05:Lazio-Genoa

FELLAZIO

Autore: 
edoardo

Partita per palati fini o partita per gente dalla bocca buona? In ogni caso, felLazio.
MARCHETTI 4,0: Grande presenza scenica, e basta. Guarda passare palloni molli a tre metri dalla porta e non esce mai. Colpevole sul primo gol e su altre situazioni pericolose nell’area piccola.
GUNTER 5,5: Come tutta la difesa, soffre la mancanza di copertura. Comincia esterno a destra, poi passa centrale nella linea a 4.
BIRASCHI 6: Migliora il suo apporto quando diventa esterno della 4 e prova qualche sortita. Non molla mai, anche se non è facile difendere senza aiuti.
SPOLLI 5: Conferma di non trovarsi in condizione e non ha l’autorevolezza dello scorso campionato. Ammonizione stupida dopo pochi minuti. Giustamente sostituito.

ZUKANOVIC 4,5: Bradiposo, non chiude sul controcross di testa del primo gol e ne condivide le responsabilità con Marchetti. Involuto col pallone tra i piedi.
CRISCITO 5,5: Prova a proporsi sulla fascia e a rianimare lo spirito della squadra. C’è la volontà, ma manca la brillantezza. Di testa contro Milinkovic sul terzo gol viene spiattellato.
ROMULO 5: Un paio di sortite palla al piede, tanta voglia, ma anche tanta confusione.
BESSA 4,5: Colpevole sul secondo gol, quando perde una palla sanguinosa per presunzione. Non incide, né davanti alla difesa né da trequartista.
HULJEMARK 4,5: Forse perché ha fatto i mondiali, ma appare irriconoscibile.
MEDEIROS 5,5: Pregi e difetti. Con la palla tra i piedi tenta qualche iniziativa, ma è poco concreto e non riesce a legare il gioco.
PIATEK 6,5: Non sono le sue partite. Non è il tipo di punta che difende palla e fa reparto da solo, ma se ha mezza occasione la mette dentro. È polacco, non Inglese.
KOUAMÈ 6,5: Dà vivacità e anche un po’ di ilarità con una serie di improbabili controlli di palla in stile coreografico. Ma rispetto alla compassata cadenza dei compagni, sembra di un altro pianeta.
LAZOVIC 5,5: Più vivace di Romulo e abbastanza concreto, non riesce a innescare giocate decisive.
SANDRO SV: Impresentabile.
 BALLARDINI 5: Mezzo voto in più di stima perché non ha fatto lui il mercato. Prova a risuscitare il pullman schierando in partenza un 532, ma è pura illusione difendere con un centrocampo che non filtra né recupera palla e con un portiere che fa da spettatore non pagante per ogni pallone scaraventato nell’area piccola. Poi passa alla difesa a 4, ma i problemi a centrocampo rimangono. Mi sa che non esiste soluzione, almeno fino a gennaio.

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DIETRO AL POLACCO UN DESERTO

Autore: 
tidon grifo

Si può già stilare un bilancio di queste prime partite giocate dal Genoa.
Una grande fatica per vincere in casa e un totale disarmo in trasferta.
In casa contro squadre scarse, in trasferta contro una squadra forse leggermente migliore e una sicuramente migliore come oggi:  la Lazio.
Con la Lazio giostrava nell’aria una tradizione favorevole anche all’olimpico mentre coi lupachiotti perdiamo sempre con gli aquilotti spesso vinciamo.
Ma la squadra totalmente disarmante che è scesa in campo oggi non poteva sfruttare quest’atmosfera tradizionale, cosi come siamo scesi in campo oggi con una strana divisa non priva di una certa eleganza ma senza alcuna tradizione: dei calzoncini bordò con una maglia a quarti blu notte e blu mare.

Ballardini tenta esperimenti in stile gasperiniano spostando Gunther il turco-tedesco in ruoli dove penso difficilmente abbia giocato in Germania o in Turchia con gli amici.
E rispolvera Medeiros che qualche spunto l’ha pure avuto.
Ma ciò che subito si comprende dall’inizio è che è una squadra molle come una mozzarella, una squadra da fila e fondi, lo si percepisce subito che siamo acqua e che la Lazio avrebbe avuto gioco facile.
Senza alcun impegno particolare subito segnano due gol, uno con gli inguardabili Spolli e Zukanovic che lasciano liberi gli attaccanti biancocelesti di deriderli e giostrare sino a che uno di loro non decide di segnare.
E poi con Bessa che colpevolmente messo davanti alla difesa spalanca la porta a Immobile.
Allora il Balla raddrizza un po’ gli schemi con una difesa a quattro e facendo entrare Kouamè.
L’ivoriano perlomeno corre, si sbatte, danza un po’ col pallone o senza il pallone.
E nel secondo tempo dopo un suo spunto Piatek con un rimpallo sembra riaprire la partita.
E successivamente sempre Kouamè viene stesso mentre era lanciato a rete, ma comunque nel frattempo la Lazio aveva già chiuso la partita con un gol di Milinkovic che era saltato indisturbato in area.
Sul tre a uno c’è stato qualche tentativo velleitario ma la partita si chiude con un impietoso quattro a uno che non fa una piega.
Il Balla ha cercato anche di testare Sandro per qualche minuto spostando Bessa in avanti al posto di Medeiros.

Siamo una squadra priva di nerbo e senza personalità, con gravi problemi in difesa e a centrocampo.
Con un ritorno totalmente deludente come quello di Criscito e con la incertezze del Balla nel trovare l’assetto migliore.
E se non avessimo trovato un bomber come Piatek dove saremmo?
Adesso sento dei commentatori tirare la croce addosso al Balla e fossilizzarsi sul concetto di divertimento, nel gioco Ballardini non sarebbe divertente.
Commenti che lasciano il tempo che trovano, di persone che non sanno mai individuare i reali problemi.
Che comunque esistono e sono evidenti a partire dal capo e cioè Preziosi.
Vediamo, ci sono state solo quattro partite che destano preoccupazione ma non fasciamoci la testa prima del tempo.
Certo che una cronaca come quella di oggi poteva essere scritta utilizzando il metodo di Jack Nicholson in shining e cioè la frase ossessiva ripetuta.
Una frase quale “dietro al polacco c’è il deserto e a monte c’è Preziosi, quando se ne va Preziosi?”
E cosi all’infinito.