06: Udinese-Genoa

Udinese 2 Genoa 0

Autore: 
Ianna

L'ultimo dei tabù del Gasp,mai sconfitto da Marino,è caduto quest'oggi al Friuli.

E con lui,la ottima tradizione del Genoa ad Udine,che nelle ultime due stagioni aveva portato una vittoria sonante e un pari emozionante.

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci,millantati o reali che siano:
 
Gasperini, non ha responsabilità evidenti sul risultato finale,ne tanto meno sulla formazione messa in campo,non fosse altro perchè quelli erano gli uomini a disposizione,l'Udinese non è il Chievo e soprattutto quella era l'unico undici possibile da mettere in campo.
 
A questo aggiungi i precoci  infortuni di Criscito e Biava ,che a bocce ferme,forse,se fossero rimasti in campo,avrebbero portato almeno al risultato in bianco.
 
Non ultimo il rigore netto non fischiato per un fallo di mano in area di Domizzi su Palacio, dopo pochi minuti dall'inizio del secondo tempo.
 
Ma questi sono dettagli e alibi che non possono spiegare del tutto un risultato negativo,perchè quello visto oggi in campo,con Palacio a supporto di Crespo ,Mesto nel primo tempo ad arginare le discese di quell'indimenticato antipatico di Pepe,ha di fatto tarpito le ali ad un Grifone,il quale da stasera può vantare il non invidiabile risultato di non aver mai tirato in porta.
E come si può vincere ,o attennuare i colpi senza fare goals?
 
Alla fine del primo tempo,sonnolento e senza emozioni,se non per un vento fastidioso e la voce stridula di uno speaker Made in Usa,si pensava che alla fine venisse fuori il risultato ad occhiali.
 
Di caffè e birre ai chioschi del Friuli manco a parlarne e nell'attesa di una emozione sotto forma di parata o addirittura reti,si pensava che forse uno 0-0 era il male minore dopo la scoppola di Verona.
 
Qualcosa all'inizio del secondo tempo si intravedeva da entrambe le squadre.
 E la scossa poteva darla Trefoloni se avesse visto meglio il l fallo di mani di Domizzi.
 
Ed invece l'Udinese fin li più fumo che arrosto,più idee che pratica,spingeva maggiormente ,forse per inerzia,ma non certo perchè incitati dal tiepido ma sempre civilissimo pubblico di Udine.
 
Una sensazione,però faceva capolino in molti di noi:
Chi segnava per primo avrebbe portato a casa i tre punti.
 
E cosi ahinoi è stato,ma ai nostri danni.
 
Gasperini prima dei minuti fatali si giocava l'ultima carta a disposizione,immettendo   Palladino al posto di Palacio,che nel primo tempo non aveva del tutto demeritato tentando qualche dribblings e regalandoci un paio di deliziosi stop.
 
Ma il ballerino napoletano rubato alla danza,non incideva e seppur con l'aggravante della precaria condizione fisica,si incamponiva coi i suoi tic e toc,non riuscendo mai a superare il suo avversario diretto.
 
Lo stesso dicasi per Mesto ,non più controllore a distanza di Pepe,ma con qualche licenza di affondare in avanti qualche colpo.
 
La sorpesa,nella incredulità generale la regalava l'unico vero giocatore di classe in campo:
Totò Di Natale,che prendeva palla,allargava a destra,riceveva ancora nella area  e con un dribbling a rientrare su stesso infilava Amelia,con un tiro lento quanto preciso.
 
Sterile e  impercettibile la reazione del Genoa, cheafflitto nel morale e senza più forza,prendeva il secondo gol di Pepe pochi minuti dopo.
 
Si chiude cosi una settimana che dopo un trittico di gare,ha portato un misero punticino,considerando anche come è arrivato quello con la Juve, e la sciaugurata esibizione di Verona,dove anche la "corazzata" Atalanta ha portato a casa un mattoncino.
 
Ma le considerazioni da fare son ben altre, e non certo quelle di una classifica che ci ride ancora,che è ampiamente sufficiente per il valore del Genoa,per le sue prestazioni e per la bassa qualità che il campionato italiano offre.
 
I rimpiazzi odierni ,a prescindere dal turn over,dal Gasp e belinate varie,non sono all'altezza ,ne della rosa dello scorso anno,ma nemmeno per ripetere lo straordinario campionato passato.
 
Punto questo da sempre esposto e dibattuto su queste pagine,a discapito di chi credeva che chiunque avesse sostituito i pezzi da novanta avrebbe fatto uguale se non meglio degli indimenticati ex.
 
Questo,non altro il dilemma,la contraddizione palese e centrale del dibattito sul come è, o sarà il Genoa di quest'anno.
 
Senza ,superfluo quasi sottolinearlo,venir mai meno l'amore e la passione per il nostro amato Grifone.
 
Non si tratta di docce fredde o risvegli improvvisi da incubi.
 
E' la incontrovertibile prova che è questo quello che passa il convento, che gli obiettivi finali non possono che essere la parte sinistra della classifica,qualche soddisfazione e nessun sogno di gloria del tutto fuori luogo e inesistenti. 
 
Almeno fino al mercato di Gennaio,vero terno al lotto sulla ruota di Genova, e  parafrasando Grifondoro,confidando in qualche  "botta di Julio".
 
In questo contesto si introduce anche il confronto con la squadra della delegazione,effimera e ridicola capolista.
 
Ci siamo sempre contraddistinti per un aspetto:
Non considerarli mai.
  
In attesa dei derbies,solo parlarne è stupido ,riduttivo e come dice giustamente Gasperini ,provinciale.
 
Pensiamo a migliorarci.
Quello non altro il nostro obiettivo.
 
Ianna 

 

Udinese

Autore: 
Grifondoro70

Parlare dell’Udinese, della sua politica, del suo laboratorio tattico, è sempre un piacere, talvolta lo è anche incontrarla.
In effetti è forse la squadra più lunatica di tutta la serie A, capace di andare a vincere ovunque, capace di serrare le fila e compattarsi in un momento di difficoltà, senza prendere goal, e poi crollare miseramente, priva di nerbo, priva di personalità, molle, nelle partite più impensabili, incassando goal da campionato dilettantistico, e lasciando spazi invitanti e porzioni di campo vuote dove gli avversari vanno a nozze.
Il Genoa in questa “rotazione” con la quale l’Udinese double-face affronta il suo calendario non può proprio lamentarsi, Borriello ne sa qualcosa.
I friulani sono reduci da una bella vittoria casalinga contro il Milan, e chissà che non sia di nuovo la volta buona, ma non c’è da fidarsi.
 

La vera novità di questa Udinese è, udite udite, il cambiamento di assetto tattico, descritto come oltranzista e talebano, Marino, si sussurra anche con qualche pressione da parte del massimo dirigente Pozzo ( i grandi dirigenti supervisionano sempre) , è passato al 4-4-2 (ma allora se serve si può, non è un delitto!).
Uno schieramento che comunque mantiene in tutto e per tutto le caratteristiche offensive nel dna del mister, basti pensare che nelle fasce di centrocampo contro il Milan c’erano Pepe e Lodi, due che da noi finirebbero nel tridente, oltretutto invertiti rispetto al loro piede migliore, Pepe a sinistra, Lodi a destra, a significare che l’intenzione non era quella del binario sulla fascia, da concludersi con il cross, ma una ricerca del dialogo con le due punte, molto mobili, Floro Flores e Di Natale, fatto di scambi, tagli, e movimenti per andare al tiro.
Se aggiungiamo che il tutto è orchestrato dalla coppia di centrocampo Inler D’Agostino, che non sono propriamente due mastini, ecco spiegate anche certe prestazioni impalpabili, quando l’orchestra si inceppa non hanno rete di protezione, se non sono in giornata, se c’è qualcuno sotto tono, se vengono aggrediti, non dispongono di contromisure, ma accettano il confronto a viso aperto, e non sempre hanno a disposizione quel bagaglio di concretezza, determinazione, cattiveria che hanno le grandi squadre: belli a vedersi, nelle giornate in cui si pettinano e non la buttano dentro, si sciolgono.
Da questo punto di vista sarà molto importante l’assenza di Isla, schierato ultimamente terzino destro, è comunque uno dei pochissimi elementi che fanno della determinazione, dell’aggressività, del brutto muso, le sue armi migliori.
Sarà sostituito molto probabilmente da Dusan Basta, ex terzino della Stella Rossa, molto bravo a spingere.
In difesa centralmente dovrebbe rientrare Zapata, sempre molto importante per le sue doti atletiche, necessario per tappare certi buchi, anche se ogni tanto si addormenta.
Al suo fianco il “Gargo bianco” Domizzi, grande aggressività sull’uomo, grande forza fisica, calcio potente, ma difetto “africano” di farsi attrarre dalla palla creando un buco in difesa e pure spesso troppa irruenza non necessaria, a volte pure dentro l’area con conseguente rigore.
Completa la linea difensiva a quattro il serbo Lukovic a sinistra.
Panchinari di lusso, il brasiliano Felipe, ma non è detto che non sia titolare al posto di Domizzi, e l’aitante Coda, schierato contro il Milan per l’assenza del colombiano Zapata.
A centrocampo potrebbe esserci spazio per il cileno Alexis Sanchez, altro giocatore di spiccate attitudini offensive ma che ha grande corsa e determinazione nei contrasti, non molla mai, che verrebbe schierato a sinistra al posto di Lodi, con Pepe nuovamente riportato sulla sua fascia naturale.
Insomma, le frecce all’arco di Marino sono parecchie e anche di tutto rispetto.
All’attacco dovrebbero esserci il capocannoniere Di Natale, in stato di grazia, in un momento nel quale anche i pali gli forniscono palloni facili facili da mettere dentro, e Antonio Floro Flores, grandissimi mezzi, tecnico, con buon fisico, buona velocità e progressione, sa dare profondità, sa andar via in dribbling, sarebbe una perfetta prima punta per Gasperini, ha tutto per sfondare, e quest’anno puntano decisi su di lui, l’unica cosa che gli manca è forse un po’ il carattere, mi ricorda Bertarelli o Sandrino Melli, è micidiale se è in giornata e riesce a esprimersi, tende un po’ a sparire se c’è qualche contrarietà.
E’ forse per questo che l’Udinese ha alti e bassi, rispecchia la somma delle caratteristiche di tanti suoi giocatori, oltre al fatto che non avere pressione dall’ambiente è utile da una parte ma aiuta anche a “sedersi” dall’altra.
Riassumendo un po’ grossolanamente, questa Udinese rischia di soffrire terribilmente un Genoa aggressivo e con qualità, ma potrebbe fare un sol boccone di un Genoa aggressivo e basta, specie se i friulani saranno in quelle giornate col piglio giusto, un Genoa molle non lo prendo nemmeno in considerazione o andranno a nozze.
Speriamo bene e ale’ Grifone!

Andante con moto

Autore: 
Nemesis

Guardo la tastiera del pianoforte e mi viene in mente l’Udinese: considerando chi veste il bianconero poteva andarmi peggio, ma i conati cromatici li ho esauriti giovedì notte.

Anche gli spartiti si mostrano con quei colori, e quegli strani pallini con la gambetta svolazzante, appesi ai 5 fili stesi dall’autore, diventano lo schema tattico di un Genoa “andante con moto”.
Per la verità, dopo il Chievo mi son sentito “allegro ma non troppo” a causa degli eccessivi “accidenti in chiave”, ma dopo il vigoroso “notturno” con la Juve si può cestinare il “requiem” e riesumare l’Alleluia di Handel.
Ogni nota ha il suo peso e la sua valenza, ma è il loro insieme a determinare la melodia, ed è proprio quel che accade ai calciatori rispetto al gioco che la squadra esprime.
E pensare che c’é ancora chi si ostina a credere che le note siano 7 invece di 12, come se diesis e bemolle non esistessero, eppure sulla tastiera li hanno colorati in nero apposta per distinguerli.
Ma se Palacio risplende come un SOL, perché stonare facendolo diventare un Sol Bemolle calante all’indietro?
Posso capirlo per Criscito, che sulla fascia è ormai un RE, e che nella fase offensiva diventa un Re Diesis crescente in avanti.
Comunque, in questo senso Gasperini ha più soluzioni di Marino, e infatti gliele suona spesso e volentieri: nelle ultime 4 partite, 3 vittorie e un pareggio, e pazienza se domenica avremo contro la legge dei “grandi” numeri, l’oroscopo di Linda Wolf e forse anche il pendolino di Mosca.
Quest’anno il Mister dell’Udinese sembra coprirsi un po’ di più, ma speriamo che permangano le sue difficoltà a decifrare il gioco del Genoa, anche se il nostro schema è ormai un manifesto pubblico appeso su tutti i muri d’Italia, dove sta pure dilagando l’idea che qui si giochi il miglior calcio del momento.
In effetti, l’organizzazione del gioco di Gasperini sembra uno spartito di Bach, perfetto nei suoi equilibri e preciso come un’equazione matematica che risolve le incognite anche se poi, nella Filarmonica di Grugliasco, può accadere che un corno inglese esegua la toccata e fuga.
Dice… “ma non era per organo?”
“E come ti permetti? Sei forse diplomato al conservatorio di Coverciano?”
Esiste un brano, le “Variazioni Goldberg”, dove la stessa linea del basso dà origine a 30 pezzi diversi, modificando la forma ma non la sostanza: è un po’ quel che si dice del 3-4-3, che è sempre lui ma spesso varia a gara in corso, ed è su quello zoccolo duro che si sono stratificati tre anni di successi.
Chi invece avesse voglia di ascoltare l’inizio del quarto Concerto Brandeburghese (III tempo Presto) rimarrebbe stupito, perché è la fedele rappresentazione del gioco dei rossoblu… quando sono in giornata: c’è un tema di fondo e i diversi strumenti, entrando sfalsati uno alla volta, lo eseguono sovrapponendosi fino a realizzare l’insieme.
Qualche ispirazione deve averla tratta perfino da Mozart, uno che scriveva musica anche per strumenti che conosceva appena, come nel Concerto per Clarinetto K 622 nel quale ha saputo esaltare sonorità impensabili ed estensioni estreme.
Allo stesso modo, non sempre Gasperini riesce ad avere in orchestra gli strumenti che richiede e che già conosce (e meno male, grazie Preziosi!), ma poi è bravo a spremere il massimo da ciascuno imponendo anche qualche nota sopra le righe… ammesso che non li abbia bocciati prima.
Da Chopin ha colto la vena didattica, e se il polacco ha scritto 24 Studi per stimolare la tecnica degli apprendisti, il piemontese dedica i pomeriggi agli automatismi tattici, così invasivi che a volte Marco Rossi arriva tardi a casa per tutte le diagonali che deve eseguire durante il percorso a zig-zag.
Come Beethoven è completamente sordo, ma in senso figurato, alle critiche sulla presunzione e la cocciutaggine, e si gongola nel suo “centrocampo del Crotone” che viene giudicato dai fedeli… appena un gradino sotto a quello del Barcellona.
Da Paganini (non quello del Tg3) ha preso a prestito qualche “Capriccio”, ma se il violinista incantava le platee anche quando gli si spezzava una corda, Gasperini si è concesso alcune stecche: dalla folgorazione su Greco o Zeytulaev, all’emarginazione di qualche acquisto sgradito, fino ai recenti dubbi polemici sugli obiettivi, uno dei quali potrebbe essere… “si vuole forse valorizzare i giovani per poi rivenderli a un prezzo cinque volte superiore?”.
Se questo sospetto l’avesse esternato un Genoano qualunque, ce lo troveremmo incatenato ai tornelli con appeso il cartello “achtung banditen”.
Sul pentagramma verde di Udine sarà necessario scrivere una sinfonia che coinvolga tutta l’orchestra, per contrastare il Rondò Friulano e il suo Trio di solisti.
Pepe, generoso nella fatica ma egoista negli appoggi, capitato chissà come in nazionale, è pericoloso nelle volate sulla fascia, anche se spesso non si accorge che il campo è finito.
Floro Flores sembra un nome irregolare della terza declinazione latina.
Possiede colpi geniali ma per fortuna sporadici, e sommessamente piace a Preziosi: non mi stupirei se un giorno capitasse in rossoblù, all’insegna del… paghi uno e prendi due.
Infine, speriamo che arrivi “la notte Di Natale”, intesa come il blackout dell’attaccante che risolve le partite da solo.
Hanno tenuto lui invece di Quagliarella, e contando i goal sembra una scelta azzeccata.
C’è anche D’Agostino, un sarto di classe che cuce modelli pret-a-porter, ma la frustrazione per il mancato passaggio alla Juve potrebbe fiaccargli l’estro e annodargli il filo su un’introvabile cruna.
Ma se dovessi indicare chi temo di più, sceglierei Sanchez, un’anguilla imprendibile che sta studiando da Zarate.
L’anno scorso al Ferraris mise a soqquadro le nostre sicurezze, salvo poi decidere di suicidarsi in diretta grazie a un lungo applauso all’arbitro Ayroldi che, approfittando di non trovarsi davanti al carisma di Totti, lo fece fuori in due mosse favorendo la nostra vittoria.
Il mercato dell’Udinese non si è particolarmente distinto: hanno preso quella vecchia volpe di Corradi, poi Sammarco che va considerato uno scarto della Samp, e infine Lodi che nelle chiacchiere sembrava già un genoano acquisito.
Resta un po’ di mistero sulla vicenda Forestieri, che una bella mattina ci siamo ritrovati a Malaga dopo averne ceduto la comproprietà proprio all’Udinese: sembra incredibile che, tra mille voci fasulle e inventate, nessuno ci abbia informati di questa operazione vera, e secondo me discutibile.
Una cosa che pochi immaginano: si affronteranno le due squadre più anziane della serie A e, se del 1893 sappiamo tutto, il 1896 della Società Udinese di Ginnastica e Scherma ci coglie un po’ di sorpresa.
Nonostante questo, il primo incrocio è avvenuto solo nel 1950, e la frequentazione ha poi subito lunghe pause dovute alle rispettive crisi.
Inutile negarlo: tutta la statistica ruota intorno al Ground Zero di quel famoso 0-5, a Marassi nel 1983.
Non c’è un Genoano che ricordi volentieri quella disfatta, ma neppure esiste qualcuno che non abbia ammirato il memorabile esordio di Zico.
Gli reggevano lo strascico paggi di grande qualità… Causio, Virdis, Mauro, Edinho, ma poi il contrappasso della storia ci ha fornito Borriello come efficace vendicatore: 6 goal in due partite.
Troppa grazia… oggi non ci occorre tanto: basterebbe qualche golletto dei nostri difensori, micidiali quando escono dalla trincea con la mappa del tesoro nel mirino.
Fra Genoa e Udinese ci sarà il solito confronto che oppone diverse filosofie nell’intendere il tridente.
Più organizzato quello del Genoa, con un lungo manico che permette di colpire impugnandolo dal basso.
Più coraggioso quello di Marino, e certamente anche più appuntito, ma a volte ingenuo nel contemplarsi e nel gingillarsi con perline luccicanti.
Ancora una volta però, sarà determinante quel misterioso giocatore che ignora la palla ma che è presente su tutte le zolle del campo, che rifiuta esotiche magie ma pretende ogni stilla di impegno: si chiama motivazione, e ha la capacità di caricare il gruppo istigandolo alla lotta.
In questo, fra Gasperini e Marino non c’è partita; e se c’è, speriamo di vincerla.