Il Genoa
Autore:
Ianna
C’è voluta una contestazione, un arbitro a comando e un rigore solare negato al Grifone, per sconfiggere il primo Genoa targato De Canio.
Il campionato degli altri, è salvo, i giornali continueranno a sporcare di inutile inchiostro i loro fogli e le menti dei giornalisti potranno essere infarciti di ridicole iperboli alla Visnadi .
Anche il nostro torneo continua, in un testa a testa con il Lecce che almeno fino a domenica e grazie al successo del Napoli, non ci vede relegati al terzultimo posto, utile per la retrocessione.
Ci sono voluti tre pseudo allenatori, una gogna mediatica livello Usa, moralismi dai più alti pulpiti, mancava solo l’intervento del Quirinale e della Bce, per assistere finalmente e degnamente ad una gara che racchiudeva al meglio le caratteristiche storiche del Grifone:
Corsa, cuore grinta e sudore.
Quello che non abbiamo mai visto da almeno tre anni a questa parte, ciò che non abbiamo mai potuto vedere da una gestione Preziosi, che se ci fossimo trovati oggi ben lontani dalla zona salvezza, avremmo regalato con guanti bianchi , tappeti rossi e qualche giocatore da smistare al Milan in qualche cena da Giannino.
Proprio come chi sigla l’immeritato gol vittoria del Milan, Prince Boateng ripudiato da Preziosi, sconosciuto al Gasp. pure quando segnava di tacco al Barca, salito alle cronache più per il gossip che per le sue giocate.
Avviene tutto verso la fine, quando in una stessa azione si susseguono quattro circostanze negative:
Biondini a terra con crampi perde palla, cross dalla sinistra lasciata scoperta,liscio di Carvalho entrato al posto di uno stoico Sculli, palla al ghanese non coperto a dovere da Alhassan e uscita solita a valanga di Frey, con pallone che gli passa sotto le gambe.
In un azione vanificato tutto il lavoro di una gara e punticino perso che avrebbe fatto almeno morale, per una squadra che fosse stata diretta dal Sommelier Malesani o dall’autista di bus Marino, ci avrebbe probabilmente visti sommersi di gols.
Il tutto contro un Milan che sembrava una corazzata Potemkin di Fantozziana memoria, lento e prevedibile nel primo tempo, guidato da un Mister che se fosse stato una donna,il Berlusca avrebbe già sostituito con una Minetti o con una Marystelle Polanco.
Diavolo mai pericoloso, che non ha mai impensierito Frey fino all’episodio determinante della prima frazione di gioco:
Palla laterale di Palacio,oggi capitano verso Kucka che tirava in diagonale, ma trovava Nesta in arte Luca Catellani, il quale in scivolata scambiava l’erba di San Siro con il parquet Panini e con il gomito alto, impediva la regolare traiettoria del pallone.
Rigore che hanno visto pure su Marte, tranne il segnalinee, Gervasoni e ovviamente Galliani in tribuna al replay opportunamente oscurato da Carlo Pellegatti .
Berlusconi ahinoi era assente, in quanto intento a preparare una cenetta delle sue ad Arcore:
Ora che non ha più impegni istituzionali, può fare il Puttaniere a tempo pieno.
De Canio, che si era inventato Sculli terzino destro ,positivo fin quando il fiato e le gambe lo hanno sorretto,ha rispolverato Birsa che aldilà di un elastico e di un taglio di capelli , ha tenuto la sua fascia di competenza e soprattutto Belluschi davanti alla difesa, a tentare di ripartire e proteggere i difensori , con un Granqvist che ha stravinto il suo duello con Ibra, giocatore pericoloso quanto antipatico anche al tatto televisivo.
In tribuna c’era Prandelli il quale dopo aver invitato i giocatori gay ad uscire allo scoperto per una presunta convocazione in chissà quale Nazionale e allenata da chi non si sa , si sarà lustrato gli occhi nel vedere Gilardino in panchina , pronto e pimpante per gli europei di Giugno, come nuova mascotte dei Giochi di Cogliate.
Secondo tempo che vede quasi subito l’ingresso di Boateng e di Brufolo Bill ,ma soprattutto in pompa magna dell’arbitro mantovano, il quale da quel momento in poi comincerà a fischiare in stretta collaborazione non con l’Uefa o con il quarto uomo, ma direttamente con il pubblico con una sorte di Karaoke probabilmente diretto da Diego Abatantuono.
Ad ogni fallo da lui non rilevato, era sufficiente che si alzasse lo pseudo urlo dei milanisti, che prima ammoniva Jankovic su richiesta in contemporanea di Nesta, poi poco alla volta Moretti fino a sostituirsi al capotreno della Stazione di Porta Garibaldi.
Su una rara discesa di Abate, sfuggito dal paddock del vicino ippodromo di San Siro Galoppo,regalava il secondo giallo al serbo avvocato difensore di Ivan Bogdanovic relegando per gli ultimi 20 minuti il Genoa a corto di uomini e fiato nella propria metà campo, fino al gol decisivo del superdotato preferito dalla Satta.
Si chiudeva con i sorrisisi compiacenti di Confalieri e del piccolo Berlusca in tribuna,che ordinava un editoriale dai toni trionfalistici a Sallusti e con le scena di giubilo di un pubblico che non credeva più alla vittoria ,ma alle voci fasulle di un pari del Cesena con la Juve, paragonabili a quelle di Emilio fede tornato juventino.
Un punto che se non avrebbe fatto classifica almeno avrebbe fatto morale, ma che ha dimostrato chiaramente due cose:
Si possono perdere tutte le partite, si può anche non vincere come da stasera per la tredicesima volta, ma almeno il Popolo Genoano tutto e non i soli servi sciocchi dell’Kim il Sung di Avellino, vuole vedere: cuore e magliette sudate, non levate.
Ciò che in effetti ,in quei modi originali quanto bruschi chiedeva prima uno stadio intero sullo 0-3 contro il Siena e poi i “deliquenti” come vorrebbero che fossero Preziosi, Gramellini e compagnia cantante dopo lo 0-4 di domenica scorsa.
La seconda è che il Lecce malgrado il calendario favorevole al nostro, se è quello sonnolento visto contro il Napoli, al cospetto di questo Genoa,non è più forte e non potrà effettuare il sorpasso decisivo.
Da stasera abbiamo almeno un mister e non un Enologo, giocatori che hanno capito, forse, cosa significa lottare per la salvezza e per il Genoa e si spera dei tifosi tutti, che remino nella stessa direzione quella che porta alla salvezza.
Quello che però non abbiamo da stasera e non avremo mai è un presidente che con le sue provocazioni, i suoi atti,le sue parole, non ha capito e mai capirà cosa è il Genoa e il suo spirito.
Come si suol dire un male necessario.
Almeno per ora.
Ianna
- Accedi o registrati per aggiungere un commento
