RIDOLINI IN PANCHINA

Autore: 
edoardo

Nel mio personale immaginario Ferrara è soprattutto due cose: la Spal e la morte di Berlinguer.
Non ditemi che Berlinguer non è morto a Ferrara. Lo so, ma per me sì.
Avevo appena finito di pranzare, lautamente come si mangiava ancora in Romagna negli anni 80 e stavo smaltendo l’abbuffata passeggiando con la mia compagna. C’era un clima quasi estivo e stavamo percorrendo una strada assolata, incorniciata da due file di case basse, perlopiù bianche. All’improvviso si è aperta una finestra, si è affacciata una donna e ha detto: “È morto Berlinguer”. Non lo ha urlato, lo ha semplicemente detto. Forse a noi, dato che la strada era deserta, forse a non si sa chi. Ma fatto sta che per me Berlinguer è morto a Ferrara.

La Spal è invece la galleria di figurine che sfilano davanti ai miei occhi fanciulli, con le maglie classiche dalle maniche bianche. Soprattutto Massei. Se chiudo gli occhi, le prime tre figurine che mi si materializzano davanti sono Massei della Spal, Arce del Palermo e Gratton della Fiorentina. Non chiedetemi perché.
Oggetto sconosciuto
La Spal è anche Paolo Mazza e il disastroso mondiale in Cile, quando Mazza, in binomio con Ferrari, si fece fare le formazioni da Gianni Brera, litigò col collega in panchina e la spedizione finì in merda.

Il ritorno della Spal in A l’ho comunque salutato con soddisfazione, una sorta di rivincita del passato, di calcio popolare, e mi auguro ancora che la Spal possa salvarsi. Ma noi siamo messi troppo male per concederci distrazioni. Anzi. Dobbiamo scendere in campo a giocarcela con la massima convinzione.

Bisogna parlare della partita? Francamente ne ho poca voglia.
Juric sceglie di mandare in campo Lapadula e Omeonga al posto di Veloso. Ma forse si dimentica di spiegare a Bertolacci che Veloso non c’è. O forse ha un lampo di genio ed evolve il suo concetto di possesso palla dal Grifone al Bradipo. Fatto sta che l’inizio dell’azione viene affidato al trio Izzo Rossettini Zukanovic, che si passano la palla sedici volte, senza un’idea, prima di affidarla a chi? Al centrocampista? No, a uno degli esterni, che se è Rosi la metà delle volte la ripassa indietro. Alla fine del primo tempo la statistica ci illustra un possesso palla barcellonese del 64%.
Ciò nonostante abbiamo rischiato di fare gol solo su un cross inzuccato di testa da Rigoni sul portiere e susseguente tap-in del Miglior Centravanti della Serie B che, da un metro, colpisce a sua volta il portiere. In compenso abbiamo subìto gol da Paloschi, ma per fortuna la VAR lo fa annullare per un fuorigioco che non si vede: probabilmente un pelo superfluo.
Ma nella nostra metà campo abbiamo dominato.

Noi menandocelo senza costrutto, loro che ci lasciano metà campo libera pronti a colpire d’incontro appena possibile. È lo scenario peggiore e prevedo che beccheremo gol.
Ma confido che Juric, nell’intervallo, sistemi qualcosa. Non è accettabile che il nostro play maker sia Zukanovic in alternativa a Izzo e che il pallone passi la nostra metà campo dopo un’interminabile agonia. Gli avversari sono sempre schierati, pronti ad aspettarci come gattoni sornioni. A parte le accelerazioni di Taarabt, non sempre felici nella difesa chiusa degli spallini, e a parte i cambi di ritmo di un Omeonga sempre in partita, siamo lenti come lumache e supponenti come ricchi tedeschi impellicciati.
E siccome i ricchi tedeschi impellicciati mi sanno sui coglioni almeno quanto gli stavano a Brecht, devo dire una verità impolitica: questa squadra che gioca a fare la splendida senza motivo, questa squadra senz’anima, comincia a starmi francamente sui coglioni.

Spero che Juric intervenga, ma è una speranza vana. Probabilmente a lui, il tecnico che non verticalizza ma crede di far poesia, questo è il calcio che piace. E probabilmente sta meditando che abbiamo dominato.
Così non cambia niente e arriva, inevitabile, il patatrak.

Basta un lancio lungo addomesticato da Paloschi e, mentre i lenti-a-prescindere stanno a guardare, Antenucci la appoggia facile facile nell’angolino meno custodito. Con comodo.

E così, dopo meno di un’ora di gioco, finisce la partita di Juric e comincia quella di Ridolini.
Il tecnico della Poesia al Potere e del Possesso Palla si dispera e manda in campo, a ondate successive, Pandev, Galabinov e Pellegri al posto di Rigoni, Rosi e Lapadula.
Ma come? Non ti sentivi tanto superiore da non giocare sul ritmo? Non ti sentivi tanto splendido da sentirti appagato col dominio della palla? Cosa significa questa immediata buffonata degna di un bambino stizzoso alla play station? Non ti eri accorto nel primo tempo che, giocando a quel modo, avresti preso inevitabilmente il golletto irridente? E la tua squadra titolare temi già subito che non sia in grado d pareggiare col gioco?

Sulla partita di Ridolini non vorrei dilungarmi. Per fortuna di Juric il Genoa non ha pareggiato. Se lo avesse fatto, giocando alla CDC (Cazzo di Cane), avrebbe stabilito inequivocabilmente che il gioco e gli schemi sono un optional e che un allenatore in panca non serve, basterebbe un qualsiasi Roberto Mancini.
Naturalmente sparisce Taarabt, soffocato dall’eccesso di punte, e cala il buio. Il gioco fatto di lunghi lanci alti e centrali verso Pellegri e Galabinov riportava indietro questo nostalgico Spal-Genoa nel clima fervido degli anni 60 e alle raffinate prestazioni del Glasgow e dell’Aberdeen di allora.

6 gol contro Juve, Lazio e Napoli.
0 gol contro Sassuolo, Bologna, Udinese, Spal. Un golletto contro il Chievo. Tre gol contro il Cagliari che giocava contro il proprio allenatore.
Come largamente previsto all’inizio del campionato, segniamo con le forti, ma non caviamo un ragno dal buco contro le deboli che ci lasciano in mano il pallino del gioco.

Mentre scrivo, sto ascoltando Juric intervistato da Sky: dice che abbiamo dominato e che è contento del gioco della squadra.
Non ha ancora capito. Forse non capirà mai.

Su Preziosi non si può contare, solo sperare che se ne vada. Ma se Perinetti ha un filo d’autonomia, per favore contatti già da stasera Ballardini e imposti con lui la campagna acquisti di gennaio, con calma. Poi si vedrà se cambiare subito dopo il derby o a Natale. Ma cambiare è indispensabile.
Contro le squadre del nostro campionato abbiamo fatto 5 punti e ne abbiamo lasciati 10. Per salvarsi doveva essere il contrario.

Commenti

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GRAZIE A VOI

Grazie Pasquale, sei sempre nei miei pensieri. SuperOT: non so come evolverà, ma se dai preliminari gastronomici con una praghese si passerà a una frequentazione più estesa, mi dai qualche dritta sulle espressioni gergali?
 
Grazie anche a te, Freddie. Non sono esperto di tribù kenyane e di microgeografia regionale, ma a scuola mi insegnavano che l'Emilia finiva a Imola, dove cominciava la Romagna (confermato da una delle mie suocere, imolese) che si estendeva fino alle sponde dell'Adriatico. Se poi le cose sono cambiate, erudiscimi. Gastronomicamente, Ferrara è romagna pura. Praga, non so. E non so nemmeno se Sampierdarena è Liguria, ma molti sono convinti di sì e circolano felici in bicicletta.
 
Entrambi vi aspetto sulla mia isola alla prima occasione. Animo.

Edo

Certo che si.scrivimi o chiamami.
Comincia col dire....
"Kde domuv muy"
E gia sarai a buon punto.
Ahoy
Ianna

Andale hermano!

Se continuerai a preferire Andamane, Andalucia, Andorra, Andalo e Andora a Malindi, mi toccherà venire sì in Portogallo a trovarti.
:-)

Edo

Che bei ricordi che bel post.
Dopo che Cristo si è fermato a eboli,Berlinguer a Ferrara lo è anche per me da oggi.
Ianna

Romagna tua...

Grande Edo, ma se dici a un ferrarese che la sua città è in Romagna, s'incazza almeno quanto noi per le sostituzioni di Ivan...
Smile
 

Si ferrara è in emilia si

Si ferrara è in emilia si nutrono di maiali bollti come da noi, la romagna comincia con i pesci fritti le anguille   le piadine e i bagnini.

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