"Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi..."


Una mattina d’estate di tanti anni fa ero in vacanza a Moena, ridente località oggi irreversibilmente contaminata.
I giornali arrivavano con la corriera delle 9 e, insieme a mio cugino, presidiavamo l’edicola per conquistare una delle poche copie disponibili della stampa sportiva.
Il calciomercato era alla fine, e la curiosità per sapere che tipo di Genoa sarebbe uscito dalle fauci del Gallia era spasmodica.
Quel giorno niente Gazzetta, di Tuttosport neanche l’ombra, e così scoprimmo uno strano quotidiano di Bologna, di nome “Stadio”, stampato su carta verde e mai sentito nominare prima.
Entrò mio cugino e lo vidi uscire euforico, brandendo il giornale come fosse un trofeo: “abbiamo preso Peirò! (ottimo centravanti granata)”.

Il suo errore fatale fu quello di guardare prima gli acquisti delle cessioni, tra le quali infatti risaltava il mito dei Genoani di allora: Gigi Meroni.
La notizia, già tragica di suo, si sarebbe poi aggravata con l’ulteriore passaggio di quel Peirò all’Inter, per debiti pregressi e ineludibili.
La sera stessa a De Ferrari sotto la sede del Grifo, mancando ancora 40 anni a Internet, parecchi tifosi inferociti avevano protestato per quello che consideravano uno sfregio, e c’era anche chi voleva organizzare una spedizione di protesta a Milano, dove si era consumato il “tradimento”.
Nei giorni seguenti, su e giù per le Dolomiti, mi capitò di incontrare parecchi Genoani che non parlavano d’altro, perché la notizia aveva impoverito i sogni e rabbuiato il futuro, anche se nessuno arrivava a immaginare la serie B, che invece ci fu.
Va anche ricordato che, per trattenere il fenomeno, era stata lanciata una campagna di abbonamenti pluriennali, ma l’esito deludente aveva fornito a Berrino l’alibi per la cessione.
Per me fu quello il primo “trauma”, quello che non si scorda mai, ma nel tempo la prassi diventò così frequente da stemperare lo sdegno e diluire il dispiacere, fino a sfociare nell’abitudine.
E’ un po’ come la storia di Mitridate, il Re del Ponto, che temendo di morire avvelenato scelse di
ingoiare piccole dosi quotidiane di veleno, per abituare il metabolismo alla tossicità.
L'idea era buona ma quando fu sconfitto da Pompeo, per non cadere nelle sue mani, fu costretto a suicidarsi con la spada perché, così immunizzato, il veleno ormai gli faceva fresco.
Mi hanno sempre spiegato che il bilancio ha la precedenza sulle ambizioni e che, essendo Genoano, non potevo aspettarmi altro che questo: i sacrifici in cambio della sopravvivenza.
E così da Turone a Pruzzo a Eranio, a tanti altri passando per Panucci fino a Codrea, che in quel momento di tragedia era un più uno rispetto allo zero assoluto, per poi scoprire oggi che il gioco del calcio è stato sostituito dal Mercante in Fiera.
Con la pazienza che solo una passione illimitata può concedere, ho ingoiato come tutti le mie annuali dosi di tossine, finchè un bel giorno è arrivato Preziosi.
A parte il noto “incidente” di percorso, mi ha promesso la serie A, una dignitosa permanenza, qualche soddisfazione, e un progetto di crescita.
A suon di plusvalenze ha mantenuto quasi tutto, ma poi è scivolato su queste due ultime paroline: il progetto è un mazzo di carte mischiato ossessivamente, quindi un non-progetto; e la crescita è una rincorsa a inseguire l’impoverimento della qualità, quindi una non-crescita.
Ma c’è di più. Ha gettato nel cassonetto dei non-riciclabili la propria credibilità, perché nessun Genoano libero può più fidarsi della “sua parola”, che è ben diverso dal dire… “le sue parole”.
Il plurale le rende effimere, volatili, imprendibili, si mimetizzano fra le mille interpretazioni e si ramificano nel delta dell’oblio, ma “la parola” è una e riguarda l’onore e la lealtà, investe la stima e l’attendibilità, tutte cose importanti per definizione ma addirittura decisive per l’ecosistema genoano.
El Shaarawy non è Meroni, che da solo salvò il Genoa del 1964 e lo insediò all’8° posto nella classifica di sinistra, ma come lui possiede una rara dote astratta: crea l’aspettativa per la grande giocata, l’attesa del numero a effetto, quell’inspiegabile sfrigolio interiore che ti culla il dormiveglia nelle notti di vigilia.
Dice… ma non ti sembra di esagerare, per un ragazzino che ha fatto solo qualche goal nel Padova?
Infatti, magari farà fiasco e i soldi agguantati subito diventeranno un bingo, ma il problema non è lui, come non lo è Milito o Motta o Criscito e come non lo saranno tra breve Palacio e Kucka.; il problema è Preziosi.
Con questa cessione ha svelato quanta considerazione assegna alla tifoseria, stranamente concorde nello sgradire l’operazione.
Con questa rinuncia ha confermato la sudditanza verso i burattinai, che alzano il telefono e ordinano cappuccino, brioche e quel tuo giocatore incedibile.
Con questa genialata ha avvalorato la tesi della finta ambizione, che equivale a correre il gran premio con l’autolimitatore inserito, come nella corsia box.
E infine, al di là del valore di El Shaarawy e interpretandolo solo come un’icona del futuro, ha ribaltato il memorabile annuncio: invece di rafforzare il telaio, vendere i grammi e tenere i buoni… vende tutti, compreso il telaio, tranne Scarpi e qualche storico monumento, ma forse si riuscirà a salvare il pullman.
Oggi è il cinico piazzista che, sulla pubblica piazza, incanta le donne con l’ultimo tritatutto milleusi, domani sarà alla cassa del discount a vendere il vino novello dell’anno prossimo, e dopodomani si esibirà al trapezio nel triplo carpiato annunciando il rovescio dell’opposto del contrario.
La pretesa che i tifosi tifino per i bilanci più che per la squadra, contiene in sé la negazione della passione, che invece è l’unico antidoto al putridume di questo calcio.
E tutto sarebbe più comprensibile se si fosse alla canna del gas, ma Preziosi stesso lo nega, come dimostrano le decine di milioni in entrata; e intanto la sfrenata esigenza di monetizzare prosegue, minacciando anche ciò che resta dell’argenteria di casa.
Certo, a ciascuno il suo ruolo, ma da qualche intervista piccata traspare che i Genoani sono diventati un intralcio, un fastidioso orpello che pretenderebbe di limitare la sua smania, e che vanno tenuti a bada con qualche gingillo di passaggio, quattro parole rassicuranti, un ricattino ogni tanto, e il conto della spesa rinfacciato a ogni mugugno.
Se poi la risposta è del livello “perché non ce li mettete voi i soldi?”, allora diventa inutile confrontarsi con intelligenze così diverse, e che pure ritengono di rappresentare il pensiero del popolo.
Per ogni evenienza sono già allertati i volontari della normalizzazione, armati del solito preambolo anestetizzante, e che fingono di essere ingenui ma forse lo sono davvero, perché ripetono litanie così ammuffite che Carfora e Pelliccia guariscono più della penicillina.
Ecco che allora Progetti & Promesse si evolvono in più semplici Pensieri & Parole, e anche Mogol ci ricorda che, dopo le “Emozioni” garantite, si può sempre canticchiare  “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi”… in caso di chiamate da Milano.
In questo mistero compresso tra la causa e l’effetto, i più inquieti non si danno pace, e non si spiegano quali catene impediscano al Grifo di volare più in alto, pur avendo le ali, e sfruttando il lecito di tutte le potenzialità.
Tra le mille ipotesi, che vanno dalle più tragiche alle più spiritose, val la pena riflettere su un possibile scenario che l’attento e arguto Grifondoro ha proposto qualche giorno fa sul Muretto.
Per comodità, lo riporto di seguito.

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Mercoledì  15/06/2011 - 20:33   da Grifondoro70

Ma secondo me lui non si pone nemmeno il problema, e poi considera che quando "fissa" il valore lo fa in comproprietà libere, vedi Ranocchia, per cui l'eventuale ulteriore crescita la capitalizza, in forma minore, ma minimizzando il rischio.
Tornando al mio post precedente, immaginiamo che Preziosi non sia proprietario di una squadra, ma che possa comunque possedere il cartellino di 200 giocatori.
Suppongo, altrimenti l'avrebbe già fatto, che le carte federali vietino il tutto, ma immaginiamo si possa fare.
In questo caso la Preziosi and partners sarebbe un'azienda di servizi calcistici, avrebbe un settore scouting, piazzerebbe i giocatori, a seconda del loro valore stimato, nelle piazze e nelle categorie più idonee per la crescita, deciderebbe quando "fissare" il prezzo del giocatore in ascesa, vendendone magari la metà, come un'azione in borsa, andrebbe a proporre a grandi società una partecipazione all'acquisto di qualche talento, vedendosi riconosciuta, dopo un anno di successi, una percentuale da queste società per quello che si è poi rivelato un ottimo affare.
In defintiva è quello che fa Preziosi anche ora, con un piccolo particolare, per poterlo fare deve essere proprietario di una società, o non glielo consentono.
In questa ricostruzione è chiaro che la squadra della società stessa occupa un posto non di rilievo nel progetto aziendale, è semplicemente strumentale al progetto stesso, e deve mantenere una dimensione sportiva tale da agevolarlo, quindi non deve retrocedere, perchè serve come e più di una qualsiasi altra società con la quale si fanno affari, è una vetrina dove mettere in mostra alcuni dei giocatori di proprietà, e la B non è una vetrina, ma non deve nemmeno andare a complicare il piano aziendale, quindi i risultati non devono essere nemmeno troppo spinti, per non andare a complicare la compravendita, anche sotto l'aspetto ambientale, non incidere troppo come costi, e non diventare un problema per i parners aziendali di più alto livello.
La metà classifica è perfetta perchè non mi fa diventare un competitor di società alle quali offro i miei servizi, mi garantisce un bel margine per qualche errore di costruzione, di scelta dei giocatori, di quadro tattico coerente complessivo che posso commettere, dato che la congruenza tattica non è elemento preponderante all'atto della costituzione della rosa, e di scommesse che posso giocarmi sull'organico.
La nostra piazza è perfetta poi se si pensa che l'ambiente così distante da anni dal grande calcio si fa andare bene tutto proprio per timore di tornare dove era prima e si beve qualunque cosa, ottusamente o volutamente, spostando la soglia di tolleranza sempre più in là senza manco accorgersene.
Quindi Preziosi da qui non se ne andrà mai se le condizioni restano le stesse, sia del format del campionato, sia dell'ambiente, e in cambio garantirà sempre una classifica idonea al progetto più ampio.
Chiaro però che se fosse solo una società di servizi, senza possedere una squadra, potrebbe naturalmente esternare la soddisfazione per un Boateng piazzato al Milan, con occhiolino per Galliani, potrebbe sentirsi orgoglioso di possedere un pezzo di scudetto e champions dell'Inter diventando, dopo reciproca soddisfazione, punto di riferimento per nuovi affari con Moratti, potrebbe comunicare il grnade compiacimento, tramite l'amministratore delegato Capozucca, dell'allargamento al Napoli del carnet dei partners, auspicando nuovi sviluppi, potrebbe mettere in vetrina i propri calciatori ad ogni intervista, potrebbe dire alla Lazio che se necessita di qualcuno si è a completa disposizione, e tutto sarebbe perfettamente naturale, potrebbe cioè mostrarsi per quello che è, con ottimo ritorno di immagine e crescita esponenziale degli affari.
C'è un piccolo problema però, non può farlo, perchè tutto questo lo fa solo ed esclusivamente grazie al lasciapassare di essere proprietario del Genoa, che non è un'entità priva di anima e di sentimenti, ma ha un milione di tifosi ai quali ha promesso dignità, che lui con zero sensibilità ha scambiato per un valore numerico, i punti della metà classifica, ma che invece è un concetto molto più vasto.
 

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Tanti genoani in questi

Tanti genoani in questi giorni si stanno svegliando dal sogno che ci aveva promesso il presidente,ed il risveglio è amaro,addirittura serpeggia la paura che il sogno possa anche trasformarsi in incubo:Io non me la sento ancora di condannare Preziosi anche se disapprovo la sua attuale politica,non posso dimenticare che è stato l'artefice della nostra ressurezzione.Poi bisogna tenere conto di come funziona il calcio oggi,coi tifosi da una parte e gli affari dall'altra.Quanto vorrei vedere finalmente cucita una stella sulla nostra maglia,o vedere i miei beniamini sollevare una coppa sopra la testa ma per fare questo servono uomini che non solo siano buoni giocatori ma che si leghino anche alla maglia,che credano in un progetto,e la società deve fare in modo di trattenerli.Forse non ho la minima idea di come si deve fare a gestire una società di serie A e forse in questo campionato la sola passione non basta ma quando penso a Di michele che è rimasto a Udine e ha accompagnato la squadra in champion capisco che non c'è solo del marcio nel calcio.Comunque per non divagare troppo credo che il Joker meriti ancora un po' della nostra fiducia,glielo dobbiamo senno saremmo ancora con come si chiamava?Dalla Costa?Non posso dimenticare le soddisfazioni che mi ha regalato e voglio credere che me ne regalerà ancora...

buongiorno a tutti, ma vi

buongiorno a tutti,

ma vi ricordate la famosa telefonata fatta da Galliani a Preziosi dal ristorante poi uscita sui giornali dove gli chiedeva del prezzo del faraone? Beh quella è l'esatta fedele realtà che identifica il Genoa...Un mercatino...

Tanto si è verificato così... tutto quello che dice il Prez è pura fandonia....propoganda poi tanto se a qualcuno interessa qualcosa eccoli pronti....vedasi il Capozucca che dopo un affare con Lotito  ha tranquillamente esternato che al momento non potevano soddisfare altre esigenze di giocatori per aiutare gli altri...

Ma non è che Fabrizio se ne è andato per non continuare ad avvallare questo giro di affari sporchi di calciatori senza un minimo di interesse per il Genoa???? 

Chiedo a Voi ma non si potrebbe spezzare questa mattanza di calciatori in qualche modo?

Non può esistere qualcuno che possa intervenire in società... altrimenti io la vedo grigia... ormai il Prez non lo ferma più nessuno a meno che non salti fuori qualche "telefonata" d'aggiusto con qualche altro dirigente avversario.... ma sarebbe una catastrofe per  il Genoa...

saluti a tutti Franco 

Quando il Peripatetico lo

Quando il Peripatetico lo scorso inverno annunciò alla stampa che il figlio sarebbe andato via perchè non riusciva a capire come funzionasse il mondo del calcio, ho avuto il forte sospetto che Fabrizio là dentro fosse l'unico in buona fede. Mandato a Controcampo a far figure di merda con la battuta sugli scarpini di Thiago Motta, ignorando che il padre glielo  stava già vendendo e che la cessione -ironia della sorte- sarebbe stata messa a bilacio esattamente per 10M.

Pensandoci a posteriori, c'è una grande differenza fra chi passa le ore al telefono con Milito e chi citofonando a Moratti.

 

 

La disamina di GdO è tanto agghiacciante quanto inattaccabile allo stato dei fatti. Posso solo sperare che sia troppo perfetta per essere vera.

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