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Bologna Genoa
Parlare di squadre come il Bologna attuale mette quasi in imbarazzo, e quest’anno mi ci troverò parecchie volte, perché veramente si fatica a trovare nel loro organico un numero sufficiente di giocatori di calcio.
Poi alla vigilia della partita si ha sempre qualche remora in più, perché anche solo per scaramanzia si ha paura che parlandone male ti facciano rimangiare tutto a tue spese mandandoti a casa con zero punti.
E’ chiaro che, intendiamoci, non si tratta dell’Armata Brancaleone, hanno un tecnico che è uno dei migliori in Italia, e hanno giocatori che se stanno bene, sono rognosi, perché a centrocampo sono dei cagnacci, gente che corre e non molla mai, e davanti hanno il loro reparto migliore, Zalayeta Di Vaio e Osvaldo rappresentano buone certezze.
In serie B però, regno della mediocrità assoluta e del non calcio, c’è una regola non scritta, una squadra senza valori di alta classifica, reduce da una vittoria esterna, quasi sempre la domenica dopo perde o pareggia in casa, difficilmente continua il filotto.
Il Bologna viene da un pareggio a Torino con la Juve, che equivale a una vittoria, ha la pancia semi piena, e vede la partita col Genoa come un’opportunità, e in genere squadre così per rendere al massimo hanno bisogno di un tipo di tensione diversa.
Chiaro che molto dipenderà dal Genoa.
Il Genoa di sempre, quello degli Spinelli e dei Scerni, riusciva a mandare a mare questi discorsi d’esperienza e statistica, e andava a perdere.
Sempre su questo filo di scaramanzia e abitudini vecchie come il calcio, un centenario festeggiato in casa, per certe squadre in certe condizioni vorrebbe dire sconfitta interna, a meno che non si fosse presentato il Genoa di certi tempi, in quel caso avrebbero festeggiato tutti contenti.
Questo Genoa ovviamente non è manco lontano parente, anche se per molti tifosi è rimasto quel tipo di ragionamento, quell’ancorarsi al mister santone che viene considerato l’artefice primo senza il quale si tornerebbe nella mediocrità o peggio, ma comunque va verificato se è in grado di andare a Bologna a fare la partita che farebbe la capolista della serie B in un campo paragonabile, con la squadra di casa nella situazione dei felsinei.
Continuando il parallelismo, il Genoa capolista in serie B aveva d’incanto spazzato via tutti quegli anni, quelle trasferte in cui si andava sempre a prendere goal dal carneade di turno, tra le “cose da Genoa” c’era la mezza pippa centravanti da tre goal a campionato, di cui almeno uno al Genoa.
Bastò avere un organico costruito da Preziosi per far sparire tutti questi casi, e questi psicodrammi genoani.
Io ho sempre valutato su queste basi empiriche le potenzialità di un’annata e il valore globale di squadra mister e società.
So che non può valere per una singola partita, ma se a fine anno hai preso goal da Bogdani, Calaiò, Quagliarella, Lucarelli, Ghezzal, Jeda, e compagnia, allora finisci per collocarti in una dimensione ben precisa, e poi il passo successivo è capire se ci sei per la società, il mister, i giocatori, e in che misura.
Bologna, dove c’è pure quel Lanna che due anni fa a Torino rischiò di farci addirittura la prima e unica doppietta della sua vita, e infatti avevamo un organico non certo paragonabile a quello dell’anno successivo, è un buon test.
Poi non è detto che sia tutto automatico, o le partite non verrebbero mai giocate, l’anno scorso in molte trasferte il Genoa fece goal al primo tiro in porta, magari pure nel secondo tempo, dopo aver rischiato di prenderlo, ben lontano dagli standard raccontati a risultato acquisito, e pure in casa ci furono partite in cui Udinese, Napoli, Bologna, Atalanta, Cagliari, Catania giocarono bene e forse pure meglio, indirizzate a nostro favore dagli episodi, ma oltre al sempre incisivo Julio erano partite indirizzate grazie alla qualità dell’organico e delle soluzioni a disposizione, da una “presenza” atletica di alto livello, abbiamo corso alla grande, e da un’organizzazione di gioco sempre presente e sempre attenta alla chiusura degli spazi.
Bologna contribuirà a farci capire se siamo in fase di regressione o se abbiamo mantenuto più o meno la stessa capacità potenziale, e la stessa alchimia, in quelle partite, contro squadre inferiori come organico.
Con la speranza, vana, che non sia però il risultato l’unico elemento discriminante, perché c’è modo e modo, sia di perdere che di vincere.
Tatticamente Papadopulo dovrebbe confermare il 4-4-2 di Torino, con estremo difensore Viviano, che ricordo nell’Olimpica come un citofono più che un portiere ma che per ora sta dimostrando il contrario, la difesa a 4, coi mestieranti Raggi, Portanova Britos e Lanna, il centrocampo con Guana, chiamato a impostare e a fare da diga centrale, affiancato dal cagnaccio Mingazzini, alternativa Mudingay, e sulle fasce con due tra Valiani, Giacomo Tedesco e Vigiani, coi primi favoriti e Vigiani conservato come cambio in corsa nel caso servisse maggiore apporto offensivo.
Davanti fiducia al Panteron Zalayeta e a Di Vaio, alternativa di lusso un Osvaldo che ancora non ha espresso il suo valore.
Ale’ Grifone!
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