Tra breve al “Renzo Barbera”

Autore: 
P.A.P.

Il Genoa scenderà tra breve sul campo del “Renzo Barbera”, per lungo tempo titolato “La Favorita” dal nome di una tenuta di Ferdinando I di Borbone.
Renzo Barbera è per il Palermo il Presidentissimo, tenne i rosanero con fierezza e li portò a disputare due finali di Coppa Italia, la prima nel 1974 li vide opposti al Bologna e la seconda nel 1979 li vide opposti alla Juventus; entrambe le partite furono perse in modo quantomeno curioso dai siciliani dopo che questi andarono in vantaggio.
Quello di Palermo è uno degli stadi più longevi di Italia, venne inaugurato nel 1932 con i nome di “Littorio”.
Nella città siciliana si discute della possibilità di costruire un impianto più moderno che assecondi le esigenze più pressanti di efficienza e sicurezza, “esigenze” che a quanto pare anche in mezzo al Mediterraneo potrebbero essere soddisfatte da un “nuovo impianto polifunzionale” dotato di tutti i comfort cinema multisala, palestre, ristoranti e naturalmente un bel centro commerciale...
Fatto salvo gli ultimi anni, i destini del Grifone e della squadra rosanero si sono incrociati prevalentemente in serie B, per il Genoa giocare a “La Favorita è sempre stato difficoltoso quanto per i suoi tifosi raggiungere l’isola dopo un viaggio estenuante.
Nel Palermo militò per vari anni Ignazio Arcoleo, centrocampista che vestì la maglia rossoblu dal 1974 al 1978.
Era una mezzala dotata di visione di gioco e di piedi discreti, autore di un decoroso numero di goal dato il ruolo che rivestiva, fu nonostante il carattere sobrio e schivo “protagonista” della storia televisiva italiana.
Genoa Torino venne disputata il 6 febbraio 1977, fu la prima partita di serie A trasmessa a colori, la sintesi di un incontro andava solitamente in onda in attesa del telegiornale della 20,00 sulla prima rete, il “telecronista” fu Giorgio Martino il quale sostituì un Nando Martellini indisposto.
Terminò uno a uno e Arcoleo segnò il goal del vantaggio rossoblu al trentaduesimo minuto del primo tempo, divenendo l’autore del primo goal a colori trasmesso dalla della RAI in occasione di una sintesi.
All’epoca le partite venivano disputate rigorosamente alla domenica pomeriggio, l’orario di inizio era generalmente segnato alle 14,30.
In televisione si potevano vedere i goals segnati sui campi di Serie A seguendo “Novantesimo minuto”, divenuto solo in seguito “90° minuto”, trasmissione che andava in onda alle 16,30.
Ogni sede regionale aveva corrispondenti che davano voce e volto al commento:
Ferruccio Gard è oggi affermato pittore, si proponeva da Verona.
Luigi Necco è un cultore di studi classici ed archeologia, commentava le prodezze del Napoli.
Beppe Viola era un geniale umorista ed era un buongustaio, non a caso frequentava il Bar Gattullo, regalava scampoli di intelligente prosa e di serena poesia da Milano, mancò mentre poco prima di trasmettere un servizio su Inter Napoli il 19 ottobre 1982.
Marcello Giannini era ed è un fantasioso e fazioso tifoso della Fiorentina che sapeva anche fare il giornalista.
Piero Pasini da Bologna era serio e competente, morì nel corso di una radiocronaca.
Nei collegamenti da Genova si alternavano Alfredo Provenzali, un attento cronista sportivo, saggio osservatore di nuoto e pallanuoto, giornalista radiofonico capace di raccontare numerose olimpiadi, Alfredo Liquori ed il mitico Giorgio Bubba.
A quest’ultimo i colleghi giocarono un tiro barbino nel corso di un TG Regionale sostituendo una parola nei fogli di commento ad un servizio che andava in onda da Lavagna e scrivendo “Oggi ad Ardesia...” così che il nostro vi cadde con tutti e due i piedi.
All’epoca l’idea di modificare gli orari delle partite in funzione delle aspettative del pubblico televisivo cinese o turcomanno sarebbe stata considerata malsana, purtroppo il calcio è divenuto una fucina di costi spropositati dove si cerca di limitare le spese con una fantasiosa ricerca di introiti, compreso l’abdicazione di ogni dignità per una vagonata di palanche da trasferire nelle tasche dei giovanotti che in mutande vagano per il campo.
Altrettanto malsana era considerata l’idea che una telecronaca dovesse essere effettuata da più di uno: un cronista che racconta dove la palla arriva e a chi arriva, un “opinionista tecnico” il quale ha calcato in passato più o meno recente i campi di calcio e probabilmente non ha trovato altro da fare una volta appese le scarpe al chiodo, uno spione a bordo campo che interviene saltuariamente per rendere partecipe il pubblico dell’inarcamento delle sopraciglia di un allenatore e delle indicazioni che a suo dire avrebbe impartito alla squadra, indicazioni in genere smentite dai fatti e dagli interessati.
Come con ogni probabilità direbbe Tonio “per fortuna i genoani hanno Brenzini, ammesso che avere Brenzini sia una fortuna piuttosto che un motivo di ridicolo ancor maggiore ...