Esame di Maturità

Autore: 
edoardo

Arriva l’Inter, che è una mina vagante. Alla sua fama di elegantone che esibisce abiti splendidi ma spesso indossa calzini spaiati, si aggiunge la precarietà della formazione, che aumenta il tasso di imprevedibilità di una squadra già comunque priva di certezze.

La gran bagascia del calcio italiano ha panchinari e precari di grande qualità. Se spesso fanno cagare è per l’antico vizio della società (più)nera(che)azzurra di acquistare, strapagandoli, buoni giocatori, ma pretendere che si comportino da fenomeni, con la conseguenza di stressarli e farli finire in tilt. Quella che inizia il campionato, ogni campionato, come squadra, già a Natale, in piena crisi di nervi, diventa un assemblaggio di individualità che pensano, ciascuno, al proprio destino.

 

Riuscì a invertire la tendenza Mourinho, compattando i giocatori attraverso il trucco del martellante assedio dei nemici. Quel che nessuno dice è che i primi veri nemici individuati da Mou per motivare i giocatori non erano gli arbitri e il sistema-Juve, ma gli stessi dirigenti interisti.

Spalletti prova a gestire il neurodeliri puntellando le certezze del gioco, ma l’impressione è che il primo a perdere certezze sia stato proprio lui. È un bravo allenatore, a mio parere, nonché il più bravo affabulatore televisivo italiano dopo Federico Buffa, ma navigare nel pelago nerazzurro e uscirne indenni è dura per tutti.

 

Per i nostri si tratta di una prova di maturità, per diversi motivi. Il primo è che i due successi consecutivi in trasferta abbiano potuto attenuare un po’ di rabbia agonistica. Già molti tifosi guardano alla sfida contro l’Inter come se si trattasse di una scampagnata. Il secondo è che un’Inter senza Icardi e Peresic è un’Inter inedita, costretta a inventarsi qualcosa. Probabilmente zio Balla dovrà indovinare le mosse avversarie anziché prepararle in anticipo e i calciatori in campo dovranno essere bravi a improvvisare e ad adeguarsi in corsa.

Contro due punte mobili e veloci pesa molto la doppia assenza di Izzo e Biraschi, le più dinamiche delle nostre punte.

 

Il Genoa si schiera con Bessa al posto d Rigoni e Rosi al posto di Pereira, oltre che con Rossettini centrale destro di difesa.

Sorpresa. Il Genoa fa la partita.

Quando tutti si aspettavano un Genoa di contenimento, zio Balla decide di prendere il campo e comportarsi da grande squadra. L’Inter sembra sorpresa.

Non ci sono grandi occasioni da gol, ma il Genoa inanella calci d’angolo. Peccato che là in mezzo ci siano Ranocchia e Skrinier a dominare sulle palle alte.

Poche le occasioni da gol.

All’11° parabola balistica di Pandev dalla trequarti. Come in un film di Ridolini, Hiljemark e Handanovic si guardano a vicenda e il pallonetto finisce sulla traversa.

Al 19° prima occasione per l’Inter, che agisce perlopiù in ripartenza. Disastro della nostra difesa e Karamoh ha una grande occasione, ma spara in gradinata.

Un colpo di testa di Galabinov, per una volta libero, che meritava miglior sorte al 25° e al 30° un tiro di Candreva parato da Perin.

Fine. Anzi, no. Proprio allo scadere un cross innocuo di Laxalt spiove al centro dell’area interista. Ormai sintonizzati sulle comiche di Ridolini, Skrinier e Ranocchia confezionano il più stupido dei gol. L’ex sampdoriano spara una fucilata addosso all’ex genoano nonché sampdoriano e la conclusione di tutta questa exeria è che il pallone finisce nella rete narazzurra.

Una beffa, per noi. Perché il vantaggio sembra un regalo della sorte, quando è invece frutto di una speciale attenzione e di una profonda sapienza tattica.

Purtroppo segniamo, come sempre, al 45°. Ma stavolta, maledizione, è il 45° del primo tempo. Resisteremo?

 

Grande, come ormai abituale, la difesa. A parte Rossettini, in difficoltà con la palla tra i piedi. Grande Bertolacci nelle chiusure e nell’interdizione. Grande Pandev a galleggiare tra le linee. Bessa tocca più del necessario il pallone ed è un po’ fragile fisicamente.

Il problema è che, dopo mezza bottiglia di chardonnay, mi sono scolato tre quarti di bottiglia di Zibibbo e galleggio tra le emozioni della gara.

Sarà un secondo tempo allegro?

 

Nemmeno il tempo di annotare la enorme corsa di Hiljemark, che si fa la fascia decine di volte e, nonostante ciò, conserva sempre lucidità. Nemmeno il tempo di annotare la giusta sostituzione di Bessa con Omeonga, ed ecco il secondo gol. Goduria,

Laxalt tira in porta dai 20 metri e Pandev, sulla traiettoria, incredibilmente stoppa il tiro, controlla e calcia un rigore in movimento. È delirio.

 

E ora comincia la partita del Genoa più bello e più maturo.

Nell’Inter entra Rafinha, che aggiunge qualità. Ma soprattutto ora l’Inter non ha più nulla da perdere.

Immemore delle incertezze e delle inibizioni del vicino passato, il Genoa resiste, con grinta e passione. Il pressing alto è sempre efficace, la difesa insuperabile e ben protetta. Galabinov è un gladiatore. Poi lui e Pandev escono, ma i Grifoni non mollano.

Concedono all’Inter una conclusione salvata da Zukanovic sulla linea e un paio di situazioni sbrogliate con sicurezza da Perin, ma in contrattacco sono determinati e cercano sempre di fare male. Prima Lapadula si vede intercettare un tiro gol, poi, sul successivo corner, Zukanovic manda fuori un comodo colpo di testa.

 

L’Inter non passa e possiamo celebrare una vittoria molto importante.

Non per i punti o per il prestigio, ma perché è una prova di grande maturità. Di una partita affrontata e gestita da grande squadra, da squadra compatta e fiera.

La mina vagante Inter rappresentava una sfida non facile. Non facciamoci ingannare dal senno di poi. Mentre sto scrivendo sono sicuro che tutti i media staranno parlando della crisi e delle debolezze dell’Inter.

Noi concentriamoci sui meriti del Genoa. Di un Genoa che forse non può più fare sognare, ma fa godere.

 

Buon compleanno, Faber.