, sono sul treno e ti scrivo dallo scompartimento: mi perdonerai la calligrafia, ma i sobbalzi non danno tregua.
Ce l’abbiamo fatta: il Genoa è Campione d’Italia, e sono 8.
Mai vista una squadra così: imbattibile.
Pensa che a Roma è stata ricevuta dal Papa Pio XI e, per non essere da meno, anche Benito Mussolini l’ha invitata a Palazzo.
Mica che gli fregasse qualcosa del Genoa, ma della propaganda sì, e il calcio gli sta tornando comodo per mettersi in mostra.
Solita retorica e il povero De Vecchi, a nome di tutti, ha pure dovuto ringraziare.
Poi tutti al campo della Rondinella, con la sorpresa di 10.000 spettatori sugli spalti, e pare che l’incasso sia stato di 88.000 Lire.
La Lazio teneva molto a ben figurare e, per tutta la settimana, i suoi supporters avevano caricato l’ambiente nella speranza che l’ardore e l’audacia potessero imbrigliare la maggior tecnica genoana; ma in cuor loro sapevano quanto impari fosse il confronto, ed era già un vanto trovarsi lì ad ammirare i campioni del Genoa.
Che dirti della partita? Intanto l’orario, assurdo, con inizio alle 17,15.
Non mi stupirei se un giorno o l’altro ci facessero giocare alle 13, o magari di sabato, o addirittura di sera.
Poi un caldo tremendo e un tifo coinvolgente, ma sportivo, e nobile nell’applaudire le belle giocate rossoblu.
Nella Lazio ha giocato un certo Bernardini, niente male, e credo sentiremo parlare di lui.
Il Genoa ha sùbito preso in mano il gioco, e la rete è arrivata al 21° con un tiro ravvicinato di Catto, esattamente come all’andata.
Per chiudere il discorso c’è voluto Santamaria, che ha segnato da 30 metri con la potenza che gli è consueta, ma devo dirti che il portiere ha osservato la parabola del cuoio come se il fatto non lo riguardasse e, sorpreso, l’ha raccolto in fondo alla rete.
A quel punto solo accademia, e il trionfo finale con l’acclamazione di tutto lo stadio.
Questo 2-0 non umilia la Lazio, e porta a 22 le vittorie del Genoa in questo campionato.
A fine match sono riuscito a stringere la mano a Garbutt, e mi ha confidato che la nave per il Sud America era già prenotata da una settimana… perché sapevano che a Roma si poteva solo vincere.

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Lunedì 13 aprile 2009 – ore 22,20

Caro diario, sabato contro la Lazio sarà la partita numero 100, a 86 anni dalla prima, quella dell’ottavo scudetto.
100 incontri sono tanti e, sia in A che in B, quasi sempre ricchi di goal e di spettacolo.
La statistica è equilibrata, con leggera prevalenza del Genoa: 37 vittorie e 32 sconfitte.
Negli ultimi tempi, la panchina di Gasperini sta diventando un trono, e per l’incoronazione si aspetta la Champions di Damocle… appesa a un crine di cavallo nella cruna del cammello, o la Uefa di Tantalo… potabile, ma un po’ meno dissetante.
La Lazio è ostica e imprevedibile, forse appagata dalla vittoria nel derby, e speriamo che sia molto concentrata sulla Coppa Italia… per tanti motivi che non ti sto a dire.
Il Genoa è in un momento magico e sembra un prestigiatore: ha fatto sparire la Juve.
Gli elogi, piovuti da ogni imprevista latitudine, non potranno che accrescere la motivazione, le energie e l’intensità: stanno circolando profezie ambiziose, ma sarà meglio criptarle prima che la cabala faccia il cambio degli armadi e si accorga di noi.
Queste 100 partite sono una piccola sintesi della storia del calcio, ricamata dai goal di nomi prestigiosi, e citandoli sembra di sfogliare l’Enciclopedia Panini a fascicoli: da Catto a Levratto, che dopo aver segnato 5 goal alla Lazio ne fece anche uno al Genoa giocando con loro; e poi Piola e Verdeal, Dal Monte, naturalmente Meroni, e anche Cappellini e Mascheroni; e ancora Chinaglia, Garlaschelli, e i soliti Damiani e Pruzzo.
Indimenticabile il rigore di D’Amico nel 1984, con l’arbitro D’Elia boia… e forse anche cornuto.
E poi Skuhravy e Signori, perfino Di Vaio nel 95, fino ai recenti Borriello e Milito.
Sabato, qualcun altro si aggiungerà alla lista, e speriamo che abbia la maglia a quarti, magari con due numeri uguali sulla schiena, il Grifone sul petto, e lo spirito di S.Giorgio nel cuore.

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Martedì 14 aprile 2009 – ore 3,30

Caro diario, non riesco a dormire e ti scrivo.
Sono incredulo che tanti amici, conoscenti e parenti, non si rendano conto di ciò che sta accadendo in Italia.
L’invasione barbarica ci ha portato questo governo, che da un anno ci guida, e osserviamo inermi le veline al potere, i pregiudicati in parlamento, e le leggi self-service pronte a sistemare fastidiosi inconvenienti penali.
Solo pochi comprendono quale grave rischio sia concedere il potere all’uomo più ricco d’Italia, che può comprare tutto, anche il consenso, che ci martella con i telegiornali mentre ci aggrovigliamo nelle sue reti, che dispone a piacimento dei gangli dell’informazione con cui convince anche i sordi.
Sono preoccupato anche perché, fra ronde e razzismo mascherato, è iniziato un viaggio all’indietro nel tempo, dove sarà sempre più difficile ribellarsi e sempre più inutile protestare.

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