A' lazie
Prima di parlare di che Lazio ci troveremo di fronte, è interessante, a mio parere, fare una digressione su che Lazio è stata.
Lotito assomiglia un po’ a quelli che, facendo un po’ di letteratura, sono gli scemi del villaggio, ogni paese ne ha uno o più di uno.
In genere, un po’ perché han la faccia buona, un po’ perché non hanno nessun timore di eventuali conseguenze, un po’ perché quelli che hanno a che fare con loro hanno un atteggiamento indulgente e benevolo, è facile che te la mettano in quel posto e che tu sia pure quasi contento.
Non ho mai visto in vita mia nessuno scemo conclamato regalare 10 euro alla gente che passa, o pagare da bere a tutto il bar, molto più facile che alla fine vadano a casa con 10 euro in più nel portafoglio e qualche consumazione a scrocco.
Ecco, Lotito è un po’ così, spero non mi quereli e perdoni la mia metafora azzardata.
E così facendo, non si sa nemmeno come, è riuscito a costruire una rosa di grande qualità.
Per dirne solo alcune, va al Newcastle e si fa prestare Rozenhal, va in Romania e si fa prestare Radu, coglie il Saragozza in B e si fa prestare Matuzalem, scova un giocatore di classe cristallina come Zarate, stella della nazionale under 20, grandi sprazzi messi in mostra in premier league, e riesce a farselo prestare dagli arabi, proprietari del cartellino, convince gente come Ledesma e Carrizo a puntare i piedi con Lecce e River, e a non voler nessun altro se non la Lazio, e alla fine, di riffa o di raffa, contando sulla volontà dei giocatori, che a Roma si trovano bene, e sul fatto che ha il coltello spesso dalla parte del manico, riesce pure a riscattarli l’anno dopo, dopo autentici tiramolla, teatrini vari, e tentativi di svicolare attraverso cavilli, l’ultimo nel caso Zarate.
Con giocatori di tale valore, con un allenatore come Rossi molto valido, i risultati sono stati immediati, persino inaspettati, con una digressione in champions che ha rimpolpato le casse societarie.
E’ chiaro che poi verrebbe da dire "un bel gioco dura poco", perché una volta che hai una rosa del genere devi essere credibile rispetto a quei giocatori, devi dimostrare che sei ambizioso, devi assecondare anche certe richieste economiche, devi insomma dare la sensazione di avere un progetto, altrimenti, gestendo sempre alla "vedemo domani", è facile che tutto cominci a sfaldarsi, ed è quello che sta accadendo piano piano alla Lazio, con Delio Rossi in partenza e usato un po’ da capro espiatorio, giocatori scontenti per varie telenovele, il rinnovo di Rocchi prima, quello di Pandev ora, e il rischio è che una rosa così qualitativa rispetto allo standard societario esploda in faccia ai dirigenti.
Ma con Lotito non si sa mai, può sempre escogitarne qualcuna.
Dal punto di vista tecnico, questo tipo di rosa, mi consente un’incursione riguardo alla tipica mentalità del calcio italiano.
Delio Rossi si è ritrovato per le mani un patrimonio, Pandev Zarate Rocchi, è stato bravissimo a intuire subito le grandi qualità dell’argentino, e complice anche un infortunio di Rocchi a inizio stagione, a lanciarlo alla grande.
A quel punto vediamo che sviluppi ha avuto questo possibile tridente da favola.
Come detto l’attaccante veneziano è stato quest’anno spesso falcidiato da infortuni, tanto da saltare 7-8 partite fino a questo momento, quindi è anche giusto dire che spesso è venuta meno la materia prima del tridente,
comunque, appena Rocchi ha fatto capolino tra gli abili e arruolati, con Zarate e Pandev in grande spolvero, Rossi ha iniziato a tentare di plasmare il trio delle meraviglie.
Giocano il primo tempo in casa contro il Catania, 0-0, poi partita vinta 1-0.
Fanno il secondo tempo in casa col Siena, e lo regolano 3-0.
Poi perdono il derby 1-0, meritando di più, e già vengono messi in discussione.
Sapriscono per un po’, poi a Udine, schierati nella ripresa, regalano una rimonta da 0-3 a 3-3.
Vincono a Reggio 3-2.
Impattano in casa con la Juve 1-1 con sprazzi di calcio offensivo tale da far vacillare i bianconeri in molte circostanze, e infine affrontano il Cagliari in casa:
debacle, sconfitta 1-4, tutta la squadra irriconoscibile, partita stranissima, quasi irripetibile per il numero di errori, ma la sentenza è avversa.
Non vedremo mai più quel tridente.
Questo è il calcio italiano.
Tutta l’Italia in coro è praticamente insorta contro quel trio, non si può giocare con loro, troppi scompensi, esperimento fallito, tattica suicida, e tutto il campionario della più solida tradizione italiana.
Bene, vediamo un po’.
Con quelli in campo, 11 punti in 7 partite non complete, 11 goal fatti, 8 subiti compresa la disfatta coi sardi.
Fino a quel giorno, compreso, la Lazio aveva fatto, in 20 partite, 31 punti.
Dal momento in cui hanno tirato una riga sul tridente, 10 partite, 10 punti, prima del derby giocato la scorsa giornata.
Evidentemente i problemi della Lazio non erano nel tridente, magari erano da ricercarsi in una difesa non propriamente all’altezza, nel rendimento deficitario dei portieri, nel discorso rosa-società fatto in precedenza, ma all’unanimità pareva che Foggia al posto di Rocchi o Zarate fosse la panacea di tutti i mali, e Rossi in questo si è fatto condizionare.
La Lazio, con quei tre, si ritrovava spesso spezzata in due tronconi, perché il 4-3-3 di Rossi richiede grande qualità atletica e contemporaneamente fa uso del lancio lungo di scuola Zeman.
Rossi non rinuncia mai a un giocatore come Ledesma, che apre sempre lungo, che verticalizza in maniera ossessiva e con maggiore velocità possibile, per cui la squadra finisce spesso per allungarsi nei momenti di difficoltà fisica riscontrati in stagione, non riescono a tenere le distanze e se perdono palla in malo modo prendono rischi enormi, ma almeno con quei tre avrebbe conservato intatte le possibilità di far male, uno schiaffo lo prendi dietro, e tante volte sono brividi, e uno lo dai davanti, e automaticamente "allunghi" anche i tuoi avversari.
Inserisci un giocatore alla Foggia e rischi di prendere schiaffi lo stesso, ma di far meno male davanti, perché il potenziale offensivo si riduce.
Per come è costruita questa Lazio sarà sempre esposta a giornate dove grandina pesantemente, ma se riesce a stare corta, se ti aggredisce e ti tiene lì, è forse la miglior squadra del campionato come facilità di gioco offensivo, perché sono molti i giocatori in grado di saltare l’uomo, creare superiorità, e ha tante soluzioni offensive, compresi centrocampisti come Mauri, Meghni, ora utilizzati meno, o lo stesso Ledesma col tiro da fuori.
Il problema è che in Italia manca la mentalità per digerire gli 1-4, e spesso i rimedi prospettati sono peggiori dei mali.
Non credo che sia questa sia la causa principale della deludente stagione dei biancocelesti, ma avevano fatto 30, e a mio giudizio ci voleva più coraggio nel fare 31.
Sabato quindi che Lazio ci troveremo?
Sono reduci dalla vittoria nel derby, uno degli ultimi obiettivi di stagione.
E hanno la semifinale di coppa Italia, importantissima, la prossima settimana.
Tutto lascerebbe intendere una squadra rilassata, non troppo combattiva, con qualche avvicendamento tra i titolari.
Ma sono anche, in classifica, a 5 punti dalla Roma e da quel sesto posto che potrebbe valere la Uefa nel caso fallissero in coppa Italia, e se l’Inter facesse l’impresa coi blucerchiati verrebbe bene anche il settimo posto, distante solo 2 punti.
Non possono quindi venire qui in vacanza, e allora attenzione.
Sono imprevedibili, hanno euforia, avranno motivazioni, perchè il modo migliore per preparare partite decisive è andare cattivi e concentrati in quella precedente, e se non li affronteremo con un piglio simile a quello contro i bianconeri, rischiamo che ci facciano bruciare la pelle.
A livello di formazione, credo che qualche avvicendamento ci sarà, ad esempio Rocchi, che parte spesso in panchina, potrebbe giocare al posto di Pandev o Zarate.
In più hanno due importantissime squalifiche, Brocchi e Matuzalem, che sono i giocatori ideali per legare i reparti, il brasiliano, oltre a ottimo filtro, sa far circolare la palla ed è molto più consistente di altri compagni nel ruolo, e Brocchi quando sta bene si fa sentire eccome, corre tanto, e corre bene.
Mauri ormai mi pare avviato a essere l’alternativa a Foggia, per cui i due squalificati potrebbero essere sostituiti da Dabo e Manfredini, sul quale ogni tanto Delio Rossi indulge, o Del Nero.
In difesa De Silvestri potrebbe così far rifiatare Lichtsteiner sulla corsia di destra.
L’alternativa è proprio lo spostamento dello svizzero più in avanti, al posto di Manfredini o Del Nero.
Non è facile indovinare la formazione perché tante sono le alternative, da Radu, a Cribari, a Diakhite, a Meghni.
Io mi gioco un simil 4-4-2 con Foggia a fare l’elemento di rottura dello schema.
Muslera in porta, De Silvestri Diakitè Rozenhal e Kolarov in difesa, Manfredini, se non è infortunato, visto che non ha giocato l’amichevole infrasettimanale, Dabo, Ledesma, Foggia a centrocampo, con Rocchi Zarate di punta.
Ale’ Grifone!
- Accedi o registrati per aggiungere un commento

Commenti
ma Carrizo?
cosa ne pensate di questo portiere che, dopo tutto il casino fatto per tesserarlo, sarebbe gia' sulla rampa di lancio visto che l'anno prossimo la Lazio vorrebbe mettere in competizione per il posto da titolare Muslera e Bizzarri proveniente dal Catania?
Ma Carrizo?
Lo andrei a prendere di corsa

Ed eventualmente porto Rubi dove mi dicono senza chiedere neanche soldi per gasolio e autostrada
Se non lo posti sul muretto,
Se non lo posti sul muretto, chi vuoi che ti legga in fondo a questo polpettone?
Per me è più forte di Muslera, ma nel calcio italiano sarà sempre discusso, discutibile, e a rischio.
Noi non amiamo questo tipo di portieri.
E' uno che esce, legge l'azione avversaria, si prende responsabilità e rischi, comanda l'area.
E' più un "libero" che un vero portiere.
Ed è soggetto a topiche, basta sbagliare la lettura dell'azione, o un'uscita alta leggendo male il cross, che subito prendi goal da pollo e finisci sulla graticola.
Alla fine poi resta negli occhi quella cappella, e non le tante azioni sventate sul nascere per queste sue qualità, ad esempio, se su un passaggio filtrante leggermente lungo degli avversari trovi Carrizo, che ha letto l'azione e raccoglie facilmente la palla, ti sembra ordinaria amministrazione, ma un altro portiere magari sarebbe rimasto nei pressi della linea di porta ed ecco che il passaggio sarebbe diventato determinante per lanciare l'attaccante verso la porta e fare goal.
Per me è un portiere da Zeman, da chi fa difesa alta, da chi lascia tanto campo dietro la linea difensiva, da chi fa il fuorigioco o tiene la squadra corta e alta come pressing.
Tra i pali poi è reattivo ma istintivo, non ha la scuola nostra, per cui spesso respinge, magari in maniera poco ortodossa, e dà sempre la sensazione di insicurezza, per come siamo abituati noi.
Alla fine secondo me verrebbe discusso ben più di Rubinho.
Pur essendo nazionale argentino.
Un risultato l'ho ottenuto
hai postato anche un commento, prossimo passo usare la tassonomia sul muretto