Per poter interagire con il sito dei Grifoni in Rete e' necessaria la registrazione.
Hai gia' username e password? Clicca qui per autenticarti.
Persa la password? Compila questo modulo per riceverne una nuova.
San Petronio ed il tortellino
La leggenda vuole che San Petronio fosse un discendente dell’Imperatore Costantino il Grande e fosse cognato dell’Imperatore Teodosio II. Venne posto sulla cattedra della città emiliana da Sua Santità Celestino I, il Vescovo ricostruì chiese e case, fece attribuire dal cognato alla città e per questa alla Diocesi l’autorità sul contado, portò preziose reliquie dalla Terra Santa e suggerì all’illustre parente di istituire lo Studio ovvero il nucleo dell’Università.
La realtà magari sarà stata un po’ meno enfatica, ma egli divenne il Santo Patrono di Bologna, la città eresse una maestosa Basilica che porta il Suo nome. La cosa usualmente capita ai Santi, gli aspiranti tali debbono accontentarsi un lenzuolo sventolato dai fedelissimi, categoria assai differente da quella dei fedeli, tanto più che i fedelissimi al pari di altre categorie lavorano sui rettilinei…
Spesso le chiese erano orientate per “mistica consuetudine” sull’asse est-ovest, San Petronio venne edificata su quello nord-sud. La ragione della scelta era dettata dal fatto che quello era l’unico spazio sfruttabile senza ampie demolizioni del centro cittadino. La Basilica è illuminata dal sole per tutta la giornata e si affaccia sulla Piazza che porta lo stesso nome. Questa ispirò al Carducci un componimento che sino agli anni ottanta appariva in tante antologie per le scuole medie ed in moltissimi manuali di letteratura…
“È l'ora soave che il sol morituro saluta le torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo;”
San Petronio venne commissionata ad Antonio di Vincenzo, curiosamente definito nei documenti dell’epoca “muratore” , costui si ispirò a Santa Maria del Fiore in Firenze, nei disegni replicò un gotico morbido, tracciò una pianta a croce latina con tre navate e propose per ragioni sia economiche sia tecniche un materiale differente dalla pietra: il mattone.
Il progetto non ebbe vita facile ed il completamento richiese qualche secolo. In San Petronio venne incoronato Imperatore Carlo V, la Basilica vece le veci di San Pietro per la semplice ragione che erano trascorsi appena tre anni dal violento, selvaggio e vergognoso “sacco” della Città Eterna compiuto dai Lanzichenecchi che erano la truppa scelta dell’Imperatore e per il quale l’aria di Roma era ancora decisamente pesante.
Bologna fu protagonista, della parodia del poema epico firmato dal Tassoni che nulla ha che fare con la cedrata omonima: “La secchia rapita”. In essa si narra di una “infelice e vil secchia di legno” e di una Venere non propriamente casta intenta a “conversare” alternativamente con Marte e con Bacco. Alcuni secoli dopo venne scritta la parodia della parodia firmata da un ingegnere con il diletto del componimento:Giuseppe Ceri. In questo caso fu un oste a ritrovarsi tra le lenzuola la dea in tutta la sua prorompente bellezza, rimase ammirato dalla perfezione dell’ombelico e replicatolo nella sfoglia diede origine al tortellino. I miei sette lettori possono tralasciare, il tortellino ha una storia più antica e differente, tanto più che solo un svitato trovandosi in letto una donna bellissima e nuda corre in cucina per la sfoglia…
La ricetta venne depositata nel 1974 con atto notarile presso la Camera di Commercio di Bologna dalla Confraternita del Tortellino e della delegazione di Bologna dell'Accademia Italiana della Cucina. I tortellini vanno assaporati in brodo. Sono da evitare le eresie gastronomiche che li vogliono al burro oppure con panna. Per mia opinione meglio lasciare la panna per la colazione evitando di proporla sui primi perché maschera l’assenza di idee e soffoca i sapori. Come sosteneva lo scrittore Cesare Marchi è il comunismo applicato alla cucina ed i risultati sono i soliti di questa applicazione: sono disastrosi.
- Accedi o registrati per aggiungere un commento

