07: Bologna-Genoa
Bologna 1 Genoa 3
Per commentare la gara,per una volta sceglietelo voi il cappelletto:
La scelta è tra "Un risultato bugiardo" e "Una sola squadra in campo".
Perchè questo e non di altro che si tratta.
Il commento lo assicuro, non è a caldo,non vanta nessuna inversione ad U e non è cerchiobottista.
E non è soprattutto dettato dal punteggio finale che spesso incide e se non decide il resoconto ,ma da una supremazia qualitativa ,di mentalità da parte del Genoa.
Eppure la giornata non era iniziata bene nel leggere le rimbambite e deliranti dichiarazioni di Papadopulo,miracolato dal Genoa e da Milito lo scorso campionato e goffamente issitatosi a salvatore della patria felsinea.
Meglio e di gran lunga l'eloquente silenzio dei Menarini e dei tifosi bolognesi,memori e credo riconoscenti al Grifone come unico vero artecifice della permanenza in A del Bologna.
Elegante il gesto della società Genoa nel ricordare i cento anni del glorioso (e mariunciello) Bologna che fu.
Ed è proprio lo spettacolo di migliaia di bandierine rossoblà(ad offerta libera) a rappresentare l'aspetto piu bello del pubblico bolognese,ma per il resto una squadra modesta,senza qualità,senza gioco e con un allenatore bravo a parlare a vanvera il giorno prima e a lungo in campo,per dettare ad arbitro punizioni con uno continuo sbraitare.
Al contrario Gasperini,che non aveva molte alternativa alla vigilia per le tante defezioni,smentiva tutti i pronostici della vigilia,riconfermando Floccari(che sta finalmente cominciando a giocare al servizio della squadra)Kharja che terminato l'opulento Ramadan,è stato un fattore importante a centrocampo,risultando il migliore in campo.
E per non smentirsi nel sorprendere,Gasp schierava Esposito nell'inedito ruolo di terzino destro,cavandosela decorosamente.
Modesto invece per mancanza di alternative era il quarto di sinistra a centrocampo e Milanetto per far rifiatare Zapater,era preferito allo spagnolo.
Dalle prime battute si notava che era un Genoa più concentrato,accorto,malgrado qualche palla persa in rilancio e alcuni soliti disimpegni errati.
Una pezza importante la metteva Amelia,il quale ad inizio dei tempi con due parate decisive,la seconda quasi miracolosa,evitava il peggio.
Poi ci pensava Floccari prima a guadagnarsi un rigore che Kharja trasformava imparabilmente, e poi a servire Sculli per un gol facile facile.
In mezzo un monologo Genoano in cui si notava l'imbarazzante qualità del Bologna, incapace di reagire e in balia del Genoa.
2-0 e intervallo ad attendere semmai la reazione del Bologna.
Gasperini nella ripresa sostituiva uno spento Palladino per Palacio( svagata e senza grinta la sua prova) con il tentativo di addormentare la gara e semmai chiuderla in contropiede.
Ma cosa poteva riaprire una partita se non un aspetto imponderabile e imprevisto,quale l'arbitro?
Seppur Gervasoni di Mantova storicamente porta bene al Genoa,la ex divisa nera si inventava il secondo giallo a Mesto per un controllo di braccio tutt'altro che sanzionabile e per un innocuo contrasto in area di Tomovic con Tedesco, creava un rigore che Di vaio realizzava imparabilmente.
Mancavano sei minuti più recupero e i sorci verdi venivano al Genoa e ai suoi tifosi al seguito.
Zapater aveva preso il posto di uno stanco Milanetto e Tomovic per un esausto Sculli per fare l'esterno destro,mentre appena prima Di Vaio colpiva un clamoroso palo e Osvaldo sulla ribattuta tirava alle stelle.
Ma quando si andava in apnea per l'ansia e per il batticuore,Tomovic si trasformava in uno sciatore serbo,superava due avversari come paletti su una pista di Kranjska Gora e serviva su un piatto d'oro la palla a Zapater per il più facile dei gol.
Una vittoria strameritata che giunge al momento giusto per il morale della squadra e dei tifosi,alla vigilia di una sosta che servirà per recupare gli infortunati,i a due settimane dall' impegno di prestigio contro l'Inter di Milito e quello ben più importante di Lille.
Un quinto posto quello del Genoa di stasera, insperato alla vigilia, giunto dopo il capitombolo di Udine e la debacle di Valencia al cospetto di una squadra molto più forte di un Bologna che non troverà più il Genoa a salvarlo.
In ultimo mi si conceda un dato statistico e cabalistico.
A Bologna ,fatto raro,non era presente nessun Gir storico o classico a dirsi voglia.
Il sottoscritto descritto come una jella,nella unica presenza solitaria ha portato a casa tre punti:-)
E con questo si è sfatato un falso tabù e si è finalmente capito chi in realtà sono i portasfiga:-)
Un grazie ad Andrea e un saluto e un abbraccio a Fabio e Davidone.
Ianna
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Pagelle Bologna 1 - Genoa 3
Amelia : Due ottimi interventi e l'immancabile uscita bassa che induce DiVaio all’errore su un contropiede ormai classico degli avversari , a Natale al posto della solita cravatta regalategli un berrettino con visiera o un ombrellone. Voto 6.5
Esposito : Uno svarione iniziale e poi prende le misure , non fa rimpiangere i suoi predecessori . Voto 6
Moretti : Anche lui all’inizio patisce , poi si riprende e tutto sommato porta a casa un onesta partita. Voto 6
Bocchetti : Parte malissimo , finisce in crescendo come tutta la squadra , certo giocare con Criscito è tutta un'altra cosa. Voto 6
Mesto: Sempre vitale e continuo , compie una sciocchezza sul primo cartellino , la compie l’arbitro sul secondo . Voto 6
Milanetto : Puntella il grande lavoro di Kharja con calma e mestiere , nel finale come spesso accade perde il bandolo della matassa del centrocampo. Voto 6
Kharja : Sveste i panni di Enrico Brignano e ritorna ad essere il giocatore che tutti conoscono al servizio della squadra , corre , imposta , contrasta e si propone come farebbe il miglior Juric ma con la sua fondamentale qualità . Grande gara . Voto 7 +
Modesto : Offre a Floccari la palla del Rigore e poi la solita corsa , meglio del solito anche lui. Voto 6
Palladino : Non ha ancora la forza per fare il lavoro richiesto , lo si nota in difesa in un paio di chiusure , ovvio poi che ne paghi le conseguenze da metà campo in su. Voto 6
Floccari : Si muove molto ma gli manca oltre ad un compagno vicino anche la potenza nelle conclusioni , sembra gradatamente in miglioramento. Voto 6.5
Sculli : Puntuale sul goal ma poco intraprendente sulla fascia . Voto 6
Tomovic : L’arbitro gli fischia contro un rigore Venusiano ma se sta distante dalla nostra area è meglio, diciamolo , poi si inventa una discesa fantastica stile Looney Tunes che consente a Zapater di siglare. Voto 6 +
Zapater : Troppi errori e una pausa caffè a inizio turno sul contropiede di DiVaio finito sul palo , ha la gamba per chiudere il match . Voto 6 -
Palacio : Appena entrato il Genoa resta in Dieci costringendolo oltre al solito lavoro a un supplemento centravanti per 35-40 minuti , non è facile . Voto 6
Gasperini: Sapeva di poter vincere la gara e la vince ma all’inizio la squadra soffre a dismisura la “corazzata” Felsinea . Quando si incazza sembra più comunicativo. Gara da Gasperinik .Voto 6
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Bologna Genoa
Parlare di squadre come il Bologna attuale mette quasi in imbarazzo, e quest’anno mi ci troverò parecchie volte, perché veramente si fatica a trovare nel loro organico un numero sufficiente di giocatori di calcio.
Poi alla vigilia della partita si ha sempre qualche remora in più, perché anche solo per scaramanzia si ha paura che parlandone male ti facciano rimangiare tutto a tue spese mandandoti a casa con zero punti.
E’ chiaro che, intendiamoci, non si tratta dell’Armata Brancaleone, hanno un tecnico che è uno dei migliori in Italia, e hanno giocatori che se stanno bene, sono rognosi, perché a centrocampo sono dei cagnacci, gente che corre e non molla mai, e davanti hanno il loro reparto migliore, Zalayeta Di Vaio e Osvaldo rappresentano buone certezze.
In serie B però, regno della mediocrità assoluta e del non calcio, c’è una regola non scritta, una squadra senza valori di alta classifica, reduce da una vittoria esterna, quasi sempre la domenica dopo perde o pareggia in casa, difficilmente continua il filotto.
Il Bologna viene da un pareggio a Torino con la Juve, che equivale a una vittoria, ha la pancia semi piena, e vede la partita col Genoa come un’opportunità, e in genere squadre così per rendere al massimo hanno bisogno di un tipo di tensione diversa.
Chiaro che molto dipenderà dal Genoa.
Il Genoa di sempre, quello degli Spinelli e dei Scerni, riusciva a mandare a mare questi discorsi d’esperienza e statistica, e andava a perdere.
Sempre su questo filo di scaramanzia e abitudini vecchie come il calcio, un centenario festeggiato in casa, per certe squadre in certe condizioni vorrebbe dire sconfitta interna, a meno che non si fosse presentato il Genoa di certi tempi, in quel caso avrebbero festeggiato tutti contenti.
Questo Genoa ovviamente non è manco lontano parente, anche se per molti tifosi è rimasto quel tipo di ragionamento, quell’ancorarsi al mister santone che viene considerato l’artefice primo senza il quale si tornerebbe nella mediocrità o peggio, ma comunque va verificato se è in grado di andare a Bologna a fare la partita che farebbe la capolista della serie B in un campo paragonabile, con la squadra di casa nella situazione dei felsinei.
Continuando il parallelismo, il Genoa capolista in serie B aveva d’incanto spazzato via tutti quegli anni, quelle trasferte in cui si andava sempre a prendere goal dal carneade di turno, tra le “cose da Genoa” c’era la mezza pippa centravanti da tre goal a campionato, di cui almeno uno al Genoa.
Bastò avere un organico costruito da Preziosi per far sparire tutti questi casi, e questi psicodrammi genoani.
Io ho sempre valutato su queste basi empiriche le potenzialità di un’annata e il valore globale di squadra mister e società.
So che non può valere per una singola partita, ma se a fine anno hai preso goal da Bogdani, Calaiò, Quagliarella, Lucarelli, Ghezzal, Jeda, e compagnia, allora finisci per collocarti in una dimensione ben precisa, e poi il passo successivo è capire se ci sei per la società, il mister, i giocatori, e in che misura.
Bologna, dove c’è pure quel Lanna che due anni fa a Torino rischiò di farci addirittura la prima e unica doppietta della sua vita, e infatti avevamo un organico non certo paragonabile a quello dell’anno successivo, è un buon test.
Poi non è detto che sia tutto automatico, o le partite non verrebbero mai giocate, l’anno scorso in molte trasferte il Genoa fece goal al primo tiro in porta, magari pure nel secondo tempo, dopo aver rischiato di prenderlo, ben lontano dagli standard raccontati a risultato acquisito, e pure in casa ci furono partite in cui Udinese, Napoli, Bologna, Atalanta, Cagliari, Catania giocarono bene e forse pure meglio, indirizzate a nostro favore dagli episodi, ma oltre al sempre incisivo Julio erano partite indirizzate grazie alla qualità dell’organico e delle soluzioni a disposizione, da una “presenza” atletica di alto livello, abbiamo corso alla grande, e da un’organizzazione di gioco sempre presente e sempre attenta alla chiusura degli spazi.
Bologna contribuirà a farci capire se siamo in fase di regressione o se abbiamo mantenuto più o meno la stessa capacità potenziale, e la stessa alchimia, in quelle partite, contro squadre inferiori come organico.
Con la speranza, vana, che non sia però il risultato l’unico elemento discriminante, perché c’è modo e modo, sia di perdere che di vincere.
Tatticamente Papadopulo dovrebbe confermare il 4-4-2 di Torino, con estremo difensore Viviano, che ricordo nell’Olimpica come un citofono più che un portiere ma che per ora sta dimostrando il contrario, la difesa a 4, coi mestieranti Raggi, Portanova Britos e Lanna, il centrocampo con Guana, chiamato a impostare e a fare da diga centrale, affiancato dal cagnaccio Mingazzini, alternativa Mudingay, e sulle fasce con due tra Valiani, Giacomo Tedesco e Vigiani, coi primi favoriti e Vigiani conservato come cambio in corsa nel caso servisse maggiore apporto offensivo.
Davanti fiducia al Panteron Zalayeta e a Di Vaio, alternativa di lusso un Osvaldo che ancora non ha espresso il suo valore.
Ale’ Grifone!
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Bologna
Il Bologna venne fondato il 3 ottobre del 1909.
Agli albori del calcio era una delle squadre più forti, al pari della Juventus, del Milan, dell’Inter, della Pro Vercelli e si presentava come un avversario assai temibile per il Genoa.
Le fotografie dell’epoca ritraggono calciatori imbrillantinati e mostrano scarponcini da gioco così simili a quelli da montagna, paiono provenire non da una alta epoca piuttosto da un altro mondo...
Sono ben differenti da quelle che immortalano gli attuali protagonisti, li mostrano disordinati, con ai piedi scarpe studiate in importanti istituti di tecnologia.
Valgono più i loro piedi che le loro teste...
Dal 1934 al 1964 venne guidato da Renato Dall’Ara, sopranominato Commendator Paradiso.
Gli anni che andarono dal1935 al 1941 videro i petroniani, detti “lo squadrone che tremare il mondo fa”, conquistare ben quattro scudetti.
Le storie non accennano se queste avvennero con l’ausilio delle pistolettate in uso nel corso degli anni venti...
Nel dopoguerra la città cambiò prontamente fede e conseguentemente parenti politici, dopo essere stata in prima fila nel sostenere un regime, si portò in prima fila per auspicarne un altro di differente colore...
I risultati non furono eclatanti, la compagine comunque militò sempre in serie “A” sino alla retrocessione occorsa nel campionato 1981/82.
Nel 1960 Dall’Ara chiamò Fulvio Bernardini alla guida della squadra e nel corso di pochi anni i felsinei conquistarono nuovamente lo scudetto, vincendo a Roma lo spareggio con l’Inter che chiuse il campionato 1963/64.
In quell’anno scoppiò la vicenda del doping che vide protagonista i giocatori del Bologna.
Le provette forse manomesse, scomparvero, riapparvero, vi furono ricorsi al giudice ordinario, penalizzazioni di tre punti che vennero in seguito riassegnati e consentirono ai petroniani di raggiungere l’Inter e di decidere il torneo in un confronto diretto.
I tifosi felsinei gridarono al complotto, le cronache non narrano dove si ormeggiarono, usualmente da quelle parti bivaccano fragorosi sulla afosa, affollata ed ordinaria costiera romagnola...
Il campo del Bologna è storicamente ostico, ricordo solo un paio di vittorie del Genoa: quella del 2 dicembre 1984, dove il Genoa guidato da Burnich colse i due punti con reti di Auteri e Chiappino; quella del 10 marzo 1991 dove il Genoa guidato da Bagnoli regolò la squadra di casa con tre goal di “Pato” Aguilera.
Sarebbe auspicabile liquidare la pratica con successo per la terza volta, i precedenti del Genoa illuminato da Gasparini non sembrano esaltanti.
Il 24 novembre 2006 il Bologna vinse 3 a 1 ed il 26 aprile 2009 vinse 2 a 0.
Arbitra il signor Gervasoni, non mi pare che il Grifone abbia mai perduto nel corso degli incontri diretti da questo arbitro.
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... e nove!!!
Quando a Genova giunsero le prime notizie da Torre Annunziata, la città fu scossa dalla scintilla dell’orgoglio.
Pareggiando 1-1 con il Savoia (per la verità non un grande risultato), i rossoblù conquistavano il nono scudetto e, anche se la partita non aveva creato insonnia a nessuno, tutti tirarono quel sospiro di sollievo che la congenita diffidenza soffocava.
Gruppi di Genoani festanti affollavano De Ferrari, e ai redattori del Secolo XIX bastava affacciarsi alle finestre per attingere spunti di cronaca in diretta.
Il destino aveva confezionato un bel pacco dono facendo coincidere il trionfo del Genoa con il suo compleanno e, come un compasso puntato sulla genesi, il cerchio si chiudeva proprio in quel 7 settembre 1924.
La concomitanza stimolava varie interpretazioni, che i tifosi mischiavano alle chiacchiere crogiolandosi nel tepore della sera.
L’ottimista: “per me è un buon auspicio verso il decimo”
Il dietrologo: “non vorrei che il Genoa cominciasse a dar fastidio”
Il preveggente: “non fare il Tafazzi”
L’ingenuo: “e chi è Tafazzi?”
Il Tafazzi: “sono io, Attilio Tafazzi fu Edmondo… e non la vedo bene”
Il tuttologo: “mi sa che la politica metterà le mani sul calcio”
Il sovversivo: “perché… secondo te il fascismo è politica?”
L’entusiasta: “presidente Sanguineti… santo subito”
Il tecnico: “quel Garbutt è cocciuto e presuntuoso, ma gioca il più bel calcio d’Italia
Il diffidente: “Sì ma qui non dura, vedrai che ce lo portano via”
L’illuso: “oggi il Genoa compie 31 anni… quanti scudetti avremo per il centenario?”

Niente da fare: nessun Genoano, neppure il più disfattista, avrebbe potuto immaginare che quel nono scudetto sarebbe stato l’ultimo… per quel secolo.
La concorrenza cresceva, altre realtà si stavano organizzando, e il Genoa prosperava su una covata eccezionale di talenti genovesi, con il solo De Vecchi emigrato da Milano: ma per quanto avrebbe retto quella supremazia indigena?
Garbutt, il primo “Mister” della storia, aveva molte idee nuove in testa, oltre a una riga tra i capelli che sembrava quella del centrocampo, e che neppure la calce avrebbe potuto rendere così netta e marcata.
Dopo l’ottavo scudetto conquistato senza sconfitte, e dopo 33 partite utili, l’imbattibilità era caduta a Livorno, quella casalinga con il Padova, e quella cittadina nella consueta bolgia di Sampierdarena (anche a causa di un esagerato turnover, sigh!)… mentre Torino, Inter, Pro Vercelli, Alessandria, incalzavano minacciose; e poi il Bologna.
Già, il Bologna.
Vincitore del girone B, ce lo trovammo avversario nella finale di Lega Nord, che va considerata come il vero match per il titolo, essendo la Lega Sud soltanto un formale corollario.
L’incontro di andata si svolse a Genova, e lo stadio di Via del Piano ribolliva di una genuina passione senza etichette: arrivava gente da ogni quartiere, dai paesi limitrofi, dalle valli circostanti… realtà in cui il nome del Genoa evocava il mito di S.Giorgio, quello che uno ad uno infilzava tutti i draghi d’Italia.
Dentro l’involucro del consueto “vestito della domenica”, vibravano i cuori più antichi, ma senza distinzioni di classe, mestiere, rango, religione o idea politica.
Eppure la situazione sociale era delicata: il partito fascista aveva da poco stravinto le elezioni, ma il rapimento del deputato socialista Matteotti (il cadavere sarà ritrovato a ferragosto) si stava ritorcendo contro Mussolini, che reagiva ai sospetti con le movenze dei tiranni.
Proprio il giorno prima del match con i Felsinei, 200 portuali su 3000 avevano aderito a uno sciopero di protesta contro il probabile delitto, e furono tutti licenziati da quel potere che mascherava la colpevolezza con l’indignazione.
Arrivava il Bologna dunque, un’ottima squadra giovane e rampante, impreziosita dalla classe di Schiavio ma anche furba e tignosa, tanto da presentarsi senza il timore che, l’eccitato ambiente di Marassi, di solito incuteva agli avversari.
L’incontro è teso, il Genoa aggredisce ma non passa, e anzi tocca a De Prà intervenire su qualche precipitoso contropiede.
Anche nel secondo tempo il Bologna si fa sotto ma la mezz’ora finale è tutta dei rossoblù… quelli del Genoa naturalmente.
A 6 minuti dalla fine, Mariani scocca un tiro che Gianese non trattiene, e sulla ribattuta Neri segna il goal… anzi, vista l’imminente epurazione linguistica… la rete!
Tripudio, festa sugli spalti, vittoria, ma con il pensiero già rivolto al match di ritorno, prevedibilmente ostico e ostile.

E infatti, lo stadio Sterlino di Bologna risulta stipato all’inverosimile.
Com’è sempre stato (e sempre sarà) quella trasferta si presenta complicata per l’accesa rivalità tra le due squadre, ma il Genoa confida nella resistenza della sua formidabile linea difensiva.
In quel 22 giugno 1924 piove a dirotto e, sotto gli occhi attenti del regime, non si può nemmeno urlare “piove governo ladro”… si può solo pensarlo.
Il Genoa è concentrato e la diga tiene anzi, al 36° passa in vantaggio su un ribaltamento finalizzato dal solito Santamaria.
Nell’intervallo lo stadio comincia a dimenarsi… e a menarsi, e sporadiche risse si accendono come tanti falò che preannunciano l’incendio.
C’è un tentativo d’invasione del campo e qualche interruzione, finchè l’arbitro Panzeri (che nella foto del titolo è in piedi a destra vestito di bianco) cede alla pressione che sale e al 57° assegna un rigore (inesistente, come da copione) ai padroni di casa.
Lo calcia Pozzi e realizza, ma neppure il pareggio placa gli animi perché il Genoa riprende in mano l’incontro e fa capire di volerlo vincere.
Crescono le turbolenze, ma anche le intemperie, e nonostante la pioggia e il fango si accende una rissa gigantesca in cui resta coinvolto anche l’arbitro, costretto a chiudere l’incontro anzitempo.
Nella confusione, ciascuno interpreta il fatto come crede, e forse i bolognesi pensano che abbia prevalso l’impraticabilità del campo e conseguente ripetizione della partita (ma daiiii… mancavano 5 minuti alla fine!).
Comunque, se Panzeri salva la ghirba per quell’equivoco, la Federazione non fa sconti e assegna la vittoria al Genoa applicando l’articolo 17 e lo 0-2 a tavolino.
Ecco, proprio su quel tavolino si stavano giocando più partite che sui campi di calcio: Moggi era ancora fantascienza, ma qualche casino c’era lo stesso.
Già nel girone di andata, il Genoa aveva perso a Torino con la Juve, ma si prese lo 0-2 della vittoria per l’inghippo su Rosetta, giocatore della Pro Vercelli ingaggiato dai bianconeri in odore di professionismo, allora proibito.
E il Torino, che tallonava il Bologna ad un punto, era in attesa della sentenza che gli restituisse i punti persi a La Spezia, dove i tifosi locali avevano invaso il campo inseguendo i giocatori avversari sul prato e anche oltre.
La Federazione traccheggiava, e il tardivo verdetto arrivò solo quando il Bologna era già alle prese con il Genoa in finale: ci furono polemiche, ma il danno per i granata era ormai irreparabile.
Proprio questo episodio potrebbe aver favorito il Genoa, perché i dirigenti del calcio non se la sentirono di aiutare nuovamente il Bologna con la ripetizione della gara sospesa da Panzeri.
Come non bastasse, anche nella Lega Sud ci furono liti: nella finale di andata il Savoia superò l’Alba-Roma per 2-0, ma i perdenti fecero ricorso perché l’arbitro aveva fischiato la fine della partita con troppo anticipo, e la Federazione l’accolse.
Nella ripetizione della gara vinse l’Alba, che però nel frattempo aveva perso il ritorno a Torre Annunziata, e a sorpresa diede forfait rinunciando alla bella.
Inutile addentrarsi nei fatti dell’anno successivo, il così detto “furto della stella”, perché i Genoani conoscono a memoria i 5 spareggi e le forzature dell’influente gerarca Arpinati.
Naturalmente, come sempre accade, a Bologna circolano versioni diverse su tutti questi eventi, e l’unico episodio incontestabile riguarda le revolverate contro il treno dei Genoani, per altro figlie di anni in cui i pistoleri del far-west giravano in camicia nera.
Sono passati 85 anni, ma la trasferta di Bologna rimane ancora insidiosa: dal dopoguerra, 15 sconfitte, 12 pareggi e solo 2 vittorie, l’ultima nel 1991.
Oggi il Grifone non è più indigeno, i suoi campioni non fanno come De Vecchi e a Milano ci vanno loro; non lotta per gli scudetti… che son rimasti nove, ma vuole una nicchia nella parte sinistra della classifica. Però può giocarsela con tutti.
Non gli si può chiedere la stella, e nemmeno la luna, ma di vincere finalmente a Bologna… quello sì.
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