UN QUADRO INFORMALE

Autore: 
edoardo

Come più volte ribadit…………….. anche se nei nostri auspi…………che quasi nessuno aveva imagin……………………….

Reso il dovuto omaggio alla sofisticata tecnologia di DAZN, in grado di diffondere per mari e monti le partite a singhiozzo, veniamo a noi.

Alla fine, grande soddisfazione. Quello speciale tipo di soddisfazione che provi quando ti aspetti una legnata sui denti e invece vieni colpito sulla spalla. Un male boia, ma vuoi mettere?

Il Genoa visto oggi, al netto del risultato, assomigliava a un quadro informale. Ci vedi delle cose, dentro il quadro, ma non trovi un filo logico. Uno sprazzo di colore qua, un lampo di luce là, ma anche una grande confusione di forme.

Ballardini inizialmente propone un 3-4-2-1, con Bessa trequartista quasi sulla stessa linea di Pandev, poi passa al 3-5-2 classico, poi ruota più volte il ruolo dei centrocampisti, assegnando a turno a Mazzitelli, Bessa e perfino Romulo il compito di playmaker davanti alla difesa. Tutti hanno assolto la metà del compito relativa al play, ma nessuno ha avuto la capacità di combinare qualcosa come maker.

In pratica il gioco passava per i piedi di Pandev. Palla a lui e speranza che si inventasse qualcosa. Il macedone ha fatto cose egregie, ma non poteva cantare e portare la croce. Veniva da chiedersi quale sarebbe stata la soluzione il giorno in cui Pandev fosse infortunato e la risposta è arrivata nel secondo tempo, quando, prevedibilmente stremato, è stato sostituito. Un’ulteriore girandola di uomini e di ruoli, nella speranza che Piatek prima o poi la buttasse dentro.

Il polacco lo ha fatto alla prima occasione limpida, guadagnandosi gli osanna della folla nella partita che, più delle altre, ha messo in evidenza i suoi limiti. O per meglio dire, i limiti di un centrocampo che non è in grado di valorizzare un cecchino come lui, dal senso del gol eccezionalmente raro.

Nel primo tempo, quando la finalizzazione non passava dai piedi di Pandev, veniva servito con lanci lunghi o gli si chiedeva di difendere palla, ma lui non è un giocatore capace di fare quel gioco.

Il risultato è stato che, nel primo tempo, il primo tiro in porta lo abbiamo effettuato al 40° con Hiljemark e, nel secondo tempo, al 68°, quando Piatek ha segnato.

Lo strano è che, presi uno per uno, i centrocampisti schierati all’inizio non sono stati pessimi, a parte forse un Romulo piuttosto sottotono. Sia Mazzitelli che Bessa hanno fatto il loro, ma il loro non è ciò che serve alla squadra, purtroppo. Manca l’uomo davanti alla difesa, che fa da baluardo e detta i tempi di gioco. Ormai si aspetta Sandro come gli ebrei della leggenda aspettavano il Messia, ma Sandro si sapeva che era infortunato e forse era il caso, prima della chiusura della campagna acquisti, di porre molta attenzione sulla gravità della sua condizione. Se la diagnosi fosse stata affidata a medici seri anziché ad Autostrade per l’Italia, forse bastava prendere un sostituto con le caratteristiche giuste o non disfarsi di quelli che già erano di proprietà.

Fortunatamente i cambi hanno portato una ventata di freschezza.

Kouamé non so di che cosa fosse fumato, ma ha esibito numeri da globetrotter. Lazovic ha fatto una percussione da campione, ha dato vivacità, ha messo buoni cross e anche come mezzala, nel finale, si è fatto valere. Mi spiace per i suoi detrattori, ma è un giocatore imprescindibile finché si giocherà con la difesa a tre, visto che Criscito non è assolutamente in grado di agire sulla fascia facendo le due fasi.

Grande partita di Biraschi, illuminata da un paio di ricuperi decisivi. Gunter sembra una comparsa del Padrino Parte Seconda, ma è sembrato sempre concentrato e, dei tre difensori, era l’unico che dava l’impressione che la palla non scottasse quando l’aveva tra i piedi. Spolli è indietro di condizione, ma fa il suo quando è protetto. Marchetti, rassegniamoci, non esce mai, nemmeno quando la palla gli passa due metri davanti. In questo sembra Frey nella sua comparsata genoana. L’unica volta che è uscito, facendo 80 metri di campo per litigare, è stato giustamente ammonito, per insulto alla coerenza.

In conclusione: abbiamo un bomber a cui non devi chiedere di giocare, ma che devi mettere nella condizione di segnare. Quello sa fare. Un Icardi ancora senza presunzione e senza veline al seguito. Vale la pena di costruire la squadra attorno a lui per sfruttarne le caratteristiche.

E abbiamo un matto dalla pelle nera che negli spazi potrebbe rivelarsi devastante. E che comunque, quando non è devastante, è divertente.

 Loro due, più Lazovic, possono mettere in crisi qualsiasi difesa e darci soddisfazione in ripartenza contro le grandi costrette ad attaccarci. Quel che manca è la compattezza dell’impianto.

Ballardini lavora per fare quadrare un cerchio non troppo malleabile, ma se non ci riesce lui, col suo proverbiale pragmatismo, chi ci potrebbe riuscire?

 

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ah ah hai fatto anche

ah ah hai fatto anche l'imitazione di Dazn, è una cronaca praticamente completa ed esaustiva Smile

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