SIAMO TORNATI A NON SFIORIRE CON LA VIOLA

Autore: 
tidon grifo

Ci presentiamo a Firenze dopo che il Balla ha visto la prima incrinatura del suo viaggio verso la gloria e la salvezza, con una sassata malandrina che l’ha colpito sulla pelata lanciata dal nostro vecchio allenatore piemontese.
Andiamo al Franchi ad affrontare i viola, rivali storici e spocchiosi come antiche cariatidi di un’ antica città toscana ormai degenerata nel renzismo e negli squallidi giochi politici contemporanei.
L’unico plauso che si può riconoscere alla tifoseria viola è il loro atavico odio per la Juve, per il resto possiamo tranquillamente non proporre altri plausi.

Oggi il Balla deve riprendersi, dobbiamo ripartire, muovere la classifica, non restare impantanati nella palude in cui ci ha messo Preziosi ormai da anni, palude morale che a furia di tirare la corda attorno al collo del Genoa è diventata palude fetida di bassa classifica.
Oggi ci ritroviamo contro Simeone, una dei tanti giocatori che Preziosi svende, prima riforniva le big adesso anche le mezze big, finiremo per rifornire di giocatori anche tutte le squadre per niente big, con il buco di bilancio creato da Preziosi potremo alla bisogna vendere giocatori a chiunque, al Cittadella , alla Ternana, al Bari.
Perché Preziosi è questo: il più grande piazzista di articoli regalo natalizi ed estivi per squadre bisognose.
Si parte, subito prendiamo campo, Il Balla mette Brlek al posto di Rigoni e Migliore per Laxalt.
Nei primi dieci quindici minuti ci siamo solo noi in campo, pressiamo alto ma senza avere occasioni clamorose, d’altronde senza punte è difficile.
Ma sia Brlek che Bertolacci fanno le mezze punte tentando di pungere, mentre Taarabt come al solito, come un cavallo berbero del deserto attraversa tutto il campo dribblando le dune.
Ma le conclusioni non maturano, Pandev è spento come un fiore ghiacciato balcanico senza alcun profumo.
La partita è povera di spunti ma piano piano la Fiorentina prende campo e la Viola comincia a mostrare qualche spina, traversoni in area pericolosi, tiri da fuori angolati ma fuori e noi siamo lentamente scomparsi, oscurati nel freddo inverno toscano.
Si fa male Spolli ed entra Rossettini, parte la seconda frazione di gioco e la Fiorentina si fa ancora più pericolosa, Simeone il nostro ex per fortuna si impietosisce e spesso spara alto.
Ma la Viola entra in area, domina il centrocampo, con un Veloso arrancante come un ippopotamo in mezzo a volpi veloci, e si soffre la loro pressione.
E sono cross, traversoni mancati di un soffio, tiri da fuori su Perin.
E avanti così.
Intanto è entrato Lapadula ma ha poche palle giocabili e tenta un tiro improbabile.
Esce il giovane croato ed entra Omeonga che da un po’ di vivacità al centrocampo.
Negli ultimi dieci minuti pur senza creare azioni offensive riusciamo ad allentare la pressione viola.
Ma la beffa che in fondo non sarebbe nemmeno tanto una beffa è lì a bussare alla sorte fino al terzo minuto di recupero.
E la malasorte per fortuna non risponde e portiamo a casa un pareggio.
Forse un po’ immeritato ma che ci ha tenuto coriacemente in bilico sino alla fine, lottando su ogni pallone, senza però saperlo smistare bene per essere anche una squadra sbarazzina.
Un punto a Firenze va bene anche se siamo sempre in aera retrocedende, con le altre che vincono.
Oggi Migliore non ha fatto rimpiangere Laxalt, anche se non ha la sua sgroppata inutile sul fondo, è comunque più ordinato tatticamente in difesa e più preciso nei passaggi.
Da rivedere il giovane croato che parte bene ma poi si affloscia, come il resto del nostro gioco.
Malino Pandev, Lapadula sempre oggetto misterioso, Taarabt imprescindibile lottatore facitore di gioco e sgroppatore.
Forse anche con i dieci chili in più che ha perso in estate sarebbe ormai imprescindibile, Veloso solito ippopotamo rosa misterioso, metronomo invisibile, bellezza statica, inutile sulle punizioni e sui traversoni.
Un pareggio a Firenze: c’è da essere contenti, siamo sulla line di galleggiamento per non annegare.
Forza Genoa