UN DERBY NON PERSO, UN DERBY UN PO' COSI'

Autore: 
tidon grifo

Ci si aspettava un derby con un po’ di effervescenza, le premesse degli ultimi tempi recitavano di un Genoa ballardinizzato che aveva conquistato diritti per poter combattere ad armi pari, e di una Samp che aveva  mostrato di essere in crisi raggranellando sconfitte col pallottoliere.
Ma nelle ultime uscite il Genoa aveva mostrato la corda mentre la Samp aveva espugnato Bergamo.
Purtroppo la realtà, la verità dell’era preziosiana recita che la squadra gregaria di Genova con al comando un Viperetta qualsiasi ha tredici punti in più e qualche vaga speranza europea e rischia di vincere il quarto derby consecutivo e sarebbe un pessimo record negativo: il progetto di Preziosi “ho un progetto non mollo” era questo, salvarsi a stento e lasciare che l’altra squadra con un Viperetta qualsiasi, un buffo e strambo personaggio, conquistasse l’egemonia.

Si comincia con una bella coreografia della nord e uno scipito sbandieramento loro.
Balla è costretto a rischierare Lapadula affiancato da Pandev e rispolvera Rigoni.
La partita è semplicemente il ritratto della tensione, del nostro tentativo di impedire il record negativo.
Aspettiamo la Samp che macina gioco in modo lento, tentando di ripartire.
Sto cercando di ricordare quali contropiedi pericolosi abbiamo effettuato nel primo tempo e faccio fatica a ricordare la azioni chiave.
Quello che mi è sembrato è che dopo un certo timore nei primi trenta minuti, nella seconda parte qualche azione in più l’abbiamo cercata.
Ricordo un tiro di Lapadula che era stato smarcato bene che incoccia un difensore.
Anche la Sampdoria nonostante macini gioco non si rende pericolosa.
E’un derby mal giocato e teso e totalmente privo di spunti.
Pandev sembra fuori forma, Lapadula viene servito con lanci lunghi ma sarebbe difficile per chiunque creare pericoli.
La difesa se la sbroglia bene, Laxalt e Pereira non affondano sulle fasce, ma stanno coperti.
Nel secondo tempo ci si aspetta qualche guizzo che ravvivi la gara, ma si riprende con lo stesso copione.
All’inizio con Pereira sulla destra qualche affondo in contropiede riusciamo a proporlo, poi la nostra luce si spegne ed è un monologo doriano che manda innumerevoli palle in area ma senza creare pericoli.
A un certo punto il Balla toglie Pandev e mette Cofie sempre per rinforzare le trincee.
E andiamo in apnea, con molta confusione, confusione e rinvii a vuoto che comunque spezzano le linee di gioco della Samp.
Sampdoria che fra l’altro è stata costretta a cambiare i due terzini dovendo rinunciare a cambi di forze fresche in attacco.
Alla fine entra Galabinov e ha un’ occasione ma gli viene fischiato un fuori gioco.
E‘difficile commentare una non–partita, un derby scialbo: lo stesso Balla aveva in mente di spezzare il loro tentativo di record di vittorie e così si è comportato.
Tecnicamente la differenza con loro c’è e si vede e poteva incidere, siamo riusciti a non dar loro i solchi per farlo.
Ma non abbiamo fatto quasi nulla per cercare di vincere.
Fino alla fine abbiamo sperato in un episodio fortunoso o in un improvviso contropiede con la Samp sbilanciata in avanti, ma la decisione del Balla a un certo punto di giocare con una punta sola mettendo Bertolacci a marcare il loro mediano infoltendo il centrocampo segnalava la nostra volontà assoluta non di vincere ma di non perdere.
E non si è perso.
Chi ci fa perdere la pazienza con questi campionati di pericolo e di umiliazioni e poi di richiami al Balla perché risolva è Preziosi.
Preziosi che probabilmente irriconoscente come al solito non confermerà il Balla
Dopo qualche fuoco d’artificio iniziale Preziosi ha stabilizzato la sconfitta nell’egemonia cittadina come una cosa normale.
Siamo entrati nella definitiva era della sciagura e dei campionati insensati.
E tutto questo è merito di Enrico Preziosi