Genoa, Inter, e i 7 peccati
Se fosse vero che il calcio è la metafora della vita, allora si spiegherebbe la fatica di arrivare indenni al 27 del mese, lo sforzo per arginare i contropiedi della salute, il duello contro il turnover della fortuna, e la lotta per allontanare la retrocessione a “miglior vita” confinandola nella zona Cesarini.
Una partita si aggroviglia fra imprevisti e probabilità, ma in quei 90 minuti concentriamo tutte le pulsioni possibili, il meglio e il peggio di noi stessi, e il transito dalla disperazione all’orgasmo è un inconsapevole battito di ciglia.
Poi, dopo il terzo fischio dell’arbitro, rimuginiamo per giorni… a volte per anni… su vicende immodificabili che pure vorremmo alterare in qualche dettaglio finchè, esausti, le assestiamo tra le sinapsi della memoria.
Ora ci tocca l’Inter, e con lei le partite non sono state mai banali, e mi accorgo che a ciascuna si può apporre la sintesi di un’etichetta, magari ricorrendo alla più umana delle classificazioni, quella coniata dai cattolici ma poi utilizzata laicamente da tutti gli abitanti del pianeta: i 7 peccati capitali.
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ACCIDIA: 1929/30 Ambrosiana – Genova 3-3
Sul campo di via Goldoni si giocano le “Baruffe Chiozzotte” fra l’Inter capolista ma affaticata, e un Genoa arrembante che l’insidia a 4 punti.
Nel mirino c’è quella benedetta Stella sottratta 5 anni prima, e che nessuno ha digerito.
A pochi minuti dall’inizio, alcuni aerei compiono evoluzioni e, per guardare il cielo, la folla si agita e si scompone provocando il crollo di una tribuna.
E’ il dramma: ci sono morti e feriti, e anche i giocatori partecipano ai soccorsi.
L’arbitro è un po’ cinico e decide che si possa giocare… d’altra parte il suo nome è Carraro.
Forse gli interisti sono un po’ scossi, e dopo mezz’ora il Genoa conduce per 3-1 con doppietta di Levratto.
Ma nell’Inter decolla Meazza, autore di 3 reti, che riporta il match sul pareggio.
Manca poco alla fine e tutto sembra concluso quando, all’improvviso, il temerario arbitro assegna un rigore al Genoa (roba d’altri tempi).
Tutti aspettano l’implacabile Levratto che a sorpresa, colto da accidia fulminante, si dilegua come se la faccenda non lo riguardasse.
Lo esegue Banchero, detto “l’uomo del fango”, ma lo sbaglia come un Pruzzo qualsiasi.
I sogni di scudetto svaniscono, e i dubbi su quel “gran rifiuto” diventano storia.
Scriverà Gianni Brera: “… quando De Vecchi dalla panchina fa segno a Levratto di battere il rigore quello, strizzando le palpebre rossicce sugli occhi bovini, si defila”.
GOLA : 1945/46 Inter – Genoa 9-1
La guerra è finita da pochi mesi, ma all’Arena di Milano è in corso un singolare bombardamento.
La vittima è il Genoa che, ridotto in 9 per gentile concessione arbitrale, concede all’Inter la più sprezzante delle esecuzioni.
Quello che rimase negli occhi dei Genoani presenti non fu tanto il tremendo passivo, ma il vedere gli interisti con le mani nei capelli per aver fallito il decimo goal.
Se ci fu umiliazione non è chiaro a chi vada ascritta ma, nel calcio, è facile che l’ingordigia si trasformi in arroganza.
SUPERBIA: 1955/56 Genoa – Inter 4-3
E’ Natale, e sotto l’albero arriva l’Inter allenata da Meazza.
E’ seconda in classifica e al 63° conduce già per 3-1.
Il peccato di superbia la istiga a considerare chiusa la pratica, ma non ha fatto i conti con i 50.000 Genoani della Superba.
E’ una delle pagine memorabili del tifo rossoblu; sugli spalti, anziché rassegnazione, si scatena un sostegno infernale e la Nord, sprigionando magnetismo, impedisce al pallone di uscire dall’area nerazzurra.
Segna Frizzi su rigore, la cui rincorsa sembra un coitus interruptus che però va a buon fine, ed è ancora lui a firmare il pareggio.
Ma l’Inter è annientata e, a 3 minuti dalla fine, Carapellese sigla l’incredibile.
In quel Natale indimenticabile non fu mai chiarito se avesse vinto il Genoa o i Genoani, ma di sicuro l’Inter aveva perso.
Una curiosità: per l’Inter ci fu “il goal dello zoppo”.
Nesti subisce uno stiramento muscolare e, come usava allora, viene schierato all’ala sinistra.
Al 59° realizzerà la seconda rete per i nerazzurri.
IRA: 1963/64 Inter – Genoa sospesa per nebbia a 20 minuti dalla fine
La grande Inter di Herrera è la squadra più forte del mondo, e a S.Siro arriva il piccolo Genoa che, con il piccolo Piaceri, segna un piccolissimo goal.
I nerazzurri calano gli assi, ma sugli spalti cala il gelo, mentre sul campo cala la nebbia.
Facchetti e Mazzola, verificata l’impossibilità di segnare, giocano in un altro modo.
A 20 minuti dalla fine, circondano l’arbitro D’Agostini e invocano la sospensione, che naturalmente avviene: non vedevano l’ora che non si vedesse più nulla.
I Genoani protestano, ma il carisma di Rivara e Pantaleoni non può reggere il confronto, e l’impresa sfumata si trasforma in rabbia e collera.
Anche in città si diffonde lo sdegno e l’ira, ma la vera beffa sarà perfezionata 20 giorni dopo: nella ripetizione, l’Inter vincerà per 1-0.
Nonostante ciò, quell’ottimo Genoa arriverà ottavo.
AVARIZIA: 1977/78 Genoa – Inter 1-1
Il Genoa di Pruzzo e Damiani è alla penultima di campionato, con la solita acqua alla solita gola.
Bisogna vincere, e al 20° Castronaro sembra risolvere la partita, ma Anastasi pareggia al 77° e riapre il baratro. Poi accade l’inverosimile.
L’arbitro Mattei concede stranamente un rigore al Grifo e il cielo, quasi preannunciando il seguito, trasforma le sue lacrime in un rovescio terrificante.
In mezzo al fango, e sotto la Nord che tanto l’amava, si fa avanti Pruzzo per il gesto decisivo.
Il tiro è fiacco e prevedibile, e Bordon lo para d’ufficio, quasi controvoglia.
L’errore ci costerà 3 anni di serie B perché, la settimana dopo nella solita Firenze, ai Viola basterà un pareggio per prevalere nella differenza reti, e per un solo goal (questa situazione mi ricorda qualcosa di recente).
Dice… ma cosa c’entra l’avarizia?
C’entra eccome, se pure indirettamente: è quella di Fossati che ben prima dell’incontro si era già venduto Pruzzo alla Roma, al classico grido di… “bambole non c’è una lira”.
E nessuno può o vuole dimostrare niente, ma nei Genoani è rimasto il vago sentore che quel penalty, tirato da chi aveva le valige pronte nello spogliatoio, avrebbe meritato ben altra concentrazione.
LUSSURIA: 1982/83 Genoa – Inter 2-3
La gara si avvia stancamente alla fine, e quel 2-2 sembra appagare tutti.
L’unico, forse distratto o più semplicemente “inconsapevole”, è Salvatore Bagni che insacca tra lo sconcerto generale. Lui esulta, ma non l’abbraccia nessuno.
Polemiche, tradimento, parole grosse, inchieste, libri pettegoli, e comunque uno spettacolo mediocre che lo Sport, e il Grifone, non meritano.
Nel calcio, la purezza è un optional, ma quando il vizio affiora in modo sfrontato, ci si sente traditi due volte, come persone e come tifosi.
INVIDIA: 2008/09 Inter – Genoa 0-0

Partita coraggiosa e impegno commovente, con Mesto che sbaglia un’occasione irripetibile e poi svernicia la traversa da fuori area.
La svolta della gara è al 60°, quando Juric viene espulso per due falli a centrocampo mentre Maicon, in situazione analoga, è graziato dall’arbitro.
Il Genoa soffre ma resiste e per poco, Motta al 90°, non realizza l’impresa.
Ma dietro quella nobile prestazione, si muovono minacciose le ombre dell’invidia: “Moratti, hai visto che bravi quei due del Genoa? Se vuoi qualche titulo me li devi comprare”.
E fu così che Motta e Milito, per la verità senza dannarsi troppo, sostituirono maglia, città, stipendio e tifosi, in cambio di qualche promettente giovanotto e di un fatale ridimensionamento delle ambizioni.
Giù le mani dal Ferraris!
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Commenti
ti ricordi......
strano ma vero della serie alle volte ritornano,rieccomi qui con voi ,ma tranquillo nn sono ancora propetario di un nuovo pc è quello de ragazzo ,sono passati alcuni mesi ma le argomentazioni sono sempre le stesse ,raga abbiamo a che are con gente senza anima senza memoria ,tutta italia ci invidia lo stadio che abbiamo già trasformato in occasione di mondiali del novanta ,stile inglese come del resto si addice alle ns orgini,ottima visuale se nn fosse per quel bastardo di fatello pazzo che su quella cazzo di ringhiera ogni tanto tenta strani salti come un grillo zoppo,bhe divagazioni a parte voglono ammazzarciun po alla volta,in quello stadio hceo troppi ricordi,tanti dai goal di pruzzo ,boito ,damiani ,ghetti,quel genoa-cesena durato poco più di un 15 minuti tripletta di viola ,oppure papà che scorre nella fiumana del dopo partita di genoa toro quello dello scudetto granata con pulici e grazianisotto la rinhiera e dice ci si vede alla stazione bischero(ai tempi si veniva in treno nessuno aveva la macchina di noi,i portano via la sensazione di entrare e respirare quell'aria che tanto mi è famigliare hnno già cambiato l'erba nn si sente più l'odore,alle olte mi incanto ad immaginarlo com'era (ricordate cosa ci avevano propinato quel vetro orrendofra parterre e gradinata rivedo quella ringhiera e quella sfilza di cavallieri con quello striscione e quel nome che sembra veramente che quella risma posata sulla ringhiera nn sia altro che un branco di rapacissimi grifoni,che possano da un momento all'altro uare i loro artigli a difesa del ns tempio,bhe tutto questo è ormai storia e in parte mia immaginazione e mie sensazioni ,a l'ultima sensazione che ho è quella che tanto nn li fermerà nessuno il business il denaro l'interesse sono ormai tropo radicati,ti ricordi .......dicevamo ai visto mai che miglorino la vita ai carcerati........citto ma che cazzo dici .....ai ragione n farebbe gossip