29:Milan-Genoa

NTCHULIO NON CE LA MANDA BUONA

Autore: 
edoardo

LAMANNA 5.
Inchiodato alla linea di porta, viene perdonato al 16°, poi prende gol al 32° sempre per non riuscire a coprire l'area piccola. Nella ripresa un'uscita alta ciccata. 

IZZO 7.
Migliore del Genoa. Dalla sua parte non si passa.
Infortunato, si sacrifica e regge fino al 25° della ripresa.

MUNOZ 5,5
Bene in contrasto, ma due o tre inspiegabili amnesie sui rilanci e col pallone tra i piedi.

GENTILETTI 5,5
Meglio di quanto si potesse temere, ma nel finale non si fa mancare la cassata che spalanca la porta agli avversari

LAXALT 6
Non male come difensore della linea a 4.
Nel finale del primo tempo sale e indovina perfino un cross.

HILJEMARK 5
Corre, si sbatte, ma ha la fantasia di un criceto.
Nel finale ha un paio di occasioni per crossare pericolosamente, ma va in letargo.

CATALDI 5
Impalpabile, fragile, fa il compitino e anche piuttosto male.
Mezzo voto in meno per come batte punizioni e calci d'angolo.

NTCHAM 6
Tiene la posizione, e va bene così.
È l'unico che tenta qualche appoggio in profondità e un tiro alla fine del PT.
Nel finale del ST va a fare il trequartista senza fortuna.

LAZOVIC 5.
Nel PT le azioni rossoblu si svolgono quasi tutte sulla sinistra e forse si annoia.
Ma quando ha la palla non riesce mai a superare l'avversario.

SIMEONE 5,5
Non ricordo che abbia ricevuto una palla giocabile.
Abbandonato là davanti, non sarà colpa sua ma si becca un'insufficienza.

TARAABT 4,5
Approssimativo, confusionario, cicca un calcio di rigore in movimento che è stata l'unica occasione da gol della partita. Impresentabile.

EDENILSON 6
Entra al 15° del ST e conferisce dinamismo alla fascia destra pur senza diventare determinante.

BIRASCHI 5,5.
Una buona chiusura su Deulofeu, un paio di ingenuità, ma ha voglia di crescere.

PINILLA 5
Entra alla mezzora del ST e non si capisce la differenza rispetto a quando stava in panchina.

MANDORLINI 5
Come i veri maghi riesce a trasformare l'annunciato 433 in un mestissimo 451.
La rosa è scarsa, ma non è ancora riuscito a cavarne qualcosa.
Unico merito, giocatori scarsi a fare gli scarsi nel loro ruolo.

LA TRISTEZZA

Autore: 
layos

Per quelli della mia generazione andare a giocare a S.Siro col Milan significava preparare le imbottiture per cercare di prenderne in meno possibile.
Negli anni '90 lo squadrone di Sacchi prima e Capello dopo, con gli olandesoni e Baresi e Maldini, e poi nei primi anni 2000 quella di Ancelotti, con Kaka, Pato, Cafu e Seedorf. 
Oggi il Genoa si presenta a S.Siro al cospetto di una squadra il cui elemento di spicco, se si eccettua l'enfant prodige Donnarumma (che secondo me è più fumo che arrosto) è il catalano Deulofeu (nella sua lingua, il catalano, significa "Dio l'ha fatto") che è un giocatore che in quei Milan avrebbe fatto a stento la riserva.
Non per niente era una riserva nell'Everton, non certo la prima della classe in Premier League.

Oggi il Milan è una squadra di mediocri zozzoni, con dei frilli come Mati Fernandez, autore del goal vittoria, che invece in quei Milan avrebbero forse rasato il prato a Milanello, ma solo nei giorni di pausa del giardiniere titolare.

Il Genoa parte anche con un certo piglio, ordinato, un 4-3-3 molto difensivo, con Taarabt e Lazovic a supporto di Simeone. Lascia l'iniziativa al Milan, che però se ne fa poco, qualche sporadica azione vicino all'area, ma sostanzialmente nemmeno una parata di Lamanna.
Una squadra ordinata e organizzata basta a tenere a bada un Milan di zozzi come non si vedeva da anni.
L'idea che ha in testa Mandorlini è chiara, non rischiare niente e provare alla fine a raddrizzarla con un qualche colpo di teatro, come è stato con Bologna ed Empoli.
Il piano è rovinato da un errore in disimpegno che innesca l'asse Lapadula-Mati, servito in verticale, con un'uscita disperata (ma in ritardo) di Lamanna, che viene superato dallo "scavino".

Da li in poi il Genoa sparisce dal campo.
Come succedeva al Genoa di Juric, preso un goal la luce si spegne, nessuno sa più cosa fare e il gioco fino a quel punto magari scolastico ma ordinato diventa un susseguirsi di errori e di sincronismi che saltano.
Il Genoa non pressa ma aspetta basso, una squadra che già fa uno stucchevole possesso palla in attesa di un'imbucata quando deve andare in vantaggio, figurarsi quando in vantaggio c'e' già.

Morale della favola, oltre il 75% di possesso palla al Milan ma tiri verso lo specchio della porta del Genoa quasi nessuno. Sembra una partita sullo zero a zero quando il pareggio va bene ad entrambe per passare il turno al gironcino. L'apice si raggiunge quando, sotto di un goal, Mandorlini manda in campo un terzino, se pur brasiliano, al posto di un'ala, Lazovic. Edenilson prova qualche volta a crossare, un po' di più del suo predecesore, ma in mezzo c'e' il solo povero Simeone, costretto a combattere contro due o tre avversari, Paletta e Zapata più uno a turno fra De Sciglio e Vangioni, ed infatti non la becca mai. Come non la becca mai quando dalla difesa proviamo a ripartire col lancio lungo, tant'e' che la palla ce l'ha sempre il Milan.

Una partita ignobile, inguardabile, il peggior Genoa di quest'anno. Il cambio di modulo non porta benefici, nemmeno tornare all'antico, con Biraschi e Pinilla dentro per provare a riformare il 3-5-2 delle partite scorse. Il cileno non tocca sostanzialmente palla da quando entra fino al fischio finale. Noi tutti continuiamo a pensare e sperare che il Palermo non farà più di 8-10 punti da qui alla fine del campionato, perchè onestamente non riesco ad immaginare contro chi e quando il Genoa visto a S.Siro possa pensare di fare dei punti, calendario alla mano.

L'attacco è inesistente e la difesa il golletto in qualche modo lo piglia, tanto più considerando il pesce bollito che abbiamo in porta.

Poi chiaro, si prova a parlare di calcio, ma magari è solo fiato (o in questo caso banda) sprecato.

Da qualche tempo provo a far vedere le partite del Genoa ai miei figli, in particolare al minore, che sostanzialmente non ha visto che sconfitte e partite ributtanti.

Mi piacerebbe poter dire: speriamo che quest'annata storta passi in fretta.
Ma il problema è che passerà in fretta e ne verrà subito dopo un'altra e un'altra ancora.
E saranno ancora stagioni di merda.

LA PRESENTAZIONE: "L'amichevole della creatività"

Autore: 
Grifondoro70

Nel presentare questo derby del cuore di metà Marzo il tema non può che essere l'inventiva e la creatività.
A cominciare dalle due società, rappresentate dai due grandi amici, compagni di cene e di baldorie, Adri & Enri.
Come non ricordare la serie infinita di scambi di cartellini, giocatori, giovani primavera, mezze figure, figurine, e probabilmente anche magazzinieri, messi a bilancio per cifre talmente senza senso da sconfinare nel ridicolo più che nell'indignazione.

Oduamadi, Strasser, Chinellato, Beretta, Tuncara Pelè, Zigoni, Stefan Simic, Donnarumma l'altro, Pasini, sono solo alcuni dei nomi, mischiati a giocatori più o meno veri e di valore che, senza dimenticare il fantasma di Boateng e il gran rifiuto di Ze Eduardo, messi a bilancio da una parte o dall'altra, han fruttato, secondo calcioefinanza.it, nel periodo 2007-2015, plusvalenze per 78 milioni al Genoa e per 51 ai rossoneri.
Definire tutto questo finanza creativa è addirittura semplicistico, in un Vangelo del nuovo millennio qui saremmo in presenza di una nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Tra l'altro con una nuova impresa a corollario, quella di riuscire a farsi contestare, parallelamente da entrambe le tifoserie, di essere al servizio dell'altra dirigenza, facendole favori, perché se è vero che da questo lato della barricata ci siamo visti cedere chiunque avesse mercato, dall'altra, chiamandosi Milan, dover accogliere e sorbirsi eroi della pedata del calibro dei vari Birsa, Acerbi, Constant, Antonelli, Kucka e compagnia non è proprio come aspettare Ronaldinho all'aeroporto.
E a proposito delle tifoserie, esercitare inventiva e creatività è rimasto per entrambe l'unico modo di tirare avanti.
Ai Genoani, logorati da anni dove il risultato sul campo, l'ottenere il miglior piazzamento possibile, è l'ultimo pensiero della dirigenza, non resta che rifugiarsi nella fantasia per trovare voglia e motivazioni per continuare a seguire la squadra in porzioni di campionato, sempre più ampie, in cui è netta la sensazione di risultato fasullo, anche nella vittoria, e per reggere il terribile contrasto tra le sensazioni del tifoso, tensione, cuore in gola, attaccamento, e ciò che succede nel rettangolo verde, sempre più assomigliante a wrestling.
Si registra più passione in quell'istante di fiato sospeso in cui allo stadio si sente quel cicalino che annuncia un risultato da un altro campo che in tutte le manifestazioni, sportive e dialettiche, dei protagonisti in rossoblu, e non solo.

E che dire dei milanisti, quanto training autogeno devono fare per dimenticare in un attimo di aver giocato un calcio di alto livello, di aver visto Maldini, Van Basten, Savicevic, di aver lottato per grandi traguardi, di aver rivaleggiato con Real e Barcellona, a quanta fantasia devono attingere ora per credere ai vari aedi nei giornali e nelle TV che cercano di propinargli un prodotto adulterato, che dipingono una squadra mediocre di un campionato mediocre usando tutte le iperboli possibili per mascherare la realtà, quanta creatività c'è nelle telecronache che trasformano l'erede di Bistazzoni in un fuoriclasse al primo tiro centrale respinto, o un buon giovane primavera esordiente in un nuovo fenomeno dei bei tempi, quanta inventiva c'è nel celebrare le gesta degli eroi che hanno vinto una coppa del nonno, inutile e solo mediatica, ammiccante a mercati esotici, probabilmente pure finta nello svolgimento studiato a tavolino in Lega.
E la creatività è ciò a cui devono affidarsi pure i due allenatori.
L'Offensive Coordinator Montella, per definirlo allenatore bisognerebbe che la squadra avesse almeno una vaga idea di qualche meccanismo o schema difensivo che non sia l'affidarsi all'esperienza e al mestiere dei singoli, sarà privo di Abate e Romagnoli dietro, di Jose Sosa, ultimamente proposto regista, e di Bacca e del segagrilli andaluso, al secolo Suso, davanti, se a loro aggiungiamo i lungodegenti Montolivo e Bonaventura e un Honda in dubbio, dovrà scervellarsi ben bene per scegliere una formazione competitiva.
Davanti i soli arruolabili dovrebbero essere, come centravanti, il nostro obiettivo del mercato estivo, Lapadula, ed esterni d'attacco il nostro ex Ocampos e lo spagnolo Deulofeu, tipico esempio di giocatorino tecnico e inconcludente, nei campionati europei seri, che improvvisamente nel nostro si trasforma, semplicemente per tecnica superiore a quelle degli scavabuche con cui compete, in Dui-ei-fassu, nel senso che a noi ci farà doppietta.
Le chiavi del centrocampo dovrebbero essere affidate al giovane Locatelli, con a fianco il dinoccolato Pasalic e una tra le nostre due vecchie conoscenze Kucka e Bertolacci, possibili alternative Poli e Mati Fernandez.
Nella difesa a 4 i centrali saranno Zapata e Paletta, De Sciglio e l'argentino redivivo Vangioni i terzini, con Calabria e Antonelli alternative.
Per qualunque altra realtà che non fosse la nostra si tratterebbe di una grande occasione, pure se fossero al completo, per fare una bella prestazione ma soprattutto andare alla caccia di una vittoria, il possesso palla alla spagnola di Montella, unito alla sua insipienza tattica, nelle giornate peggiori costringe la squadra a ruminare un calcio troppo sofisticato per gli interpreti a disposizione, e lascia sempre il fianco, e anche qualcosa in più, scoperto.
Ma il Genoa attuale è l'avversario ideale per tutti.
E veniamo a Mandorlini, anche lui alle prese con aspirazioni frustrate dalla realtà delle cose.
Il 3-5-2 utilizzato per salvare la pelle ha dato alcuni frutti ma è chiaro che dal punto di vista offensivo non ci sono potenzialità.
Gli unici con gamba e spunto per giocare in contropiede sono i due esterni, più Simeone, poca roba quindi e senza un centrocampo in grado di innescare rapidamente la ripartenza, per cui è lapalissiano come la torre, in questo schema, sia una scelta obbligata, perché quasi sempre difensori e centrocampisti sono costretti a liberarsi del pallone col lancio lungo, unica soluzione.
Con questo modulo inoltre l'unica scelta di formazione che vada nella direzione di provare a giocare a calcio è proprio quella del derby, mettere Ntcham, che prova a saltare l'uomo palla al piede, prova passaggi in verticale di una certa difficoltà ed efficacia, a volte purtroppo anche in orizzontale, e prova a tirare, non ce ne sono altri, Rigoni non gioca a calcio, Hjliemark è un giocatore da coast to coast al suo passo, e Cataldi ha una distribuzione di palla elementare e un'intelligenza tattica che non si notano in un meccanismo che non funziona.
Anche davanti, come 3-5-2, l'unica variante è Pandev.
Mandorlini sa benissimo cosa andrà a proporre quando sceglie questo schema, ed è chiaro che sarebbe ora di provare qualcosa di diverso, come il 4-3-3 a lui congeniale.
Ma ci sono diverse cose che lo sconsigliano.
La più importante è la condizione fisica della rosa, ridotti come siamo un modulo che tende a darle e a prenderle, che fonda la propria efficacia nell'agilità dei centrocampisti interni e degli attaccanti esterni per ripartenze mortifere seguite dal rapido ritorno dietro la linea della palla, se giocato da gente pesante di gamba e di idee, soprattutto in mezzo, finisce in un bagno di sangue.
Se pensiamo al Verona che aveva un regista vero, Jorginho, tecnico e veloce di pensiero, e si fondava su esterni come Iturbe, Juanito Gomez o Jankovic, gente svelta e tecnica, brava negli affondi, e schierava come interno un Romulo, cambiato di ruolo allo scopo proprio di fare quella continua serie di inserimenti e rinculi, e un Toni capace di segnare ma anche tenere botta e far salire la squadra, è dura trovare qualcosa di simile nel Genoa oggi, specie senza i due mesi di preparazione estiva sui quali lavorare ad esempio su un Simeone punta esterna, o un Edenilson o Laxalt spostati interni.
Senza contare che, senza Ocampos, di esterni arruolabili ci sarebbe solo Palladino, con Taarabt con 15 minuti di autonomia, Pandev che non è più quello della Lazio e Ninkovic disperso ma comunque non in grado di partire da lontano come un Iturbe.
Il Milan a San Siro potrebbe essere un'occasione per provare qualcosa, tanto come va va, ma i dubbi sono sul materiale.
Mandorlini poi è chiaro che qualcosa, in proiezione riconferma, dovrebbe far vedere, ma cosa c'è da proiettare se a Giugno non ci sarà più nessuno, forse nemmeno la dirigenza?
Possibile quindi che riproponga il 3-5-2, e che si arrangino un po' tutti.
C'è però la possibilità che, con l'assenza di Burdisso, cerchi un compromesso e vada su un 4-4-2 o 4-5-1 con Simeone unica punta e sulle fasce due coppie, Beghetto Laxalt ed Edenilson Lazovic, Izzo e Munoz centrali, due centrocampisti da scegliere tra Cataldi, lo svedese, Rigoni e Cofie, e Ntcham o Morosini o Pandev dietro la prima punta, sarei curioso di vedere come butta.
Ale' Grifone!