09: Cagliari-Genoa

Gava lava il Genoa

Autore: 
Ianna

Ai tempi della Balena Bianca,c'erano diversi esponenti politici italiani  Democristiani,avellinesi nonchè campani.
Uno di questi,di forte influenza clienterale  era Antonio Gava.
Di lui si ricorda un manifesto del defunto PCI,dal titolo eloquente:
"Gava come Lava".
Oggi,al Sant'Elia di Cagliari,è uscita con molto probabilità,una versione applicata al calcio,con al centro del programma non più elettorale,ma calcistico,l'omonimo dell'Onorevole,che di diverso ha solo la residenza in quel di Conegliano Veneto,ma probabilmente ha indirizzato come meglio non poteva fare,l'andamento di una semplice partita di football. 
E' stata l'ex giacchetta nera,ora in giallo,a dare un grande aiuto alla squadra isolana,che finalmente,arrivato il Genoa,è riuscito a vincere la sua prima gara in questa stagione.
Squadra genovese,infarcita di cerotti in più punti,di  panni bagnati sulla fronte per le ripetute mazzate ricevute,con morale quasi sottoterra,ma in compenso con la fiducia del Presidente e l'affetto dei suoi tifosi,critici ma non isterici in settimana,malgrado la debacle e la figuraccia francese in quel di Lille.
Gasperini,al centro delle attenzioni e di qualche critica legittima ,fa "di virtù necessità",si guarda intorno,vede che tra defezioni,infortuni,scelte e moduli,non può rischiare il suo fatidico credo tattico e schiera forse per la prima volta la difesa a quattro con Papa finalmente terzino destro e Bocchetti a sinistra,con Biava e Moretti centrali.
L'inconsistenza del Cagliari,una buona squadra di serie C1,con il solo Cossu a tentare di  giocare al calcio,permette al Genoa di controllare la squadra di casa e addirittura senza strafare, di passare in vantaggio con una deviazione di "Julio" su punizione di Mesto.
Il primo tempo si chiude con un pericolo per Amelia,su punizione dal limite di Biondini  che coglie l'incrocio e sbatte fuori dalla linea bianca.
Ma la tegola peggiore,sul già malandato capo del Balordo, è l'infortunio muscolare a Juric,che priva il Grifone di un ennesimo centrocampista e fa somigliare il Genoa,più alla Croce Rossa che ad una squadra di calcio.
Dopo i primi 45 minuti due sono le considerazioni che si potevano fare:
Il Cagliari e più scarso del Genoa attuale e Julio invocato a gran voce dal Grifondoro nel suo post di presentazione,sembra essere sceso in campo per ribadire la sua supremazia e importanza strategica in questo frangente.
Il secondo tempo procede sulla falsariga del primo e anzi è il Genoa, che sembra quasi voglia chiudere la gara ,controllando senza patire molto i vari Nenè(mai visto uno più scarso di lui in Italia) e Jeda(un fantasma).
Ma cosa se non il fato,l'arbitro e qualche scelta errata del Mister ,a cambiare il corso della gara?
Prima un triplice fuorigioco non visto da Gava,che permette a Biondini dopo palo e carambole di impattare,poi la scelta di Gasp di togliere un inconsistente Floccari,(la cui unica cosa buona è stato il gol su rimpallo),per Sculli e il rigore per fallo di mano di Biava,che ha portato il "falso veneto" ad espellere Moretti per doppia ammonizione.
Beffa nella beffa o come si suol dire..."cornuto e mazziato"
Il gol della incredibile e immeritata vittoria dei sardi arriva alla fine,in superiorità numerica,con Matri che da terra serve Lazzari,per un tiretto facile facile,che vede Amelia (non gli capita un pò spesso?)leggeremente avanti sulla linea della area piccola,tra una difesa imbabolata  e stordita.
Con i se i ma la storia non si è mai fatta,figurarsi per una gara di calcio.
Ma la scelta di Gava di fischiare come una locomativa quasi a senso unico nel secondo tempo,con una espulsione per doppia ammonizione per giunta errata ,un fuorigioco e una influenza palese, è un mezzo alibi alla terza sconfitta del Grifone tra coppa e campionato.
Non di meno è stata la scelta di Gasp,di inserire Sculli e non Crespo che avrebbe permesso alla squadra di salire,e di non rintanarsi nella propria metà campo,subendo la  determinazione dei padroni di casa,che altro non avevano e non potevano offrire.
Sculli infatti ha velocizzato più che addormentanto la gara, e cosi facendo ha prestato il fianco al predominio territoriale del Cagliari che  ha messo la competizione,a causa della sua mancanza tecnica e di qualità,sulla foga agonistica.
Vincendo per la nostra rabbia e delusione.
Al termine della gara, il Gasp si è lamentato per il condizionamento degli arbitri dentro e fuori il campo e per una persona pacata come il Mister.è a dir poco inisuale.
Resta il rammarico per aver  regalato la partita, i tre punti e addirittura un insperato quarto posto a termine di questa disgraziata partita.
Essa sarebbe servita maggiormente per il morale,per la fiducia che una squadra in difficoltà come il Genoa di Ottobre ,avrebbe trovato per il suo già travagliato e difficile campionato.
Ed invece ci aspettano altri 7 giorni di passione con due gare dure contro Viola e Palermo.
Da affrontare con cerotti,squalifiche e morale sotto i piedi.
Che qualcuno ci protegga,provveda,prima che il giocattolo si rompa e faccia cocci e danni.
A tutti.
Ianna

Pagelle Cagliari - Genoa 3-2

Autore: 
RedBlueOysterCult

Amelia: Aumenta il lavoro per il portiere Rossoblu gara dopo gara , oggi lo svolge al meglio delle sue possibilità compiendo gli ormai usuali canonici due miracoli. Voto 6.5

Sokratis : Ammonito dopo pochi minuti non perde la testa e si dimostra il migliore della retroguardia svolgendo discretamente la fase di spinta. Voto 6+

Moretti : Che sia fuori ruolo e poco protetto dal centrocampo  l’ho già scritto troppe volte ma non riesco a vederlo diversamente.  Oggi pure sfortunato nell’espulsione viene  ammonito al posto di Biava. Voto 5.5

Biava : Protagonista in negativo di tutte le segnature Cagliaritane , sul primo goal stenta a rinviare , sul secondo viene punito dall’arbitro , sul terzo sonnecchia su Lazzari. Giornataccia. Voto 4.5

Bocchetti : Aumentano i compiti in appoggio sulla sinistra , non malissimo considerato che stiamo parlando di un difensore puro.  Voto 6

Rossi : Si batte per tutta la gara da vero capitano tamponando in un centrocampo trasparente all’inverosimile. Voto 6.5

Milanetto : Avrebbe bisogno di rifiatare ma non ci sono alternative , difficile valutare le sue gare . Voto 5.5

Juric: Si vede che è stato recuperato in fretta e infatti esce anzitempo : Voto 5.5

Palladino: Di lui sappiamo quanto potrebbe fare , aspettiamo con ansia il giorno che lo faccia, pur ammettendo che in questo specifico momento non è facile: Voto 5.5

Floccari : Ha il grandissimo merito di tradurre in goal l’unico tiro in porta della giornata. E poi tanto lavoro “arretrato” da svolgere. Voto 6.5

Mesto: In confusione tattica si dimostra poco incisivo , un piccolo merito sul primo goal. Voto 5.5

Zapater: Oggi completamente assente dallo svolgimento della gara , si potrebbe anche dire che non ha sbagliato nulla. Voto SV

Sculli : Al pari di Zapater non entra mai nel vivo della gara , stesso discorso. Voto SV

Esposito : Il centrale invece è costretto a rimpiazzare Moretti nel Fortino finale. Ma anche per lui gara di difficile valutazione. NG

Gasperini: Oggi almeno un pochino di grinta si è vista ma bisogna pure vedere se è lui in questo caso il problema. Ad ogni modo sul 1-2 toglie la punta  senza sostituirla con un'altra. Col senno di poi , un grosso errore visto che anche la difesa del Cagliari non è parsa impenetrabile. Voto 5

CAGLIARI
MARCHETTI, ASTORI, AGOSTINI, CANINI , LOPEZ ,BIONDINI,  COSSU (44 s.t. BARONE ), CONTI, DESSENA  (20 s.t. LAZZARI ), NENE' ,  JEDA

* Arbitro: Gava
* Marcatori: MESTO 21' p.t., BIONDINI 10' s.t., FLOCCARI 14' s.t., NENE' rig. 33' s.t., LAZZARI (CAG) 42' s.t. .
* Ammoniti: ASTORI, CANINI , COSSU , PAPASTATHOPOULOS , MILANETTO , ROSSI , FLOCCARI,
* Espulsi: MORETTI

La sfida

Autore: 
Papillon

E va bene dai ... pensiamo positivo.
Oggi è una giornata imporante, la squadra deve dimostrare di saper reagire ad un momento che, definirlo di annebbiamento è riduttivo.
Nessuno dei protagonisti ha avanzato come alibi che, la causa delle ultime due deludenti prestazioni, sia da addebitare alla preparazione fisica.
Ciò vuol dire che, fatte salve anche le importanti assenze per infortunio, il problema, se così si può chiamare, è mentale.
Non so se tale carenza sia dovuta ai frequenti impegni oppure alla presunzione di aver raggiunto uno standard che, una volta che sfugge di mano, non si riesce a riproporre.
La prima ipotesi la scarterei proprio perchè gli stessi protagonosti hanno affermato che, se le cose non vanno al meglio, è proprio la vicinanza di un altro incontro che ti permette di rifarsi.
Se ciò non avviene, vuol dire allora che, si spera momentaneamente, si è perso il bandolo della matassa.
E allora si rientra probabilemente nel secondo caso.
Forse la squadra, dopo un inizio ottimo, si è seduta, ha pensato che le cose non potevano che andare bene.
Questo avviene di solito quando viene meno la fame di sucesso, magari inconsciamente, ma tendenzialmente non si gioca tutti per uno, non si fa quel passo in più, viene meno quel mutuo soccorso che fa di una squadra vincente una squadra normale.
Le motivazioni sono fondamentali e lo dimostra la storia dello sport, di tutti gli sport.
Stamane un fenomeno delle 2 ruote, dopo anni di successi e di mega-guadagni in parte evasi, si è vinto l'ennesimo mondiale.
Ogni anno rinnova la sfida, si propone un traguardo ben preciso anche se non deve dimostrare più nulla a nessuno.
Questo, fatte salve le capacità tecniche, distingue un buon atleta da un campione.
A mio modesto parere, se come sembra sono esclusi altri problemi interni, questo è il problema del Genoa attuale.
Forse alcuni giocatori del Genoa, appagati dalla scorsa stagione, non hanno rinnovato la sfida, non hanno pensato di rimettersi in gioco e di dimostrare che la scorsa stagione non è arrivata per caso e che magari, anche con l'assenza delle 2 stelle di riferimento, sono in grado di ottenere lo stesso risultato.
Per mantenere il parallelismo è come quando nel 2004, già dalla prima gara e con una moto clamorosamente inferiore, Valentino Rossi vinse da subito il primo gran premo e poi il mondiale.
Avrebbe avuto mille motivi e mille scuse se non ci fosse riuscito, ma invece no, ha accettato la sfida e l'ha vinta.
Non si è perso in discorsi, non si è protetto dietro i successi degli anni precedenti.
Stessa cosa, da un punto di vista mentale, è l'attuale stagione del Genoa.
Ci devono credere, ma intimamente, non devono sedersi sugli allori e ricordarci costantemente ciò che è avvenuto in passato.
Devono riproporre la sfida, con rabbia e determinazione e non trovare scuse o attenuanti.
E allora da oggi pomeriggio è necessario dimostrare che anche con qualche cavallo in meno, ma con la giusta rabbia e determinazione agonistica, si vince lo stesso.
Nella storia dello sport è successo e risuccederà, loro devono solo dimostrare che è una cosa che li riguarda.
  Altrimenti rimarrebbe solo un exploit del passato e gli toccherebbe la "fine" di un Biaggi qualunque.  

L'allenatore

Autore: 
P.A.P.

L’allenatore è una delle figure più controverse di una squadra di calcio.
Alcuni lo ritengono dotato di poteri che poco hanno di umano, Helenio Herrera, uno di tecnici più noti degli anni sessanta, veniva detto il “Mago”...
Altri lo ritengono un semplice “guardone” da bordo campo...
I tecnici vengono issati con una certa leggerezza sugli altari in seguito ai risultati positivi e con la stessa leggerezza vengono scagliati nella polvere quando i risultati sportivi vengono meno ed in genere a farlo sono gli stessi che li osannavano.
Nei momenti luminosi vengono portati in spalla dai calciatori e nei momenti bui vengono presi metaforicamente a pedate dai medesimi.
Spesso pagano con l’esonero colpe che potrebbero essere non solo loro.
Ritengo debbano restare al loro posto sino al termine del campionato...
 
Nel corso degli anni sulla panchina del Genoa si sono avvicendati molti tecnici, tutti passano gli allenatori, i calciatori, i “rappresentanti legali”...con buona pace dei loro estimatori di Eterno vi è solo il buon Dio...
 
Arturo Silvestri, Luigi Simoni, Franco Scoglio, Osvaldo Bagnoli, segnarono il destino rossoblu nel corso degli anni settanta, ottanta e novanta.
“Sandokan” guidò il Genoa dalla panchina dal 1970 al 1974.
Durante il campionato di “Serie C Girone B” del 1970/71 fu qualcosa in più che un semplice tecnico, costituì con Angelo Tongiani la “società” che allora si reggeva sulle spalle dei volenterosi tifosi divenuti azionisti.
Fu prima allenatore e poi direttore sportivo quando in panchina sedette Luigi Simoni, un “suo” calciatore che dopo aver guidato le manovre rossoblu dal centrocampo tentava una nuova strada.
“Gigi” prese le redini della squadra per tre volte nel 1975, nel 1980, nel 1988.
Nelle prime due circostanze riportò il Genoa in “Serie A” guidandolo con decorosi risultatati anche nella massima serie, nella terza occasione non gli riuscì e incappo nella stagione che culminò con la “partita della vita” in quel di Modena.
Franco Scoglio era per tutti il “Professore” e spesso lo si doveva considerare come un illustre clinico giunto al capezzale del malato.
Nella sua prima avventura dimostrò indubbie sapienze tattiche ed alcuni limiti caratteriali, nelle successive divenne allenatore-direttore sportivo-direttore generale... salvo piantare tutti in asso quando tutti si aspettavano tutto meno questo.
Nonostante restò un “qualcuno” nella storia del Genoa, a differenza di qualche “C1” che pur pompato e leccato un “C1” rimane.
Osvaldo Bagnoli è scuramente il tecnico più citato da alcuni imbecilli che usualmente frequentano il web rossoblu, i quali da pappagalli ripetono a pappagallo una sua frase infelice, una delle poche di questo uomo che amava il silenzio, la discrezione e la riservatezza.
Guidò il più bel Genoa del dopoguerra, quello che raggiunse il quarto posto segnando la miglior prestazione in Campionato dal 1945, portandolo a disputare la Coppa UEFA e verso la finale europea vedendola svanire più che in quel di Amsterdam, sul campo del “Ferraris” o negli spogliatoi di Pegli...
 
Giampiero Gasperini siede sulla panchina del Genoa dal 2006 ha guidato il Genoa alla “Serie A”, ad una salvezza più che tranquilla, al quinto posto in campionato ed alla qualificazione alla Europa League.
Ha l’indubbio pregio di offrire la stabilità tattica della squadra ed il clamoroso difetto di lasciar che la stabilità divenga staticità, predilige la palla giocata e si ostina nel volerla vedere giocare sempre sia quando è l’ora di calciarla verso la porta, sia quando i piedi di alcuni non paiono portati, predica e pratica un calcio agonisticamente aggressivo e si fissa talvolta sulla corsa.
È circondato da una alea che lo vuole come colui che abbia inventato il calcio e lo dispieghi come nessun altro in passato, innumerevoli leccapiedi lo esaltano dopo una vittoria magari raggiunta con l’aiuto in quel frangente di una buona dose di fortuna ed al momento in cui i punti portati a casa sono pari a zero detta vittoria sventolano a chi storca il naso.
Ridicoli sono coloro che ritengano abbia valorizzato Milito e Motta o abbia insegnato il calcio ad altri, che lo reputino non criticabile sulla base dei risultati e quando questi latitino dal cilindro cavino il coniglio del “Meritate Marchioro” sebbene in quegli anni e nei seguenti della loro presenza al “Ferraris” pare non vi fosse traccia...
Gasperini ha meriti e qualità che non credo debbano essere nascosti e sottovalutati, ha difetti che si palesano di volta in volta e che una acclamazione continua nasconde.
Mi auguro divenga più attento alle possibilità date dai giocatori che avrà in rosa perché il Bagnoli tanto caro ai “veri genoani” cultori del “risultato” e dello “schema”usi citare il tecnico della Bovisa conoscendone solo un orpello verbale, trascurano che l’Osvaldo vincitore di uno scudetto disse:
“Il calcio è un gioco semplice, non sono indispensabili astruserie come il pressing e la zona. L'importante è avere la fortuna di trovare gli uomini per metterli poi nei posti giusti, lasciandoli liberi di esprimersi. È la volontà che è al di sopra di tutto. Ho guidato giocatori che hanno meritato lo scudetto senza inventare tattiche nuove, senza machiavellismi e scoperte, senza alcun segreto. Il gioco del calcio è uno solo.”
Per mio gusto auspico che Gasperini resti alla guida della squadra sino al termine della stagione ed in quel frangente verifichi con la società se e come continuare evitando i “malintesi” occorsi in sede di campagna tesseramenti con una dirigenza che seguita a vendere i calciatori più appetibili al primo tintinnio di moneta.
 

Cagliari - Genoa (Passerotto Julio non andare via......)

Autore: 
Grifondoro70

Julio, che diavolo è successo? Dove sei? Ti ho fatto incazzare? Mi manchi, torna!
Che cosa è stato? Non dovevo provare Kharja nel tridente? E’ lì che mi hai voltato le spalle?
Sono stato in ansia tutti questi giorni, quando ho visto Modesto buttarsela dentro mi si è gelato il cuore, non avevo mai avvertito così tanta freddezza, mi ha preso il panico, poi ho visto Stankovic ingoiarsi due goal fatti e allora mi sono illuso, ma poi che è successo? Sei sparito, non ti sei più fatto sentire.

E’ stato l’ingresso di Palacio e Crespo sul 3-0? L’hai presa come un’offesa? Ma non fare così, uno te l’ho messo dall’inizio anche in Europa League, l’altro ha la sciatalgia non potevo! Non è stata colpa mia!
Ti prego, non ti ricordi i bei momenti? Contro l’Odense quel goal con rimpallo da far impallidire le punizioni flipper di Volpi e Novellino, portiere, faccia di Moretti, petto di un difensore, palla in rete, quello che ha fatto dire a tanti che ero un grande ad aver cambiato l’ennesimo ruolo a un giocatore di quel calibro, e poi la loro traversa interna alla ripresa del gioco, non ti rammenti com’era bello?
Incontrare una squadra di nome Roma senza Pizarro Perrotta Mexes Juan Vucinic e qualche altro, non posso pensare che finisca tutto così, proprio tu che hai fatto tirare Totti liberissimo in bocca ad Amelia, non farmi questo.
Adesso vado a Cagliari, e come a Bologna penso di affidarmi ai miei fedelissimi, quelli che non mi hanno mai tradito, la formazione ce l’ho già bella chiara, che fai, mi lascerai solo?
Ma che ti ho fatto? Coi felsinei il rigore dopo 5 minuti me l’hai fatto avere, e quel tiro sbagliato di Floccari trasformato in assist e il palo di Di Vaio che trema ancora adesso, non capisco perché ora mi tieni il muso.
Guarda che vado a Cagliari contro una squadra che ha perso tre partite su tre in casa, dal Siena, dal Chievo e facendo soffrire quell’Inter al completo per la quale tu te la sei presa tanto!
Corrono tanto, fanno quel 4-4-2 a rombo che io aborro, e per giunta con scelte spesso e volentieri offensive, due punte, Matri e Jeda, un trequartista piccolo e sgusciante come Cossu, e ai lati del centromediano Conti hanno due cursori instancabili come Dessena e Biondini, con addirittura Lazzari, ottimo sinistro e giocatore più offensivo, come loro prima alternativa, se vieni con noi anche tu li freghiamo come lo scorso anno, ti ricordi?
Loro giocarono, ma venne espulso Cossu per una belinata, e quel pirla di Allegri credette di poter vincere inserendo Lazzari pur in 10, Lazzari si è mangiato due goal fatti e li abbiamo mandati negli spogliatoi con le pive nel sacco grazie al più grande giocatore che io abbia portato qui, Olivera.
Che goduria! I cagliaritani ci urlavano ladri ladri solo perché non credevano ai loro occhi, non ti conoscevano, non abbiamo invece rubato niente, e se guardo indietro mi mancano le trasferte vincenti con goal al primo tiro in porta mentre gli altri si affannavano, per favore ritorna che qui è merda o Beretta-Rossi come a Empoli due anni fa!
Cosa vuoi che faccia? Che ti metta Figueroa come allora quando mi salvò la panchina? Che metta Crespo Palacio? Dimmelo e lo farò!
Mi basterebbe anche un arbitro che perda la brocca, che faccia giocare le due squadre 10 contro 10 come contro il Napoli, qualcosa che faccia saltare gli schemi e valgano le ampie fette di campo sguarnito e la qualità dei nostri giocatori, che al confronto con la loro è di ben altra categoria, qualunque cosa ma non abbandonarmi ora!
Prometto che se mi dai una mano dedico la panchina d’oro a Motta e Milito, anzi la spedisco direttamente a loro, prometto che smetterò di mettere difensori ovunque tranne che dove servono e telefono pure a SportItalia per fare il commentatore, gratis, delle partite del calcio brasiliano e argentino.
Ma ricordati degli amici! Julioooooo… Julioooo… Juliooooooooo
Ale’ Grifone!

Te la do io la Stella!!

Autore: 
Nemesis

Tutto nasce da quella succulenta esca con cui (esagerando nella sintesi) si volevano convincere i Genoani a sacrificare il Ferraris in cambio della Stella.
In sé, la contropartita è di gran pregio anzi, sarebbe come trovare il Santo Graal in Corso Perrone o la Pietra Filosofale a Trasta, ma ha il piccolo inconveniente di essere appesa a un amo.

E questo perché, al termine della grande manovra speculativa legata all’edificazione, rimarrebbero insoluti o aggravati i problemi della gestione, dei ricavi inferiori alle illusioni, e dei probabili debiti contratti per realizzare il progetto.
Altro che Stella… si dovrebbero auspicare tanti Motta e Milito rivenduti alla Fiera di S.Agata, e non a luglio o a gennaio, ma una volta al mese compresa la tredicesima.
Te la do io la Stella… se si pensa di materializzarla con gli introiti di 4 negozi, un Centro Commerciale e un distributore Erg… e con tutto il bottino diviso alla pari con l’altra squadra.
Nell’eventuale nuovo stadio, il Genoa vedrebbe dimezzarsi gli abbonamenti, dovendo poi aspettare il salto di una generazione per tornare agli attuali livelli.
Dovremmo anche cercarci un altro presidente, perché Preziosi diverrebbe il bersaglio di uno sfregio insanabile, e nessuna Coppa in bacheca lo assolverebbe.
La prossima trasferta di Cagliari ci dà l’occasione per un utile ripassino, perché la sua vicenda può essere istruttiva.
Infatti laggiù, pur in tempi ormai lontani, accadde esattamente il contrario: prima lo scudetto, e poi il nuovo stadio… “pagare moneta, vedere cammello”.
Cioè, il S.Elia fu la conseguenza dei successi e dell’entusiasmo che ne derivò, e non la causa, che comunque da noi non basterebbe a giustificare il trasloco.
C’è anche un altro elemento di diversità, che la vicenda Motta, Milito e Ferrari ci richiama: la stupefacente vittoria del 1970 fu costruita intorno a Gigi Riva, l’immenso campione che tutti volevano e che nessuno prese, e nonostante i miliardi di Moratti, Fraizzoli e Agnelli, scelse di rimanere l’idolo della Sardegna.
Con lui, a prezzo di indicibili sacrifici, la Società decise di trattenere i più forti, e in pochi anni spezzò l’egemonia Milano-Torino che solo il Bologna del 64 era riuscito a scalfire.
I pastori sardi giravano gli altopiani con il transistor nelle orecchie, il bandito Mesina rischiava l’arresto per una partita di cartello, e tutta l’isola emanava l’antico orgoglio di un popolo tenace.
Il nuovo stadio andava a sostituire il vecchio Amsicora, e aveva una capienza di 60.000 posti che, in certe occasioni, diventavano 70.000.
Nel 2002 la Lega gli negò l’agibilità per il pericolo di crolli e la società Cagliari, in accordo con il Comune, stanziò 3 milioni di euro per la ristrutturazione e le modifiche: alla fine però, la capienza risultava più che dimezzata.
In seguito, Cellino aderì alla nuova moda così in voga fra i presidenti di calcio: lo stadio di proprietà, con annessi negozi, bar, ristoranti, centro commerciale, museo della squadra, e impianti per il tennis, il pattinaggio e il beach volley.
Nel 2007 viene presentato il progetto dell’architetto Jaime Manca di Villahermosa (sembra il nome di un playboy internazionale), conterrà 25.000 spettatori e sarà chiamato Karalis-Arena (ma la Caralis non era una nave?)
Il Sindaco Floris non è d’accordo poiché preferirebbe ristrutturare il vecchio S.Elia, e allora Cellino annuncia stizzito che andrà a costruirselo in un comune limitrofo.
Doveva essere tutto fatto entro il 2010, ma il miraggio degli Europei 2016 scombussola i piani: la Figc vuole inserire Cagliari nel business, e oggi lo stallo sta per sbloccarsi grazie ai fondi con cui s’è convenuto di ristrutturare il vecchio e glorioso S.Elia.
Da noi invece, con l’esistenza di due squadre, le dinamiche sfuggono al controllo e ogni trattativa diventa una forzatura, un inghippo, o una misteriosa complicità: mentre i falchi volteggiano sul Polcevera, le colombe difendono il nido sul Bisagno, ma i cenni d’intesa fra Garrone e Vincenzi hanno la forma di un’ingiunzione di sfratto.
E’ a questo punto che avviene la sciagurata firma di Preziosi sulla lettera d’intenti, che diventerà l’alibi del Sindaco e la leva con cui sollevare il Ferraris dal suo utero di Marassi.
Per analizzare questo e altri eventi si possono scegliere tante visuali e diverse prospettive, ma la più curiosa è certamente quella fornita dal popolo di Internet, cioè noi stessi.
Noi, che ogni giorno scartabelliamo le pagine del Web in cerca della “verità”, rischiamo di confondere la realtà con gli effetti speciali, e le insidie del “virtuale” si proiettano sui nostri piccoli schermi deformati e perennemente accesi.
Per “il bene del Genoa”, sedicenti maggioranze smontano ogni critica, purificano l’etere, influenzano gli ignari e rassicurano i dubbiosi.
In questo mondo inquinato è già passato il Decreto Legge per cui questo Genoa è più forte del precedente, ma la Corte Costituzionale del “responso sul campo” sta mostrando il contrario.
Mi sembra di tornar bambino, quando dovevo subire un’iniezione e quella furbastra di mia madre s’inventava la “siringa senza ago”, e alla fine ero pure soddisfatto di aver sentito poco o nulla.
C’è il timore spaventoso di ammettere l’evidenza, che magari sarebbe anche accettabile, ma è la sua distorsione a renderla insopportabile.
In nome dei risultati, per altro indiscutibili, si è deciso che Gasperini, e non Fleming, abbia scoperto la penicillina con cui distruggere i batteri maligni degli avversari ma, come tutti sanno, insistendo troppo i germi si immunizzano e occorre squinternare la loro memoria con nuove alchimie.
Presentarsi con lo stesso vestito in ogni evento, alla lunga si nota, e oltre a non essere elegante sembra un po’ limitativo.
E così capita che i giocatori, invece degli schemi, vengano mutati geneticamente pur di incastonarli nella casella vacante della solita tattica, trasformando quella forzatura in genialità.
Quando Galileo Galilei inventò il cannocchiale per mostrare al mondo una diversa meccanica del cosmo, invitò i colleghi aristotelici a posare l’occhio sulla lente, ma quelli rifiutarono perché un’altra realtà era inammissibile; poi, ci pensarono i Pompieri dell’Inquisizione a stabilire che tutto ruotava intorno alla terra in un perfetto 3-4-3 e, non per minacciare, ma ai dissidenti sarebbe convenuto tacere.
Assistiamo un giorno sì e l’altro anche a puncicature alternate fra il Mister e il Presidente, con reciproche ironie sulle opposte vedute.
E’ un dato di fatto che avvenga ciò, e i motivi sono chiari, ma il popolo del Web che fa?
Ignora, svicola, tergiversa, nega, scompone le frasi, e non si pone (pubblicamente) le domande più ovvie: che ne vogliamo fare di Palacio? Esposito non è all’altezza? Chi li ha voluti? Perché Menegazzo è diventato buono soltanto nell’ultimo mese? E per i 12 milioni di Floccari, chi ha deciso? Insomma, chi comanda?
Chi prova a sollevare il caso, dando ragione all’uno o all’altro, diventa un terrorista o un sabotatore, con probabili ascendenze doriane.
Simbolico un piccolo episodio recente: il giornalista che aveva anticipato il grave danno al ginocchio di Kahrjà è stato accusato di mestare nel torbido, come se la sgradevole verità si potesse occultare sotto il tappeto; e invece sono le bugie che, inesorabilmente, implodono, a volte perfino per 5 a 0.
Ma torniamo alla scena madre, quella che imperversa su tutti i monitor rossoblù, e che avevamo lasciato a una certa firma su una certa lettera: … “io non l’ho vista”… “è un’invenzione del Secolo”… “nessuno l’ha confermata”… “non esiste, e se c’è bisogna vedere cosa dice”… e quando poi se n’è avuta certezza… “ehm ehm… è stato costretto… vabbè, tanto il Genoa non è nato al Ferraris… così potremo raggiungere la Stella”.
Era tutto evidente, anche perché Preziosi l’aveva detto chiaro in Tv ma, essendo un fatto molesto, non poteva e non doveva essere vero.
Poi per fortuna, 3 eventi hanno sparigliato il mazzo: il No dell’Enac, l’insurrezione (anche in questo caso mediatica) di molti Genoani, e il progetto demenziale di Campi disegnato in una notte buia e tempestosa.
Il cielo si è capovolto e Preziosi ha potuto aggiustare la rotta scorretta che una bussola avventata gli aveva indicato, ma intanto i potenti filtri di Internet avevano rimosso il precedente intento, ed è come se non fosse mai avvenuto.
“Terrò conto della volontà della tifoseria” – ha detto il Presidente – e il tamtam s’è incanalato nel solito intreccio dei fili che ci lega alle tastiere, producendo l’ennesimo abbaglio: con un atto di presunzione abbiamo tutti ritenuto di rappresentare le migliaia di Genoani muti e non computerizzati.
Morale… in piazza ci siamo ritrovati in 1000 particelle di sodio anziché 10.000, e quello “zero” mancante corrisponde alla vanità autoreferente del Grande Fratello de noantri.
Chi c’era, si è sentito come George quando parte con il sidecar, e lascia Mildred nel garage.
E come direbbe Brancaleone rivolto ai Genoani… “Oh! Miei pugnaci… quando dico seguitatemi et pugnate, voi dovete seguire et pugnare… sinnò che se stamo a pija pe le natiche?”
Naturalmente, sperando che lo cavalcone regga.