25: Genoa-Udinese

Pagelle Genoa - Udinese 3-0

Autore: 
RedBlueOysterCult

Amelia : L'Udinese parte discretamente senza impensierirlo granchè , quando poi i Friulani sparscono dal campo rimane pressochè inoperoso. Voto NG

Sokratis : Di Natale gli va via solo una volta nel primo tempo , poi viene annullato dal difensore che riesce anche a proporsi nel mezzo e a coprire carenze agonistiche altrui. In questo momento è un valore aggiunto. Voto 7

Dainelli : Bene sulle punte bianconere , gestisce il reparto con intelligenza senza neanche ricorrere al mestiere , in crescita. Voto 6.5

Moretti : Contro questa Udinese stasera era dura fare brutte figure , bene dietro ma non benissimo in fase di impostazione. Voto 6

Mesto : Tanti , troppi errori , poco lucido , non riesce some spesso gli accade ad incanalare il suo strapotere agonistico. Voto 5

Zapater : Compitino eseguito in maniera ordinata e tranquilla , un paio di conclusioni potenti. Bene sui corner. Voto 6

Rossi: Stasera gioca in scioltezza , il centrocampo dell'Udinese non lo mette in grosse difficoltà , se le cerca lui prendendo un giallo da irruenza. Voto 6.5

Criscito: Bene dalla sua parte , approfitta della serata di Sculli per mettere al servizio della squadra la sua classe.
Speriamo prenda dei soldi per indossare certe scarpe: Voto 6.5

Palacio : Poco convincente , intristito , conscio della sua prova opaca ha il buon gusto di non esultare troppo sul goal.
Voto 5.5

Acquafresca : Puntuale sul Goal , freddo sul rigore , intraprendente e voglioso. Voto 6.5

Sculli : Mette lo zampino nei due goal su azione , a tratti è incontenibile. Stasera uno dei migliori . Voto 6.5

Bocchetti : Entra e un minuto dopo la partita praticamente finisce : Voto SV

Jankovic : Il tempo di prodursi in una giocata delle sue che esce di poco : Voto NG

Suazo : Il tempo di spostare tre-quattro zolle nuove del campo : Voto NG

Gasperini : Il Genoa è a pezzi ma l'Udinese è nella bratta e stasera si è visto il perchè , dopo il primo goal è scomparsa dal campo.  Tutto sommato l'undici Rossoblù fa il suo dovere senza nemmeno infierire. Bene la difesa . Voto 6+
 

Acqua...Fresca per il Genoa.. 3 a 0

Autore: 
Ianna

Per dimenticare la delusione di Torino contro la Juve,il Genoa doveva  ripartire con una vittoria.

Ne avevano bisogno i tifosi,la Società alquanto saggia e prudente nel gestire il dopo scandalo e soprattutto la squadra.

Grazie alle luci amiche dei riflettori e ad un prato nuovo di zecca,la Gang di Gasperini alla non disprezzabile nona vittoria al Ferraris,trova un ideale sparring partner nell'Udinese,squadra con tanta decantata qualità,con il capocannoniere del campionato,ma in pericolosa discesa libera modello Olimpiadi di Vancouver.

Senza Milanetto e con Palladino ancora ai box della Tribuna,Rossi e Zapater vengono confermati interni di centrocampo anche per le svariate assenze,mentre con il ritorno di Palacio e la conferma di Sculli titolare inamovibile,Gasperini sceglie Acquafresca al centro dell'attacco e Moretti come terzino sinistro,riportandolo finalmente nel suo ruolo naturale preferendolo forse definitivamente a Bocchetti.

La prima mezz'ora è di una pochezza tecnica disarmante,probabilmente perchè il Genoa era ancora con la testa  piene di scorie juventine, che non riesce a sviluppare il gioco sulle fasce,incapace a centro di innescare i tagli per gli esterni e anche perchè De Biasi nel tentativo di bloccare le discese di Mesto e gli inserimenti di Palacio, mette Sanchez come quarto di centrocampo,lasciando al loro destino Di Natale e Floro Flores.

Palacio sembra ancora in infermeria e Sculli dall'altra parte con i piedi che si ritrova,fa fatica pure con un ragazzino che di nome fa Cuadrado di nome e di fatto.

I casi della vita e in questo caso del calcio,vogliono che lo Sculley di Calabria,si inventi una giravolta al volo di destro dal limite,che trova pronto Handanovic a smanettare,prima che  Robert in Acqafresca,riveda al volo i fasti di Cagliari,si trasformi in Pippo Inzaghi e di collo destro,insacchi sotto la Sud in gol del vantaggio rossoblù.

Da quel momento la gara  prende una altra piega e il Genoa,pur senza esaltare e entusiasmare,mette in campo un maggiore disciplina tattica,attendendo solo il momento propizio per raddoppiare.

All'inizio del secondo tempo,mentre l'Udinese si riorganizzava e non si capacitava del tutto ,arrivava il secondo gol.

A procurarlo ancora una volta l'ex atalantino,spinto da Coda mentre si apprestava a ribattere in reta una respinta di Handanovic.

A decretare l'ineccepibile rigore,il suo corregionale Rosetti ,mandato da Collina a smagliare una possibile matassa dopo le polemiche settimanali.

Acquafresca realizzava sotto la Nord la sua prima doppietta in rossoblu,rendendo forse definitiva,dopo due tentativi errati,la scelta del centravanti titolare del Genoa 2009 -2010.

Per non smentirsi,Il fischietto internazionale,dopo la tremulante direzione di Napoli,si ergeva  protagonista assoluto espellendo Zapata con rosso diretto,in seguito ad una sua protesta verbale ,per un fallo commesso da Cuadrado su Sculli.

Un provvedimento esagerato, che  non ha influito assolutamente sul risultato finale,già in cassaforte ,ma  che di fatto ha chiuso definitivamente la gara.

Il terzo gol del Genoa,con Palacio di testa in tuffo e il rientro di Jankovic sono state le ciliegine di una torta usufruita e mangiata con non tanto sforzo.

Il resto della gara è stata accademia con il Genoa che non ha infierito e la Udinese e stanca e demotivata.

Malgrado una partita in più alla vigilia delle gara di domani,il Genoa occupa una ottima posizione in qualifica a ridosso di una zona champions  e in piena europa league. 

Con i rientri di Bosko,Juric,Milanetto e Palladino più Kharja,Gasperini ha solo da sfogliare la margherita per le scelte future.

 Tentare almeno di riconfermare il traguardo europeo è lecito aspettarselo, viste le potenzialiatà e la classifica attuale.

Una impresa,ora alla portata della squadra del Presidente,a cui facciamo gli auguri da buoni Genoani nonchè indelebili livorosi:-)Smile

Ianna 

Il modello-Genoa

Autore: 
Nemesis

Dopo aver appurato che il tempo previsto è quasi sempre “variabile”, che la morte arriva quasi sempre per “arresto cardiaco” e che gli impedimenti sono quasi sempre “legittimi”, non resta che approfondire le ovvietà insite nel “bene del Genoa”, perché io non ho mai conosciuto un Genoano che ne volesse il male.

E’ una specie di “Posto delle Fragole” dove ciascuno ripone gli attrezzi della propria passione ma, a forza di giustificare le magagne, di attutire o mistificare i problemi e di impallinare chi li denuncia, si genera un’illusione ottica che stravolge i pur benevoli intenti.
Che poi equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, proprio come avviene nei Telegiornali normalizzati che, edulcorando le news, favoriscono la nostra serenità… ma così ci fregano.
Quello che preoccupa sono certi giudizi aggiustati in tempo reale o rimodellati a ogni giro, perché questa rincorsa ad allinearsi appiattisce le idee e produce noia.
Fino a 20 giorni fa, l’unico fatto certo e condiviso era la mancanza di un centrocampista di qualità, ma i dirigenti alleati hanno diffuso un messaggio per la zona del nord-ovest…“il pettirosso ha completato il suo nido”… che i partigiani aziendalisti hanno subito avallato e decodificato in “stiamo bene così come siamo”.
E infatti, tra un palleggio su Menegazzo e una melina su Ledesma, si è invece rivoltato l’attacco come un cappotto sdrucito, ed è arrivato un Suazo di cui nessuno sentiva la mancanza.
Se ormai sono noti i modelli di Fiorentina e Udinese, che girano il mondo per acchiappare talenti e che ogni tanto ne vendono uno per sostenere la baracca, più controversi appaiono i meccanismi del “modello-Genoa”, il cui prudente obiettivo dichiarato è la sinistra della classifica.
Mi vengono in mente le 4 stagioni… non le pizze, ma quelle di Vivaldi.
In Estate si è venduta l’argenteria di casa per finanziare un dignitoso tenore di vita, alzando (però solo a parole) il delta qualitativo della squadra. Purtroppo, le modalità delle cessioni a Moratti hanno avuto uno stampo Felliniano: “gradisca!”.
Nell’Inverno ha prevalso la linea-Penelope e si è disfatto quel punto-croce faticosamente ricamato a luglio, il tutto senza remora alcuna e con il tripudio dei fans (anche se qualche infedele era un po’ perplesso).
Per la prossima Primavera è già partito il metodo-Montessori, che tenterà di imitare l’Arsenal e lo United, acquisendo giovani talenti senza frontiere per poi covarli in attesa della schiusa: speriamo che non subentri il progetto-Erode, e che i ragazzi non spariscano nottetempo.
Mi resta fuori l’Autunno, che però il modello-Genoa potrà utilizzerà come un jolly, magari a novembre, se ci sarà bisogno di una virata strategica per riparare qualche danno.
Problema chiave: chi siederà in panchina?
Preziosi in diretta ha praticamente confermato Gasperini per il quinto mandato, ma è anche vero che una volta si presentò in Tv a fianco di De Canio avendo già in tasca la firma di Cosmi, e in seguito allungò (per riconoscenza) il contratto a Vavassori proprio un attimo prima di segarlo.
Insomma, del doman non v’è certezza, e per non sbagliare lancio un’idea: facciamo le primarie, che ormai non si negano a nessuno.
Chiunque può proporre chi vuole, purchè non ne risenta il budget.
Nessuno faccia il furbo: è vietato candidare i writers senza patentino e i giornalisti troppo adulatori; non è obbligatorio aver allenato il Crotone ma sarebbe gradito; non valgono i cavalli di ritorno e i papabili devono essere liberi da impegni: praticamente resta solo Sonetti, Cuccureddu… o quel tal Trombetta che, me lo sento, squillerà nel nostro futuro.
Ovvio che, se Gasperini non sarà richiamato dalla casa-madre (lo sta facendo la Toyota… potrebbe farlo la Fiat, anche se Bettega non ha gradito l’accenno alle furbate) vincerà le primarie a mani basse con l’88% dei voti, e sarà lui il vero gestore del modello-Genoa.
Se nella fase-Penelope c’è stata una pietosa glissata generale, l’idea della linea verde è molto affascinante e potrebbe rivelarsi una svolta epocale: un blocco di under-23 da leccarsi i baffi, e l’innesto di 3 campioni più maturi a guidarli nella crescita.
In quel caso, Gasperini si gioverebbe della propria esperienza, anche se da un po’ di tempo si mostra esitante nel lancio dei virgulti, ma basterà garantirgli che i 3 fuori quota saranno Juric, Milanetto e Sculli per far quadrare l’ambaradan.
Attualmente, la contesa fra i Guelfi e i “Gasperini” non sa andare oltre una speculare attività onanistica: da un lato la masturbazione su un bilancio complessivamente positivo (indiscutibile) con annessa beatificazione di pensieri parole e opere del Gurugliasco; dall’altro le “seghe mentali” su evidenti limiti, difetti, ossessioni, ripicche, sviste, occasioni perse, fissazioni tattiche e ignoranza di mercato.
Di questo passo rischieremo tutti la cecità, come sostenevano le nostre mamme nel velleitario tentativo di limitarci.

Però, il modello-Genoa avrebbe bisogno di un ingranaggio in più: dopo le bombe intelligenti, i semafori intelligenti e le partenze intelligenti, ci vorrebbe anche un Ds intelligente, uno che sancisse la separazione delle carriere fra l’Allenatore e il Presidente ma è improbabile che un simile cammello, sgradito a entrambi, riesca a passare nella cruna blindata (dal Gasp) di un ago occultato nel pagliaio (dal Prez).
E così, all’interno di questo puzzle che è il  modello-Genoa, non si sa bene chi decida e chi si adegui, chi sia il pilota e chi il navigatore, chi il braccio e chi la mente, e mentre si pompa la favola dell’unità d’intenti, siamo al remake delle “convergenze parallele” inventate da Aldo Moro.
Nel frattempo, ho il sospetto che Gasperini si accinga a imporre le sue scelte anche nel mercato dei giocattoli di Hong Kong: Cicciobello è meglio di Milanetto?

Poichè si parla di Allenatori, e visto che sabato arriverà l’Udinese, vorrei evitare i soliti riferimenti alla partita in cui Zico ci fece a pezzi o ai devastanti 6 goal del killer Borriello, anche perché ho scovato una curiosità.
Con l’Udinese non c’è mai stato un particolare feeling, pochi gli scambi di giocatori e rari i frammenti di storia comune: loro sono arrivati tardi in serie A, e poi abbiamo giocato entrambi a nascondino su e giù per la B (e la C) ma, spulciando l’elenco dei loro 51 Allenatori, si scoprono molte attinenze che ci riguardano.

BIGOGNO: mediano del Genoa dal 1936 al 1939, giocò tutte le 6 partite del trionfo in Coppa Italia 1937. Poi allenò l’Udinese dal 1953 al 1958 raggiungendo l’incredibile 2° posto del 1955; dopo la retrocessione per un precedente illecito, tornò in A l’anno dopo raggiungendo un notevole 4° posto, tanto che fu chiamato dall’Inter.

GIACOMINI: giocò nel Genoa a rate, dal 61 al 63 e nel 64/65, distinguendosi per le lucide geometrie e il limitato dinamismo. Militò anche nell’Udinese dal 70 al 73, e ne fu l’allenatore-profeta portandola in due anni dalla C alla A. Dopo aver commentato partite in Tv e scritto libri, ora è Responsabile del settore giovanile e scolastico della Figc.

BONIZZONI: fu l’allenatore dell’Udinese dal 1960 al 1962 e nel 1965, affiancato a Gipo Viani, arrivò nel Genoa di Zigoni, Koelbl, Locatelli ecc.

VIANI (Gipo): dopo aver vinto 2 scudetti al Milan e aver guidato la Nazionale nel 1960, venne al Genoa come Dt nel 1965 con Bonizzoni allenatore, finchè un terribile incidente d’auto lo ridusse in fin di vita. Terminò in silenzio la carriera in serie C, e proprio nell’Udinese, fino alla morte del 1969.

TABANELLI: nel 1966/67, dopo l’esonero di Ghezzi, fu il Mister del Genoa di Taccola, Petrini & Petroni, Gallina, e Colombo-Bassi-Rivara (che non erano più quelli del 64). Terminò la carriera a Udine, dal 1969 al 1971.

FERRARI (Enzo): fu il cannoniere nel Genoa del 1967/68 (14 goal in 36 partite), quello dei drammatici spareggi “giocati” nella graticola di De Ferrari; poi allenò l’Udinese dal 1980 al 1984, passando l’anno dopo al Real Saragozza.

SCOGLIO: di lui si può parlare per giorni e giorni senza riuscire a definirlo; troppo vasto, troppo intenso, troppo tutto. Venne al Genoa 3 volte, fra il 1988 e il 2002, come un tornado, nel bene e nel male, fino a morirci. Pozzo lo chiama a Udine nel 1991/92 per una sicura risalita in A ma, dopo un buon inizio, la squadra stenta; la sconfitta interna con il “suo” Messina gli porterà l’esonero.

DE CANIO: Allenatore dell’Udinese nel 1999, arriva 8° in serie A ma l’anno dopo sarà esonerato. Il Genoa lo ingaggia nel 2003 dopo il fiasco di Donadoni, ma non susciterà mai grandi entusiasmi: pacato ma cocciuto, appoggiato alla panchina come fosse la pensilina del tram, ottiene la salvezza ma non la conferma.

COSMI: invocato e osannato da tutti, fa sbocciare il Genoa dell’andata e lo fa appassire al ritorno, impotente e distaccato nello sperpero di un vantaggio abissale. Finisce come sappiamo, promozione allo spasimo e tragedia. L’anno dopo passa all’Udinese, che viene però eliminata dalla Champions (Barcellona e Werder) e che in campionato non brilla. L’esonero giunge a febbraio.

GUIDOLIN: nel 1998/99 è a Udine e conquista l’accesso alla Uefa, ma Pozzo non lo conferma e gli preferisce De Canio. Preziosi lo chiama al Genoa nell’estate del 2005, e in quella straziante attesa degli eventi ha il tempo di storcere la bocca per Lavezzi che, in coppia con Milito, non lo soddisfa.
Poi è il fuggi-fuggi, e Guidolin rescinde il contratto, arrivando perfino a chiedere i danni al Genoa per il tempo che gli ha fatto perdere.

L’Udinese ha avuto 51 allenatori diversi (e non poteva mancare il vituperato Sonetti che, a sua volta, ha girato più di 20 squadre) tra cui nomi altisonanti: De Sisti, il grande Galeone, Hodgson, Milutinovic, Orrico, Spalletti, Ventura, Vicini, Vinicio, Zaccheroni… e perfino il più forte di tutti… quel Maurizio Trombetta che, guidando il Cluj in Champions, ha imposto il pareggio al Chelsea e ha battuto la Roma all’Olimpico… fino all’ingiusto esonero con la squadra al terzo posto in campionato.
Coraggio Trombetta, il futuro ti strizza l'occhio.