Memorie dei tempi di Fossati (parte sesta)

Il campionato 1981/82 si concluse con la sofferta salvezza in quel di Napoli e nell’occasione nacque il solido gemellaggio che lega ancor oggi le due tifoserie; per la prima vola la Federazione aveva autorizzato la comparsa dello “sponsor” sulle maglie, il Genoa aveva stipulato un contratto con Seiko; il tesseramento dello “straniero”, il belga Vandereycken, aveva imposto misure finanziarie straordinarie e questo comporto un azzeramento del capitale sociale con conseguente ricapitalizzazione, scomparvero migliaia di piccoli azionisti.

La squadra parti per una tournée in oriente toccando Hong Kong allora colonia britannica ea Manila nelle Filippine; nel frattempo la società si apprestò a preparare i quadri per il campionato 1982/83, confermando il Direttore Sportivo Vitali e l’allenatore Simoni, volle disputare un campionato tranquillo ed in parte colse il traguardo

La campagna acquisti vide le partenze sia di Gorin, giocatore di indiscussa abnegazione e professionalità, sia di Manfrin che approdò al Milan; arrivano in rossoblu l’attaccante rossonero Antonelli ed il difensore della Carrarese Chiodini; da annotare che un quotidiano genovese segnalò l’interessamento della storica compagine genovese per il giovane Roberto Mancini, finito si a Genova, ma tra quelli a righe.

Avendo la Federazione autorizzato il tesseramento di un secondo straniero, giunse dal’Olanda il centrocampista Jan Peters, era un calciatore di buon livello che avrebbe costituito con il belga un centrocampo notevole e forse i destini del Genoa del tempo avrebbero preso un indirizzo leggermente diverso.

Di quello che poteva essere e non fu se ne ebbe uno scorcio nel primo tempo della partita di Coppa Italia, la quale vide al “Meazza” –San Siro era stato rinominato- il Milan opposto al Genoa; nell’occasione i due centrocampisti presero per mano la squadra, il Grifone mise in mostra un bel calcio e chiuse la prima frazione in vantaggio per due a zero; sostituiti i due il Genoa perse l’incontro subendo tre reti.

Purtroppo Vandereycken ebbe una ricaduta e non sarebbe stato disponibile sino all’ultima giornata.

Il campionato vide un inizio preoccupante, i rossoblu colsero due punti in quattro partite; i punti furono raccolti paradossalmente in trasferta, mente il Genoa subì due umilianti sconfitte al Ferraris, la prima ad opera della Fiorentina con annessi scontri tra tifosi, la seconda contro il Verona; il gioco al pari dei risultati latitò ed esplose una violenta contestazione contro il generoso Renzo, il quale non aveva la fortuna di farsi reggere la coda da quelli che oggi fanno da valletti a Preziosi.

Simoni riuscì a tenere la barca in navigazione, a Cesena il Grifone colse una vittoria fondamentale grazie al fatto che i locali sbagliarono due rigori, sulle ali dell’entusiasmo la domenica seguente il Genoa vinse in casa con il Cagliari segnando tre reti sotto una pioggia molto forte, tuttavia non profittò del doppio turno casalingo perché l’Udinese essendo una ottima squadra rifilò la terza sconfitta casalinga ai rossoblu.

Quella partita venne giocata nonostante una ramata d’acqua memorabile, il Grifone sotto di due reti, grazie all’incitamento forsennato dei tifosi dei tifosi dimezzo le distanze con Antonelli, mise in mostra carattere e schemi decorosi, subì la terza pera e generosamente segnò il secondo goal con Iachini.

Non fu sufficiente per raccogliere punti, ma si vide la speranza.

Il mercato di riparazione vide le partenze di Russo che per i tifosi fu una delusione molto simile a quella subita anni prima con Bordon e di Boito il quale, pur non essendo un fenomeno, proferiva impegno e tornò utile in più di una circostanza.

Arrivarono il giovane centrocampista Benedetti, il regista della Lazio Viola, il centravanti Fiorini.

Quest’ultimo aveva la nomea di “tipo strano”, era un attaccante spesso e battagliero con il tempo diverrà un idolo dei tifosi ed una “plusvalenza” di Fossati; il campionato si rimise in bolla, vennero disputati due derby, entrambi finiti in parità: uno a uno e due a due.

Il primo disputato il 28 novembre 1982 segnò per anni il record di presenze al “Ferraris”, in realtà gli spettatori furono più di quelli dichiarati, mi sembra 55.753, perché in tribuna si registrarono numerosi biglietti doppi ed in Gradinata si stava pigiati come sardine ed era quasi impossibile muoversi; segnarono Mancini per gli altri e Fiorini per i rossoblu a dieci minuti dalla fine.

Il secondo venne disputato da il 10 aprile del 1983: segnò Renica per loro, pareggiò Briaschi, passarono nuovamente in vantaggio loro su autorete, pareggiò a Briaschi a pochi minuti dalla fine ed io ci rimisi un orologio di scarso valore perché mi abbandonai ad un plateale segno dell’ombrello.

Il campionato 1982/83 si sarebbe considerato tranquillissimo se non fosse stato per la consueta coglionata.

Il 27 aprile 1983 scesero sul campo del Ferraris il Genoa e l’Inter, la partita vivace a tratti era sul due a due, avevano segnato nell’ordine: Altobelli, Briaschi, Bini e Iachini, la palla stagnava a centrocampo, tuttavia ad un tratto l’Inter tornò in vantaggi grazie ad una intuizione di Bagni che esultò in modo vistoso paragonato ai colleghi.

I rossoblu fallirono un paio di occasioni per pareggiare, entrambe con la difesa della squadra ambrosiana colpevolmente sbandata.

Negli spogliatoi il Direttore Sportivo del Genoa Giorgio Vitali si abbandonò a dichiarazioni che mossero l’Ufficio Inchieste retto dal giudice Corrado Di Biase, pronunciando frasi del seguente tenore: “i giocatori dell’Inter sono delle m...e, non si ci comporta così a cinque minuti dalla fine.”

Iachini rincarò con un “qualcuno non era stato avvisato”

in televisione durante il Processo del Lunedì, all’epoca era una delle prime edizioni, Onofri accennò ai taciti accordi che potevano nascere in campo, il giocatore Renato Zaccarelli se ne venne fuori con frasi un po’ troppo pelose dicendo che di questi accordi in tanti anni di carriera non aveva mai sentito parlare, il giocatore del Genoa reagì sfottendolo sostenendo che quel signore non era Zaccarelli, ma uno che gli somigliava.

Dopo i primi fiammeggianti inizi la questione parve scemare, se non che due giornalisti tali Pea e Ziliani vennero a conoscenza di voci dal mondo del totonero le quali sostenevano la tesi di denari persi dai giocatori dell’Inter sulla partita.

L’ispettore dell’Ufficio Inchieste Ferrari Ciboldi parve appoggiare la tesi e seguire la pista; non vi era molto, ma il calciatore dell’Inter Juary rilasciò una intervista incendiaria sulla partita, sui rapporti tra i calciatori e tra questi e la società.

Juary dopo un paio di anni all’Avellino dove aveva disputato buone partite e segnato più volte, era passato all’Inter; in realtà doveva solo passare sotto il Duomo per andare altrove come pedina di scambio, ma l’affare saltò, rimase a quanto pare mal sopportato alla Pinetina.

La sua intervista accese un fuoco rivelatosi di paglia.

Un giudice genovese tal Fucigna lamentò che i difensori delle due squadre, Biondi per il Genoa e Prisco per l’Inter erano piuttosto duri nel tutelare i loro assistiti, vi erano molti spunti per lo scandalo, ma tutto finì in una bolla di sapone

Il Campionato proseguì senza troppi scossoni, il Genoa alla penultima giornata affrontò la Roma al Ferraris, l’incontro terminò in parità, uno a uno, segnarono Pruzzo e Fiorini, il Genoa conseguì la matematica salvezza, la Roma vinse il suo secondo scudetto.

Il Belga Vandereycken giocò l’ultimo quarto d’ora della partita, segnando l’unica e l’ultima presenza in rossoblu, Fossati respirava a pieni polmoni, tuttavia il fuoco covava sotto la cenere.

Era in uso per il presidente additare quelli della Fossa come dei mestatori e nemici del bene del Genoa, ma questo mai e poi mai si era sognato di invocare la galera ed attivarsi in tal senso come avrebbe fatto il suo successore noto con il nome di Enrico Preziosi.

I primi anni ottanta furono tutto sommato positivi, l’Italia della “ripresina” e del “decisionismo” si lasciò alle spalle il tormentato periodo recedente e si collocò stabilmente tra i paesi più industrializzati e con un benessere ragionevolmente diffuso.

Si ambiva a risparmiare per acquistare una casa, si cercava di migliorare la propria attività, di far fronte con compostezza alle traversie, non era l’età della perfezione, ma a confronto di oggi vi era un maggior senso del limite; ricordo soprattutto  una maggior serenità e a differenza di questi anni dove vige la rassegnazione, nonostante i triboli vi era sempre la speranza.

Genova sentì mordere la crisi della grande industria a partecipazione statale, l’allora presidente dell’IRI era un professore bolognese di nome Romano Prodi, in nome di un meridionalismo mal inteso e di logiche prettamente finanziarie penalizzò a lungo termine la nostra città con scelte molto discutibili.

Il porto era un campo di battaglia che vide opposti il Presidente del Consorzio Autonomo del Porto -l’odierna Autorità Portuale- D’Alessandro ed il Console della CULMV Batini.

Il sindaco Cerofolini cercava di mediare ed in questo aveva l’aiuto possente di Sua Eminenza il Cardinale Siri che faceva sentire la propria voce per difendere la nostra economia e spesso coglieva vittorie tattiche.

In quegli anni i giovani si raccoglievano in gruppi contraddistinti dalla musica e dall’abbigliamento: vi erano

I metallari, i dark, i paninari, gli ultimi punk, i new romantic, con ogni probabilità dimentico molti raggruppamenti.

Io non ero affiliato, i paninari mi chiamavano un “regolare” che nel loro gergo significava uno che badava agli affari suoi, vestiva normalmente, non rompeva le palle e non se lo faceva menare; tra le mie conoscenze ed i miei amici annoveravo metallari e paninari, fasci e compagni, bravi ragazzi e bricconi.

La televisione commerciale prese campo e raffinò i suoi modi pervasivi, le prime erano dilettantesche ed amicali, la radio diviene sempre più parte integrante della vita dei giovani, si sprecarono le dediche alla morosa ed alle “compagnie”, spopolò la prima comicità demenziale.

La televisione propose tra le tante cose migliori e non il Drive in con i suoi ritmi, i suoi sfottò, i suoi personaggi e la strigliata finale recitata da Gianfranco D’Angelo.

Per quel che riguarda la radio voglio ricordare una trasmissione andata in onda su Radio Liguria 1: Onde Storte; tra i più noti protagonisti cito i Lubrani Scognamiglio, Faloppa, Pitto e Rebellato, il poeta Fraudolento con l’assistente Estiomene, il DJ Pedro Feroci, Flacca, Erasmo da Rotterdam, Felix Zampa da Cantalupo, Lapio Bidetti, Daniele Piombi.

Le cassette che riportavano le trasmissioni, andavano in onda al pomeriggio e si doveva fare i compiti, erano oggetto di un proficuo contrabbando al pari delle repliche degli LP.

(Fine parte sesta- continua)

Commenti

Chiodini

Bellissimo pezzo su un calcio che non c'è più. Sono di Carrara e ricordo qualcosa di Chiodini che ho visto giocare nella mia infanzia, giunse alla Carrarese dalla Cerretese in uno scambio alla pari con tal Racchetta, arrivò poi al Genoa per una cospicua somma, tanto che il presidente della Carrarese di allora lo ritiene il miglior affare della sua gestione.

Esordio

"il Genoa alla penultima giornata affrontò la Roma al Ferraris", questa fu la mia prima partita allo stadio,avevo 6 anni, ricordo la bandierina nuova di zecca e la mano di mio padre che non mi mollava un secondo... Smile

Ondestorte :-)

L'indimenticabile sigla :
http://www.youtube.com/watch?v=WDxwGwULpPw
 
Preziosi faccia di merda!

fotografia perfetta

mitica onde storte.
PS cercate di non nominare l'infame Smile grazie