03:Sassuolo-Genoa

IL SASSUOLINO NELLA SCARPA

Autore: 
edoardo

Si chiude con una partita grottesca il prologo agostano di questo campionato di serie B in cui si è trasformata per 4/5 la serie A italiana.
Poca voglia di commentare, ma tante cose da dire.
Intanto che c’erano in campo due soli giocatori di serie A, uno per parte, e hanno fatto la differenza.
Pandev purtroppo si è mangiato un gol dopo un capolavoro tecnico; Prince Boateng, quello che era stato nostro per pochi giorni e che Gasperini aveva bollato come inutile, un gol lo ha fatto ed è entrato in tutte le giocate da gol del Sassuolo del primo tempo.

Ma ci sono state altre differenze. E il risultato è un 5-3 falso per entrambe le squadre. Per il Genoa perché due gol sono arrivati quando ormai si giocava alla viva il parroco. Per il Sassuolo perché almeno due dei suoi gol sono arrivati per topiche di Marchetti e un altro regalato da Spolli, sceso in campo visibilmente ubriaco.
Per il resto, la partita era scritta. Non sono abbastanza tecnologico per ricuperare e ripubblicare il mio post della vigilia, ma la fotografia della partita era già lì. Il calcio non si inventa. Il Sassuolo gioca con due attaccanti esterni e un falso nueve. Ciò significa che la nostra difesa a tre viene allargata e occorre dare una copertura al centro che un centrocampo a due fa fatica ad assicurare.
Il Genoa ha fatto la partita, piazzandosi nella metà campo del Sassuolo per la prima mezzora. Ne ha cavato tre azioni da gol consecutive nel giro di un minuto, intorno al 20mo, e il gol del cecchino Piatek al 24mo. Il Sassuolo si era fatto vedere solo dopo un rinvio sventurato di Marchetti e conseguente gol di Babacar, regolare ma annullato da un guardalinee distratto.
Poi, per la gioia dei nostalgici del Vater, su rinvio della difesa del Sassuolo, assediata dai nostri per la battuta di un fallo susseguente a un tentativo di omicidio su Lazovic, voragine centrale, praterie immense, mancato fallo tattico e pareggio di Boateng.
Subito dopo, Pandev fa un capolavoro e si libera al tiro all’altezza del dischetto del rigore, ma sbaglia la cosa più semplice, cioè la conclusione di destro.
Da qui in poi si rientra nella normalità. La nostra difesa viene allargata e aggredita al centro in velocità, cosicché Boateng può presentarsi davanti a Marchetti che, nei lunghi mesi di inattività, ha pensato bene di prendere lezioni da Eduardo e che pertanto decide di respingere sui piedi di Lirola, che fa tap-in.
Poco dopo prodezza di Boateng in rovesciata. Di nuovo Marchetti, sempre spiritato, balbetta sul tiro non irresistibile e serve a Babacar un pallone da spingere dentro.
Ormai il Sassuolo entra nella nostra difesa allargata come un coltello nel burro. Un banale rinvio mette Babacar solo davanti al nostro portiere, ma defilato. Il tiretto gli esce sbilenco e andrebbe fuori, ma Spolli incespica, si incarta e spinge la palla dentro, che neanche Leslie Nielsen.
Qui finisce la favola. È bastato un Sassuolino nella scarpa per arrestare l’irresistibile marcia della macchina da guerra rossoblu.
Il secondo tempo comincia con la sostituzione di Lazovic con Favilli. Ballardini, all’obbrobrio della preparazione e della gestione della partita, aggiunge il ridicolo e rovina, oltre a quella di allenatore, anche la sua immagine di persona seria. Si finisce infatti con duecento punte in campo e 5 gol sul gobbo, al lordo di altri due segnati da noi giocando il secondo tempo alla scapoli e ammogliati.
Se hai visto come gioca il Sassuolo, se ti ritrovi in vantaggio e se hai un Piatek in squadra, non puoi giocare così. A meno che l’obiettivo non sia di farti cacciare per poi essere riassunto con la squadra in fondo alla classifica e salvarla.
Spolli, autorete a parte, sembra l’ombra del giocatore dello scorso anno, incerto anche nelle situazioni più semplici. Abbandonato a se stesso, oltre tutto, fa anguscia. I due centrocampisti centrali non bastano, né per fare filtro né per assicurare equilibrio. E si noti che Lazovic, sul piano tattico, ha fatto un gran primo tempo nel presidiare la fascia destra. Le voragini si sono aperte al centro. Marchetti è disastroso. Si sapeva di dover pagare qualcosa per la partenza di Perin, ma il prezzo è esagerato. E dico Perin, non un campione, ma un ragazzino che evidentemente noi dobbiamo aver sopravvalutato se invece lui ha scelto autonomamente di fare la carriera di Rubinho.
Di Ballardini che dire? Sono rimasto basito. Tutta la saggezza e il buono senso di cui lo ritenevamo giustamente capace sono andati sprecati nel peggiore dei modi.
Ti cade dal cielo una punta che la butta dentro appena ha mezza occasione e che ha l’istinto assassino di trovarsi sempre dove arriva la palla. A cosa ti serve affollare l’attacco e sguarnire il centrocampo, soprattutto se hai una difesa di pensionati che non può essere infilata in velocità?
Il polacco è l’unica nota lieta in prospettiva futura. Segna tutti i gol che è possibile segnare, perché vede con anticipo come coordinarsi. Si sprecano i paragoni, ma a parte Paolo Rossi, che fisicamente era molto diverso e giocava in un altro calcio, purtroppo l’unico paragone attendibile è quello con l’Icardi giovane quando giocava nella delegazione. Apporto al gioco minimo, ma tanti gol.
Ora speriamo che la pausa porti consiglio.
Perdere ci sta, ma prendere lezioni di buon senso da De Zerbi è intollerabile.
Un’ultima annotazione. Voglio esprimere la mia solidarietà a Berardi. Nonostante ci punti con convinzione da anni, il destino baro gli impedisce sempre di vincere il premio di Mister Simpatia.
Una palese ingiustizia.