25:Genoa-Inter

Esame di Maturità

Autore: 
edoardo

Arriva l’Inter, che è una mina vagante. Alla sua fama di elegantone che esibisce abiti splendidi ma spesso indossa calzini spaiati, si aggiunge la precarietà della formazione, che aumenta il tasso di imprevedibilità di una squadra già comunque priva di certezze.

La gran bagascia del calcio italiano ha panchinari e precari di grande qualità. Se spesso fanno cagare è per l’antico vizio della società (più)nera(che)azzurra di acquistare, strapagandoli, buoni giocatori, ma pretendere che si comportino da fenomeni, con la conseguenza di stressarli e farli finire in tilt. Quella che inizia il campionato, ogni campionato, come squadra, già a Natale, in piena crisi di nervi, diventa un assemblaggio di individualità che pensano, ciascuno, al proprio destino.

 

Riuscì a invertire la tendenza Mourinho, compattando i giocatori attraverso il trucco del martellante assedio dei nemici. Quel che nessuno dice è che i primi veri nemici individuati da Mou per motivare i giocatori non erano gli arbitri e il sistema-Juve, ma gli stessi dirigenti interisti.

Spalletti prova a gestire il neurodeliri puntellando le certezze del gioco, ma l’impressione è che il primo a perdere certezze sia stato proprio lui. È un bravo allenatore, a mio parere, nonché il più bravo affabulatore televisivo italiano dopo Federico Buffa, ma navigare nel pelago nerazzurro e uscirne indenni è dura per tutti.

 

Per i nostri si tratta di una prova di maturità, per diversi motivi. Il primo è che i due successi consecutivi in trasferta abbiano potuto attenuare un po’ di rabbia agonistica. Già molti tifosi guardano alla sfida contro l’Inter come se si trattasse di una scampagnata. Il secondo è che un’Inter senza Icardi e Peresic è un’Inter inedita, costretta a inventarsi qualcosa. Probabilmente zio Balla dovrà indovinare le mosse avversarie anziché prepararle in anticipo e i calciatori in campo dovranno essere bravi a improvvisare e ad adeguarsi in corsa.

Contro due punte mobili e veloci pesa molto la doppia assenza di Izzo e Biraschi, le più dinamiche delle nostre punte.

 

Il Genoa si schiera con Bessa al posto d Rigoni e Rosi al posto di Pereira, oltre che con Rossettini centrale destro di difesa.

Sorpresa. Il Genoa fa la partita.

Quando tutti si aspettavano un Genoa di contenimento, zio Balla decide di prendere il campo e comportarsi da grande squadra. L’Inter sembra sorpresa.

Non ci sono grandi occasioni da gol, ma il Genoa inanella calci d’angolo. Peccato che là in mezzo ci siano Ranocchia e Skrinier a dominare sulle palle alte.

Poche le occasioni da gol.

All’11° parabola balistica di Pandev dalla trequarti. Come in un film di Ridolini, Hiljemark e Handanovic si guardano a vicenda e il pallonetto finisce sulla traversa.

Al 19° prima occasione per l’Inter, che agisce perlopiù in ripartenza. Disastro della nostra difesa e Karamoh ha una grande occasione, ma spara in gradinata.

Un colpo di testa di Galabinov, per una volta libero, che meritava miglior sorte al 25° e al 30° un tiro di Candreva parato da Perin.

Fine. Anzi, no. Proprio allo scadere un cross innocuo di Laxalt spiove al centro dell’area interista. Ormai sintonizzati sulle comiche di Ridolini, Skrinier e Ranocchia confezionano il più stupido dei gol. L’ex sampdoriano spara una fucilata addosso all’ex genoano nonché sampdoriano e la conclusione di tutta questa exeria è che il pallone finisce nella rete narazzurra.

Una beffa, per noi. Perché il vantaggio sembra un regalo della sorte, quando è invece frutto di una speciale attenzione e di una profonda sapienza tattica.

Purtroppo segniamo, come sempre, al 45°. Ma stavolta, maledizione, è il 45° del primo tempo. Resisteremo?

 

Grande, come ormai abituale, la difesa. A parte Rossettini, in difficoltà con la palla tra i piedi. Grande Bertolacci nelle chiusure e nell’interdizione. Grande Pandev a galleggiare tra le linee. Bessa tocca più del necessario il pallone ed è un po’ fragile fisicamente.

Il problema è che, dopo mezza bottiglia di chardonnay, mi sono scolato tre quarti di bottiglia di Zibibbo e galleggio tra le emozioni della gara.

Sarà un secondo tempo allegro?

 

Nemmeno il tempo di annotare la enorme corsa di Hiljemark, che si fa la fascia decine di volte e, nonostante ciò, conserva sempre lucidità. Nemmeno il tempo di annotare la giusta sostituzione di Bessa con Omeonga, ed ecco il secondo gol. Goduria,

Laxalt tira in porta dai 20 metri e Pandev, sulla traiettoria, incredibilmente stoppa il tiro, controlla e calcia un rigore in movimento. È delirio.

 

E ora comincia la partita del Genoa più bello e più maturo.

Nell’Inter entra Rafinha, che aggiunge qualità. Ma soprattutto ora l’Inter non ha più nulla da perdere.

Immemore delle incertezze e delle inibizioni del vicino passato, il Genoa resiste, con grinta e passione. Il pressing alto è sempre efficace, la difesa insuperabile e ben protetta. Galabinov è un gladiatore. Poi lui e Pandev escono, ma i Grifoni non mollano.

Concedono all’Inter una conclusione salvata da Zukanovic sulla linea e un paio di situazioni sbrogliate con sicurezza da Perin, ma in contrattacco sono determinati e cercano sempre di fare male. Prima Lapadula si vede intercettare un tiro gol, poi, sul successivo corner, Zukanovic manda fuori un comodo colpo di testa.

 

L’Inter non passa e possiamo celebrare una vittoria molto importante.

Non per i punti o per il prestigio, ma perché è una prova di grande maturità. Di una partita affrontata e gestita da grande squadra, da squadra compatta e fiera.

La mina vagante Inter rappresentava una sfida non facile. Non facciamoci ingannare dal senno di poi. Mentre sto scrivendo sono sicuro che tutti i media staranno parlando della crisi e delle debolezze dell’Inter.

Noi concentriamoci sui meriti del Genoa. Di un Genoa che forse non può più fare sognare, ma fa godere.

 

Buon compleanno, Faber.

Via del Campo c'e' una graziosa

Autore: 
GiRRed

Perin 7: Non viene chiamato spesso in causa, tranne che da un tiro insidioso di Candreva. Ma quando lo cercano è sempre presente. La migliore difesa del campionato, quella del Genoa gestione Ballardini, è per un bel pezzo merito suo.

Rossettini 6,5: Bene in fase di chiusura, qualche sbavatura di troppo in fase di impostazione, dove spesso sbaglia appoggi che non sembrano impossibili

Spolli 6,5: Benone come il resto della difesa, per sua fortuna Eder lo cercano sempre con le palle alte, a cercare lo scontro fisico, e con lui non si passa. Nel fortino, di testa, è un totem.

Zukanovic 6,5: Puntuale e roccioso nelle chiusure, anche se meno dei suoi due compagni di reparto, in compenso il suo piede è più raffinato quando deve innescare il compagno di fascia.

Rosi 5,5: Non mi è piaciuto molto, ne in fase di contenimento ne in fase di impostazione. In una serata in cui tutti hanno brillato uno dei pochi a fornire una prestazione opaca.

Bessa 6,5: Che bel giocatore, gamba, posizione e piedi fini. Non ho capito molto il suo cambio, forse non ne aveva più o forse Ballardini voleva coprirsi di più, anche se Omeonga non è esattamente un inteditore. 

Hiljiemark 7: Cento polmoni e comunque un livello di qualità più che buono. Se penso al giocatore smarrito arrivato l'anno scorso a gennaio che, va detto nel naufragio generale, non ne azzeccava una, sembra di veder giocare suo fratello gemello.

Bertolacci 7: Sarà stata la presenza del CT ad interim Di Biagio sugli spalti, ma sfodera la miglior prestazione della stagione, almeno fino a che gli regge la corsa. Se avesse giocato 90 minuti come i primi 60 gli avrei dato 8 e mezzo.

Laxalt 7: Sembra tornato il Laxalt dei tempi belli, con i suoi limiti, a volte un po' confusionario, ma con una corsa pazzesca, in velocità è insuperabile perfino per gli sprinter avversari, e non disdegna di farsi vedere in avanti. Ritrovato.

Galabinov 6,5: Ha fatto un'ottima partita, ma non riesco a dargli dei voti alti perché un centravanti dovrebbe sempre attaccare la porta, buttarsi nello spazio e cercare di fare goal. Lui sembra più un centrocampista, ama la palla addosso, fare gioco di sponda, ma bisogna anche segnare.

Pendev 8: Il vecchio leone sembrava destinato ad un finale di carriera in declino, in qualche campionato minore (era praticamente già stato ceduto in Cina) invece è bastato dargli fiducia e continuità in campo e ha tirato di nuovo fuori la classe cristallina che lo avevano fatto diventare uno degli eroi del triplete nerazzurro. Domina dal primo minuto fino alla strameritata standig ovation.

Omeonga 6,5: Qualche pasticcetto, ma tanta corsa e disciplina tattica, serve anche un buon pallone a Lapadula che, per non fare niente di diverso dal solito, sciupa. Un paio di azioni rugbistiche, è un giocatore che quando è in campo a me piace sempre. Questa ipotesi di centrocampo, Bessa, Omenonga, Hilijemark, potrebbe essere un buon impianto, giovane, per il prossimo anno.

Lapadula 5,5: Si batte come un dannato, ma con la maglia del Genoa addosso lo farei pure io. Avrebbe una palla per castigare l'Inter, ma fa lo stop e la rotazione nella direzione sbagliata, perdendo il tempo di gioco necessario a finalizzare. Immagino che Ballardini debba farlo giocare per non far svalutare troppo l'investimento. 

Lazovic n.g.: Entra nel finale per limitare il fuoriclasse dell'Inter Rafinha, che per nostra fortuna ancora non ha la corsa e la forma che serve per giocare 90 minuti. Col suo ingresso il nostro baricentro si è abbassato di 30 metri e abbiamo potuto provare solo qualche raro contropiede.

Ballardini 10: Ora alzi la mano chi, 4 mesi fa, quando lo zio è arrivato al capezzale di un Genoa agonizzante che perdeva a Ferrara e aveva 6 punti, penultimo, poteva pensare che oggi il Genoa sarebbe stato a 30 punti, a +13 sulla terzultima, vittorioso 2-0 sull'Inter con pieno merito. Da quando c'e' lui in panchina il Genoa è terzo e ha la miglior difesa del campionato. C'e' da mangiarsi le mani pensando a come sarebbe potuto cambiare il nostro campionato se quella piaga d'Egitto di Juric fosse stato esonerato dopo l'ignomignosa sconfitta in casa col Bologna.