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Cagliari
Carloforte e Calasetta sono due enclavi liguri in terra sarda, “isole in una isola” hanno mantenuto usi, costumi e soprattutto il dialetto ligure. Non sono un lascito dei secolari legami che uniscono Genova ed il suo “contado” che si estende da Ventimiglia a Rio Maggiore con questa terra silenziosa. Questi liguri vivevano da secoli a Tabarka in Tunisia, ancor oggi si definiscono con orgoglio tabarkini, si trasferirono in Sardegna su invito di S.A.R. Carlo Emanuele III di Savoia Re appunto di Sardegna. I rapporti con i loro vicini arabi non erano particolarmente buoni e l’invito venne accolto con letizia…
I rapporti tra Genova e la Sardegna si perdono nel tempo, in epoca moderna ebbero momenti di tensione e momenti di tranquillità e questi che erano prevalenti portarono proficui scambi commerciali. Andrea Doria era un ammiraglio di gran levatura e per sua scelta “Padre della Patria”, un titolo che lo esentava dalle imposte e che venne scelto in alternativa a quello di “Doge a Vita” per ragioni essenzialmente di modestia, si ritrovò ad essere uno dei più importanti alleati dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo.
I mercanti genovesi si inserirono prontamente nella rete commerciale spagnola dato che gli imprenditori iberici puntarono i loro occhi sull’Atlantico e trascurarono il Mediterraneo, occuparono porti e cale sulle coste spagnole, a Napoli ed in Sardegna. A testimonianza di questa presenza va ricordata la costituzione in confraternita dei genovesi di Cagliari avvenuta nel XVI secolo e la benevolenza loro accordata dal Vescovo e dal Santo Padre. I genovesi esercitarono la mercanzia diventando i più importanti importatori di beni pregiati come lo zucchero e le spezie, i più importanti esportatori dei prodotti agricoli, i più importanti banchieri e finanzieri.
Un legame tanto simbolico quanto concreto tra l’isola e Genova è dato dalla salsa nota come “Pesto” che annovera tra i suoi ingredienti il pecorino sardo; alcuni puristi indicano questo come unico formaggio ammesso e sfuggono l’uso i proporre il Parmigiano in pari proporzione con il tipico prodotto dell’isola.
La prossima giornata calcistica vedrà il Grifone tornare in Sardegna, non come vessillo di una flotta o simbolo di mercanti e banchieri bensì come squadra intenta a riprendere il cammino interrotto per mano dello “special one” e dai sui giannizzeri. Purtroppo le astruse decisioni dell’Osservatorio hanno pesato sulla trasferta e questo comporterà per coloro che sono usi seguire il Genoa ogni dove il dover rinunciare, essendo per questa circostanza limitata la vendita dei tagliandi di ingresso al Sant’Elia solo ai residenti.
Dovranno rinunciare alla trasferta anche gli “Offesi di Siena” che erano già pronti a sbarcare sull’isola in gran numero per dimostrare il loro silenzio. La Sardegna perde suo malgrado l’ennesima “occasione di rilancio” vedendo svanire la possibilità di approdo per migliaia di taciturni che già avevano pregustato l’idea di affollare le rotte Grimaldi e Tirrenia replicando pacificamente il D Day e che una volta sbarcati, pur mantenendo come si suole dire “il petto”, intendevano darsi alla pazza gioia spendendo e spandendo come avvenne nella domenica trascorsa in Toscana.
La cucina sarda è tosta, tra le varie proposte suggerisco i fagottini di cavolo, la zuppa berchiddese, il pasticcio alla carlofortina, la favata alla barbaricina, la trippa alla sarda, la sa seada.
I vini che possono accompagnare quanto sopra potrebbero essere il Carignano del Sulcis, il Monica di Sardegna superiore secco, il Cannonau, il Carignano Passito.
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