Genoa Lazio

La Lazio che vidi per la prima volta calcare il campo Ferraris era avviata a conquistare la promozione in serie A al termine del campionato 1971/72. L’attacco biancoceleste era guidato da Giorgio Chinaglia che con le sue 21 reti si dimostrò il miglior centravanti della serie B e conquistò, caso assai raro, la nazionale. La compagine ospite nel corso del primo tempo mise a segno due reti, il Genoa di Silvestri l’anno precedente aveva conquistato una difficile promozione nel girone B della Seri C e disputò un torneo decoroso gettando le basi per la promozione giunta l’anno successivo. La Lazio replicò la doppietta nel corso del campionato di serie A 1973/74 che concluse vincendo il titolo, a nulla valse la rete del Genoa che mi sembra venne messa a segno dall’indomito Corradi. Il sodalizio capitolino schierava oltre a Chinaglia giocatori  come Re Cecconi, Martini, Pulici, Wilson, Garlaschelli, Oddi, alcuni giunsero a vestire la maglia azzurra.

Nei primi anni settanta Genova riceveva in regalo al pari del resto di Italia l’Imposta sul Valore Aggiunto e salutava mestamente la “Michelangelo” varata orgogliosamente una decina di anni prima e portata in disarmo. Erano di poca consolazione le vittoriose serate di Enzo Bottesini, rappresentante di materiale elettrico industriale per lavoro  e sommozzatore per diletto, al Rischiatutto. Nel 1974 moriva Giuseppe Marzari, attore dialettale che pur non avendo la classe di Gilberto Govi  offrì lo spunto per più di un sorriso. Marzari era in teatro il genovese di estrazione popolare tanto quanto Govi era in teatro il genovese di gusti ed usi borghesi.
Per vedere vincere il Genoa in occasione della partita che lo vedeva opposto ai biancocelesti dovetti attendere il campionato 1976/77, fu bel tre a uno, andarono a segno Pruzzo -due volte- e Damiani. Nel campionato successivo la Lazio  scese al Ferraris alla prima giornata, ma il Grifone vinse nuovamente pareggiando il goal iniziale degli avversari e superandoli a pochi minuti dalla fine con una rete dal dischetto realizzata da Pruzzo che alla penultima giornata dimenticò quanto era semplice andare a segno su rigore.
Nel corso di quegli anni l’economia italiana iniziò a risentire della ventata di demenza che aleggiava dal sessantotto, questo impose alla Zecca di stampare più banconote che monete e le monete iniziarono a scarseggiare. Vennero sostituite dai “miniassegni” emessi dai principali istituti di credito. Erano degli assegni circolari di ridotte dimensioni. Intestati a associazioni di categoria. Vennero ritirati sul finire del decennio quando la Zecca si riprese. Oggi sono pezzi da collezione, siano essi originali ovvero emessi da Istituti di Credito esistenti ed autorizzati allo svolgimento della attività, siano essi falsi ovvero emessi da Istituti di Credito che esistevano solo nella fantasia degli stampatori.
Nel corso degli anni ottanta la Lazio divenne un avversario tanto molesto quanto capace di mostrar la destrezza di un borseggiatore abilissimo. Nel corso del campionato di serie B 1980/81 la squadra romana era una delle candidate alla promozione al pari del Milan, aveva giocatori di livello per la categoria come Bigon, Sanguin, Pochesci, Mastropasqua, Citterio, Viola. A Genova la partita terminò zero a zero, ma la Lazio falli l’obiettivo con mia e non solo mia soddisfazione. L’incontro Atalanta-Genoa disputato al “Brumana” di Bergamo terminò uno a due, ma sia Genoani presenti sugli spalti sia quelli che erano a casa attaccati alle radioline assaporarono con particolare gusto l’esito della gara che vedeva protagonisti i romani.
Nel corso dei primi anni ottanta Il dottor D’Alessandro sedette su una poltrona importante per la città, quella dell’allora Consorzio Autonomo del Porto ed il Professor Romano Prodi sul confortevole scranno della presidenza dell’Istituto Ricostruzione Industriale. Entrambi  erano destinati a lasciare il segno. Il primo era intenzionato a ridisegnare il lavoro dello scalo, guardando ai concorrenti in particolare quelli nord europei. Ebbe intuizioni rilevanti ed il passo greve. Forse era in anticipo sui tempi, la riforma che pur con tutte le sue pecche fece riprendere il porto venne posta in essere dal successore: Rinaldo Magnani. Il secondo mise mano alle “partecipazioni statali” a mio modo di vedere la mano non fu felice e comportò il dissipamento di un patrimonio industriale che era certamente gestito in malo modo ma che non doveva essere così rottamato. Annotazione a margine per l’osservatore: lo scrivente è un convito sostenitore del capitalismo, quindi nel rapportino meglio evitare di scrivere baggianate sulle “ideologie perverse”…    
Nel 1983/84 la squadra biancoazzurra uscì imbattuta dal Ferraris, quella partita disputata all’inizio del campionato si rivelò fatale per il Genoa che terminò a pari punti proprio con i romani, vittoriosi però sul loro campo grazie ad un rigore sul quale meglio calare un velo pietoso. Il Grifone finì in serie B e vide un inverno assai freddo sotto i profili sportivi e societari, freddo come l’inverno del 1985 sapientemente immortalato nella foto che ritrae la fontana di Piazza Colombo.  Nel 1985/86 la Lazio guidata da Simoni raggiunse il pareggio a pochi minuti dallo scadere con Corti, arbitrava Cornieti di Forlì, arbitrava… una espressione decisamente generosa. Nel 1986/87 il Genoa regolò i biancoazzurri con un bel due a zero, all’andata i laziali avevano sottratto il portafoglio e non solo. Molti ricordano ancora il goal annullato a Policano per “fuorigioco”, il direttore mi pare fosse Redini . Nel 1987/88 fu un uno ad uno, una mezza partita in un mezzo stadio. Quel campionato fu allucinante, ricordo una vaga cupezza che mi opprimeva mentre entravo al Ferraris allora parzialmente demolito. Con quelle pietre se ne era andata una parte della mia giovinezza: l’ingresso, la rampa elicoidale, la Gradinata…