MYSTICK, UN "GIRINO" D'AFRICA TRA I FORNELLI

Autore: 
delcu

Lo riconoscete?
E’ il “nostro” Mystick Reuben Ngala.
Aveva nove anni quando, timido e impacciato, si presentò al provino per diventare un baby calciatore del Genoa Malindi.
Non fu lui a raccontarmi la sua storia, ma il Vice Preside della Central Primary School.

Mamma morta quando lui era piccolo, per una delle tante malattie non diagnosticate e scambiate, da un improvvisato medico dello slum, per malaria.
Padre ex rasta a zampettare tra lavori saltuari e galera.
Lui e tre fratelli più piccoli in una stanzetta con un solo letto, e la zia che li accudiva, salvo il ritorno del padre ubriaco ogni tanto.
Poi, a dieci anni,  Mystick ha imparato a cucinare ed è diventato il papà dei suoi fratellini.
Il rapporto con la scuola è sempre stato problematico, ma il calcio, mi raccontava uno dei suoi insegnanti, gli ha messo a posto il carattere inquieto.
Uno come lui non poteva che essere il fantasista, il numero 10.
Estro, visione di gioco, testa alta, lancio, e anche un po’ di dribbling, ma mai fine a se stesso.
Più Pirlo prima maniera, che Baggio per intenderci.
Ma stiamo parlando di un ragazzino dei quartieri poveri di un villaggione africano, qui l’importante è far parte di un team di amici, avere la merenda di latte e biscotti garantita, le divise della squadra di appartenenza e un allenatore che ti fa crescere.
E anche un omaccione bianco che ti insegna che senza studiare col cavolo che giochi titolare.
Beh, il Genoa Malindi sappiamo bene com’è finito, e lui non aveva il fisico per provare il grande salto nel professionismo keniano, come hanno fatto i suoi due amici Eugene e Baraka.
Ma grazie a noi qui e ai GIR, Mystick è arrivato fino in fondo al suo percorso scolastico, mancando solo l’ultimo tassello finale.
Così, come era previsto, ha deciso di lavorare e vorrebbe diventare un cuoco.
E’ un po’ dispiaciuto, perché lavora di giorno e non può continuare ad allenarsi, e forse non avrà la domenica libera per andare a giocare.
Ma dovrà capire che questa è la vita e, guardandosi intorno, che in fondo è stato fortunato.
Così come adesso ha la fortuna di poter lavorare come apprendista nella cucina di un ristorante di Malindi.
Nella stessa struttura c’è il suo amico portiere Maxwell, che è stato aiutato negli ultimi anni dal Volley Genova VGP e dopo l’apprendistato è stato assunto e ora studia da Food & Beverage Manager.
Auguriamo anche al nostro (ex) Girino d’Africa, di affrontare in maniera seria questa che non è una cavolo di “prova del cuoco”, ma l’opportunità di crescere, di fare carriera, e diventare il fantasista della lasagna, lo stoccatore del filetto ai due pepi, il goleador dell’aragosta alla catalana.
Per noi, resterà sempre il regista del Karibuni Genoa Malindi.  

Commenti

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Forza Mystick va bene anche

Forza Mystick
va bene anche qualche tocco kenyota nella cucina europea, non facciamo i puristI
basta che sappia fare un pesto doc senza nessuna deviazione Smile
 

O cuoco o...

Come GIR non aveva tanta scelta o cuoco o sommelier,o se magna o se beve.

Bravo Mystick e buona fortuna!

Quando un sognatore incontra

Quando un sognatore incontra altri sognatori si leggono storie come queste !!!
Grazie Freddie .. Grazie GiR .. Grazie VGP .. ma soprattutto grazie ai ragazzi che hanno lottato per emergere

Ciao Freddie, speriamo che

Ciao Freddie, speriamo che diventi un Signor Chef e non come i pagliacci che vediamo in tv. Un abbraccio Tony.

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