Genoa - Lazio numero 100

Autore: 
Nemesis

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Domenica, 15 luglio 1923 – ore 23,20
Caro diario, voglio raccontarti una giornata memorabile, perché la mia gioia non sta più nella penna e ho bisogno di condividerla con te.
Oggi al Ferraris, nella finale di andata per il titolo italiano, il Genoa ha affrontato la Lazio, ed era la prima volta che l’incontrava.

Dopo un campionato straordinario, imbattuti, con 20 vittorie su 26 partite, i rossoblu dovevano badare soltanto a essere se stessi, e in quel caso nessuno avrebbe potuto insidiarli.
Non c’era riuscita la Juventus, né il Milan, né il Bologna, e solo il sorprendente Legnano aveva saputo conquistare due pareggi.
Nel girone di semifinale ci era capitato lo scoglio più duro, la Pro Vercelli degli ultimi due scudetti, l’ultimo dei quali proprio in casa nostra.
Superati i piemontesi, è poi toccato al Padova essere sconfitto, e della gara all’Appiani credo se ne parlerà negli anni, per tutti quei festosi marinai genovesi accorsi nel sostegno.
Questa Lazio è una buona formazione, che ha sbaragliato il girone della Lega Sud perdendo una sola volta ma, dopo un quarto d’ora, ci ha pensato Catto a ridimensionare l’evento nei termini di “formalità”.
Peccato mancasse Bergamino I, ma i laziali non se ne sono neppure accorti.
Gli half-back iniziavano il gioco, e gli inside-forward servivano palloni deliziosi per le punte: uno di questi ha consentito il raddoppio di Mariani al 38°.
Il Referee Bertazzoni, che già aveva fischiato un penalty calciato da De Vecchi sulla traversa, è stato inflessibile e ne ha concesso un altro.
Ho visto Barbieri presentarsi sul dischetto, e in quella sua chioma scomposta e irriverente c’era tutto il contrasto con l’eleganza delle movenze: l’Ottavio non teme nessuno, e ha infilato il goal-keeper Agazzani senza remora alcuna.
Nel secondo tempo, forse condizionato da un tifo travolgente, l’arbitro ha voluto esagerare e ha fischiato un terzo penalty trasformato poi da Santamaria.
Nel finale, c’è stata anche la meritata rete della bandiera siglata dal laziale Filippi.
Caro diario, a questo punto è quasi fatta, e il Genoa può diventare ufficialmente Campione d’Italia per l’ottava volta, fra una settimana a Roma.
Forse abbiamo la squadra più forte della terra, e lo sapremo presto visto che tra poco ci sarà la tournè in Argentina e Uruguay, per misurarci con l’altro mondo.
La città sembra consapevole di questo primato, e stasera De Ferrari tracimava d’orgoglio.
Forse il caldo, forse le emozioni, forse il mistero di questa passione di cui siamo ostaggi, ma nessuno voleva dormire e la gente sentiva il bisogno di parlarsi, e dalla piazza saliva un brusio confuso in cui l’unica parola comprensibile era… Genoa.
E quella parola d’ordine scivolava in altre vie e in altre piazze, s’incuneava tra i vicoli penetrando fra i moli del porto, dove anche il mare borbottava qualcosa torturando così i bastimenti alla fonda: domani, quando salperanno verso terre lontane, diverranno i messaggeri della gloria rossoblu, e i racconti dei marinai saranno i frammenti di questa leggenda moderna, ancora giovane ma già epica.

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Mercoledì 18 luglio 1923 – ore 21,40

Caro diario, ho deciso di andare a Roma per la finalissima del Genoa, ma ti assicuro che non amo frequentare quella città, perché rappresenta il potere che ci sta incatenando.
Ciò che sta avvenendo in Italia, e non solo, mi preoccupa molto. Anche a Monaco, un certo Hitler sta preparando la sua “marcia su Roma”, e le birrerie straboccano di fanatici: per quanto ancora resisterà la democrazia in Germania?
Il fascismo, che già da un anno imperversa, sta mostrando la sua vera natura e comincia a vietare i cortei e le proteste.
C’è un partito di gerarchi, di notabili e di portaborse che si sta spartendo il paese, e le piazze sono colpevolmente piene di gente in delirio.
Non si contano gli arresti di chi dissente: nel solo mese di febbraio ne hanno presi 20 a Sampierdarena, 15 a Rivarolo, e un’altra decina a Sarzana. Nelle strade si spara, e un gruppo di squadristi si è fronteggiato a revolverate in Via Dante, come fossimo nel West.
Dieci giorni fa, a Biassa, le ronde in camicia nera hanno ammazzato 3 comunisti, e intanto a Roma il duce raccoglie il consenso di chi non capisce cosa stia accadendo. Anche perché sta venendo meno la libertà di stampa e il Secolo XIX, che per ora denuncia i misfatti, non potrà reggere a lungo.
Sono molto angosciato.

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Venerdì 20 luglio 1923 – ore 22,10

Caro diario, per Roma è tutto pronto. Ho prenotato il treno e sono emozionato.
Insieme a tanti altri Genoani, si partirà sabato notte e si tornerà al mattino di lunedì.
Sarà una sfacchinata, ma qui si scrive la storia.
Biglietto di terza classe, 107 Lire, e pare ci sia anche una vettura ristorante, ma funzionerà solo se avranno almeno 70 pasti da servire: spero che la trasferta metta appetito ai Genoani, e che non facciano troppo i Genovesi portandosi la focaccia da casa.

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Domenica 22 luglio 1923 – ore 21,50

Caro diario, sono sul treno e ti scrivo dallo scompartimento: mi perdonerai la calligrafia, ma i sobbalzi non danno tregua.
Ce l’abbiamo fatta: il Genoa è Campione d’Italia, e sono 8.
Mai vista una squadra così: imbattibile.
Pensa che a Roma è stata ricevuta dal Papa Pio XI e, per non essere da meno, anche Benito Mussolini l’ha invitata a Palazzo.
Mica che gli fregasse qualcosa del Genoa, ma della propaganda sì, e il calcio gli sta tornando comodo per mettersi in mostra.
Solita retorica e il povero De Vecchi, a nome di tutti, ha pure dovuto ringraziare.
Poi tutti al campo della Rondinella, con la sorpresa di 10.000 spettatori sugli spalti, e pare che l’incasso sia stato di 88.000 Lire.
La Lazio teneva molto a ben figurare e, per tutta la settimana, i suoi supporters avevano caricato l’ambiente nella speranza che l’ardore e l’audacia potessero imbrigliare la maggior tecnica genoana; ma in cuor loro sapevano quanto impari fosse il confronto, ed era già un vanto trovarsi lì ad ammirare i campioni del Genoa.
Che dirti della partita? Intanto l’orario, assurdo, con inizio alle 17,15.
Non mi stupirei se un giorno o l’altro ci facessero giocare alle 13, o magari di sabato, o addirittura di sera.
Poi un caldo tremendo e un tifo coinvolgente, ma sportivo, e nobile nell’applaudire le belle giocate rossoblu.
Nella Lazio ha giocato un certo Bernardini, niente male, e credo sentiremo parlare di lui.
Il Genoa ha sùbito preso in mano il gioco, e la rete è arrivata al 21° con un tiro ravvicinato di Catto, esattamente come all’andata.
Per chiudere il discorso c’è voluto Santamaria, che ha segnato da 30 metri con la potenza che gli è consueta, ma devo dirti che il portiere ha osservato la parabola del cuoio come se il fatto non lo riguardasse e, sorpreso, l’ha raccolto in fondo alla rete.
A quel punto solo accademia, e il trionfo finale con l’acclamazione di tutto lo stadio.
Questo 2-0 non umilia la Lazio, e porta a 22 le vittorie del Genoa in questo campionato.
A fine match sono riuscito a stringere la mano a Garbutt, e mi ha confidato che la nave per il Sud America era già prenotata da una settimana… perché sapevano che a Roma si poteva solo vincere.

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Lunedì 13 aprile 2009 – ore 22,20

Caro diario, sabato contro la Lazio sarà la partita numero 100, a 86 anni dalla prima, quella dell’ottavo scudetto.
100 incontri sono tanti e, sia in A che in B, quasi sempre ricchi di goal e di spettacolo.
La statistica è equilibrata, con leggera prevalenza del Genoa: 37 vittorie e 32 sconfitte.
Negli ultimi tempi, la panchina di Gasperini sta diventando un trono, e per l’incoronazione si aspetta la Champions di Damocle… appesa a un crine di cavallo nella cruna del cammello, o la Uefa di Tantalo… potabile, ma un po’ meno dissetante.
La Lazio è ostica e imprevedibile, forse appagata dalla vittoria nel derby, e speriamo che sia molto concentrata sulla Coppa Italia… per tanti motivi che non ti sto a dire.
Il Genoa è in un momento magico e sembra un prestigiatore: ha fatto sparire la Juve.
Gli elogi, piovuti da ogni imprevista latitudine, non potranno che accrescere la motivazione, le energie e l’intensità: stanno circolando profezie ambiziose, ma sarà meglio criptarle prima che la cabala faccia il cambio degli armadi e si accorga di noi.
Queste 100 partite sono una piccola sintesi della storia del calcio, ricamata dai goal di nomi prestigiosi, e citandoli sembra di sfogliare l’Enciclopedia Panini a fascicoli: da Catto a Levratto, che dopo aver segnato 5 goal alla Lazio ne fece anche uno al Genoa giocando con loro; e poi Piola e Verdeal, Dal Monte, naturalmente Meroni, e anche Cappellini e Mascheroni; e ancora Chinaglia, Garlaschelli, e i soliti Damiani e Pruzzo.
Indimenticabile il rigore di D’Amico nel 1984, con l’arbitro D’Elia boia… e forse anche cornuto.
E poi Skuhravy e Signori, perfino Di Vaio nel 95, fino ai recenti Borriello e Milito.
Sabato, qualcun altro si aggiungerà alla lista, e speriamo che abbia la maglia a quarti, magari con due numeri uguali sulla schiena, il Grifone sul petto, e lo spirito di S.Giorgio nel cuore.

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Martedì 14 aprile 2009 – ore 3,30

Caro diario, non riesco a dormire e ti scrivo.
Sono incredulo che tanti amici, conoscenti e parenti, non si rendano conto di ciò che sta accadendo in Italia.
L’invasione barbarica ci ha portato questo governo, che da un anno ci guida, e osserviamo inermi le veline al potere, i pregiudicati in parlamento, e le leggi self-service pronte a sistemare fastidiosi inconvenienti penali.
Solo pochi comprendono quale grave rischio sia concedere il potere all’uomo più ricco d’Italia, che può comprare tutto, anche il consenso, che ci martella con i telegiornali mentre ci aggrovigliamo nelle sue reti, che dispone a piacimento dei gangli dell’informazione con cui convince anche i sordi.
Sono preoccupato anche perché, fra ronde e razzismo mascherato, è iniziato un viaggio all’indietro nel tempo, dove sarà sempre più difficile ribellarsi e sempre più inutile protestare.

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Commenti

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Genoa - Lazio

Nemesis, sei un grande!  mi sono immaginato di essere a Marassi prima, e a Roma poi, per festeggiare uno scudetto che sogno da quando sono piccolo piccolo......
Spero che tra tanti anni qualcuno possa leggere le gesta vittoriose del nostro Vecchio Balordo, scritte da te.....
Kikko

Al solito, immenso Nemesis!

Al solito, immenso Nemesis!

Nemesis...

Non finisci mai di stupirmi... Complimenti davvero !!
 

El flor de la palabra

Un saluto a tutt@ e complimenti a Nemesis: nella tua "penna" c'è il fiore della parola...

Non ho parole...

 Articolo da brividi, e lo dico senza alcuna retorica..... Grazie Nemesis!
Un abbraccio

Clap, clap, clap. Post

Clap, clap, clap.
Post magnifico.

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