10: Genoa-Fiorentina
Corazon Genoa
Altro che 3- 4- 3,schemi e belinate varie.
Nella serata più importante di questo travagliato inizio stagione,c'è voluto un Genoa tutto Cuore,vecchio stampo,gladiatorio, a tratti eroico,per battere una Fiorentina mai doma,superiore quantitativamente e tecnicamente,verso la quale ci siamo ripresi i tre punti regalategli lo scorso anno.
Non è stato facile come si prevedeva,battere i Gigliati.
C'è voluto anche l'apporto decisivo ma non fondamentale di Julio,ma soprattutto una squadra dedita al sacrificio,alla sofferenza e finalmente scevra da tatticismi e virtuosismi che stasera e anche in seguito,vista l'emergenza e la mancanza di campioni, non si può più permettere.
Finalmente Gasperini,(in tribuna porta bene:-)
),si ricorda che la società gli ha messo a disposizione un guerriero di nome e di fatto,che ha vinto tutto nella sua lunga carriea e ne avrà viste di tutti i colori sui campo e negli spogliatoi di mezzo mondo:Hernan Crespo.
Il delantero,dopo un inizio stentato e difficile,ci mette la sua grinta, la voglia di giocare lasciata in panchina,e trascina la squadra tutt'altra che spaccata al suo interno e soffre con essa.
Gasperini rivoluziona per l'ennesima volta il suo Genoa e piazza un bel 4-3- 3 ,con Rossi a uomo su Vargas prima e nel secondo tempo su Marchionni.
Stavolta è Mesto ad andare in panchina a sorpesa,ma poi entrerà come il Gran Jolly nel secondo tempo e nel trio d'attacco iniziale ci sono Sculli,Crespo,e Palladino.
Dal suo canto Prandelli,appena definito il Bello dello sport per il Premio Facchetti,schiera una Viola a tre punti con Jo Jo, Gila e Mutu.
Chiare le intenzioni del tecnico di vincere la gara con il suo favoloso trio .
Si soffre tanto all'inizio,specie nel mezzo,causa la velocità dei centrocampisti viola, anche se paradossalmente è il Genoa ad avere tre buone occasioni ,due con Sculli e una con Palladino che fa le prove generali del gol.
Ma è sempre Frey ad impedire,di riffa e di raffa il gol rossoblù.
Nel mezzo due dubbi fischi strozzati in gola da Saccani(da bestia nera a portafortuna nel volgere di pochi mesi)per spinte in area genoana.
Scandaloso invece il tuffo di Jovetic che inciampa da solo e chiede rigore anche al guardalinee,in maniera vergognosa.
Il gol del Genoa arriva sulle ennesima incursione di Palladino,il quale converge al centro, serve Sculli,che prima finta,poi crossa verso il napoletano che in posizione regolarissina stoppa di petto, e poi di tacco deliziosamente, segna sotto la nord.
Nel secondo tempo sembra che il Genoa abbia una marcia in più per la fiducia e la carica che quel gol gli ha dato.
Controlla, riparte bene e la Fiorentina prima dei suoi cambi,non da l'impressione di poterlo impensiere.
Poi fortunatamente entra in scena anche Julio.
Prima su tiro straordinario di Montolivo, che centra il palo alla destra di Amelia e pochi secondi dopo il palo alla sua sinistra con Gambarini, su ennesimo cross da sinistra di Vargas.
Il gol è nell'aria e lo sigla il nuovo entrato Marchionni che chiude un cross di Pasqual,filtrato a sinistra per mancata diagonale difensiva di Sculli.
Gasperini dalla tribuna,dietro un vetro che sembra quello del parlatorio delle carceri di Marassi, impreca e si dispera ma ha il grande intuito di inserire Mesto, per un Palladino forse un pò stanco.
Il mister si ricorda pure di un altro acquisto di Preziosi,Palacio, che entra al posto dell'encomiabile soldatino Sculli.
Su rimessa laterale l'argentino, tocca il secondo pallone della sua gara e serve con una mezza palombella Mesto che trafigge Frey,finalmente battibile anche da pochi metri e senza l'acclusione dei suoi piedi.
A questo punto il Genoa dimentica schemi, schemetti e sorretto da un pubblico caloroso ,che capisce il momento di sofferenza, si rintana nel suo fortino e resiste peggio degli yankee nella guerra di secessione.
Modesto,prova incoraggiante la sua dopo tante prove opache esce per Esposito,perchè Prandelli mette pure la quarta punta,Castillo.
Amelia si traveste da Superman,ferma il bolide di Montolivo parando anche quando il gioco è fermo.
Non solo:Da la carica alla Nord e ai suoi compagni.
Saccani non infierisce,fischia il giusto e malgrado Palacio non tenga un pallone che sia uno ,si vede pure Milanetto ricorrere nella metà campo avversaria al 90°.
Ma è il delantero Crespo insieme al capitano coraggioso Rossi a dare l'esempio,la voglia , di lottare ,di superare questo momento difficile e portare a casa tre punti importantissimi.
Quando i fantasmi dello scorso anno si rievocano nei piedi di Milanetto, e Mutu calcia fuori a poco dal termine,il Genoa è ancora lì a non mollare,proprio come gli avevano chiesto i tifosi ad inizio settimana.
La vittoria da il giusto premio ad una squadra che aveva bisogno di questa vittoria come il pane,la panacea per il futuro che si chiama Palermo ma soprattutto Lille.
Che da questa sera,con l' umiltà del Mister,il ritrovato spirito di gruppo,(emblematico l'abbraccio in mezzo al campo della squadra),la solidità emersa dalle sagge parole di Preziosi,possa ripartire il cammino di un Genoa non solo più imperversato da sfortune e infortuni vari,ma di tranquillità e di gradualità per raggiungere i suoi obiettivi.
Un pò di respiro e di serenità per tutti.
Ianna
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Genoa - Fiorentina
Parto da un Genoa Fiorentina dell’Ottobre 2007.
Secondo me una della più belle partite del Genoa di Gasperini, e lo 0-0 fu una vera impresa.
Non sono solito parlare di arbitraggi, ma quel giorno il signor Morganti ci fece giocare per almeno un’ora con il campo in salita, una cosa incredibile, un numero impressionante di falli a favore dei viola in mezzo al campo, zero per noi, poi si stancò pure lui, di fronte a un grifone sontuoso, e finì la partita arbitrando normalmente.
Per non prendere goal da una Fiorentina nettamente più forte, in una situazione come quella, bisognava fare una prestazione straordinaria.
Quel Genoa, tabellino alla mano, se non ricordo male, contro il tridente largo dei viola scelse la difesa a 4 con Danilo Bovo Bega e uno tra Rossi e Konko, con l’altro a centrocampo insieme a Paro e Juric, con davanti, nel tipico gioco a fisarmonica, Sculli Borriello Leon.
Con tutto ciò che si può dire dell’organico attuale, mi pare che dal punto di vista della qualità non ci siano paragoni, soprattutto se lo confrontiamo con quello viola di allora, che era già molto più vicino al loro standard attuale rispetto a noi: Frey Mutu, Pazzini, Ujfalusi, Gamberini, Montolivo, Kuzmanovic, Pasqual, Liverani, Vieri, Donadel, Kroldrup non erano certo gli ultimi arrivati.
Il Genoa li affrontò con grande compattezza, grande corsa, grande abnegazione, tutti uniti, tutti a darsi una mano a vicenda, grande attenzione a chiudere gli spazi e consuete ripartenze gasperiniane con un Leon capace di ribaltare l’azione di 30 metri, facendo rifiatare la squadra, e un Borriello con la schiuma alla bocca.
Sono queste le armi che saranno necessarie mercoledì sera.
I viola, squadra super organizzata da Prandelli, arrivano alla sfida attuale con un’ulteriore evoluzione tattica, liberatisi degli esterni d’attacco alla Santana e Semioli, che a conti fatti non incidono mai in maniera importante sul piano dei numeri, preso atto che Mutu a fare un certo lavoro largo a sinistra patisce, e in concomitanza con la crescita e l’esplosione di Jovetic, sono passati a un 4-4-2 che ha rilanciato alla grande anche Vargas, protetto da un terzino dietro può liberarsi nelle sue tipiche discese fatte di potenza ma anche di ottimi mezzi tecnici che gli consentono cross tesi e liftati, manna per Gilardino, e anche tiri da fuori sempre molto pericolosi.
Questo nuovo assetto ha portato anche una migliore qualità di gioco, rispetto allo scorso anno, in cui parecchie volte sono stati salvati da qualche colpo di fortuna dopo aver subito l’avversario, destano una migliore impressione.
In vista della sfida, se il Genoa certo non sta bene sul fronte infortuni e squalifiche anche i viola hanno qualche problema di troppo, in difesa soprattutto: Dainelli ha problemi al ginocchio che vengono monitorati di ora in ora, Kroldrup era in tribuna contro il Napoli per i postumi di una bronchite, Natali si è infortunato, lo stesso Gamberini, unico arruolabile certo, viene dato in difficoltà fisica, il rischio è quello di dover utilizzare Comotto centrale.
Altro dubbio riguarda Marchionni, dovrebbe essere convocato ma era assente nell’ultima per una distrazione muscolare, situazione aggravata dal fatto che il suo naturale sostituto, Santana, è uscito nella gara di ieri per infortunio.
Alla fine potrebbero recuperare in tanti, anche se non al massimo, e schierare Gobbi, Kroldrup o Dainelli, Gamberini e Comotto in difesa, Marchionni o Jorgensen, Montolivo Zanetti e Vargas a centrocampo, Gilardino e uno tra Mutu e Jovetic davanti.
In più Donadel si candida per far tirare il fiato a Zanetti lì in mezzo.
Il Genoa, facendo la conta, contro il 4-4-2 potrebbe tatticamente tornare alla difesa a 3, e a quel 3-4-3 sporco che in tempi di normalità garantirebbe qualche vantaggio, in quel caso si potrebbe ipotizzare un Papa Biava Bocchetti, o un Esposito inserito al posto del greco, difficilmente credo lo vedremo centrale come Moretti.
Zapater e Milanetto in mezzo, con Mesto e Rossi sulle fasce, sulla scelta di chi dovrà opporsi a Vargas, con l’altro a sinistra, potrà pesare sia la facilità di corsa del primo che la maggiore attenzione e concentrazione in marcatura del secondo, io penso a un Rossi a destra e Mesto a sinistra.
Davanti Sculli Floccari e un Palladino in buona condizione, a cercare di dare qualità soprattutto nelle ripartenze.
Altra soluzione potrebbe essere invece un qualcosa di speculare ai viola, disegnare un 4-4-1-1 che porti a tanti duelli individuali, alla ricerca di un brodino.
Vedremo, intanto non so perchè ma a sensazione preferisco giocare di sera, poi comunque farlo ogni 3 giorni non è facile per nessuno e quindi il divario attuale sulla carta potrebbe assottigliarsi, e in ogni caso serviranno però le qualità citate in occasione della partita di due anni fa, oltre a tanta semplicità e buon senso, rifuggendo dalle alchimie, e una grande mano dalla tifoseria, senza quei silenzi spagnoli inframmezzati da mugugni al primo disimpegno sbagliato.
Ale’ Grifone!
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Gasperelli & Prandini
Gasperelli e Prandini sono due bravi allenatori, molto apprezzati dalla critica nazionale, ma per coerenza dovrebbero scambiarsi le desinenze (e secondo i più impulsivi anche le residenze).
Infatti, il vezzeggiativo “elli” dà più l’idea del grazioso e del seducente, e per default il Genoa pratica “il più bel gioco d’Italia”.
Il diminutivo “ini” ha invece un senso più riduttivo e la Viola, fra rigorini, aiutini, goal in zona Cesarini e rapine dei vari Gilardini, si meriterebbe un declassamento.
Questo per il passato, ma adesso si è tutto rovesciato: il Genoa stenta e la Fiorentina vola (a parte ieri), in attesa di un prossimo auspicabile ribaltone.
Noi, per indebolirli, gli abbiamo rifilato Papa Waigo, ma loro hanno parato e risposto alla grande con Vanden Borre e Potenza.
Loro hanno sacrificato Pazzini, Osvaldo, Semioli e Felipe Melo, e noi abbiamo rilanciato con Milito Motta e Ferrari, e ora vedremo chi si è indebolito meno; anzi, chi si è rafforzato di più… come amano raccontare i menestrelli del gotto mezzo pieno.
Gasperini dovrebbe imitare il collega nel mettere i giocatori a proprio agio e nell’adattare la tattica alle risorse disponibili… sì insomma, se ti mancano i colori per fare un quadro, non puoi raccontarci che il giallo sia verde o dipingere un prato con il rosso.
Prandelli invece potrebbe prendere ripetizioni su come si motiva e si organizza un gruppo, come gli si spreme la determinazione e come, a volte, si circuisce la dea bendata, cercando però di ignorare certe fissazioni maniacali.
Probabilmente, assemblando il meglio dei due si otterrebbe un allenatore con i fiocchi: certo che quello a cui resta il peggio di entrambi sarebbe fatalmente esonerato, e non al panettone di Natale, ma già alla pateca di ferragosto.
In fondo però, temo che Gasperelli e Prandini sarebbero come il Sarchiapone e il Minollo, esemplari unici di specie mai esistite.
Mercoledì ci sarà il rendez-vous, e negli ultimi due anni il Gasp non ha mai battuto il Prand.
Arbitrerà Saccani “uno di noi”, che da lupo mannaro si è evoluto in amuleto, vedi gare con Atalanta e Juve.
“A me il Genova un mi garba punto”.
Così dicono a Firenze, ma noi di loro pensiamo cose molto più scurrili.
Il fatto è che, a ogni incontro, ci sono motivi per andare in bestia, e ultimamente capita sempre al Genoa.
L’inizio di questa rivalità ruspante, sempre in bilico fra antagonismo, polemica e antipatia, ha una data ben precisa: 3 giugno 1956.
Come tutti sanno, è l’anno del loro primo scudetto, e si presentarono a Marassi per chiudere imbattuti quel glorioso campionato.
Terminare senza sconfitte è un evento assai raro, e non per caso c’era riuscito il Genoa del 1923: ovvio quindi che l’esame per un simile merito avesse l’obbligo del timbro rossoblu.
Tra l’altro, anche il Grifo aveva un record nel mirino e l’imbattibilità casalinga, specie se a Marassi, ha sempre un fascino particolare: peccato solo per la troppo frequente “battibilità” esterna, che non aveva consentito di migliorare il pur ottimo nono posto.
Il pomeriggio era caldissimo e, soltanto il giorno prima, la città aveva festeggiato il decimo anniversario della Repubblica, che nel 1956 era ancora considerata una conquista civile: oggi invece, c’è chi ne farebbe volentieri a meno, considerandola un fastidioso orpello e una specie di zavorra.
Come una calamita, il Ferraris attraeva tutti i Genoani abili e disponibili, perché l’epilogo della stagione andava salutato con rispetto e la Viola, ormai campione con 12 punti di vantaggio sul Milan, meritava di essere ammirata.
Senza Internet e Tv, c’era anche la curiosità di vedere dal vivo l’asso brasiliano Julinho, per verificare se le cronache di Niccolò Carosio ne avessero descritto correttamente la classe genuina o, al contrario, immaginarie evoluzioni radiofoniche.
La rapsodia delle emozioni comincia al 24° quando Gratton, solo in area, segna a Gandolfi un goal facile e, nella testa della gente, conclusivo.
Il Genoa infatti stenta, e la sua buona volontà cozza contro la maggior tecnica viola, saggiamente organizzata dal Mister Fulvio Bernardini.
L’arbitro Jonni di Macerata, che a Firenze ancora oggi ricordano con disgusto, diviene il protagonista di episodi decisivi.
Al 60° Montuori supera De Angelis e fila verso la porta; il genoano gli si appende ai calzoncini e non li molla, facendosi portare a spasso dall’altro che insiste, e avanza ancora, entra in area, ma impedito dall’oneroso fardello calcia debolmente.
Forse è rigore ma, com’è noto, senza il fischio non se ne fa nulla, e Jonni non è Gava.
Poco dopo tocca al nostro Pestrin essere atterrato in area da Cervato ma l’arbitro, evidentemente esperto in equivalenze e affini, compensa il bilancio e ignora il misfatto.
Quando però al 74° è Chiappella a falciare Carapellese che lo stava ubriacando in slalom, il legittimo penalty arriva per davvero, e le proteste dei Viola sembrano più una formalità da espletare.
A questo punto c’è un piccolo mistero insoluto, e anni di chiacchiere non hanno mai chiarito il perché sul dischetto si sia presentato Gren e non Frizzi, rigorista ufficiale e implacabile: pare che le ragioni derivassero dallo status di ex, ed evidentemente Gren aveva qualche conto da saldare.
Comunque insacca, e diventa difficile capire se l’esultanza per il pareggio sia più intensa sul campo o sugli spalti.
Quel goal agisce come una scintilla e in breve il Genoa comincia a triturare i frastornati avversari.
Lo stadio, finalmente aizzato a dovere, produce il massimo sforzo, e a nessuno viene in mente che la partita sia ininfluente, perché ormai si è trasformata in una questione di prestigio.
Sembra di essere all’inferno, nel girone degli incontentabili, e la bolgia continua a crescere perché dai cancelli, come consuetudine, entrano i Genoani dell’ultimo quarto d’ora (che mai più avrebbero immaginato di godersi un tale spettacolo… gratis) e come affluenti vanno ad alimentare il fiume già impetuoso di suo.
All’80° cross di Delfino, Orzan respinge corto, irrompe Frizzi che con una parabola al volo fulmina Sarti in uscita.
E’ il delirio, e la disperazione dei Viola si colora del suo stesso colore.
Ma non basta: Corso viene espulso ma il Genoa in 10 continua ad attaccare e mette alle corde i campioni, finché al 90° è Carapellese a confezionare il terzo fiocco su quell’indimenticabile pacco dono offerto ai campioni.

Quello stop all’ultima giornata ebbe grande risonanza, e il Calcio Illustrato dell’epoca chiudeva così l’articolo:
“Il Genoa, traboccante di volontà e vigoroso nel corpo a corpo, ha sfoggiato decisione in difesa e pericolosità all’attacco, e il suo gran finale ha entusiasmato e commosso”.
L’allenatore Magli, che resterà 3 anni al Genoa, fu addirittura portato in trionfo dai giocatori, e lo stadio devoto lo osannò come un santone: certe abitudini vengono da lontano, anche se allora non si usava il “santo subito” e si preferiva temporeggiare un po’.
La partita segnò anche la fine dell’avventura in rossoblu per “il professore” Gren e per l’affidabile mediano Larsen, ma all’orizzonte già lampeggiavano i bagliori di un imminente Abbadie.
Andò via anche il centravanti brasiliano Marinho Di Pietro, che avrà avuto anche le “mani pulite”, ma con i piedi era un mezzo disastro e si segnalò solo per due goal nel derby.
Tra l’altro arrivò per errore: il Preziosi di allora voleva comprare il fenomeno nero Maurinho ma, per un disguido, se lo ritrovò bianco e grammo, ed è un po’ come se oggi si ingaggiasse il Tiago della Juve invece di Thiago Motta.
A Firenze non gradirono quell’inattesa sconfitta e, anello dopo anello, la catena dei dispetti cominciò ad allungarsi fino ai giorni nostri.
Nel 58, in casa loro, subimmo un’umiliante sconfitta per 7-1. Poi una serie di botta e risposta.
Nel 63 ci fu l’apoteosi di Meroni, che sbeffeggiò Albertosi con due reti straordinarie, mostrate all’Italia intera nella classica registrazione domenicale delle ore 19: tutti i Genoani corsero a casa per rivederle, e per godere ancora.
L’anno prima… 5-0 per loro.
Nel 65 a Marassi, ancora nell’ultima di campionato, ci fu un rotondo 4-1 per noi, ma nell’andata… un altro 5-0 per loro.
Nel 77, finalmente, riusciamo a violare i Viola: 2-1 a Firenze, con reti di Pruzzo e Arcoleo.
Nel 78, ancora all’ultima giornata, il perfido 0-0 che ci manda in B per un goal nella differenza reti, e proprio a vantaggio della Fiorentina, tremenda anteprima del recente accesso alla Champions negato per lo stesso motivo.
Nell’81 la drammatica uscita di Martina e il Prof. Gatto che salva il cuore di Antognoni.
Nel 95 il tragico spareggio con il Padova, sostenuto da una Firenze ostile, piovosa e diciamolo… anche un po’ stronza.
Infine il 2009, con un assurdo 3-3 dopo una partita già vinta e poi smarrita al 94° tra gli sbuffi di un fischietto inquietante.
E la storia si chiude, per ora, con il pullman dei Viola che travolge e passa sopra a un Genoano, miracolosamente salvo, ma l’involontaria vicenda può essere l’icona di una tensione latente che ogni volta trova spunti per rinnovarsi.
Fare le scarpe a Della Valle sarebbe il massimo, anche perché la sua ostentata verginità calcistica è un falso clamoroso.
A proposito: cosa ci fa il giglio (simbolo della purezza) sulle maglie della Florentia, dopo una promozione regalata per meriti sportivi e una salvezza comprata con l’intercessione di Moggi?
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