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Cos'è Mourinho
Domanda, quando si vede giocare l’Inter di Mourinho e la palla staziona in una zona del campo, nei piedi di un interista, già sappiamo che arriverà un certo movimento del compagno da un'altra parte, che verrà servito quasi alla cieca, come da manuale di un'azione ripetuta mille volte in allenamento e applicata altrettanto in partita, visto che lo spartito è recitato a memoria? La vediamo dare lì perchè già si sa che lì ci sarà uno? Vediamo cioè determinate azioni sempre uguali, tanto da poter affermare che caratterizzano il gioco nerazzurro, al punto da poter quasi prevedere lo sviluppo del gioco?
No.
Almeno non in percentuale importante.
E questa è una delle principali argomentazioni dei detrattori del tecnico portoghese.
La mia domanda invece è: e che vuol dire?
Vuol dire che l’Inter non è una squadra organizzata?
Vuol dire che Mourinho non sa dare organizzazione di gioco?
Non scherziamo.
Questo Signore è stato per anni con Van Gaal al Barcellona, allenava la squadra B, non avesse dato un'impronta di gioco sarebbe stato giubilato prima di mettere piede al secondo allenamento.
La sua Uniao Leira probabilmente non l’ha vista nessuno, ma il suo Porto l’han visto in tanti, pure alzare le coppe, ed era un mix di qualche grande giocatore, parecchi ottimi, e un gioco piacevole, aggressivo, tecnico, lo spartito funzionava e veniva eseguito con perizia.
Ma quanti si ricordano un Chelsea così? Credo pochissimi, perché pochissime volte si è espresso a quel livello di intensità e coralità.
Se vedo il Chelsea posso anticipare quello che farà Drogba, o Ballack, o Essien, o Lampard, ma molto difficilmente potrò riconoscere in un movimento, in una situazione di gioco, un'impronta dell’allenatore che vada a sovrapporsi, anzi a sovrascrivere annullandola, all’impronta del giocatore.
E questo cosa vorrebbe dire? Che Mourinho non è un grande allenatore o non sa dare organizzazione di gioco? A me viene da ridere solo al pensiero: sa più di calcio, a istinto, a pelle, gente come Terry o Lampard, di centomila giornalisti, commentatori o addetti ai lavori riciclati da opinionisti, e se non sei credibile, se non hai organizzazione di gioco, gente così non ti sta manco a sentire, ti fa fuori in due giorni.
Mourinho al Chelsea ha dato organizzazione di gioco, altrimenti una squadra con tutti quei nomi sarebbe saltata per aria, ma sono i giocatori che a quel livello danno l’impronta decisiva, prova ne sia che in questi anni la squadra londinese, nei momenti migliori, è sempre stata più o meno la stessa, pur cambiando allenatori, pure oggi con Ancelotti: grande qualità atletica, difficile da affrontare e da perforare, piuttosto macchinosa nello sviluppo del gioco, ma un caterpillar che ti trita unendo fisicità a qualità atletiche e a giocatori in grado sempre di essere decisivi, ho perso il conto di tutti gli 1-0 per loro maturati nei 15 minuti finali.
Allora a mio giudizio a quel livello c’è solo un modo per far sì che coincida perfettamente l’impronta del tecnico con quella dei giocatori, facendo rilucere il tutto, che ci sia una squadra composta da campioni che hanno nel dna un modo di stare in campo, di muoversi, che ricalca perfettamente le idee del Mister.
Mi piace fare l’esempio del brasiliano Derlei, non so chi se lo ricorderà, sicuramente gli appassionati: non credo di aver mai visto uno giocare meglio di lui nel Porto di Mourinho, il mister l’aveva portato con sé dall’Uniao Leira, e incarnava perfettamente il suo credo, un attaccante tecnico, veloce, con grande corsa, in grado di fare pressing ma anche contropiedista, e soprattutto lucidissimo sotto porta, ottimo realizzatore.
Il problema non si pone finchè lo porti con te dalla squadra minore al Porto, diventa difficilissimo invece portarlo con te al Chelsea, non ce la fai, è guardato con sospetto, non lo conosce nessuno, hanno bisogno di grandi nomi e grandi campioni, e in definitiva non è comunque all’altezza per quel livello, per quella pressione, per quelle competizioni con quella maglia, anche se le ha già giocate e vinte col Porto, parliamo di uno che si è vinto Uefa e Champions, comunque il salto c’è lo stesso, in una dimensione diversa.
E allora non troverai mai il clone di Derlei tra i top players che Abrahamovic ti vuole mettere a disposizione, necessariamente ne uscirà qualcosa di diverso, che rifletterà molto di più le caratteristiche dei giocatori piuttosto che la perfetta realizzazione dello spartito del tecnico.
Quando trovo la piena compatibilità, allora nasce lo squadrone che fa anche da riferimento per i didatti, ma è quasi più un caso che il frutto della programmazione, perchè non sempre sul mercato, a disposizione, ci sono giocatori alla bisogna, raggiungibili.
E l’Inter? L’inter è un Chelsea “grammo”.
Per grammo intendo che se i londinesi hanno giocatori di gran nome e fortissimi, i nerazzurri, nel tentativo di recuperare il gap con le altre top europee, visto il poco disponibile sul mercato, in alcuni casi sono finiti su gente che aveva solo il nome e lo stipendio, e in altri su gente con caratteristiche, ad alto livello, assolutamente particolari, costruendo una rosa "scorbutica": Javier Zanetti ad esempio, come curriculum, è considerato un grande giocatore, ma per me è già uno di quelli che per il suo modo di giocare mai sarà in grado di recitare uno spartito che non sia il suo portare palla e l’andare a volte a intasare gli spazi con movimenti sbagliati, il beneficio che dà come serietà, come elemento di riferimento nello spogliatoio, è controbilanciato da un danno tattico non irrilevante.
E come il capitano ce ne sono altri, gente che, specialmente la rosa dello scorso anno, una volta assemblata mai avrebbe potuto dare l’idea di una squadra in grado di recitare all’unisono.
Quest’anno?
Secondo me occorre distinguere, se pensiamo alla champions difficile che i Milito Motta Sneijder possano essere un salto di qualità decisivo, Eto’o e Lucio già di più, ma non penso possano bastare.
Se pensiamo al campionato invece, con tutti questi abili e arruolati, sicuramente dovremmo assistere a un bel salto sotto il profilo della qualità di gioco intesa come coralità di manovra e gusto per lo scambio, sono arrivati giocatori in grado di dare i tempi alla squadra, di vedere il gioco, di essere meno accentratori e con maggiore predisposizione al dialogo coi compagni.
Qualcosa si è già visto a sprazzi, molto limitato dai mille impegni, dal turn-over e dagli infortuni.
A proposito dell’olandese, un altro degli argomenti dei detrattori è il fatto che il suo immediato ingresso come titolare dimostri la mancanza di organizzazione e didattica di gioco, altrimenti avrebbe avuto un periodo di addestramento o apprendistato.
L’obiezione a mio giudizio non sta in piedi, non siamo nelle giovanili o nel Canicattì allenato dal santone di periferia convinto di aver inventato il calcio e che appena va altrove si ritrova nelle terga l’impronta di un piede nel sedere, il calcio è una cosa tanto seria quanto semplice, e si può essere credibili agli occhi dei campioni che si allenano solo rispettandone l’essenza, e chi è preso per giocare, perché considerato importante, gioca, appena arriva, che si chiami Sneijder con Mourinho o Rijkaard con Sacchi.
E poi c’è una cosa che spazza via definitivamente ogni dubbio su Mourinho: con lui non ho mai visto, e consideriamo che si tratta di un livello elevatissimo, un giocatore considerato veramente buono stare fuori.
A mia memoria non ha mai fatto fuori un Drogba, un Ibra, un Maicon, persino uno Sheva in declino con lui ha avuto molte più opportunità che con gli allenatori successivi.
Con lui quello buono gioca, ed è subito investito di un ruolo primario.
Uno che fa giocare i buoni non può essere messo in discussione.
Magari fossero tutti così.
Poi si può discutere sullo stipendio, su quanto effettivamente l’investimento su di lui serva a una Inter che vincerebbe in Italia anche se avesse Gigi Simoni al minimo sindacale, e per organico faticherebbe in Europa anche con una triade VanGaal Mourinho Guardiola, si possono anche ricordare i soldi spesi per Quaresma, tentativo fallito di prendere quello che di meglio offriva il mercato pensando bastasse per colmare gap ben più ampi, ma quelli sono cavoli di Moratti.
Godo invece come un riccio ogni volta che il tecnico portoghese non le manda a dire alla “cricca” italiana, quella degli amici degli amici, giornalisti e opinionisti e allenatori tutti culo e camicia, che lo vedono come fumo negli occhi perché esterno a quel sistema, ogni volta che ce li manda, anche quando sembra in torto, ha per me ragione per principio, perché sa già cosa c’è dietro, cosa c’è a monte, e fa benissimo.
E più li sento agitarsi per dire che non è un grande allenatore, più li vedo sperare in una sua sconfitta per poterlo crocifiggere, e più mi esce un ale’ Jose’, dal cuore.
Della partita di sabato non ho ancora detto nulla, ma mi perdonerete, tanto c’è poco da dire, dei giocatori nerazzurri si sa tutto, e comunque abbiamo già sguinzagliato Julio, si parla di Eto’o, Motta e Milito fuori, e Lucio a rischio, oltre al fatto che in questa settimana erano tutti in nazionale e molti torneranno venerdì sera belli cotti.
A dire il vero per noi c’è la brutta tegola Kharja, ma ho saputo che si è fatto male mentre veniva provato nel tridente con Sculli e Floccari, mancando Mesto si stava preparando questa mossa, che avrebbe, più che ampliato le alternative "offensive", sepolto di un altro metro di terra Palacio, per cui deve essere intervenuto il Dio del Calcio, parente stretto di Julio, al grido di “hai rotto i coglioni”, il problema è che quando gli girano, per tutelare i buoni come Motta e Palacio, ci vanno di mezzo poveri Cristi che non ne possono niente come Paro e Kharja, speriamo non serva una strage come quella che occorse a Jankovic per finire nel novero di quelli “inseriti e nettamente migliorati dopo doveroso apprendistato con Juric come tutor”.
Ale’ Grifone!
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