Passato e presente

Autore: 
edoardo

Al Tardini si affrontano Parma e GenoaDP, vale a dire il passato e il presente del calcio marcio. La differenza è che il marcio di Tanzi ha prodotto Europa e campionati di vertice, mentre il marcio preziosiano ha prodotto mediocrità, disaffezione e mal di fegato dei tifosi. Esordisce Jandrei tra i tanti semiesordienti del mercato compulsivo.

A parte Criscito, i giocatori in campo che hanno vestito per il maggior numero di partite la maglia rossoblù sono Kucka e Rigoni, che giocano nel Parma. Stranamente, dopo tanti primi tempi soporiferi, il Genoa comincia dando mostra di una certa vivacità.

Niente di straordinario, molti errori tecnici, parecchia confusione, ma quantomeno un po’ di corsa e una certa propensione verso la porta avversaria. Il risultato sono un tiraccio di Criscito dal limite e una bella combinazione Bessa-Kouamé, tutto nei primi 5 minuti. Poi il nulla.

Un nulla “bailado”, ma pur sempre nulla. I due portieri, speculari nello stile, praticamente inoperosi. Dopo il culatello, all’intervallo negli spogliatoi genoani circolano grana e gutturnio e la squadra ritorna in campo con voglia e per un quarto d’ora costringe il Parma a chiudersi nella propria area. Fioccano i calci d’angolo, ma risalta ancora una volta la carenza di pericolosità sottoporta.

Gli attaccanti rossoblu non danno profondità, ricevono spesso palla spalle alla porta e soprattutto, quando l’azione si sviluppa sulle fasce, non hanno la minima idea di come piazzarsi per coprire l’ampiezza dell’area. Bessa e Kouamé competono all’ultimo sangue per il “premio ballerina”, quella statuina posta sulla scatola del carillon che gira su se stessa: ogni volta che ricevono palla guardando la porta avversaria, si voltano su se stessi con una graziosa piroetta e ricominciano tutto daccapo scaricando palla indietro.

Il Parma, come suo solito, ha lasciato fare la partita al Genoa, il cui attacco non ha cavato un ragno dal buco. In definitiva sembrava di essere ritornati ai tempi di Juric. Non si può imputare più di tanto ai giocatori in campo. Criscito ha fatto una partita generosa e quasi tutti hanno meritato la sufficienza. M

a gli attaccanti a disposizione sono quelli che sono e hanno certe caratteristiche.

Rimane da capire perché Prandelli non abbia schierato Piatek.

 

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salto

Per motivi di impaginazione è saltato un pezzocentrale della cronaca.
Se qualche masochista fosse interessato a leggere tutto, allego il testo completo.
 
"PASSATO E PRESENTE
 
 
Al Tardini si affrontano Parma e GenoaDP, vale a dire il passato e il presente del calcio marcio.
La differenza è che il marcio di Tanzi ha prodotto Europa e campionati di vertice, mentre il marcio preziosiano ha prodotto mediocrità, disaffezione e mal di fegato dei tifosi.
Esordisce Jandrei tra i tanti semiesordienti del mercato compulsivo. A parte Criscito, i giocatori in campo che hanno vestito per il maggior numero di partite la maglia rossoblù sono Kucka e Rigoni, che giocano nel Parma.
Stranamente, dopo tanti primi tempi soporiferi, il Genoa comincia dando mostra di una certa vivacità. Niente di straordinario, molti errori tecnici, parecchia confusione, ma quantomeno un po’ di corsa e una certa propensione verso la porta avversaria. Il risultato sono un tiraccio di Criscito dal limite e una bella combinazione Bessa-Kouamé, tutto nei primi 5 minuti. Poi il nulla. Un nulla “bailado”, ma pur sempre nulla.
Brillano per assenza Sanabria e Lazovic. In compenso, l’effetto culatello vivacizza Radovanovic e perfino Zukanovic, che non fanno molto, ma almeno fanno il loro.
I due portieri, speculari nello stile, praticamente inoperosi.
Dopo il culatello, all’intervallo negli spogliatoi genoani circolano grana e gutturnio e la squadra ritorna in campo con voglia e per un quarto d’ora costringe il Parma a chiudersi nella propria area. Fioccano i calci d’angolo, ma risalta ancora una volta la carenza di pericolosità sottoporta. Gli attaccanti rossoblu non danno profondità, ricevono spesso palla spalle alla porta e soprattutto, quando l’azione si sviluppa sulle fasce, non hanno la minima idea di come piazzarsi per coprire l’ampiezza dell’area.
Bessa e Kouamé competono all’ultimo sangue per il “premio ballerina”, quella statuina posta sulla scatola del carillon che gira su se stessa: ogni volta che ricevono palla guardando la porta avversaria, si voltano su se stessi con una graziosa piroetta e ricominciano tutto daccapo scaricando palla indietro.
Così arriva inevitabile il gol del Parma. Su corner inventato, Kucka scatena tutta la sua potenza, prima di testa poi di piede, e quasi sfonda la rete.
A questo punto Prandelli si dimostra in linea col concetto provinciale di calcio italiano e butta dentro tutti gli attaccanti a disposizione, ma il calcio-confusione non produce niente.
Il Parma, come suo solito, ha lasciato fare la partita al Genoa, il cui attacco non ha cavato un ragno dal buco. In definitiva sembrava di essere ritornati ai tempi di Juric.
Non si può imputare più di tanto ai giocatori in campo. Criscito ha fatto una partita generosa e quasi tutti hanno meritato la sufficienza. Ma gli attaccanti a disposizione sono quelli che sono e hanno certe caratteristiche.
Rimane da capire perché Prandelli non abbia schierato Piatek."

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