03: Genoa-Napoli

Il Napoli

Difficile inquadrare la reale forza di questo Napoli che andremo ad affrontare Domenica sera.
Sono usciti dall’estate come i Re del mercato, per soldi spesi, ma ho forti dubbi che li abbiano spesi bene.
Forse scottati dall’affare Denis hanno abbandonato le piste straniere, eccezion fatta per l’austriaco Hoffer,

si sono scordati della quantità di milioni buttati lo scorso anno per i vari Rinaudo, Maggio, Contini, Aronica, Mannini, e hanno perciò intensificato la strategia imperniata sul “top 11” del campionato italiano, strapagandolo, sborsando cifre che a mio giudizio, se investite con competenza sul mercato estero, avrebbero consegnato ai tifosi napoletani una squadra da sogno.
Basti pensare che i 20 milioni per Quagliarella avrebbero aperto le porte per gente come Higuain, Huntelaar, Forlan, Vucinic, Luis Fabiano, e chissà quanti ancora, tutti di un altro pianeta rispetto all’ex Udinese.
Una campagna acquisti a mio giudizio quindi all’insegna dell’ipervalutazione, dispendiosa, ma che, stringi stringi, ha portato molto meno del dovuto sul piano dei valori.
Vista recentemente la nuova under 21, di una pochezza disarmante, viene da pensare che se si manterrà questo trend da qui a dieci anni un giocatore del valore di Tiribocchi andrà a contendersi la scarpa d’oro con altri cannonieri a livello mondiale, ma sarà lontano anni luce da questi.
L’errore che ha fatto il Napoli a mio giudizio è proprio questo, pesare determinati giocatori messisi in luce nel recente campionato, con quella che era la forza e la difficoltà del campionato stesso anni fa, non è più così, e al di là della propaganda, chi persevera in questo è destinato a scoprirlo sulla propria pelle.
C’è però un fatto che dà ragione a Pierpaolo Marino: che il Napoli disputa quella competizione, per cui, nell’ambito nazionale, l’effetto relativistico garantirà al Napoli un’ottima posizione di classifica.
Rispetto ad almeno metà delle squadre iscritte, la rosa messa insieme coi soldi di De Laurentis è strepitosa, e per battere i tanti Livorno di turno, un Quagliarella o un Cigarini, insieme ai Lavezzi, Hamsik, Gargano che già c’erano, bastano e avanzano.
Alla fine ho il sospetto che la classifica si determinerà in quei pochi scontri con squadre all’altezza, per il resto la messe di punti arriverà contro quelle imbarazzanti, e la cosa vale ovviamente anche per il Genoa.
Tatticamente loro non hanno cambiato nulla rispetto allo scorso anno, 3-5-2, e il motivo ha nome e cognome: Marek Hamsik.
Vertice alto del centrocampo è l’unico ruolo in cui può esaltare le sue qualità migliori, capacità di inserimento, tiro da fuori, incursioni palla al piede, mascherando quelli che al momento sono i difetti che a mio giudizio ne fanno un calciatore al di sotto della qualità che sembrerebbe scaturire dalle singole giocate: lunghi passaggi a vuoto, poca partecipazione alla manovra, e quindi poca qualità addizionata alla squadra con continuità, e personalità ancora in divenire, non pare in grado di prendere per mano la squadra nelle difficoltà, non è quello che si fa dare il pallone quando vede i compagni in crisi, non è quello che dà una scossa, non è un leader, almeno non ancora.
Ma è proprio dal 3-5-2 ritagliato su Hamsik che inizia qualche incongruenza di troppo.
A destra hanno speso 9 milioni lo scorso anno per Maggio, che recuperato da un brutto infortunio è tornato a dare la sua classica spinta, unita ai suoi inserimenti senza palla, che ne fanno una buona pedina nello schema, ma hanno anche preso Zuniga, per una cifra molto simile, che nel 3-5-2 finisce esattamente in quel ruolo.
Dato che un investimento del genere è dura tenerlo fuori, han pensato di schierarlo a sinistra, ma c’è un problema, lì hanno speso, sempre lo scorso anno, 7 milioni per Datolo, sul quale puntano ma che oltretutto nello schema mal si adatta a farsi la fascia intera in fase di copertura, ma è importante come qualità, è un buon giocatore, con un piede non male, che anche solo nel battere punizioni e calci d’angolo regala soluzioni che non hanno due stantuffi muscolari come Zuniga e Maggio.
Col 4-4-2 invece sistemerebbero perfettamente Zuniga, Maggio e Datolo, tre da oltre venti milioni di spesa, ma perderebbero molto dell’apporto di Hamsik, difficile ipotizzarlo in mezzo al campo.
Insomma, se spostano qualcosa, avanza sempre un tassello.
La soluzione potrebbe forse essere un 4-4-2 a rombo, con Cigarini affiancato da Datolo e Gargano, Hamsik vertice alto, e Maggio e Zuniga terzini destro e sinistro, ma credo nascerebbero seri problemi di filtro a centrocampo, dove già adesso Gargano deve sobbarcarsi un grande lavoro, vista la “trasparenza” che assume alcune volte Cigarini, giocatorino elegante, geometrico, ma di peso specifico non all’altezza per fare un ruolo da centromediano di spessore internazionale, e che arrivato come salto di qualità è già alle prese con la concorrenza di Mariano Bogliacino.
La difesa poi non dà le necessarie garanzie, i Cannavaro, Aronica, Rinaudo e Contini sono il reparto meno attrezzato della squadra, e l’arrivo di un mestierante come Campagnaro ha solo portato un po’ più di consistenza, concentrazione e cattiveria, ma non è certo lui il giocatore da salto di qualità.
In porta invece l’arrivo di De Santis dovrebbe aver sistemato le cose, così come davanti il fiore all’occhiello Quagliarella, con la premessa sul suo valore assoluto fatta in precedenza, con reti straordinarie per coordinazione e senso della porta non sempre però accompagnate da una uguale statura “internazionale” per quello che riguarda l’apporto sul piano della qualità di gioco, galvanizzato anche dall’aria di casa, è sempre pericoloso con la sua finalizzazione ossessiva, e va ad aggiungersi a un Lavezzi spesso immarcabile, devastante, e un Hamsik che se si alza col piede giusto è un giocatore elegante ed efficacissimo sotto porta.
Ricapitolando, questo Napoli fa paura per le sue ballerine di prima fila, che se riescono a esprimere i loro numeri, relegano gli avversari a ruolo di spettatori in platea, e passano all’incasso, se queste protagoniste invece non riescono a esprimersi, sia per colpa loro, a volte paiono un po’ svampite, sia per difficoltà causate dagli avversari, non hanno a mio giudizio troppo supporto dal resto del corpo di ballo, che invece di tenere botta rischia di naufragare, specie dietro.
Sono in grado di venire a vincere qui sembrando più forti di noi, con prestazioni tipo il primo tempo dell’anno scorso, quando solo San Culo ci fece arrivare all’intervallo sull’1-1, ma possono anche restare non pervenuti.
In questo contesto la figura di Donadoni è a mio giudizio ancora indecifrabile, non mi pare uno sprovveduto tatticamente, anzi, ma ho come l’impressione che sia un po’ “Crisantemo”, non abbia cioè, come indole, come carattere, gli attributi per "domare" la partita, finendo per subirne passivamente il flusso, e questo non gli attira gli episodi a favore, gli inibisce una dote fondamentale, la fortuna, e si sa, meglio fortunati che bravi, a Napoli poi, se per caso pensano che porti jella…
Ale’ Grifone!

13 settembre 2015

Domenica 13 settembre 2015, il cielo è terso l’aria un tantino più fresca, l’estate volge al termine. È stata tremenda, tutti i telegiornali hanno rimarcato come l’agosto trascorso fosse assolato e si sono domandati stupefatti ed angosciati come affrontare i problemi climatici. In estate è caldo e si va al mare oppure in montagna a cercare refrigerio. Per contro in inverno è freddo, si va a sciare e si passano le serate innanzi al caminetto avvolti dal tepore ed affascinati dalla legna che arde scoppiettando, magari bevendo un bicchiere di cognac ed avendo cura di farlo dopo aver portato giù la rumenta, perché la municipale e la stradale allestiscono posti di blocco negli androni e controllano il tasso etilico. Chi sgarra paga multe salatissime e perde punti segnati nella patente di pedone.
Il tutto ebbe inizio nel 2013, quando un condomino di 108 anni che scendeva le scale di uno stabile perse l’equilibrio, secondo alcuni per l’arteriosclerosi secondo altri a causa del Barbera bevuto a cena, slogandosi una caviglia. La notizia è rimbalzata da un lato all’altro d’Italia nel clamore dei telegiornali e nell’indifferenza della popolazione. Un non meglio identificato ente di statistica calcolò i costi in bende e pomate sostenuti per simili atroci eventi. I preti progressisti impegnati sia nel sociale sia nello svuotare le parrocchie levarono il loro grido contro l’assenza di un “sistema valoriale” al pari degli intellettuali engagè che per un “sistema valoriale” raccolsero delle firme in calce ad un manifesto. La Confindustria diede segni di preoccupazione perché l’assenza di un “sistema valoriale” faceva sì che un tale si slogasse una caviglia e questo sottraeva denaro al ciclo produttivo ed i sindacati si diedero con il “sistema valoriale” l’ennesima priorità . La destra chiese legge, ordine e “sistema valoriale” invocando l’uomo forte, l’ala “romana” non potendo marciare sulla capitale essendovi già marciò sul Valpolicella, l’ala “veneta” ostentò “durezza”, alcuni chiesero fosse istituita la tessera del bevitore per formare una “community” ed un bieco reazionario da sempre di destra, rimpiangendo Metternich e Solaro della Margherita, per aver sbottato “che idioti…” ebbe le sue gatte da pelare. La sinistra si mobilitò per le primarie dove si contesero la nomination proponendo un “sistema valoriale” l’onorevole Casini e l’onorevole Fini. Sostenuto il primo da Veltroni ed il secondo da D’Alema. I venti partiti dell’estrema sinistra si scissero in sessanta formazioni alla ricerca di un “sistema valoriale” ed un vecchio militante che ardì sostenere di “non capirci un tubo” venne tacciato di “frazionismo”. A quel punto il parlamento, ritenendo di sentir montare l’ansia per via della slogatura della caviglia di un anziano condomino forse alterato dal Barbera, prese provvedimenti drastici per un “sistema valoriale” , ma forse ad aver come si suole dire bevuto non era stato il condomino di 108 anni…
Genoa Napoli sarà giocata, nel “nuovo impianto polifunzionale” dotato di “Shopping Mall” tanto propugnato ed agognato, sia dal rappresentante legale del Genoa, sia dai proprietario della squadra a righe. La mirabolante “Truff Al Din Arena” intitolata al nome di un fantomatico emiro che capeggiava gli sponsor disposti a finanziare il progetto, venne inaugurata dalla sindaca che non conobbe vergogna e non conobbe parrucchiere, vide il Faraone e il Petroliere perdersi in abbracci reciproci ed entusiasti, ma pare sia nata vecchia. Le norme UEFA imporranno la sostituzione dei seggiolini con poltrone in pelle prima e salotti soggiorno poi, infatti le varie ditte produttrici appaiono come sponsor del “nuovissimo impianto polifunzionale” proposto dall’Immobiliare Giacomazzi in zona Bolzaneto dove sorgono gli incompiuti mercati generali. Le due società si sono dette d’accordo e se un tempo due stadi apparivano troppi ecco che due squadre ora sono insostenibili per la città. Essendo l’Egizio ed il Duccio due generosi che investono e non vogliono privare la città del calcio meditano di dare un “nuovo, unico impianto polifunzionale” ed una “nuova, unica squadra polifunzionale”, sostenuta da “nuovi tifosi polifunzionali” che si riconoscano ovviamente in un “sistema valoriale”.  Gli studi di fattibilità sono già avanti ed in un futuro prossimo Genoa Napoli sarà disputata altrove, si attende il parere dei tecnici…
L’opposizione della Fondazione Genoa che considera la “Truff Al Din Arena” parte della storia del Grifone pare venga superata dal fatto che l’Immobiliare Giacomazzi sia sponsor anche di questa istituzione...
Per il presente bisogna accontentarsi della “Truff Al Din Arena”. Il tifoso pena la diffida è abbigliato rigorosamente con indumenti ed accessori venduti solo nello “Store” della società, vi giunge dopo essere stato sottoposto a rigorosi controlli. Una prima verifica comporta l’esibizione della domanda “per visione partita”, la domanda deve essere autografa e corredata da una marca di 25 euro. Una seconda verifica comporta l’esibizione della “tessera del tifoso”, una comoda carta di credito revolving che fidelizza il consumatore del prodotto calcio e lo eleva a cliente. Una terza verifica è data dalla apposita certificazione rilasciata dalla “Shopping Mall Authority” che attesta la spesa effettuata negli appositi accoglienti spazi, la spesa non può essere inferiore a 100 euro. Una quarta verifica viene effettuata al tornello dove il tifoso presenta l’abbonamento, il costo del settore popolare per una partita di Senior League, che ha sostituito la vetusta Serie A, è pari a 75 euro e come scrivono su vari siti i tifosi rossoblu è in linea con il calcio di oggi, gli investimenti fatti dalla società, lo spettacolo offerto…
Il tifoso prende posto accompagnato dallo Stewart ed è da questo sorvegliato, nel corso della partita segue diligentemente gli ordini che compaiono sul tabellone: applaudire, sbuffare, esultare, piangere, cantare come al karaoke, andare al bar... Nell’intervallo ogni tifoso deve recarsi al bar indicato sull’abbonamento per una consumazione da pagare con la carta di credito. Il prezzo della consumazione varia dai 25 ai 50 euro. All’interno del “nuovo impianto polifunzionale” da 30.000 spettatori ve ne sono 150 al fine di far pagare, pardon volevo scrivere bere, una bibita rigorosamente analcolica...
Il calcio è uno sport che ha ormai acquisito un “sistema valoriale”, è una “community” che prima non esisteva ed è sorta basandosi sui “servizi di fidelizzazione”, certo andare allo stadio pare sia un tantino caruccio...  
Ma ne vale la pena sopratutto a Genova dove si gioca “il più bel calcio del mondo”, il duttile 3 4 3 che diviene un compatto 4 5 1 ed al limite un bel 6 3 1, dove al pari di quanto accade altrove de le ali e gli altri calciatori fanno i terzini ed anche i quattrini. I tifosi mettono... i quattrini si intende.
In cambio prendono altro...

Così parlò "Bellintervista"

Aurelio De Laurentiis è una specie di Bellavista anzi, lo chiamerei Bellintervista perché, appena annusa la presenza di un microfono, ne approfitta per dare consigli di vita, dispensare indulgenza plenaria, e offrire lezioni gratuite di filosofia applicata.

Un po’ come Lotito, tuttologo pret-a-porter, che invece si dimena in un latino contaminato da Brancaleone da Norcia.
Spinelli, pur ignorando il segno meno (che infatti non gli è mai servito), è forte in economia e commercio, soprattutto in economia, e quando va alle buste (la sua sempre vuota) crede di risparmiare evitando il francobollo.
In Galliani si coglie il lezzo del potere, e in Moratti l’incontinenza del volere.
Se Garrone è un campione in parsimonia, Zamparini è il re della fandonia.
Preziosi è famoso per il fiuto, ma forse è Pozzo il più astuto.
Insomma… un Presidente fa cose, vede gente, gira, conosce… ma a parte un po’ di ambizione comune a tutti, ciascuno ostenta una motivazione diversa.
Molti sono veri appassionati di calcio, altri sono lì per corteggiare il business; c’è chi sfrutta la pubblicità indotta e chi le luci della ribalta; qualcuno s’è impelagato per sbaglio, altri hanno obbedito agli ordini del padrone, altri ancora hanno esaudito il proprio smisurato ego.
Ecco, questo è il caso di Don Aurelio: ricco da far paura, colto, un po’ snob, pieno di sé e anche di tutto il resto, è alle prese con un oggetto per lui misterioso, che si chiama calcio.
La sua voce è rassicurante, il tono persuasivo, il volto telegenico, si compiace di esprimere concetti astrusi che nessuno comprende perché sul più bello… perde il filo.
Darebbe un miliardo per scambiare un qualunque trofeo pallonaro con il Leone d’oro di Venezia, che ormai premia cani e porci, ma non sarà un’impresa facile perché a Napoli, il Vulcano, c’è davvero.
E non ha solo la funzione di ornare foto e cartoline per turisti, ma è lì a insidiare gli equilibri di una grande squadra spesso sull’orlo di una crisi di nervi.

Credo che il motivo risieda nelle esagerate aspettative dell’ambiente, che prima si automoderava nella Casa Cupiello di Reja, e ora si esalta per le statuine pregiate del Presepe di Donadoni.
Dopo gli arabeschi di Maradona, dopo un cupo viaggio al centro della terra, dopo qualche illusione colta troppo acerba, ora siamo di nuovo alla “Napoli milionaria”… ma appunto… “adda passà a nuttata”.
Per Don Aurelio è come produrre un film: ha chiamato un regista di nome, un cast di attori validi e costosi, la distribuzione è garantita dalla grancassa meridionalista, e il pubblico correrà ai botteghini non appena appariranno trailer decenti.
Nel frattempo, Genoa e Napoli si incrociano di nuovo, e l’amicizia fra i tifosi sarà ribadita.
E’ stata vaccinata dalla tensione del 2007, quando un sadico destino mise tutti alla prova per vedere l’effetto che fa, dimenticandosi però di disinnescare Allegretti.
Poteva essere una Faccenda delicata, e invece fu l’abbraccio più intenso che la storia del tifo italiano ricordi.

In più, i Genoani hanno anche un Presidente che ama il Napoli, che si confessa un giorno a Radio Kiss Kiss e l’altro a Radio Marte, e che si rammarica di non aver mai fatto affari con De Laurentiis (che invece sembra un po’ freddino verso il Genoa).
Bene, dovessi auspicarne uno, gradirei che il Pocho tornasse a casa, al Genoa intendo, visto che non abbiamo avuto neppure il tempo dello “ius primae noctis”.
Oggi non troverebbe la faccina all’ingiù di un Guidolin che mirava a segarlo, ma incapperebbe nello scanner di Gasperini sempre pronto a replicare il suo modello Sculli: mi sembra di vederli, Lavezzi e Palacio ad arare le fasce, e magari Biava e Moretti goleador.
Naturalmente è un’iperbole ma, riguardo al Vangelo del Mister, vorrei che Gasperini si mettesse d’accordo con Von Clausewitz, che non aveva il brevetto di Coverciano, ma quanto a tattica non lo intortava nessuno.
Il noto stratega della guerra sosteneva che non bisogna insistere nello stesso metodo di condurre una battaglia, perché alla lunga il nemico si adatta alla situazione e individua le giuste contromisure.
Ora, è pur vero che il Gasp ha vinto tanto, ma qualche adeguamento alle caratteristiche dei giocatori non sarebbe male, specialmente se li hai comprati per ciò che sanno fare e non per misurare la loro capacità di apprendere e di modificarsi geneticamente.
Altrimenti c’è da augurarsi che Amantino resti dov’è, anche perché le tribune di S.Siro sono ben più comode di quelle del Ferraris.
Che si diranno, il Mister e il Presidente, quando discutono di mercato?
“No, questo non te lo compro”
“ed io quello non lo faccio entrare”
“a darti retta avremmo giocato con Olivera centravanti”
“dovresti ringraziarmi per aver rifiutato Pelè”
“e tu di più, quando ti ho portato Milito e Motta”
“sì, ma poi me li hai tolti”
“certo, ma così ti ho rifatto mezza squadra”
“già, tanto il mazzo me lo faccio io”
Se i concetti fossero più o meno questi, non sarebbero poi tanto diversi da quelli che circolano fra i Genoani, ormai assuefatti e sfiniti da un tormentone che dura da 4 anni, e che ci porta pure bene.
Finchè vince, il Mister comanda, e il Presidente è ben lieto di assecondarlo, anche se ogni tanto gli scappa uno starnuto e compra gente senza passato bianconero.
Comunque la sintesi fra i due funziona e, anche se a volte sembra scricchiolare, ci pensano i risultati a degradare i nostri mugugni in chiacchiere.
A Napoli invece è tutto diverso, perché lì esiste e resiste la figura intermedia del Dg Marino, uno che con Gasperini sarebbe durato ancor meno di Foschi.
Don Aurelio, che non distingue un’ala da una coscia, si fida e stacca assegni, limitandosi ogni tanto a mulinare il bastone in aria per rammentare alla truppa chi è il padrone dalle belle braghe bianche.

Ultimamente Lavezzi gli ha fatto girare le balle, e allora lo marca stretto come fosse un terzino, alternando minacce, comprensione, e cazziatoni: visto che il cellulare è ormai una protesi del suo orecchio destro, non è escluso che ogni sera pretenda da lui la chiamata della buonanotte, subito dopo Carosello.
Fra entusiasmo e illusione, De Laurentiis vuole i risultati, e si è convinto che basti spendere molto per allestire un team vincente, ma si vede che il decennio buio di Moratti non gli ha insegnato nulla.
A proposito di Moratti: nonostante il recente bidone al calciomercato, pare proprio che con Preziosi sia amore vero.
Il sentimento è sbocciato al Derby di Milano, quando il triangolo equilatero fra Milito e Motta, e relativo goal, ha fatto sgorgare la riconoscenza del bauscia.
E a seguire lacrime per tutti: di gioia per gli Interisti, di sconforto per i Milanisti, e di rabbia per i Genoani, che hanno passato la notte a raccogliere il latte versato, ma inutilmente.
A tale riguardo, il caro Moratti ci ha inviato un messaggio: ...“queste moneta servono a che voi vi consolate dei dispiaceri che avreta…”
Ma io gli risponderei così: ...“veniamo noi con questa mia addirvi, che scusate se sono poche, ma 18 milioni e 5 giovanotti… noi ci fanno specie che quest’anno c’è stato una grande morìa delle vacche, come voi ben sapete…”
Punto, punto e virgola, due punti… punto esclamativo!