L'insostenibile leggerezza dell'Avere

Quest’anno siamo in netto anticipo.
Ultimamente il campionato finiva alle idi di marzo, e stavolta non arriviamo ai giorni della merla.
Ora si tratta di traccheggiare inventando qualche stimolo artificiale ma, senza derby, senza Uefa, senza Coppa Italia, con Cesena Novara e Lecce che per fortuna ci privano dell’ultimo brivido disponibile, non ci resta che spostare la carota in avanti di una tacca e macinare il raccolto per la stagione futura.
Se c’è una cosa che non si può togliere ai Genoani, quella è il fascino dell’obiettivo e la mobilitazione per una meta da raggiungere, non certo la classifica di sinistra, un’invenzione demagogica che istiga alla catalessi e che ammalia quanto il pendolino del fu Maurizio Mosca.
Svuotato della sua razione vitale di pathos, un tifoso diventa il pensionato che sbircia gli scavi nelle strade, o il mugugnone che tiene banco nelle sale d’aspetto, o l’ingenuo che fa la spesa alla borsa nera delle illusioni, quelle che una volta si trovavano gratis e oggi costano inutili milioni.
Nel mio piccolo ho sempre cercato di assomigliare al Grifone, al suo spirito battagliero, intenso, irriducibile, determinato, e quando la vita mi ha inchiodato al muro pretendendo la restituzione della quiete, anch’io mi sono salvato all’ultima giornata di un micidiale play-out, poco prima che facesse buio.
Oggi invece, sovvertendo il gioco delle parti, è il Genoa che somiglia a me, e si ritrova pavido, insicuro, confuso, esausto, lento nel comprendere e debole nel reagire.
Ho freddo, è buio, e qualcuno mi venga a prendere in questo vuoto che si è riempito di effimero e di precario, dove l’eco di 10 parole sempre uguali le fa sembrare 1000, dove un’idea geniale o un pensiero strampalato finiscono per sovrapporsi, nell’impossibilità di riconoscerli.
L’integerrimo De Falco e il codardo Schettino sono testa e croce della stessa moneta, ma alla trentaduesima volta che mi propinano “vada a bordo, cazzo” divento insofferente, e al diciottesimo misfatto imputato al comandante mi viene da invocare il concorso di colpa fra lo scoglio e la nave.
E allora non so più se Ze Ritardo è un incompreso o un lavativo, se Gilardino è il figlio di Gilardoni e sta studiando da Toni, se chi ha scelto Pratto è lo stesso che pretese Chico e Zapater, se Lewandowski in tribuna al Ferraris era venuto a vedere l'acquario o a farsi bocciare dallo staff.
Perché non è più chiaro il confine tra la realtà e la propaganda, tra ciò che è e quel che vorremmo fosse, e ogni evento ci satura, ci sfinisce, ci imbroglia, esponendoci alla confusione.
La forza d’inerzia della passione esige un prezzo esoso, che va pagato, e non serve l’invito a non verbalizzare i problemi come se il denunciarli ne allontanasse la soluzione, nella vana speranza che si risolvano da soli: qui, a forza di giocare in trasferta a Caporetto, arriveremo al paradosso di avere il portiere più bravo e più bucato d’Italia.
E’ come se Preziosi avesse una doppia vita: in una è Re Mida, ma ciò che riesce a trasformare in oro lo svende al primo usuraio che passa; nell’altra è il suo contrario, e gli strombazzati monili che acchiappa si sviliscono fino a diventare bigiotteria o fondi di bottiglia, finchè in notti senza luna spariscono dall’inventario del magazzino.
Il mercato del calcio ha l’orario continuato e l’uomo del Banco dei Pegni, dietro la grata della sua vanità, raccatta tutto e lo ricicla, sorretto da un’insostenibile leggerezza dell’avere.
L’inchino della Costa Concordia ha provocato una tragedia, e presto sarà proibito per legge, ma quando finiranno gli inchini del Genoa ai potenti del reame?
Quali alibi mancano ancora per giustificare le invereconde esibizioni in Coppa Italia?
Sì, abbiamo tanti amici a cui concediamo favori, ma in cambio di che? Forse della riabilitazione? Di una ribalta al neon? Di un credito morale e magari anche materiale?
Non so, non ho certezze, ma timori molti, e noto che qui ogni anno si ridistribuiscono le carte sperando nella sorte, solo che a forza di sballare ho perso la voglia di giocare.
Invece di occhiali per miopi mi hanno fornito fantasmagorici caleidoscopi, e tutto si accende di colori, ma sfortunatamente sono anche daltonico: sua nullità Malesani è rimpianto perché dormiva ma “faceva punti”; lo staff medico cura la “forma” della squadra e così tutti sono più educati… ma molli o rotti; gli osservatori frugano tra gli svincolati del pianeta e ci portano i “buoni”… ma di animo e non di piedi; gli avversari ci schiantano a suon di goal e poi ci lasciano giochicchiare, e noi crediamo che quella sia una reazione volitiva, e invece è l’ora d’aria concessa ai prigionieri.
Il centrocampo più forte d’Italia è una tartaruga che si ritrae nel guscio con la sua insalata, e la difesa interpreta a modo suo le liberalizzazioni del governo Monti: ognuno fa quel che gli pare, tranne saltare quando deve.
Sono perfino tornati di moda i mitici cross del buon Derlin, quelli dalla trequarti, e ogni volta mi aspetto di rivedere lo stacco di Speggiorin, ma la nemesi è tirchia come Lotito, quel cafone che ricicla i nostri regali e ci restituisce Sculli.
Adesso temo Gasbarroni e Kahrjà, e ho perso le tracce di Fatic.
Se il Riattiva schierasse tutti i suoi effettivi rischierebbe di andare in Europa, ma per la legge dei grandi numeri, prima o poi, uno di sana e robusta costituzione dovremmo imbroccarlo, forse è Biondini.
A meno che Preziosi non si stia “spinellizzando” e, alla lunga, giocando al progressivo ribasso della qualità, non prenda esempio da chi ci ha distrutto dopo una passerella in Uefa.
Perfino la semantica ci insidia perché siamo pieni di giocatori “immobili”, ma quello vero che corre è a Pescara, e nonostante i giganti della nostra difesa vogliamo Sansone, che però gioca sulla tre quarti del Sassuolo; d’altra parte… se Cerci trovi, e magari lo prendi con un Tozser di pane.
Dentro la prigione dei miei pensieri sto annodando le lenzuola per evadere, e avrò il vantaggio di non dare nell’occhio; uno più uno meno, chi vuoi che se ne accorga?
Tanto ormai gli arresti domiciliari non si negano a nessuno, ma lì ho Sky e allora scelgo l’esilio, perché un Grifone senza orgoglio non lo so accettare e non lo voglio vedere, e pare che le domeniche al “cine” siano sempre consigliate ai Genoani imborghesiti dall’opulenza.
Se essere troppo di “bocca buona” significa cullare un sogno o qualche aspirazione, io lo sono, e questa Striscia di Gaza è troppo stretta per i miei gusti raffinati e così livorosi che, in campo, pretendono di respirare lo spirito del Grifone.
Qualcuno venga a prendermi e mi porti via da questo calcio sleale, che schizza fango a chi lo guarda, che svuota gli stadi barattando i tifosi con i clienti, che tutela la casta a spese dei sudditi, e che polverizza una passione sopravvissuta a 50 anni di sventure.
Un Genoa senz’anima rende tutti un po’ più soli, ma chi non se ne accorge viva pure beato: in fondo, la solitudine è solo frutto della consapevolezza, o di una sensibilità tarata male.
Ma c’è un però.
Quando nel 2010 apparve nella Nord l’immensa immagine di Spensley, temo che molti l’abbiano inteso come un semplice omaggio, al nome e alla leggenda, ma per me è molto di più: è il custode del tesoro rossoblu.
Nel suo scrigno non ci sono dobloni o calcoli di convenienza, ma la formula magica di un gioco che simboleggia la vita, e la onora, sempre, anche quando perde.
C’è l’essenza di uno spirito che non patteggia, e si fa riconoscere per quel blasone non solo ereditato, ma bisognoso di perpetue conferme.
E guai a chi incentiva la sua miseria morale pur evitandogli quella finanziaria, guai a chi gli scommette contro, guai a chi pensa che vestire la maglia rossoblu a quarti sia una normale scelta cromatica.
Qui c’è gente che nel proprio necrologio, dopo il nome e sotto la consueta frase bugiarda “serenamente si è spento”, ha fatto o farà scrivere… “Genoano”.
- Accedi o registrati per aggiungere un commento

Commenti
MAMMA MIA!
Massimo, non ti conosco ed è da pochissimo che sono iscritto a Grifoni. Però sappi che se ho deciso di farlo è dopo aver letto il tuo pezzo su segnalazione di un amico. Complimenti! Il pezzo da novanta qui sei tu. Da brividi, intenso, letteriario. Condivisibile dalla prima all'ultima parola. Grazie, mi viene solo in mente questo da dirti
....continua
......e c'è anche chi pur vivendo a roma per lavoro la mattina "sfreccia" con lo scooter e sul parabrezza del suo indomito destriero di fattura del sol levante porta una scritta chiara e indelebile "BELIN". Si! Come dire guardate che io sono Genoano appartengo alla Superba alla Dominante dei mari a quella città che ha tanti primati dimenticati da tutti......il mio sangue è sicuramente RossoBlu...e quindi chi veste la Maglia dovrebbe volare non correre!
Grazie ciao
Complimenti
"Ho freddo, è buio, e qualcuno mi venga a prendere in questo vuoto che si è riempito di effimero e di precario, dove l’eco di 10 parole sempre uguali le fa sembrare 1000, dove un’idea geniale o un pensiero strampalato finiscono per sovrapporsi, nell’impossibilità di riconoscerli."
Tutto il pezzo è largamente condivisibile, ma questo paragrafo denota una grande sensibilità, l'amarezza di un sognatore, ad oggi confusa con il livore del perdente.
Chapeau.
Davvero un pezzo bellissimo,bravo Massimo.
Milan
A primo impatto ho pensato inevitabilmente a Milan Kundera e al suo fantastico romanzo.
Ho rivisto Tomas inteso come Daniel Lewis e la stupenda Lena Olin.
Poi ho capito che era il nostro scrittore,il più bravo ,il più inteso,il più vero.
Ianna