L'Aventino della Nord

Autore: 
layos

 

E' arrivato dunque il momento del dunque. Dunque. Il livello di saturazione della gente genoana di fronte allo status quo è arrivato al limite del sopportabile. Al punto che si sente spesso dire: sarebbe quasi meglio retrocedere se questo fosse il prezzo per liberarsi di questa proprietà e questa dirigenza. Si arriva ad augurarsi, o come minimo a non temere, una disgrazia sportiva, pur di non avere più a che fare con questa gente.
I motivi sono tanti e sono chiari, ce li siamo detti e scritti migliaia di volte, ma vale la pena elencarli, nella loro cruda e spietata brutalità.
Non c'è un progetto tecnico, nemmeno blando, nemmeno abbozzato. Nessun allenatore, eccetto Gasperini, con questa proprietà, è durato più di pochi mesi. Nessun altro oltre al mister di Grugliasco ha iniziato e concluso una stagione. E' impossibile perfino ipotizzare la minima continuità tecnica e gestionale. Gasperini è stato allontanato con ignominia, dandogli addirittura del denaro perché lo facesse, andando a fare le fortune dell'Atalanta. Chi vi scrive non è stato un ammiratore del suo modo di giocare e gestire la squadra. Ma i fatti mi hanno fatto ricredere e mi sono dovuto cospargere il capo di cenere. E' stato l'unico, UNICO, minimo argine alla follia bulimica con cui sono stati acquistati e ceduti giocatori senza il minimo senso, costrutto, obbiettivo o programma. Si sono perpetrate follie una dietro l'altra, senza mai una qualsivoglia parvenza di giustificazione. Negli anni si sono succeduti allenatori di ogni tipo: Liverani, Malesani, Marino, Ballardini, Mandorlini, Juric. Alcuni bolliti, altri mediocri, tutti comunque accomunati da uno scarsissimo potere contrattuale, a differenza di Gasperini, e tritati dai meccanismi perversi con cui viene gestita la nostra malandata squadra del cuore.
Partiamo da questa stagione, fresca nella memoria di tutti. Ballardini lo scorso anno fu chiamato al capezzale di una squadra disastrata, che fece 6 punti nelle prime 12 partite, era penultima e di fatto considerata spacciata ancora prima di Natale, incapace di vincere se non con un Cagliari che voleva mandare via l'allenatore. 
Per dare un'idea, e si parla della prima metà della scorsa stagione, non di 10 anni fa, quella vittoria isolata del penultimo Juric fu firmata da Taarabt, Galabinov e Rigoni. Di quegli 11 sono rimasti in due. Perin, Zukanovic, Izzo, Rossettini, Laxalt, Veloso, Bertolacci, Rosi e, appunto, Taarabt, Galabinov e Rigoni.
Da allora sono passati due allenatori, tre cambi in panchina e 27 calciatori. Sette( dico sette!) portieri: Marchetti, Radu, Jandrei e Vodisek. Hanno preso il posto di Perin, Lamanna e Zima.
Potrei andare avanti per tutti i ruoli, ma vorrei risparmiare ai miei 25 lettori la giaculatoria. Per i rosari c'è l'imminente veglia di Pasqua. Dunque arriva Ballardini, viene costruita una squadra per il 3-5-2, avendo come pezzi forti del mercato estivo Marchetti, Lisandro Lopez, Romulo, Sandro, Kouame e Piatek, sconosciuto polacco arrivato con vigorosi endorsement da parte di Boniek, indimenticata bandiera di Roma e Juventus. 
Inutile dire che degli ipotetici punti di forza di quella squadra non resta più nessuno. Dopo nemmeno tre mesi Marchetti è diventato il terzo portiere, Sandro, Lisandro e Romulo ceduti in prestito per scarso rendimento, Piatek venduto a peso d'oro a suon di goal.
Il Genoa detiene il record del Mondo, nel calcio professionistico, per turnover di calciatori. In media ne cambia 15-20 ogni sessione di mercato, 30 ogni anno solare.
Mattia Perin all'esordio della carriera, uscito da quella meravigliosa Primavera campione d'Italia e vincitrice del Viareggio (naturalmente smantellata senza costrutto) venne mandato in prestito a Padova prima e Pescara poi. Quando tornò dei suoi vecchi compagni di squadra (da portiere della primavera era aggregato come terzo in prima squadra) restava il solo Kucka. Ed era rimasto solo perché l'Inter, dopo averlo preso in comproprietà non fu convinta di riscattarlo. Altrimenti in due anni il 100% dei calciatori sarebbe stato venduto.
Nel mezzo di questi due prestiti tornò al Genoa, il tempo di trovare allenatore nuovo, direttore nuovo (Lo Monaco) e l'ennesima rivoluzione. Si trovò a dire, qualche anno dopo, parlando del suo rinnovo: "io resto, ma vorrei che restassero anche gli altri, non vorrei un giorno guardarmi attorno e scoprire che non è rimasto nessuno".
Questa compravendita ininterrotta di calciatori avrà portato senz'altro qualche beneficio economico. E' facile immaginare di si, ma non al Genoa. I conti della squadra sono sempre gravemente in rosso. C'è aperto un contenzioso col fisco per il quale è attivo un piano di rimborso. Una delle due volte in cui siamo riusciti a qualificarci per l'Europa League (sempre con Gasperni in panchina, tu guarda la coincidenza) non abbiamo potuto partecipare perché non ci è stata concessa la licenza, causa disastro nei conti. Si è affacciato un compratore per la società, un intermediario presso alcuni importanti fondi di investimento. Nessuno qui vuole perorare la sua causa, sia chiaro, prima di giudicare qualcuno come proprietario del Genoa è meglio vederlo all'opera. Però la sua più che legittima richiesta di accedere ai conti della società, la famosa "due diligence" fu negata. Ne è stata preparata una di parte, commissionata dal Genoa, chiusa in un cassetto (dice l'azionista) a disposizione di chi si affacciasse con serie intenzioni d'acquisto. In pratica bisogna andare a chiedere all'oste se il vino è buono o adulterato.
In questo lasso di tempo, in cui tutti questi giocatori sono stati movimentati, ceduti e poi ripresi, nessun investimento è stato fatto in infrastrutture. Il Genoa ancora si allena nel glorioso e vecchio Signorini, fu Pio XII, nelle adiacenze di villa Rostan (in affitto, ça va sans dire). L'unica squadra fra serie A e B a disporre di un solo campo di allenamento nel proprio centro sportivo. La palestra in un tendone.
Le squadre giovanili sono disperse in mezza dozzina di campi in giro per Genova, condividendo i prati sintetici con le società dilettantistiche. Non serve andare più in la di Sori per scoprire che perfino le società in mano a degli emeriti cialtroni in quanto a impianti e infrastrutture ci "pisciano in testa" se mi si passa il francese.
Non accenno nemmeno alla questione stadio. Siamo inquilini morosi di un impianto comunale che avendo 30 anni sembra ne abbia 300. Cade a dir poco a pezzi. E dobbiamo pure condividerlo con quegli altri. Dopo un lungo tira e molla non è nemmeno chiaro se e come parteciperemo alla sua gestione e al tentativo di farlo diventare una minima fonte di reddito per la società.
Ogni tanto qualcuno prova a perorare la causa dell'azionista, ricordando qualche nome di buon giocatore che indubbiamente è passato di qui. Milito, Motta, Suso, Pavoletti, Piatek. Qualche giocatore forte l'abbiamo visto. Si direbbe proprio che abbiamo in società dei grandi talent scout. Basta fare due conti. Se l'attuale proprietà è in sella da 16 anni, e ogni anno prende 30 giocatori, vuol dire che in questi anni ne sono passati da Peglio dai 4 ai 500. Se prendete un bonobo addomesticato con un'urna e dentro i nomi dei calciatori professionisti di mezzo Mondo e gli fate tirare su dei numeri a caso, 20-30 buoni giocatori e 2 fenomeni li recupera pure lui, dopo 500 nomi pescati. E' una questione di mera statistica. Del resto basta pensare ai Gakpe, Roman, Cissoko, Masiero, Medeiros, Anselmo, Lakicevic, Claudio Spinelli e compagnia che abbiamo visto (o non visto) con la nostra maglia in questi anni. 
La stessa folle e insensata discontinuità c'è stata pure fra i quadri dirigenti. Dopo l'illicenziabile Capozzucca, tenuto in società anche dopo la squalifica per l'ignobile combine di Genoa Venezia (di certo non si poteva scaricare uno che si era sporcato le mani per compiacere il padrone) è partito un turbinio di dirigenti: Rosati, Pastorello, Sogliano, Lo Monaco, Foschi (2 volte), Preziosi Jr, Milanetto, Perinetti. E senz'altro qualcuno mi dimentico.
Il povero presidente piange miseria, dice che fa quel che può coi mezzi che ha. Eppure, con questi pochi mezzi, è riuscito a spendere nell'ultimo anno 50 milioni per tre giocatori: Sturaro, Favilli e Lapadula, che in tre non hanno fatto ancora 10 presenze.
Acquisti senza nessuna logica tecnica, a fronte di altri ruoli completamente scoperti, fatti col solo scopo di compiacere società amiche, ricche e potenti in grado di ricompensare il venditore compulsivo comprando la sua mercanzia. Lapadula è stato acquistato per 14 milioni (prima di Sturaro l'acqusto più costoso della storia del Genoa, assieme ad Acquafresca) dopo aver venduto per 20 (avendolo pagato 5) il giovane Simeone. Quindi i 15 milioni della sua plusvalenza sono stati investiti per prendere un giocatore 8 anni più vecchio, con uno score peggiore al quale è stato garantito un ingaggio quinquennale di 1.4 milioni di euro netti. Curiosamente ora che qui è di troppo nessuno lo vuole.
Nel frattempo si vendevano due giovani  promesse del nostro vivaio, come Pellegri e Salcedo, più o meno per lo stesso denaro, 50 milioni.
C'è un gioco che mi "diverto" a fare. Ogni anno prendo la formazione che gioca la prima di campionato e la confronto con quella dell'anno prima. Nell'arco di 2 stagioni la formazione è completamente nuova, da un anno all'altro totalmente rivoluzionata. Provare per credere. 
Se tutto questo ancora non basta si aggiungono le interviste dei nostri eroi, che vanno nelle radio e nei giornali delle squadre che contano e hanno il grano a reclamizzare i nostri giocatori come se fosse una fiera bovina. Mio figlio gioca a calcio, quando segna un goal si diverte(iva) a fare il segno delle pistole, come Piatek, il cui poster ancora campeggia malinconico sul nostro frigorifero. I nostri figli, che sventuratamente ci impegniamo a far diventare genoani, non fanno in tempo ad affezionarsi ad un calciatore che già è stato venduto. E ora esulta come Cr7.
I ragazzi che scendono in campo nemmeno si preoccupano di sembrare genoani, nessuno ormai pretende più che lo siano, perché vivono con le valigie in mano. Vengono qui sapendo o sperando che questo potrebbe essere il loro trampolino per una dorata carriera in qualche squadra con un minimo di ambizioni. E non c'è bisogno che sia uno squadrone, alcuni dei nostri migliori ex calciatori li vedremo sabato contro di noi nel Torino: Moretti, Ansaldi, Izzo, Iago Falque, Rincon... giocatori che potrebbero tranquillamente fare ancora le nostre fortune e invece  fanno quelle degli altri.
E' per questo che sabato dobbiamo stare tutti a casa o aiutare i ragazzi della TO a far presidio fuori dallo stadio. E' per questo che non bisogna più entrare. Non si può più essere complici di questo schifo. Il calcio non può essere solo questo vergognoso e ininterrotto mercimonio. 
Capisco chi vorrebbe stare vicino alla squadra per cercare di salvare il salvabile. Ma la mia domanda è: a che pro? E' ovvio che preferisco salvarmi che retrocedere. Ma se ci salviamo poi cosa succede? Che ricomincia un altro anno di follie, che andrà via Prandelli, andranno via Radu, Romero, Biraschi, Kouame. Non verranno confermati Lerager e Sanabria. Tutto ricomincerà. Senza obbiettivi, senza speranze. A spalare fango come dopo l'ennesima alluvione.
Magari, speriamo, è arrivato davvero il momento di dire basta.

Commenti

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grande

Un perfetto pro memoria. Grazie.
 
Se qualcosa manca, è la capacità di persuasione e manipolazione dei media da parte di Preziosi & Soci.
Una grande capacità di fare etichettare ogni forma di contestazione come spregio nei confronti del Genoa e di accreditarsi come vittime.
Vedrai che anche i vuoti nella Nord verranno descritti come frutto di violenze e picchettaggi.

Eccolo!

Ti ringrazio per ciò che hai scritto. Io la penso come te e credo e spero tanti siano come noi. Se un giorno il Genoa non sarà più di questo personaggio sarò felice di presentarmi nuovamente a Marassi ed offrirti da bere.

Grazie a te

Grazie a te per aver letto e, magari, condiviso.

Applausi...

purtroppo tutto vero...

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