15: Genoa-Parma
Stand By Genoa
Dopo la sbornia del Derby e la gita turistica Praghese a Carluv Most ,la Trattoria Italia offre al Genoa, un Menù a poco prezzo per il quarto posto e soprattutto un biglietto in prima fila al Carlo Felice.
L'occasione è ghiotta, ed è stata ben servita ieri sera da un cameriere a strisce orizzontali allo Chef Gasperini, al quale non sembra vero,vedere questo piatto cosi appetibile e ad un solo boccone di distanza.
Di fronte il Parma, guidato da Don Francesco,reduce dalla clausura Genoana di un paio di anni fa,ed un paio di ex mai tanto rimpianti e amati.
C'è anche Paci,che prima di passare al Parma,ebbe l'ardire di dichiarare che "meritava qualcosa in più del Genoa".
Almeno Bojinov l'altra sponda di Manchester la ha vista.
Lui nemmeno una panchina tra Torino e Milano.
Gasperson,le cui voci di dissidio e divorzio con Preziosi si rincorrono come tante palle di neve,non sa più come sorprendere i tifosi e gli addetti ai lavori,con le sue formazioni bizzarre, ma dai moduli quasi sempre uguali.
Oggi non avendo più assi nel mazzo da Poker,si inventa Scarpi titolare,per la sorpresa dell'addetto agli arbitri e certamente di Amelia.
Recupera Palacio, che sfrutta la lentezza proverbiale di Lucarelli su un lancio dalla trequarti e infila l'ex doriano Mirante sotto la Nord per l'1-0.
Il Parma non è lo Slavia e non sarà nemmeno il Valencia.
Il ciclista di Castelfranco, si inventa una mossa Gasperianiana con Lanzafame largo a sinistra, il giovane Biabiany a destra, e Dzemaili al centro in coppia con Morrone a tessere la ragnatela di centrocampo.
Palladino reduce dalla calzamagne dell'Eden sembra più freddo di un ghiacciolo, quando prima non chiude a tu per tu con Mirante e poi non vedendo Sculli alla sua destra per il più facile degli assist.
Dal possibile 2-0 al pari parmense di Biabiany, il quale sfrutta la vacanza collettiva di Bocchetti e Moretti per le vie centrali del nuovo manto erboso di Marassi.
Gasperini non ha soluzioni per sopperire alla fotocopia Canon applicata da Guidolin,con Mesto più difensore che attaccante e Juric che trovo un grande osso duro svizzero nell' ex Torino.
Il secondo tempo inizia con l'errore sotto porta di Antonelli ed il cambio di Palacio con Floccari,probabilmente per le precarie condizioni fisiche di Hoja.
Quando l'ex atalantino si piazza al centro, facendo salire la squadra, impegnandosi nel portare via un paio di difensori,giunge a sorpresa il gol del vantaggio emiliano.
Altro buco difensivo centrale, come un uscita autostradale in tempo di scioperi e gol dell'ex modenese che batte Scarpi alla sua destra.
A questo punto sale in cattedra il professor Palladino da Mugnano Napoli con due grandi giocate:
La prima, chiedendo e ottenendo triangolo da Floccari per un gran gol di sinistro dai limiti dall'area che regala il pari al Genoa e poi con un splendido assist per lo screanzato Sculli,che regala alla Sud e forse a Grifondoro il pallone del possibile 3-2.
Il Parma arretra un pò, il Genoa sulla spinta emotiva cerca di raggiungere la vittoria e un quarto posto solitario,ma quando ci riesce,è la solita svista arbitrale ad annullare un gol regolare di Milanetto,partito dietro la linea della palla.
Gli Dei del Pallone,non infieriscono Scarpi,ne gelano la Nord, con Zaccardo che spara fuori di testa da ottima posizione.
In un campionato estremamente mediocre,frutto di occasioni e di fortuna più che di talenti e di gioco,essere al quinto posto in piena zona Europa ed aver raggiunto quel fuoco di paglia chiamato Doria,è già un buon risultato.
In attesa della Lazio e sopratutto del Valencia ,uno pari può anche andare bene.
Il 25 Dicembre sotto l'Albero vedremo di saper quale sorpresa ci regalerà Babbo Natale.
Un trenino per l'Europa, oppure il carbone nero dopo il giorno della Befana.
Chi siano Babbo Natale e la Befana non è cosi tanto difficile da scoprire e prevedere.
Ianna
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Pagelle Genoa - Parma 2-2
Scarpi : Pochi pericoli per la sua porta e i goals sono frutto di due dormite colossali della difesa , compie il suo dovere in tutte le altre occasione. Voto 6
Rossi : Meno preciso di altre gare ma il migliore della difesa . Voto 6
Moretti : Sonnecchia su entrambi i goals insieme al compagno di reparto che gli gioca a fianco. Rispetto a quest’ultimo acchiappa qualche pallone di testa in più. Voto 5
Bocchetti : Sbaglia tanto e appare decisamente stranito in parecchie occasioni importanti , speriamo si riprenda presto Voto 5-
Mesto ; Non ne azzecca una , nemmeno per sbaglio , preoccupante pure lui. Voto 5
Milanetto : Corre meno del solito perché c’è Juric a dargli man forte ma azzecca due delle sue ormai classiche apertura da grande giocatore. Voto 6.5
Juric: Inesauribile su tutte le palle , oggi aveva brutti clienti da contrastare , uno dei pochi a giocare con un pochino di cervello. Voto 6.5
Criscito : Partita mediocre , sbaglia diverse palle e si avventura in giocate inusuali per la sua umiltà. Voto 5.5
Palacio : Il migliore in campo del primo tempo dove , come accade spesso , risulta decisivo. Bravo anche nel ripiegare. Voto 7
Sculli : Dura la vita del centravanti se ti giochi per tutta la gara le palle alte con Paci e quelle basse le spedisci in Gradinata : Voto 5 -
Palladino : Ha il merito di raddrizzare la gara con un diagonale tutto istinto , nel primo tempo invece è costretto a pensare e a buttare nella rumenta tre occasioni per chiudere la gara. Plastica nel giallo , vetro nel verde , carta nel bianco. Voto 5
Tomovic : Dietro ne combina un paio brutte forti e davanti non ne azzecca mezza. Voto 5
Floccari : Si danna l’anima ma è troppo lontano dai compagni per poter combinare qualcosa. Voto 5.5
Crespo : Pochi minuti Voto NG
Gasperini : Partita strana , il Genoa fa e disfa tutto da solo , se si deve giocare per il quarto posto gli occorrono forze adeguate altrimenti per il decimo siamo a posto cosi e ci possiamo permettere di togliere il migliore in campo. Voto 6 --
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Parma: dal crack al crick
A voler contare gli zeri del tonfo Parmalat c’è da sentirsi male.
Se qualcuno si fosse distratto, ecco il totale: 14 miliardi di euro che, tradotti in lire, diventano un 28 seguito da 12 zeri… appunto.
E’ grazie a questi bruscolini che il Parma, dal 1996 al 2004, ha sgraffignato qualche Coppa usufruendo dell’illecito perché non era Tanzi ad acquistare i campioni ma, inconsapevolmente, li pagavano le vittime della futura bancarotta.
E così, per comprare Thuram o Veron o Mutu, bastava emettere nuovi bond per i gonzi, ricalcando le orme del mitico Cragnotti che almeno, con i pelati Cirio andati a male, riuscì a mettere uno scudetto nel sacco della refurtiva.
Se ripenso al povero Genoa sul lastrico che, più o meno negli stessi anni, era costretto a vendere i suoi gioielli per non morire… ehm ehm, vabbè, insomma… Carparelli e Codrea… è automatico pretendere che il Parma restituisca quei trofei, che nell’ordine sono: 2 Coppe Italia, una Supercoppa e 1 Coppa Uefa, e si tenga pure il resto vinto in tempi non sospetti.
Così come si esige che lo sleale Rebellin riconsegni la medaglia d’argento vinta alle Olimpiadi, e com’è ormai consuetudine assegnare il Tour al primo dei non dopati, sarebbe doveroso equiparare il doping amministrativo alle Anfetamine, all’Epo e alla Cera.
Le prime avvisaglie del crack Parmalat le confidò nientemeno che Beppe Grillo nei suoi show, ma chi poteva dar retta a un comico? E infatti, mentre i guitti della Consob e degli organi di controllo ronfavano della grossa, il finto impero a lunga e falsa conservazione si accartocciava su se stesso.
Per sua ammissione, Tanzi pagava fior di tangenti a tutti i partiti ottenendo favori speciali e fraudolente coperture.
Solo come esempio, si può citare la proficua amicizia con De Mita, che portò all’incredibile scelta di aprire uno stabilimento Parmalat a Nusco (patria del politico) in cambio di una leggina che gli permettesse di commercializzare il latte a lunga scadenza.
Commovente questo amore degli onorevoli per il paesello natio, che evidentemente deriva dal latino “pro domo sua”: il ministro Nicolazzi si fece costruire la bretella e lo svincolo dell’autostrada A26 nella sua Gattico, e l’attuale ministro Scajola provò in tutti i modi a far ripristinare il volo Roma-Albenga per rincasare più in fretta.
Secondo la trasmissione Report, pare che la Parmalat avesse acquisito un'ottantina di agenzie di viaggio riconducibili a De Mita, tutte a rischio d’insolvenza, e quando chiese (fuori tempo massimo) 8 miliardi di risarcimento per i suoi stabilimenti dopo il terremoto in Irpinia, sarà un caso, ma ne ottenne 11.
Il Parma F.C. nasce nel 1913 sulle note di Giuseppe Verdi, e infatti prende il nome iniziale di “Verdi Football Club”, ma tranne una sporadica parentesi in serie A nel 1925, passa la vita in ascensore fra la B e la C, a volte guidato da nomi importanti quali Maldini, Sacchi e Zeman.
Nella storia del Parma risaltano due calciatori molto cari alle squadre genovesi: Bruno Mora, bravo e sfortunato, che dal Doria approdò in nazionale, e dopo il tremendo incidente con il portiere Spalazzi finì la carriera proprio nel Parma, portandolo dalla D alla C, finché un tumore lo spense a 49 anni.
L’altro è Fabio Bonci che, segnando quasi tutte le domeniche del girone di andata, si conquistò un posto nei cori della Nord: 15 reti, e il Genoa del 75/76 promosso in A grazie al capolavoro tecnico e tattico di Simoni.
Per il Parma, la massima serie arriva invece nel 1990, e l’esordio è travolgente: con Scala in panchina e Pastorello Dg (toh… chi si rivede!), centra il 5° posto alle spalle del Genoa e si qualifica per la Uefa.
Nevio Scala era uno dei profeti della difesa a 5, con i laterali Benarrivo e Di Chiara (poi Mussi) che asfaltavano le fasce, e che spesso diventava a 3 consentendo le chances di ripartenze veloci e di superiorità numerica, come ben sappiamo dalle nostre parti.
Al Parma, i campioni arrivavano in rapida sequenza, e a citarli tutti d’un fiato si resta senza il medesimo; ecco il crescendo… non rossiniano, ma verdiano, of course: Brolin, Grun, Melli, Asprilla, poi Zola (che stranamente Ancelotti sbolognerà a Londra), Couto, Dino Baggio, Stoichkov, Inzaghi, Crespo, Ze Maria, Thuram, Cannavaro, Buffon, Di Vaio, Nakata, Frey, Mutu, Adriano, Lamouchi, Ferrari, Simplicio, Gilardino… capolinea, e fine della corsa!
Ci sarebbe ancora Giuseppe Rossi, ma quella è storia recente.
Una squadra, per essere rispettabile e competitiva, deve aver subito le angherie di Moggi, e infatti nel 1997 il Parma arriva secondo a 2 punti dai gobbi ma… a Torino, a 3 giornate dalla fine, mentre sta vincendo 1-0, l’arbitro s’inventa un rigore ridicolo e Amoruso pareggia.
Comunque, nell’opulenza parmigiana del culatello, fra le scaglie di formaggio e il latte che nutre un po’ tutti, arrivano in totale tre Coppe Italia, due Coppe Uefa, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Italiana e una dell’Uefa.
Tanto per rimanere sui temi Verdiani, questa marcia trionfale dell’Aida si trasforma repentinamente nella Messa da Requiem, e dal loggione degli onesti piovono fischi e pomodori marci (sempre gli stessi di Cragnotti).
Dopo il drammatico e improvviso tracollo, e dopo una salvezza strappata nello spareggio con il Bologna, il Parma galleggia in una situazione finanziaria inspiegabile e precaria ma, in virtù della Legge Marzano (è il caso di dire S.Marzano, ma qui i pomodori non c’entrano), invece di fallire e trovarsi in C2 va in amministrazione controllata.
Poi, la provvidenza si fa laica e il Crack si trasforma in un insperato Crick che risolleva il carrozzone con le gomme a terra: l’attrezzo si chiama Tommaso Ghirardi, ed è un pacioccone bresciano con la faccia da pizzicagnolo che, se deve venderti un terzino o una mezzala, ti aspetti che li tagli fini fini e che aggiunga un’oliva per decorare.
Il giovanotto sembra ingenuo ma ci sa fare e, pagato lo scotto di una rapida penitenza in B, allestisce una squadra che oggi è a ridosso delle grandi.
E’ presto per dirlo ma i tanto decantati Zamparini e De Laurentiis non si danno pace che, un piccolo industriale di cuscinetti a sfera, dia scacco alle sontuose aspettative dei loro colossi commerciali.
Ghirardi non è un “sciur parun dalle belle braghe bianche”, e vista la stazza è anche probabile che porti le bretelle, recapitando ad altri il rischio di rimanere in mutande.
Per l’acquisto del Parma, Ghirardi ha creato una società ad hoc, la Eventi Sportivi, formata da se stesso come imprenditore, dalle influenti finanze della mamma, dall’amico investitore Medeghini e dalla Banca del Monte di Parma nel ruolo di garante: un bello schema tattico a 4 punte che nemmeno il suo Guidolin avrebbe potuto organizzare meglio.
Da parte sua il Mister è riuscito a miscelare la gioventù dei Galloppa con l’esperienza dei Panucci, distillando un equilibrio e una continuità stupefacenti.
Non per gufare ma, siccome la forma di una squadra è un’onda sinusoidale che cresce e si contrae nel tempo, c’è da sperare che l’apice sia già stato raggiunto con la vittoria a Firenze, e che il Grifo li trovi in fase calante.
Da parte sua il Genoa, dopo l’impressionante prestazione nel derby e l’interlocutorio (ma bruttino) pareggio di Praga, potrebbe aver iniziato il percorso opposto, e cioè quello di una crescita della condizione, anche favorita da un calendario non impossibile.
Sui “Ducali”, che ereditano lo pseudonimo dalla discendenza del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, pesa il gemellaggio con gli strisciati, in cui la diversa cultura è stridente.
Un popolo che fischia “ma se ghe penso” non ha radici, e la prova è che giudica ininfluente l’abbandono dello stadio di Marassi.
Il doriano si guarda allo specchio e non vede nessuno, per fortuna sua e dello specchio; a Parma invece, sopravvive ancora il mito di Maria Luigia d’Austria, moderna e liberale, che mai condivise la visione oppressiva di casa Asburgo.
Tollerava i Carbonari e, quando scoppiarono i moti del Risorgimento, furono gli stessi patrioti a vedere in lei il garante del negoziato e, mentre da Vienna si ordinava la repressione, si rifiutò di schierare i cannoni contro la popolazione.
Come Genoani non possiamo comprendere quel modo leggero e un po’ distaccato con cui, quelli di Parma, seguono la squadra centellinando la passione.
Fossero capitate a noi le recenti vittorie loro, avremmo rallentato il moto rotatorio della terra per dilatare il tempo della festa.
Loro, con la serenità congenita di un benessere ereditato, con quella erre godereccia e strascicata di cui Gene Gnocchi è l’emblema… ma che tutti pronunciano per default, indulgono nel “carpe diem” e assecondano i piaceri della vita.
Noi, mobilitati a oltranza, agitati da cromosomi diffidenti, schierati nelle trincee del Deserto dei Tartari e protesi verso un’eterna rivincita con la storia, resistiamo aggrappati a una bandiera e… “chi non salta sampdoriano è… è”.
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