30 - 05/04/09: Reggina-Genoa
La Reggina
La trasferta di Reggio Calabria vedrà impegnati le migliaia di genoani. In queste ore sono intenti sia a preparare i bagagli, sia a preparare le auto per raggiungere facilmente la città calabrese dove far sentire l’intenso grido. Si vocifera di spostamenti in treno ed in pullman che lasceranno tutti basiti. Sarà una trasferta di massa, a migliaia si muoveranno verso sud, intenzionati a pasteggiare serenamente in città, a calcare i gradoni del Granillo e colorarlo di rossoblu, come già fecero in quel di Siena.
La Calabria è la terra di Scilla. Secondo Omero era un essere mostruoso con dodici zampe e bocca informe, residente in anfratto profondo. Virgilio lo descrive come donna nella parte superiore che ha il ventre cinto di famelici lupi a cui si univano code di delfini. Passando nei pressi, mosso dalla sua curiosità e guidato da una perfida saggezza Ulisse ci rimise sei commilitoni, Enea seguì più prudentemente i consigli di Eleno. L’ascendenza di Scilla è incerta, nell’Odissea è figlia di una dea di nome Creteide, altre leggende ne tratteggiano vari padri, cosa non rara nell’antichità dove il ritegno pareva talvolta dimenticato e dei ed umani solidarizzavano forse un po’ troppo… Nella maggior parte dei casi a Circe venne attribuita la sciagurata idea di trasformare quella che era una bella ninfa in un mostro, vuoi perché Poseidone innamorato venne dalla ninfa respinto e commissionò alla maga il colpo, vuoi perché il fidanzato di Scilla respinse Circe.
La Calabria è aspra quanto interessante, presenta scorci meravigliosi quanto selvaggi, lunghissime coste ed impervie montagne, tra queste la Sila, l’Aspromonte ed il Pollino. La regione offre una curiosa presenza di picchi e mare. La natura è in gran parte intonsa, la Calabria è ricca di boschi e sorgenti, i fiumi hanno carattere “torrentizio”, non mancano aspetti desolati specie dove l’acqua ha scavato valloni tra una terrazza e l’altra.
Lasciti di un tempo andato sono il Castello Svevo di Rocca Imperiale edificato in primis da Federico II e quello medievale di Roseto Capo Spulico, imperiture testimonianze della la ricchezza storica della punta dello stivale. Nota per la sua bellezza è Tropea, città frequentata da già greci e romani nelle vicinanze del suggestivo Capo Vaticano che è la punta più occidentale del promontorio granitico del Monte Poro. Tropea era già sede vescovile nel V secolo dopo. Cristo, è dotata di una notevole Cattedrale di epoca Normanna. Questa cittadina partecipò con naviglio proprio alla felice battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Mirabile il Santuario di Santa Maria dell’Isola, un tempo abbazia benedettina.
Altra località di interesse è Paola, la cui fama è legata alla figura di San Francesco e dove venne eretto in sua gloria un visitato Santuario.
Nota a margine per l’osservatore: si tratta di San Francesco da Paola, Patrono di naviganti e pescatori, per questo noto anche in Liguria; comunque in sede pare abbiano dimestichezza con i Santi e sopratutto gli aspiranti tali.
San Francesco da Paola porta il nome del San Francesco più noto perché i genitori a questo si rivolsero per aver la gioia di un figlio, oggi magari si rivolgerebbero al professor Antinori e poi andrebbero in sua compagnia ad un talk show. Per mio gusto ho una miglior opinione della famiglia calabrese del 1400…
La cucina calabrese è semplice e robusta, non ancora imbastardita dalle trovate moderniste e ben si accompagna ai vini come il Cirò rosso ed il Savuto. Non mancano sughi corposi per paste asciutte massicce, carni di capra e formaggi piccanti. Il peperoncino se non lo mettono dappertutto poco ci manca. Si alternano le carni ed il pesce, la frutta di stagione, ottimi sono i fichi da cui si ricava un estratto simile al miele che viene utilizzato per preparare i dolci.
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Reggio, ultima spiaggia
180 minuti per crederci, insieme si può!
Ecco cosa recita il sito web della Reggina, alla vigilia di due partite casalinghe, contro Genoa e Udinese, per loro fondamentali, definirle ultima spiaggia è forse addirittura un eufemismo.
I calabresi si trovano infatti a sei punti dalla possibile salvezza, situazione maturata durante un campionato in cui, rispetto alle dirette concorrenti, hanno dimostrato qualche lacuna di troppo, impressionante il dato che segnala solo 4 goal segnati lontano dal Granillo, ma anche discreta sfortuna, sono tante le partite, specie casalinghe, in cui hanno raccolto meno di quanto meritassero.
In casa hanno sempre venduto cara la pelle, basti pensare che le nostre dirette concorrenti, Roma e Fiorentina, non sono andate oltre il pareggio, e con loro il Palermo.
Se il Genoa arriva a questa sfida con problemi di formazione, e con giocatori lontani per le nazionali, la Reggina non è da meno.
Di Gennaro in under 21, Carmona e Barreto in Sudamerica con le rispettive nazionali, Valdez e Barillà squalificati, Halfredsson, Vigiani e il centroboa Corradi infortunati ed indisponibili, da questo punto di vista partiamo alla pari, e la differenza sarà chiamata a farla il nostro organico superiore per qualità e quantità di alternative.
Tatticamente Nello Orlandi predilige la difesa a 3, squalificato l'uruguagio Valdez, i tre uomini designati dovrebbero essere, da destra a sinistra, Lanzaro, Cirillo e Santos.
E' questo il vero punto debole dei calabresi, si tratta di giocatori, due dei quali nostre vecchie conoscenze, che vanno in difficoltà in numerosi frangenti, tranne quando possono farsi "sentire" alle spalle dell'avversario, che dà loro un punto di riferimento, ma negli spostamenti, nei movimenti, nell'uno contro uno, lasciano a desiderare singolarmente e come reparto.
A centrocampo il punto di forza è costituito dalla coppia centrale di sudamericani, il paraguayano Barreto e il cileno Carmona formano una cerniera bene assortita, mancano un po' di struttura fisica ma uniscono grande movimento e capacità di contrasto con buona qualità nel giocare il pallone e ottimo tiro dalla distanza.
Di Barreto si conoscono meglio le qualità, visto che gioca in Italia da un po', ma occhio a Carmona, ex capitano dell'under 20 cilena, terza al mondiale di categoria, e, classe 87, già titolare inamovibile della nazionale maggiore, compagine di ottimo livello.
Entrambi sono reduci dagli impegni nelle qualificazioni mondiali oltreoceano, Barreto però ha saltato la seconda partita per squalifica e avrà 90 minuti pesanti in meno nelle gambe.
Il reparto viene completato a destra dallo sloveno Krajcik, terzino messo esterno a fare un lavoro simile a quello di Rossi o Konko, spesso abbassato sulla linea dei difensori, mentre a sinistra la scelta è tra l'ex bolognese Costa, di attitudini più difensive, e Alessio Sestu, favorito alla vigilia, che garantisce maggiore apporto alla manovra offensiva, spinta e inserimenti in zona goal.
L'attacco, orfano dell'infortunato Corradi, autore di quasi la metà dei goal dei calabresi, dovrebbe presentare i due interni di fantasia Cozza e Brienza, col nostro ex Di Gennaro prima alternativa, dietro all'unica punta, il giovane serbo Rakic, torre di quasi 1.90, favorito su Stuani.
Credo che ci aspetterà una partita di grande battaglia, molto fisica, col pallone che spesso avrà il coniglio dentro, sarà dura esprimere ottimo calcio, perchè occorre essere in due e loro non possono cercare un confronto su quel piano, dovranno spostare la partita su altri binari, e saranno molto pericolosi.
Dalla nostra, oltre alle qualità complessive, avremo la componente psicologica, non credo che troveremo una squadra molto salda da quel punto di vista, e molto dipenderà da noi, se riusciremo nell'impresa di dar loro convinzione o se creeremo loro difficoltà tali da farli sciogliere come neve al sole.
Mi aspetto una partita non dissimile da quelle di Verona col Chievo, Lecce, e persino Cagliari, se resisteremo, magari con sofferenza e con un po' di fortuna, al loro giocare sui nervi, poi potremo sfruttare la seconda parte, quando avranno speso molto e soprattutto quando non si potranno accontentare dell'ennesimo pareggio, e coi cambi, come fecero Di Carlo e Allegri per motivi diversi, proveranno a vincere e a rischiare, e a quel punto dovremo essere cinici perchè avremo grandi spazi e avversari cotti da raccogliere, ma deve "girare" bene, dovessimo andare in svantaggio sarà durissima.
Ale' Grifone!
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Il Quadrato delle Bermude
Il Triangolo delle Bermude non è alle Bermude, ma in Calabria.
E’ risaputo che alle falde della Sila e dell’Aspromonte (dove perfino Garibaldi fu ferito) esistono misteriose voragini e orrendi crateri in cui le vittorie del Genoa scompaiono senza lasciare tracce, e i punti vengono rapiti senza riscatto.
Reggio, Catanzaro, Cosenza, (a volte Crotone), sono vulcani in attività che una generica espressione definisce “campi del Sud”.
Se poi consideriamo che il premier sta per aprire i ghiotti cantieri fra Scilla e Cariddi, anche Messina può aggiungersi alla geometria dei disguidi rossoblu, e la quadratura del triangolo diventa perfetta.
E allora ripercorriamo questa Via Crucis, invitando chi legge a premunirsi con il noto tic del calabrese Sculli e, visto che esordì nell’ A.C. Brancaleone (!!)… speriamo che ci regga “lo cavalcone”.
A Catanzaro: 17 incontri, 9 sconfitte e 1 vittoria nell’88
a Cosenza: 9 incontri, 5 sconfitte e zero vittorie
a Reggio C.: 14 incontri, 7 sconfitte e 1 vittoria nel 72
a Messina: 15 incontri, 9 sconfitte e 1 vittoria nel 61
da cui si evince che quei terreni di gioco contengono tagliole di tutte le taglie, che non c’è scampo per lo scalpo, e che la superstizione non lascia superstiti.
Sono luoghi che l’esperienza genoana ha trasformato in “luoghi comuni”, e che la saggezza ruspante dei bar dello sport ha ingentilito in “difficoltà ambientali”.
Per contro, nessuno considera mai il rovescio della medaglia, e cioè che le squadre meridionali abbiano lo speculare problema quando giocano nei “campi del Nord”.
Mi concentro sulla prossima, chiudo gli occhi e penso intensamente alla Reggina… ma non mi viene in mente una cozza di niente.
I frammenti della storia sono avari di chicche e non stuzzicano leggende, perché il passato è modesto e il repertorio è mesto.
Da bambino mi ci son voluti anni per capire la differenza fra Reggina e Reggiana, anche perché il colore della maglia non aiutava molto; la distinzione fra amaranto e granata è come quella fra Bergamo & Pairetto: impercettibile.
L’unica scatola nera vincente che emerge fra i relitti del Granillo, racconta il successo del Genoa di Silvestri, 37 anni fa, ed era un volo senza scalo verso la serie A.
Segnò Bordon, uno che faceva finta di essere un campione, con Maselli e Bittolo che correvano, Perotti che guizzava, Simoni tesseva, Corradi insaccava, e Garbarini menava.
Oggi invece ci paracadutiamo laggiù con i goal di Olivera, l’ago e il filo di Motta, le genialate di Jankovic, le volate di Juric e Sculli, e le botte di Biava: l’equivalenza dovrebbe funzionare.
Peccato per la sfortuna di Milito, che è stato danneggiato da quei fottuti 14 minuti in nazionale, ma ha dimostrato di essere un vero Principe: infatti la sua sensibilità, secondo le tabelle di Andersen, equivale a quella de “La Principessa sul pisello”, il cui nobile “rango” le impedì di dormire nonostante il supporto di 20 materassi.
A Reggio, la storia del calcio comincia nel 1914 con l’Unione Sportiva Reggio Calabria fondata da ben 61 impiegati pubblici: roba da matti… se l’avesse saputo Brunetta, avrebbe strigliato a dovere quei fannulloni.
Poi la società cambia nome una decina di volte, finchè si presenta in B nel 1965, dove naturalmente ci trova il Genoa alle prese con i soliti guai.
La particolarità è che a Reggio non abbiamo mai preso più di 2 goal, ma la tragedia è che ne abbiamo segnati solo 4 in 14 incontri: fa impressione, ma è così.
Forse si è sparsa la voce che il Genoa ha tradizioni inglesi, perché il risultato più gettonato è proprio il 2-0, e ce lo propinano in segno di rispetto.
Altra musica al Ferraris, dove si ricorda un bel 7-0 con tripletta di Montella… ma dall’altra parte c’era Giacchetta e tutto si spiega, e poi il recente 4-0 con 3 goal di Milito… ma con la Reggina in 10.
Mi son sempre chiesto: ma chi sarà mai questo signor Granillo?
Era il presidente che portò la squadra in B, imprenditore e sindaco della città, democristiano buonanima.
Oggi invece regna Lillo Foti, buon amico di Preziosi, con il quale baratta vagonate di giocatori, e non si sa mai chi ci guadagni.
Da Reggio sono passati quasi tutti gli allenatori della terra, ma solo di fascia media: da Oronzo Pugliese a Maestrelli, e poi Bigon, Scala, Bolchi, Guerini, Colomba, Gustinetti, De Canio, Camolese, per finire con Mazzarri.
Anche fra i giocatori non si son fatti mancare niente; in 30 anni avrebbero potuto schierare questa sontuosa formazione: Scarpi, Torrisi, Falsini, Diana, Pirlo, Mozart, Baronio, Perrotta, Causio, Kallon, Bonazzoli. Vi giocò anche Nedo Sonetti, quello che da bambino aveva la culla a forma di panchina.
Alla dogana fra Genoa e Reggina sono passati anche Tedesco, Sottil, Cozza, Santos, addirittura Mamede, i gemelli tristi Mesto e Modesto, e ora il rimpianto Di Gennaro.
Gli amaranto hanno subito due condanne gravi. Nel 1951 presero 17 punti di penalità e retrocessione per un intrallazzo con il Catanzaro, e nel calciopoli del 2006 beccarono 11 punti.
Ma le vicende più interessanti riguardano gli spareggi, che per la Reggina sono normali diversivi con cui vivacizzano la routine della vita.
Nel 1988 batte 2-0 la Virescit e conquista la B.
Nel 1989 perde ai rigori con la Cremonese lo spareggio per la A.
Nel 1994 perde ai supplementari con la Juve Stabia il diritto a salire in B.
Nel 2003 salva la serie A battendo l’Atalanta a Bergamo.
A Reggio, i cardiologi sono tutti milionari.
Ma oltre alla sindrome del Granillo, c’è un’altra mina vagante che gli artificieri del Genoa stentano a disinnescare: il rilancio delle squadre disperate.
Accadde due anni fa a Pescara, e là si ricordano ancora di noi e ci mandano gli auguri per Natale.
Successe l’anno scorso proprio a Reggio, quando il subentrante Ulivieri ci confezionò il tradizionale 2-0.
Il Genoa capita spesso nella pentola a pressione di ambienti esplosivi, dove “l’ultima spiaggia” degli altri diventa il bagnasciuga per balene disorientate.
Eppure non ricordo squadre generose che siano venute al Ferraris per salvarci da una crisi anzi, era frequente il colpo di grazia alla nuca.
Forse, se proprio si dovesse indicarne una, verrebbe in mente la Samp del 90/91, contro cui Branco diede il segnale della riscossa.
Era un Genoa afflitto da 6 pareggi, con 2 sconfitte e una sola vittoria, reduce dalla tormentata esclusione in Coppa Italia con la Roma, e Bagnoli aveva appena detto la sua sui Genoani.
La vittoria nel derby fu come il chinino per la malaria, e infatti il Grifo cambiò l’aria al suo campionato.
Ci sarebbe anche un terzo supplizio che ogni tanto ci tortura, quando i portieri si mettono a fare la partita della vita e piazzano i tornelli sulla riga di porta, ma diamo fiducia alla semplicità di Campagnolo, indimenticata nelle 4 partite che giocò in rossoblu.
Detto questo, pur con tutta la simpatia per la Reggina, la vittoria del Genoa diventa una necessità assoluta anche perché dopo, con la Juve, peseranno tanti fattori sfavorevoli.
Prima che la crisi, e la vecchiaia, mi induca a rottamare la “macchina del tempo” che sferraglia nella memoria, vorrei rivivere un pomeriggio epico e i sapori lontani di un calcio solo immaginato.
Come un bambino, accendere la radio e ritrovare la voce di Ameri che, con la sua “fascialateraledelcampo”, ti dà l’idea di quanto sia lunga.
E poi sentire Ciotti che lo interrompe perché Di Vaio ha puncicato la Roma, e ascoltare la cantilena di Enrico Luzi, finalmente promosso in A, mentre avvisa che Floccari ha rosolato la Fiorentina.
Per concludere con lo studio centrale da cui Bortoluzzi, fra i campi non collegati (ovviamente il Genoa è tra questi), segnala che Motta “ha insaccato con un tiro dalla distanza”.
E alla fine… “se la squadra del vostro cuore ha vinto”… tutti a inciuccarsi con lo Stock 84.
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