LETTERA APERTA A BENIAMINO

Autore: 
edoardo

Cortese signor Anselmi, mi rivolgo a lei come al più breve futuro presidente del Genoa subito sprofondato passato.
Lo faccio ora che la sua entrata in carica sembra sfumata definitivamente, perché magari alcune riflessioni possono servire a chi magari prenderà le sue veci.
Dopo essere stati presi per i fondelli da troppi presidenti, con lei stavamo assaporando l’emozione di farci prendere dai fondi.

Ma, grazie alla sua persona, questi fondi assumevano sembianze umane.
Era un grande piacere per tutti il possibile avvento di un presidente genoano.
Ma soprattutto era un grande sollievo liberarci dalla dittatura di Preziosi.
Siccome la speranza, si dice, è l’ultima a morire, le sottopongo comunque queste note.
Come Presidente in pectore che Presidente non fu mai, sappia che lei è l’unico che non ha fatto disastri e rimarrà impresso nella memoria collettiva come una figura immacolata.

Le confiderò alcune idee.
Si tratta di osservazioni personali, forse neppure condivise da tutti i soci di questa gloriosa testata che gentilmente mi ospita, ma sono il riflesso delle attese dei tifosi e mi auguro che possano servire da spunto per le persone che potrebbero acquisire la proprietà del Genoa.
È mio convincimento che i milioni non bastano se non sono corroborati dal coraggio delle idee.
Prima di affrontare i principali temi programmatici, mi permetto di esprimere alcuni suggerimenti, utili all’immagine del Nuovo Presidente e all’immagine del Nuovo Genoa che costui, volendo il Caso, potrà rappresentare.
La prima cosa facile facile che il nuovo presidente potrebbe fare per noi è sollevare la cornetta del telefono, chiamare Urbano Cairo e contemporaneamente pubblicare due righe sul sito ufficiale per rinvigorire la tradizionale vicinanza e amicizia tra Torino e Genoa, che la gestione Preziosi ha fatto a pezzi.
La seconda, ma ancor più importante iniziativa è un appello all’unità dei tifosi, scalfita spesso scientemente dalla vecchia proprietà. Un invito a stendere un velo sul passato è una buona premessa per ridare slancio alla compattezza della Nord.
Il terzo gesto che suggerisco ha una valenza più simbolica che pratica, ma darebbe un importante segnale. Mi piacerebbe che si chiedesse un’amnistia o il ritiro del daspo per tutti i tifosi genoani denunciati da Preziosi o che si sono esposti a causa di Preziosi.
Detto questo, veniamo ai punti più importanti.

AZIONARIATO POPOLARE

Il programma sinteticamente esposto da Gallazzi l’estate scorsa faceva cenno all’idea di favorire la presenza dei tifosi all’interno della proprietà, attraverso misure di azionariato popolare. Si tratta di un’idea che noi stessi qui sopra avevamo contemplato molto tempo fa e che altri hanno elaborato anche in forma di proposta articolata.
Io suggerisco di ristudiarla, ma attraverso un’architettura finanziariamente e legalmente ardita, che restituirebbe ai tifosi, senza alcun nocumento per la proprietà,il senso di appartenenza.

L’idea è quella di convogliare l’azionariato popolare sulla Fondazione e rendere i tifosi proprietari della Fondazione attraverso le loro quote. Poi regalare alla Fondazione la proprietà del titolo sportivo del Genoa CFC 1893, in modo che, qualunque scossa si verifichi o qualunque cosa succeda, il titolo sportivo più glorioso d’Italia continuerebbe a sopravvivere finché ci sarà un manipolo di Genoani disposti ad accollarsi il costo della quota sociale.
Naturalmente la Fondazione non condizionerebbe per nulla la gestione della società, concedendole, da Statuto, irreversibilmente, la più totale libertà di manovra, incluso la cessione e i benefici o gli oneri dell’attivo o del passivo di bilancio. La Fondazione funzionerebbe come il proprietario dei muri di un ristorante, che concede al gestore la più totale libertà di azione, incluso cedere l’attività, salvo l’abbattimento dei muri. Insomma, SRI Group (o chiunque subentrasse) agirebbe in totale autonomia in un rapporto fiduciario con la Fondazione, che non avrebbe scopo di lucro ed eserciterebbe una funzione unicamente morale.
Gli eventuali utili della Fondazione verrebbero automaticamente riversati nelle casse della società gestrice.
Trovare una base legale per questa iniziativa non è impossibile, e il significato simbolico sarebbe molto grande.

STADIO

I tifosi del Genoa sognano da sempre di sentirsi a casa loro nel loro stadio, che è il Ferraris.
E di non doverlo condividere.
Anzi, sognano che il Ferraris diventi un punto d’incontro della passione e della storia rossoblu, un autentico museo all’aria aperta.
Acquisire la proprietà del Ferraris non è semplice, ma l’operazione potrebbe rivelarsi economicamente fattibile.
Occorre in prima istanza verificare la disponibilità del Comune. L’eventuale acquisto deve necessariamente passare da un’asta pubblica, ma si sa che si va in asta quando sussistono le premesse e gli accordi.
Dopo la prima manifestazione d’interesse occorre accordarsi con l’altra squadra e favorire il progetto di un loro stadio. A questo punto si deve elaborare un piano di ristrutturazione del Ferraris, incluse le soluzioni urbanistiche e ambientali, che possa richiamare l’interesse commerciale dello (o degli) sponsor.
È un’impresa non facile, come detto, ma preserverebbe il simbolo dell’identità e dell’appartenenza genoana dal rischio della diaspora.

SALVEZZA

Chi dovesse assumere la presidenza a breve, cortese signor Anselmi, rileverebbe il Genoa mentre la squadra sta attraversando acque tempestose.

L’imperativo è guadagnare la salvezza mentre, con calma, si rinnova l’organigramma societario e si ricerca il contributo di reali competenze.

Non ci si deve lasciar sedurre dalla fretta. Le soluzioni immediate non sono quelle buone per rinfocolare le ambizioni troppo a lungo sopite. Bisogna subito tamponare l’emorragia con qualche innesto di giocatori utili alla causa e, se serve, con un tecnico traghettatore concretamente concentrato sull’obiettivo minimo.
Intanto e poi si provvederà.

RICOSTRUZIONE SOCIETARIA

Non mi permetto di suggerire nulla riguardo alle misure finanziarie da intraprendere per mettere i bilanci in sicurezza. Quella è una competenza che i tifosi riconoscono alla nuova eventuale proprietà e a chi avrà il raro privilegio di poter ficcare il naso nei conti veri.

Invito invece la nuova proprietà a considerare l’aspetto tecnico, che deve supportare un programma per rilanciare le ambizioni e le aspirazioni genoane e risvegliare la passione.

Nessuno chiede la luna, ma si consideri come il Genoa europeo di Motta e Milito avrebbe dovuto approfittare di quel prestigioso posizionamento e del valore di quella rosa per assestarsi nella fascia delle seconde forze del campionato. E come invece, a causa di una gestione individualista ed estemporanea, sia sempre più sprofondato verso il basso, mentre altri (Sassuolo, Torino, Bologna, Doria) crescevano, sia tecnicamente che sportivamente.
Per anni sono mancate le competenze. Preziosi ha agito sempre da solo o si è circondato da yesmen. Quando, per sbaglio, ha assunto collaboratori meno compiacenti, sono stati fatti fuori subito.

Occorre un valido Direttore Generale, anche calcisticamente competente. E uno sperimentato Direttore Sportivo. Sono la premessa per dare vita a un progetto tecnico e sportivo che coinvolga tutte le energie, dal settore giovanile alla prima squadra. Tutti i tifosi si augurano che le pur necessarie cessioni non prescindano dal consolidamento di uno zoccolo duro di calciatori nei quali identificare lo spirito rossoblu. Siamo stufi di vedere ogni domenica ex genoani durati una stagione lavorare nelle squadre avversarie e siamo soprattutto stufi di non poterci affezionare a chi indossa la nostra maglia perché, su quella stessa maglia, c’è già appeso il cartellino del prezzo.

Si parlava di Marino come Direttore Sportivo.
È certamente esperto e forse motivato. Il massimo, per accedere ai piani alti dell’immagine, sarebbe Leonardi, ma Marino, per me, è grasso che cola. Branca, l’ultima idea fatta circolare da Preziosi, sarebbe utile solo in quel contesto. Avendo contribuito a rovinare le finanze dell’Inter e a disgustare Moratti fino all’abbandono, ci potrebbe dare una mano per disgustare anche Preziosi e avviarlo verso il pensionamento nell’esilio di Dubai.

Anche nell’improbabile ma molto auspicabile caso di una nuova proprietà che rilevi il Genoa prima di Natale, essa dovrà lavorare nel corso dell’inverno e della primavera per costruire il Genoa del futuro, che vedrà la luce nel campionato 2018-19. Nel frattempo, come detto, si dovrà tamponare l’emorragia di risultati attraverso soluzioni transitorie minimaliste ma concrete, con o senza Juric.

La scelta del tecnico cui affidare la squadra del futuro sarà il cardine del progetto di rilancio del Genoa, sperando di ritrovarlo salvo in serie A alla fine di questo campionato.
Invito a considerare, prima dei nomi, due possibili indirizzi: quello del tecnico tradizionale, che agisce in solitario mettendo in gioco le proprie ambizioni personali e l’amor proprio o quello di un tecnico esperto che funga invece da terminale e da vertice di un complesso di competenze attive in sinergia. Per ognuno di questi due indirizzi esistono i referenti. E c’è pure una terza via, quella intermedia.

Per l’indirizzo dell’allenatore solitario e tradizionale il vecchio amore dei tifosi rossoblu è Fatih Terim. Ma è un amore datato più di 10 anni e forse un po’ logoro. Credo di poter affermare che il candidato più credibile, al momento, sia Maran.
Per l’indirizzo manageriale la personalità più equilibrata, paziente e positiva, mi pare quella di Guidolin, affiancato da un allenatore sul campo di sua scelta, meglio se genoano, come Chiappino o Torrente o Nicola. Anche se personalmente, guardando al futuro, io propendo per affiancargli uno studente ligure del corso di Coverciano di nome Esteban Cambiasso.
La via di mezzo è rappresentata da Mazzarri e da Ranieri.
Qualunque sia la scelta, occorre che sia sostenuta da una seria programmazione per una crescita sostenibile e costante. E soprattutto che benefici del sostegno e della passione incondizionata della tifoseria. Non aspettiamo altro che un paio d’etti di credibilità.

MITOLOGIA

Chiudo con un’ultima riflessione, che chiama in causa l’importanza mediatica della mitologia.
La mitologia è connaturata al tifo e aleggia incontenibilmente sugli stadi.
Una gestione attenta non può prescindere da questa componente.
Il vostro pool di aspiranti proprietari, cortese presidente mancato, aveva un potente asso nella manica. Lo avete sprecato.
Alludo a Tariq Hamoodi, il finanziere dotato di uppercut. Presso i tifosi era già una leggenda metropolitana. Lo vedevano risolvere le più delicate e intricate questioni con un assalto alla due diligence a suon di pattoni ben assestati. Un simbolo del nuovo Genoa solido e cazzuto.
Dovevate mandare lui a trattare con Preziosi e dovevate fare stampare una maglia bianca da trasferta col nome di Tariq sul retro e davanti, nel bel mezzo della striscia rossoblu, un pugno chiuso. Sarebbe andata a ruba. E forse la trattativa avrebbe preso un’altra piega.
Ora, chiunque sia il Nuovo Presidente, ci auguriamo che ascolti anche la voce dei tifosi e abbia il coraggio della verità. Abbiamo trangugiato già troppe bugie nel recente passato.
Qualunque sia questa persona, qualunque sia il suo nome, in memoria di lei, immacolato presidente che mai fu presidente, lo eleggeremo nostro Beniamino.

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si si il presidente mio

si si il presidente mio vicino di casa pane salame e management resterà nei nostri cuori proiettati nel futuro anteriore Smile

futuro anteriore

Il futuro anteriore mi piace asai e mi tranquillizza.
Il futuro posteriore, invece, mi sa sempre di inculata prossima ventura.

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