11:Inter-Genoa

Umiliati e Offesi

Autore: 
Ianna

Il più grande scrittore di tutti i tempi lo scrisse nel lontano 1836,appena 57 anni prima che nascesse il Genoa.
Malgrado descrivesse ben altro,non è che prese come punto di riferimento futuro anche i poveri tifosi del Grifone ?
 
Ovviamente no,ma stasera ci vorrebbe  lui a poter scrivere ciò che a lui  riusciva alla perfezione:
La descrizione dello stato d'animo umano.
Cosa si può tentare di digitare dopo una esibizione cosi imbarazzante,ai limiti della decenza sportiva,che ha travalicato stasera anche i confini della vergogna allo stato puro?
Siamo cosi avvezzi e abituati a questi scempi,che quasi non ci facciamo più caso.
Sembra di essere non in una realtà virtuale,ma nella vita reale di tutti i giorni,quella dei nostri giorni,della quotidianità giornaliera che ci fa vivere e vedere cose inennarabili,scene e atteggiamenti volgari,conditi da un disinteresse e da una malvagità a cui nulla e nessuno può mettere argine.
Cosi come ogni giorno da decenni siamo costretti a vedere e a subire tanti comportamenti  disumani,cosi per ritornare nel nostro ambito calcistico,siamo oramai abituati,a commentare invereconde,vomitevoli prestazioni del Genoa targato Enrico Preziosi e dei suoi compagni di merenda,Perinetti,Zarbano e buon ultimo Cesare Prandelli.
Con quel poco di lucidità che ci resta,prima del sonno riparatore,poniamo questa domanda elementare alla attenzione di chi è proposto a rimediare, a chi dovrebbe lavorare per evitare questi teatri di misera pantomima:
Può una squadra che è senza ambizioni ,senza traguardi,che alla vigilia dopo tanti proclami, non ha (quasi)piu  nulla da chiedere al campionato,giocare in questa maniera cosi indegna,supina,stabilmente a 90 gradi ,in posizione anale,per far sentire i loro tifosi,appunto Umiliati e Offesi?
Noi credevamo di no,ma da stasera dopo Genoa Inter del 3 Aprile 2019,non diamo neppure più l'alibi dell'inverecondo.
Atteggiamento passivo come una puttana che si spoglia e si appresta ad essere beneficiata,nessuna reazione professionale,inesistente indice di presenza fisica a sancirne l'esistenza almeno territoriale,predisposizione al suicidio tattico e alla passarella altrui di cadaveri ambulanti che dalla quasi cremazione passeranno nel giro di qualche ora a volare anche a 20mila piedi.
Non sappiamo che partita al video tape l'ex coach della Nazionale abbia preparato,ma se non tenta nemmeno di giocarsela leggermente a viso aperto,con una formazione minimamente offensiva,invece dei soliti 4 medianacci cani da guardia,insistendo su uno Sturaro trequartista che è come fare esibire Roberto Bolle non al Bolshoj ma a Gennargentu.
L'Inter di Lucianone Spalletti sembra il Barca con queste premesse e in questa landa desolata che è Marassi,altro che Mamma come la ha definita Cretinetti,un omone che non disdigneremo di mandare volentieri in miniera,senza cappello e senza microfoni.
Spalletti l'uomo che ha gia i chiodi sulla sua tomba,il cui funerale si terrà a Giugno,in due partite ci rifila 9 gols,rispolvera Maurito,uno che ai dipendenti statali gli fa un baffo e che senza malanni accertati pure clinicamente è riuscito a stare a casa due mesi senza fare un belino,se non rifugiarsi nelle tette della sua fedigrafa manager.
Una che con il maneggio ci ha sempre saputo fare.
Ai nostri prodi valorosi occorreva solo fargli vedere il video della gara di andata,dove i vecchi babioni nerazzurri si divertivano a segnare in superiorità numerica all'andata e stasera a sparare su un cadavere che non era nemmeno caldo.
Se poi al Buffet ci aggiungevi un rigore per una smanacciata di Romero,la conseguente espulsione del ligio Mariani,la abbuffata dell'Inter a metà tempo era già bella che servita.
Mago di uno Spalletti ,prodigi di Marotta e Via della Seta più ricca. 
Il secondo tempo era Accademia pura dopo il primo tempo in infradito,ed era bello vedere gli interisti  abbracciarsi festanti manco avessero sconfitto il Psv.
Gli ingressi di Bessa e Biraschi erano buoni per le statistiche e per le strategie di Prandelli uno che al Genoa sta come Serse Cosmi al Real Madrid.
Finisce in goleada e in gloria per la gioia della squadra più anonima del Mondo e termina  in depressione cosmica per il Genoa e i suoi poveri,tristi,umiliati,offesi tifosi del Grifone,tranne che per uno,lui,sempre Lui.
Non sappiamo se trattasi di Bonifico andato a buon fine e  se era l' OK il prezzo è giusto per il Candreva fa,ma dando per scontato che lui si occupa di Trading,che dei tifosi se ne sbatte il belino e che mal che vada all'ultima giornata sempre salverà la nave che sprofonda,non ci resta che ammettere che la effimera vittoria contro la Juve era davvero l'occasione giusta non per esultare come dei luasi,ma per andarsene via dallo Stadio e non restare come stasera,chi allo stadio chi alla Tv,a guardare uno scempio ,una vergognosa,patetica esibizione del Genoa 1893,nato appena 57 anni dopo l'Umiliati e Offesi di Fedor Dostoevskij.
Ianna

MANITA E MANICHINI A MILANO

Autore: 
Freddie Beccioni

Il sabato pomeriggio, da sempre, a Milano si va “in vetrina”.
Passeggiare in lungo e in largo per Corso Vittorio Emanuele è più di un esercizio di stile, quasi un dovere, emblema dell’ex metropoli da bere e dell’eterna rivale della Parigi del pret-à-porter.
Non è ancora tempo dei mercatini di Natale, ma qualche annuncio di regalia ci può sempre stare: la sorpresa ad una fidanzata incontrata da poco, la borsetta o lo sbrilluccico di bigiotteria che tintinna sul refrain dell’evergreen “Innamorati a Milano” di Memo Remigi.

“Sapessi com’è strano, darsi appuntamento a Milano”.
La follia si può manifestare in tanti modi, e lo sa bene la pazza Inter che ogni dieci anni recupera da qualche bottega d’antiquario di Via della S(f)piga l’antica saggezza snob dell’Ambrosiana e sfila per altri obbiettivi che non siano solamente aspirare nebbia come fosse una Muratti Ambassador.
Ne dovrebbe essere conscio anche chi con la pazzia convive serenamente sulla piazza genovese da più di un decennio e prosegue imperterrito a preparare splendidi manichini per le sfavillanti showroom delle grandi città italiane.
Che altro si potrebbe fare il sabato pomeriggio nella Capitale della moda?
Per sfilare ci vuole grazia, leggiadria, charme.
E un coach da passerella senza palle, un po' checca possibilmente.
C’è da mostrare un campionario, d’altronde, mica da raccogliere monetine di passaggio come quel clochard con i rayban che faceva così blasé.
E poi il campionario di quest’anno non è peggio del solito: anzi, offrirebbe una firma polacca emergente, se solo non fosse già stata proposta qualche giorno fa e non la si sapesse esaltare.
Meglio nasconderla in questo sabato milanese; sai com’è, a volte il “vedo non vedo” è più arrapante di un nudo.
Se poi magari l'hai già venduta, si sa mai che le paillettes non si stacchino.
Inoltre c’è da mettere in mostra freschissimi capi argentini, rumeni ed ivoriani.
Per sfilare nel Corso, però, l'abbigliamento non è tutto.
Ci vuole il tocco di classe di un animale da passeggio.
Basta trasformare in cani delle oneste comparse che abbisognavano solamente di un buon regista, e non mi richiamate in causa il vetusto romagnolo, fuori moda e molto meno onirico perfino di Federico Fellini.
Passeggiare per Milano, specie se al lasco guinzaglio d’un creativo balcanico, per tali ritrovati esemplari, è proprio una bellezza.  
Si può far annusare loro certi terrier e barboncini che al confronto oggi sembrano pitbull, tronfietti e gagliardini. Puoi vedere in vetrina un tarchiato dogo argentino dalle fattezze di un toro de Sora, lottare con turchi bendati e segugi in odor di nazionale, puoi far giostrare anche lontano da via Melchiorre Gioia una cagnetta trans portoghese che sembrava perduta per sempre, ed infine regalare una doppietta ad uno dei più sopravvalutati cani da caccia della bergamasca.
Poco più di dieci minuti e il calcio propositivo diventa già un morso ai coglioni.
Saltano le tattiche, i guinzagli, le fantasie.
E vai col liscio, senza selz e nemmeno un Biancosarti.
Che l’unica azione degna di nota rossoblu è il doppio dribbling del giovane pugnace di Bucarest.
Ma lasciamo perdere, parlare di pallone, riferire di un match sarebbe come bere uno spritz con aperol , pinot grigio e levissima in Corso di Porta Ticinese.
Nel freddo bicchiere d’orzata in cui galleggia Milano riemergiamo con la certezza che, come dicono da queste parti, “dura minga”.
Collezione Manita.
Tutto questo ci ha regalato un pomeriggio milanese di novembre, nel fine settimana dei morti, quelli che difficilmente risorgeranno, se continueranno ad esibire come manichini i più promettenti e a far deambulare come zombi tutti gli altri.