La notte di San Siro tra le macerie di Concepcion

Autore: 
M. Cas.
Testata: 
Il Secolo XIX

La tragedia del terremoto
Genoa Club Cile, solidarietà per rinascere
Genova. «Come se fosse il dopoguerra». Gianfranco Montero Zunino guarda la sua Concepcion, città amputata d'un terzo. E ricorda, può soltanto ricordarli, i vicini villaggi di pescatori che non esistono più, cancellati da terremoto e tsunami del 27 febbraio scorso. «Vite distrutte in pochi secondi da onde alte dai 5 ai 20 metri». Onde arrivate a 40 metri sull'arcipelago Juan Fernandez, a circa 600 chilometri a ovest della costa. A 115 chilometri dalla terra ferma, da Concepcion, l'epicentro. L'intera città slittata su un orribile tappeto, ha calcolato l'Università dell'Ohio, di tre metri verso ovest. E tre metri verso ovest, ora, la vita prova a ricominciare. «Nonostante le lacrime e le difficoltà, lavoriamo e abbiamo speranza». Mentre sono pianti gli scomparsi, racconta Montero Zunino, si riparte aiutando famiglie senza più nulla. Ripulendo dai detriti. Riportando acqua e luce e collegamenti telefonici alle case rimaste miracolosamente in piedi. Provando, faticosamente, a ritrovare il quotidiano che è stato sconvolto. Anche guardando una partita di calcio a migliaia di chilometri di distanza. Perché Montero Zunino, per 90' di vita antica e nuova, domenica scorsa ha radunato a casa sua un gruppetto di tifosi rossoblù del Genoa Club Cile, di cui è presidente: «In queste circostanze dantesche, il Genoa ci ha regalato contro l'Inter una partita intelligente e qualche minuto da dividere con i nostri fratelli genoani, per cercare di dimenticare almeno per un poco questa calamità». Solo per poco, c'è da fare. In Cile, cinque ore indietro, a match concluso la notte si stava solo avvicinando. «E noi del club, subito dopo la gara, abbiamo cominciato la sfida di raccogliere latte e acqua per i bambini di Penco, vicino a Concepcion. Distrutta».
Il bilancio ufficiale parla di 497 morti e centinaia di dispersi, sebbene altre fonti riferiscano cifre ancor più drammatiche. «La partita è stata il primo momento di gioia e di rilassamento per noi, dopo i giorni peggiori per la nostra città, Concepcion, dove ha anche sede il nostro club. È stata la più colpita da terremoto e tsunami. Case, giardini, stadi, piazze, interi villaggi vicino al mare, tutto distrutto. Ora ci stiamo dando da fare. Noi del club siamo un gruppetto piccolo, ma con il cuore grande e rossoblù. Siamo una città orgogliosa e laboriosa. E l'ambiente ora è tranquillo, dopo questo tremendo sisma».
Quinto, in una terribile classifica di devastazione. Nel 1960 la terra tremò con magnitudo 9.5 a Valdivia, in Cile. Quattro anni dopo, 9.2 della scala Richter in Alaska. Nel 2004, 9.1 la scossa che generò lo tsunami nell'oceano Indiano. E 9.0 il maglio che nel 1755 distrusse Lisbona. Il 27 febbraio scorso, 8.8, di nuovo il Cile flagellato, in ginocchio. Anche la successiva ondata dei saccheggi, indotti dal non avere più nulla. Il coprifuoco. I ritardi di soccorsi e aiuti. L'incredulità e le accuse, la ricerca delle responsabilità. Per il mancato allarme tsunami (fatale «errore di diagnosi» nella glaciale terminologia delle autorità) è stato licenziato il capo del servizio oceanografico della Marina cilena, Mariano Rojas. L'infinita sofferenza. E il desiderio di normalità, pure con il calcio e il Genoa.
Adesso, la rinascita con la solidarietà. «A vedere la gara con l'Inter non eravamo molti, perché siamo impegnati nei lavori per togliere la spazzatura e le rovine dalla strada, aiutare dove c'è bisogno. In particolare, portare acqua, perché la sua mancanza ha cominciato a far comparire malattie. A Santiago del Cile hanno fatto una "telegiornata" nella quale sono stati raccolti 40 milioni di euro, per ricostruire dopo la devastazione terribile qui a Concepcion, ma anche a Talca, Constitucion e nelle altre città», racconta Montero Zunino.
«Noi cerchiamo di aiutare». Il Genoa Club Cile è nato nel gennaio 2009, per conservare il legame con la passione rossoblù e per diventare un canale di comunicazione tra gli italiani e i liguri in Cile, soprattutto i più giovani, e "casa". «Ho parlato con tutti i ragazzi e le ragazze del club, stanno bene, qualcuno non ha ancora luce o acqua ma non è grave... E da qui vogliamo raccontare ai genoani e a tutti che, nonostante le lacrime, non perdiamo la speranza».
La difendono, la coltivano. Ogni giorno. «Come Genoa Club stiamo aiutando a pulire le case a Penco». Città che aveva circa 45mila abitanti, nella regione del Bìo Bìo, provincia di Concepcion. Là vive la zia di Gianfranco: «Laura Zunino, le è rimasta soltanto la casa. Ha visto come il mare le portava via tutto. Stiamo anche portando all'ambasciata italiana di Santiago la sua causa e quella degli altri pochi soci del Club che sono italiani di nascita».
E se il Genoa e il calcio servono a regalare qualche ora di serenità, il Club punta anche sul basket. Da qualche tempo, infatti, sostiene economicamente e organizzativamente la squadra di pallacanestro della facoltà di Diritto dell'Università di Concepcion, vestita con divise rossoblù. «In aprile vogliamo fare una partita di beneficenza con la nostra squadra, il Basquetbol Genoa Club, contro una importante formazione di Concepción. Tutti i soldi andranno alla famiglia di Marcelo Leiva, giocatore che è sparito in questo tsunami».
Infine, altro luogo in cui sono impegnati i genoani cileni è Dichato, borgo marinaro che aveva poco più di 3mila abitanti, con il suo porticciolo appoggiato su un golfo che era stato paradisiaco. «Dichato è un paesino di pescatori dove le onde non hanno lasciato niente. Qui andiamo ad "apadrinar" una famiglia». Una sorta di adozione. «Aiuteremo per il mangiare, indumenti e tutto ciò di cui hanno bisogno. Noi crediamo che agire così sia meglio che organizzare una grande raccolta, così l'aiuto arriva presto ed è diretto», dice Montero Zunino.
Senza sprechi. Senza lungaggini. Senza speculazioni. Senza false promesse. Gli incubi onnipresenti dopo simili tragedie, in ogni parte del mondo. «Non diamo "calci da cechi", come diciamo in Cile».