11: Palermo-Genoa

Palermo 0 Genoa 0

Autore: 
Ianna

Nel posticipo serale della Domenica,il Genoa è di scena a Palermo.

C'è da dare continuità alla vittoria contro la Fiorentina,e fermare la emoragia di gol subiti.

Gasperini ancora una volta sorprende e fa accomodare Zapater in panchina,scegliendo Rossi al fianco di Milanetto,titolare insostituibile,anche per l'assenza di alternative.

Il motivo è presto detto:alla dinamicità e alla qualità del quartetto di centrocampo rosanero,c'è da opporre  la forza e la velocità ed in questo il capitano sopperisce senza pari.

Al centro dell'attacco ancora Floccari,il cui giudizio è ancora in sospeso,in quanto non si sa ad oggi,che valore e apporto possa dare alla squadra.

 Il Palermo del presuntuoso Zenga,ha crepe in difesa con Bovo terzino sinistro e Migliaccio centrocampista riciclato centrale di difesa,ma ce ne dimentichiamo almeno nell'undici iniziale.

La squadra dell'irascibile Zamparini vanta un giorno di riposo in meno e come è prevedibile,si gioca tutto nel primo tempo,dove prima Scarpi e poi Brighi(per un rigore non concesso),salvano il Genoa,che punge nelle sue ripartenze, trovando due volte pronto Sirigu,preferito all'ex Rubinho,a salvare su Rossi e Palladino.

Nel secondo tempo si attende il calo del Palermo e i cambi del Gasperini,che avvengono regolarmente.

Pastore e Cavani sono evenescenti e Miccoli sopperisce con qualche tuffo e qualche lamentela,alla difficoltà fisica.

Gasperini toglie Palladino un pò a sorpresa,forse perchè debilitato dall'influenza e per presevarlo per la gara decisiva di giovedi con il Lille,per Sculli e l'inguardabile Floccari per un reattivo Crespo.

Il delantero rossoblù è uno spauracchio per la difesa rosanero, e prima il portiere Sirigu poi la sua imprecisione in uno stop impediscono il gol al Genoa, che lo avrebbe meritato,per vincere la partita,non rubando nulla .

Quando Gasperini si ricorda di Palacio,si ha l'impressione che si voglia e si possa vincere.

Ed infatti il codino ex Boca serve un paio di cross da destra invitanti ,che non vengono sfruttati.

Il Palermo esiste solo sui calci piazzati ,ma il Genoa verso la fine sembra accontentarsi del pari .

E cosi termina l'incontro, per un risultato ad occhiali,che muove la classifica di entrambi le squadre.

Forse e con il senno di poi, con la imprevidibilità e le giocate di Palladino al posto di uno Sculli impalpabile in quel contesto,forse si sarebbe osato ancora di più e probabilmente vinto.

In definitiva una buona boccata di ossigeno,contro una valida squadra ,al termine di un ciclo di gare e di un calendario tutt'altro che facile.

17 punti ,il consolidamento della parte sinistra è un buon viaitico per il futuro,specie dopo la serie di infortuni patita.

Giovedi con il Lille per rilanciarsi in Europa e con il Siena domenica sempre a Marassi, solo le due gare per guardare avanti e chissà in alto.

Ianna

Pagelle Palermo - Genoa 0-0

Autore: 
RedBlueOysterCult

Scarpi: Non sbaglia una virgola , deciso , preciso , reattivo , bravissimo sul faccia a faccia con Miccoli. Voto 7.5

Sokratis: Gara di personalità nella sua metà campo , meno bene nell’altra.  Ma è un difensore puro di grande corsa non un esterno. Voto 6+

Biava : Attento nella marcatura , non sfigura pur non avendo clienti facili . Voto 6

Moretti : Si confonde in mezzo all’alta densità di popolazione della sua difesa  , ovvero si fa notare poco , e mi sembra un fatto positivo . Voto 6

Bocchetti : Lui invece lo si nota di più . Sbaglia tanto in appoggio e anche qualche chiusura. Gli manca la qualità di Criscito a fianco. Voto 5.5

Modesto : Sempre poco ficcante davanti ma sulla sua fascia gli avversari combinano poco o niente , in questo Genoa  quasi privo di centrocampo la sua corsa sopperisce a grosse lacune. Voto 6 +

Palladino : Buona partita ma un piccolo ritorno alla leziosità che sembrava aver abbandonato con la Fiorentina , se entra nella casa degli specchi non esce più . Voto 6.5

Milanetto : Tre disimpegni alla Stephen King  che potevano costare cari , probabile un calo di zuccheri.
Il problema è che non può rifiatare. Voto 5.5

Rossi : Ormai difficile identificarlo in un ruolo specifico perché è dappertutto , stasera mi è parso facesse lo Juric  , tranne in un episiodo da rigore su Miccoli sbroglia una trentina di matasse. Voto 6,5

Mesto: Sbaglia troppo , la foga è uno dei motivi , peccato perché appare in forma. Voto 5.5

Floccari: La squadra lo aiuta poco e lui aiuta poco la squadra , difficile dare la colpa solo a lui anche se sembra mollo come una panissa. Voto 5.5

Sculli : Dei tre subentrati è quello che si nota meno , una buona chiusura. NG

Palacio: Mette dentro l’area  4-5 palle che  avrebbero meritato miglior sorte . Voto 6+

Crespo: Al suo ingresso magicamente la squadra si sposta più vicino al centravanti rossoblù consentendogli di mettere in apprensione gli avversari , il guizzo stasera non gli riesce ma Hernan ci prova con convinzione . Voto 6+

Gasperini: Sembra voler dare inizialmente alla squadra  la dimensione di Bergamo contro l’Atalanta , poi nella seconda parte prova a vincere giocando. Non è un caso che il Genoa i rischi più grossi li corra nella prima parte. Riassumendo il tutto , acciacchi compresi , una partita più che dignitosa. Voto 6

Tra breve al “Renzo Barbera”

Autore: 
P.A.P.

Il Genoa scenderà tra breve sul campo del “Renzo Barbera”, per lungo tempo titolato “La Favorita” dal nome di una tenuta di Ferdinando I di Borbone.
Renzo Barbera è per il Palermo il Presidentissimo, tenne i rosanero con fierezza e li portò a disputare due finali di Coppa Italia, la prima nel 1974 li vide opposti al Bologna e la seconda nel 1979 li vide opposti alla Juventus; entrambe le partite furono perse in modo quantomeno curioso dai siciliani dopo che questi andarono in vantaggio.
Quello di Palermo è uno degli stadi più longevi di Italia, venne inaugurato nel 1932 con i nome di “Littorio”.
Nella città siciliana si discute della possibilità di costruire un impianto più moderno che assecondi le esigenze più pressanti di efficienza e sicurezza, “esigenze” che a quanto pare anche in mezzo al Mediterraneo potrebbero essere soddisfatte da un “nuovo impianto polifunzionale” dotato di tutti i comfort cinema multisala, palestre, ristoranti e naturalmente un bel centro commerciale...
Fatto salvo gli ultimi anni, i destini del Grifone e della squadra rosanero si sono incrociati prevalentemente in serie B, per il Genoa giocare a “La Favorita è sempre stato difficoltoso quanto per i suoi tifosi raggiungere l’isola dopo un viaggio estenuante.
Nel Palermo militò per vari anni Ignazio Arcoleo, centrocampista che vestì la maglia rossoblu dal 1974 al 1978.
Era una mezzala dotata di visione di gioco e di piedi discreti, autore di un decoroso numero di goal dato il ruolo che rivestiva, fu nonostante il carattere sobrio e schivo “protagonista” della storia televisiva italiana.
Genoa Torino venne disputata il 6 febbraio 1977, fu la prima partita di serie A trasmessa a colori, la sintesi di un incontro andava solitamente in onda in attesa del telegiornale della 20,00 sulla prima rete, il “telecronista” fu Giorgio Martino il quale sostituì un Nando Martellini indisposto.
Terminò uno a uno e Arcoleo segnò il goal del vantaggio rossoblu al trentaduesimo minuto del primo tempo, divenendo l’autore del primo goal a colori trasmesso dalla della RAI in occasione di una sintesi.
All’epoca le partite venivano disputate rigorosamente alla domenica pomeriggio, l’orario di inizio era generalmente segnato alle 14,30.
In televisione si potevano vedere i goals segnati sui campi di Serie A seguendo “Novantesimo minuto”, divenuto solo in seguito “90° minuto”, trasmissione che andava in onda alle 16,30.
Ogni sede regionale aveva corrispondenti che davano voce e volto al commento:
Ferruccio Gard è oggi affermato pittore, si proponeva da Verona.
Luigi Necco è un cultore di studi classici ed archeologia, commentava le prodezze del Napoli.
Beppe Viola era un geniale umorista ed era un buongustaio, non a caso frequentava il Bar Gattullo, regalava scampoli di intelligente prosa e di serena poesia da Milano, mancò mentre poco prima di trasmettere un servizio su Inter Napoli il 19 ottobre 1982.
Marcello Giannini era ed è un fantasioso e fazioso tifoso della Fiorentina che sapeva anche fare il giornalista.
Piero Pasini da Bologna era serio e competente, morì nel corso di una radiocronaca.
Nei collegamenti da Genova si alternavano Alfredo Provenzali, un attento cronista sportivo, saggio osservatore di nuoto e pallanuoto, giornalista radiofonico capace di raccontare numerose olimpiadi, Alfredo Liquori ed il mitico Giorgio Bubba.
A quest’ultimo i colleghi giocarono un tiro barbino nel corso di un TG Regionale sostituendo una parola nei fogli di commento ad un servizio che andava in onda da Lavagna e scrivendo “Oggi ad Ardesia...” così che il nostro vi cadde con tutti e due i piedi.
All’epoca l’idea di modificare gli orari delle partite in funzione delle aspettative del pubblico televisivo cinese o turcomanno sarebbe stata considerata malsana, purtroppo il calcio è divenuto una fucina di costi spropositati dove si cerca di limitare le spese con una fantasiosa ricerca di introiti, compreso l’abdicazione di ogni dignità per una vagonata di palanche da trasferire nelle tasche dei giovanotti che in mutande vagano per il campo.
Altrettanto malsana era considerata l’idea che una telecronaca dovesse essere effettuata da più di uno: un cronista che racconta dove la palla arriva e a chi arriva, un “opinionista tecnico” il quale ha calcato in passato più o meno recente i campi di calcio e probabilmente non ha trovato altro da fare una volta appese le scarpe al chiodo, uno spione a bordo campo che interviene saltuariamente per rendere partecipe il pubblico dell’inarcamento delle sopraciglia di un allenatore e delle indicazioni che a suo dire avrebbe impartito alla squadra, indicazioni in genere smentite dai fatti e dagli interessati.
Come con ogni probabilità direbbe Tonio “per fortuna i genoani hanno Brenzini, ammesso che avere Brenzini sia una fortuna piuttosto che un motivo di ridicolo ancor maggiore ...

I rosanero della coppia Zenga-Zamparini

Autore: 
Grifondoro70

Il Palermo è una bella realtà del calcio italiano: una rosa composta da giocatori di qualità, giovani, presi sui mercati giusti, con potenziale tecnico e di crescita patrimoniale importante, allenati da un Walter Zenga che ha la giusta dose di personalità per tenerli in riga, di sfrontatezza per giocare un calcio offensivo a rischio di qualche facciata, e di preparazione tattica per rendere la squadra camaleontica.
Il risultato è una compagine che schiera parecchi piedi buoni, a trazione offensiva, con una bella facilità di gioco in avanti, senza dare punti di riferimento, con palla a terra, con continui interscambi tra gli avanti, spinta sulle fasce, e inserimenti offensivi dei centrocampisti, e con tutti coinvolti sia nella fase d’attacco, che in quella di copertura, i Cavani e Pastore ad esempio per caratteristiche hanno buona facilità di corsa e resistenza, e non lesinano rientri e coperture.
Il rovescio della medaglia è una squadra che, basandosi sui giovani, è soggetta ai loro alti e bassi, inoltre, per impostazione propositiva, necessita che i tanti giocatori con quelle caratteristiche, che Zenga fa coesistere, stiano bene fisicamente, altrimenti, se tardano a occupare gli spazi in chiusura, diventa dura per l’intera squadra fare una fase difensiva decente, e, per ultimo, a prescindere, già come impostazione, si prende determinati rischi dietro, dove alla scarsa protezione data alla linea difensiva aggiunge qualche difensore non proprio sempre concentrato o non proprio un fulmine di guerra.
Tatticamente, come dicevo, hanno tante soluzione a disposizione.
I loro punti fermi sono Cassani a destra e Balzaretti a sinistra, ora infortunato, che garantiscono gamba, spinta, e continua riproposizione offensiva, e a vedere la prestazione di Cassani ieri si capisce perché è uno dei pupilli di Gasperini, poi c’è il Romario del tavoliere, alias Fabrizio Miccoli, che ricorda molto il fuoriclasse brasiliano per il modo in cui calcia il pallone più che per ruolo e caratteristiche, e che ha colpi da fuoriclasse diluiti in stagioni alla Nappi, col fisico che ha inizia e finisce alla grande, in mezzo non sempre mantiene lo stesso livello, purtroppo ora è in gran spolvero.
Per il resto, come ci aveva già abituato a Catania, Zenga spazia in lungo e in largo, anche se ci sono altri giocatori importanti sui quali punta come Bovo, Cavani, Simplicio e l’argentino Javier Pastore, classe 89, pagato 6.5 milioni, trequartista moderno, alto, con grande tecnica, tiro da fuori, visione di gioco e buona corsa che gli consente di andare anche a caccia del pallone e di coprire ampie zone del campo, lo trovi centrale, a sinistra, a inseguire Maicon, o a lanciare un contropiede, un giocatore veramente importante, che non ha ancora segnato ma ha già lasciato il segno, vedi la vittoria casalinga contro la Juve.
Contro di noi il primo nodo che dovrà sciogliere sarà la sostituzione di Balzaretti.
Ieri ha iniziato il giovane Melinte, destro schierato a sinistra, che è andato in grossa difficoltà ed è stato sostituito alla fine del primo tempo, io credo che la scelta possa andare su Blasi o su Migliaccio, a seconda della difesa, a tre o a quattro.
Dalla televisione non è facile capire ma ieri nel primo tempo era accreditata una difesa a 3 con Kjaer Goian e Migliaccio, che probabilmente era nelle intenzioni, ma che ho faticato a vedere, Migliaccio terzo a sinistra si è notato una volta per un fuorigioco sbagliato, era l’unico della linea che non aveva fatto il movimento, ma per il resto mi è parso farsi molto risucchiare verso il centrocampo, il Palermo stava facendo la partita, col risultato che la coppia Kjaer Goian, alta e compassata soprattutto nel rumeno, abbastanza ruvido di piedi, giocava molto stretta, per proteggersi a vicenda, e sembrava una difesa a 2, rivelatasi un colabrodo.
Nella ripresa Zenga ha inserito una punta, Hernandez, al posto di Melinte, Cavani si è messo a sinistra in posizione più accorta a centrocampo, e mi è parso che Migliaccio facesse il terzino sinistro vero, di una difesa a 4, e qualcosa hanno migliorato, anche se ancora poco protetti, e non poteva essere altrimenti.
Con noi rientrerà Bovo, bel difensore, nel senso di bello a vedersi e utile per un tipo di calcio propositivo fin dalla linea arretrata, ma non certo una sicurezza viste certe amnesie, e se dovesse persistere con la difesa a 3 penso che potrebbero giocare Kjaer Bovo e Migliaccio, con Cassani a destra e Blasi a sinistra a fare il Balzaretti, altrimenti, scegliesse la difesa a 4, penso a una linea Cassani Kjaer Bovo Migliaccio.
Davanti, eccezion fatta per Igon Budan che dovrebbe partire dalla panchina, hanno tutta gente che non dà punti di riferimento, e per noi sarà durissima arginarli se saranno in giornata, Miccoli, Cavani, Pastore, e come alternativa quell’Hernandez, veloce, ficcante, tecnico e imprevedibile, che ufficialmente noi non abbiamo preso per problemi al cuore, mentre loro l’han fatto operare e ora è perfettamente idoneo, e gli è andata bene altrimenti sarebbe al Frosinone.
Il ruolo di prima punta atipica è spesso preso da Miccoli, specialmente in fase difensiva è quello lasciato lassù, l’unico al quale è concesso di rifiatare, ma nel tourbillon di gioco palla a terra e interscambi non è raro vedere Cavani che si getta negli spazi centralmente, o Pastore arrivare a rimorchio, orchestrati dai movimenti ad aprire gli spazi dello stesso Miccoli, lì fanno davvero paura perché in 5-10 minuti di grazia sono in grado di produrre occasioni da goal a ripetizione, fortunatamente non sono dei cecchini e il tanto movimento non aiuta la lucidità, per cui tendono a concretizzare meno rispetto al volume prodotto.
Il centrocampo è affidato alla coppia Simplicio e Bresciano, che fanno i mediani alla brasiliana, davanti alla difesa, entrambi con tanta voglia di spingere e proporsi negli inserimenti, ma che devono un po’ frenarsi per dare equilibrio alla squadra.
Ma non dimentichiamo che se invece del modulo ultima maniera Zenga scegliesse il 4-3-3 ci sono a disposizione giocatori come Nocerino, che potrebbe giocare sia al posto di uno dei due citati, che insieme a loro, Blasi stesso, anche se c’è la grana Balzaretti, e un altro giovane argentino interessante, Bertolo, mancino, uno che non si tira mai indietro, uno con “garra” che non è nemmeno male di piedi.
Infine, fuori per ragioni diverse Liverani e Carrozzieri, la rosa delle alternative si completa col centravanti Succi e il terzino destro di spinta Morganella, svizzero, riserva di Cassani, e il vecchietto Tedesco.
Il portiere Sirigu poi non mi pare una sicurezza, pronostico Rubinho titolare a breve.
In conclusione, speriamo abbiano speso tanto ieri, e di trovarli in giornata negativa in alcuni elementi, davanti hanno grande qualità e facilità di gioco e alternative, dietro, pur avendo buoni giocatori presi singolarmente, fatalmente rischiano tanto e lasciano una sensazione di perforabilità.
Hanno un organico più che buono, ma più che una sensazione di solidità danno quella che contro di loro può accadere di tutto, nel bene e nel male.
Tatticamente la mia sensazione è che potrebbero affrontarci col 4-3-3, o 4-3-1-2, anche se sono solo numeri, non credo rinunci al giocatore tra le linee perché già l’anno scorso con Mascara Zenga ci mise in grossa difficoltà, quindi
Cassani Kjaer Bovo (Goian) Migliaccio (Bovo),
Bresciano Simplicio Nocerino (Migliaccio),
Pastore
Cavani Miccoli
oppure, se come contro la Juventus,
Kjaer Bovo Migliaccio,
Cassani Simplicio Nocerino (Bresciano) Blasi,
Pastore
Cavani Miccoli
Con la torre Budan pronta nel caso avessero bisogno di variare il gioco, ed Hernandez che potrebbe essersi meritato uno spazio importante.
Vedremo.
Ale’ Grifone!

Barbera o Champagne?

Autore: 
Nemesis

Il mistero s’infittisce: che razza di prestazione deve offrire una Brendona qualunque per meritarsi 5000 euro?
E all’incontro, è proprio necessario andarci con l’auto blu e relativo autista?
Almeno Sircana guidava da solo.
In compenso pare che Marrazzo non usi i calzini turchesi, se no addio alle attenuanti generiche.

Dal canto suo, il nobile Berlusconi ha sacrificato un possibile siluro politico per avvertire il poveretto che un certo filmato l’incastrava: chissà, forse l’avrà fatto per solidarietà fra perseguitati, ma a me pare un’omessa denuncia di reati connessi e commessi, tra cui il ricatto a scopo di estorsione, che non è proprio un bruscolino.
Al Premier invece, la punizione per la bugia sull’inesistente tempesta di neve in Russia è arrivata sotto forma di scarlattina, che sembra quasi il nome di una escort minorenne dai capelli rossi.
Insomma qui, tra la Ford Escort del Premier e la Ford Transit di Marrazzo non ci si capisce più nulla, e ora ci si mette anche la Volvo Intercooler di Lady Mastella: niente di scabroso per carità, ma intanto l’ha presa in quel posto ed è rinviata a giudizio, anche se il nome di suo marito Clemente è di per sé un presagio di indulgenza e tolleranza, che poi si materializzano nell’indulto e nella prescrizione.
Si coglie un’aria frivola in giro, e nessuno svarione etico riesce più a scuotere la coscienza del popolo, tutti appesi alle scalette simili di telegiornali identici e tutti distratti, o sfiniti, o rassegnati davanti al degrado di un Paese sull’orlo del suicidio politico e morale… ma inesorabilmente rassicurati dal potere vigente che ci anestetizza.
I Magistrati sono comunisti se ti condannano ma diventano onesti se ti assolvono: più o meno come gli arbitri, e uno come Saccani da orco si trasforma in fata azzurra… ma solo se nega i rigori alla Fiorentina.
Noi qui purtroppo, di tutto questo, non abbiamo il tempo per discutere, prosciugati come siamo dai problemini del nostro caro Genoa, che ce ne dà tre fredde e una calda.
Come da protocollo, al grido di “lo stiamo perdendo”, ciascuno esprime la propria diagnosi: è il più vasto consulto della storia, visto che i dottori nel tempio sono alcune migliaia e gli specialisti nel Web qualche centinaia.
Le tesi prevalenti sono soltanto due, il complotto e la sfiga, e non c’è verso di insinuare dubbi su qualche disguido nella tattica della terapia, sulla precaria difesa immunitaria o sul deficit ereditario dell’ultimo mercato.
Poi, una vittoria grintosa diventa la pillola del giorno dopo, e l’ambiente si depura e si sfoga consegnando alle forze maligne esterne i propri tormenti, che volano via come i palloncini sfuggiti di mano ai bambini.
E così il Genoa si rannicchia tra le coltri della propria innocenza e, quasi guarito, affronta il futuro con l’orgoglio dei superstiti.
In fondo, anche il Milan era a pezzi e poi è andato a vincere a Madrid, e un Genoa convalescente ha compiuto l’impresa superando, in campo e in classifica, una Fiorentina al completo.
Con questa trasfusione di fiducia, la partita di Palermo rimane insidiosa, ma almeno non-segnata.
Per questa trasferta non ci sono epici ricordi da riesumare, ma sul bilanciere dell’incertezza si possono contrapporre due esempi estremi, recenti e quindi facilmente commestibili.
1 maggio 2004.
Il Genoa di De Canio, dopo aver battuto la Fiorentina con uno dei goal più belli degli ultimi anni (tacco smarcante di Milito e fucilata di Gemiti all’incrocio), perde a Trieste e al Ferraris con la Salernitana.
Contro il lanciatissimo Palermo sarà dura, ma il Genoa fa quadrato e promette di vendere cara la pelle.
Mister e giocatori annunciano un particolare impegno e il clima diventa positivo, tanto che la vigilia è pervasa dall’ottimismo della volontà.
Al Barbera invece accade un fatto inusuale e, dopo il fischio d’inizio, un tornado vestito di rosanero si abbatte sul povero Grifone.
Una pressione esasperata, una foga insaziabile, un ritmo insostenibile, uno schiacciapietre che ci asfalta senza che si riesca nemmeno a sfiorare il pallone, che schizza telecomandato nel flipper della nostra area.
Una cosa simile, ma in miniatura, l’avevo vista nella finale mondiale del 74, quando l’Olanda si trovò in vantaggio sulla Germania dopo due minuti di passaggi consecutivi e ininterrotti.
Il Palermo mena la danza per 4 tragici minuti e poi, finalmente, Toni realizza.
Dico finalmente perché, lo ricordo benissimo, non era umanamente possibile reggere quel supplizio, e il goal sembrava l’unica liberazione da un’apnea irreversibile e forse l’unica via d’uscita per cambiare senso alla gara.
Poi avremmo perso per 3-1, ma nel tempo le sconfitte si confondono.
Quei 4 minuti invece no; mi sono rimasti dentro perchè somigliano all’icona dell’inferno, eterni come una tortura e asfissianti come l’ossido di carbonio.
Da quel giorno, ogni volta che gli avversari ci assediano, mi torna in mente Palermo, e siccome la scala Mercalli della sofferenza è tarata su quell’episodio, non ricordo uno strazio più intenso e più concentrato di quello.
E l’effetto fu ancor più dirompente perché la solenne promessa di “dare tutto” si era liquefatta nel contrasto di chi non riusciva a “dare niente”.
22 marzo 2008.
Il Genoa incappa in 3 sconfitte consecutive a Cagliari (sigh!), in casa con la Juve e a Firenze; poi pareggia 1-1 con l’Inter e si presenta a Palermo, dove l’aspetta un Guidolin in bilico e uno Zamparini al solito lamentoso, in cerca di compensazioni arbitrali per i torti subiti.
Una scena classica, ma che Tagliavento accetta di interpretare: già al 24° ci punisce con un penalty discutibile, e il campo diventa il solito piano inclinato su cui arrancare come fosse il Gavia.
Passano solo 5 minuti e il dio del calcio concede a Figueroa uno dei gesti più puri del suo repertorio, e lascia partire un siluro “made in Argentina” che, ai tempi delle Malvinas, avrebbe affondato qualche incrociatore Inglese. (http://www.youtube.com/watch?v=EbnytUjKzFk)
Leon fila via sulla sinistra, imprendibile, e appoggia al centro per Lucho, che sposta il pallone con l’esterno e dai 20 metri colpisce di collo pieno.
Il tiro, che come la neve non fa rumore, sfotte la gravità e galleggia nell'aria finchè gli va; poi si abbassa e plana in rete, separando finalmente i fatti dalle chiacchiere.
Sì, perché su di lui imperversavano le ciarle, e tutte le tastiere compiacenti che le avevano avallate si ritrovarono d’un colpo spiazzate: in seguito, questa partita sarà rimossa e cancellata dalla Ram dell’Istituto Luce.
Ma non basta: poco dopo Figueroa rasenta il raddoppio, e poi rifinisce per Milanetto un raro monile chiamato assist, che è una sintesi di intelligenza, tecnica e altruismo.
Quel giorno, il Genoa vinse 3-2, e brindare con lo Champagne al Barbera fu un evento inaspettato, se non altro per come si era messa la gara.
In tutto questo non c’è una morale da trarre, ma può essere utile notare che a volte le difficoltà si trasformano in stimoli, mentre la sicurezza può evolvere in cocente delusione.
Considerando gli attuali limiti fisici e tecnici, la via giusta non può che essere quella della concentrazione e del cuore, ma anche della consapevolezza di chiamarsi Genoa cfc 1893… e ho detto tutto.
Infine, due parole sulle accuse di Gasperini verso chi pressa gli arbitri per condizionarli.
Collina è stato chiaro, promettendo accertamenti e annunciando l’apertura di un’indagine… “Gasperini sarà chiamato a raccontare ciò che dice di aver visto; sentiremo la sua e altre testimonianze”.
Temo per lui e per noi.
Questi atteggiamenti, credibili ma indimostrabili, possono essere una vera trappola per chi li denuncia, perché equivale a mettere in dubbio l’onestà dell’arbitro.
E se non sono stati riportati sul referto, vuol dire che “non sono mai accaduti”.
Meglio lasciar perdere.

TRADUZIONE PER I NON UDENTI (pag.777)


"E sia ben chiaro una volta per tutte"...


"non voglio più sentir parlare di complotti"...


"e al primo che si lamenta..."


"gli faccio un culo così"