PREZIOSI LASCIA... O RADDOPPIA?

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Nemesis

Molteplici segnali indicano che Preziosi abbia davvero intenzione di vendere.
Vabbè, forse non proprio “molteplici”, diciamo meglio “alcuni”, anzi no… in verità uno solo: la sua parola.
Conoscendolo, l’evento più probabile è che venda a se stesso, e speriamo che almeno si faccia pagare un buon prezzo, ma stia attento perché in giro c’è pieno di furfanti.

Oppure potrebbe sbolognare al primo Cellino che passa, nel qual caso pretendo il pacchetto completo: Paul Gascoigne Direttore Sportivo, Eduardo allenatore dei portieri e Cassano addetto all’arbitro.
Dopo un’angosciante stagione da “Rischiatutto” se ne prospetta una da “Lascia o Raddoppia”, ma forse l’accostamento migliore è con il Mike Bongiorno che vendeva il prosciutto Rovagnati a tutte le ore del giorno.
Le voci più inquietanti si accavallano e, come nella notte di S. Lorenzo, scie luminose solcano il cielo ma, mentre tenti di esprimere un desiderio, la luce svanisce e se ne accende un’altra finché, alla fine, l’unico desiderio espresso è quello di riuscire a esprimere almeno un desiderio.
Il mio è che Preziosi si ritiri al Don Orione di Desenzano ma, siccome è capace di tutto, conviene prepararsi al peggio per noi che, per la legge del Menga,  corrisponderà al meglio per sé.
E’ un personaggio imprevedibile e ogni volta che apre bocca mi fa tribolare, o rabbrividire, o vergognare, a volte tutte e tre le cose insieme.
Le recenti e immotivate accuse al Torino di Cairo mi hanno ricordato la delicatezza sgomitante di Trump al G7 perché, quand’anche fosse tutto vero, che senso ha ostentare quell’atteggiamento da sbruffone di periferia che tanti guai ci ha già procurato?
E meno male che si è dimenticato di tirar fuori qualche stronzata su Superga.
Il fatto è che Preziosi, pur avendo imperversato nel bene e nel male per 14 anni, è avulso dall’universo rossoblu, e se gli parli dello spirito di Spensley crede sia una nuova marca di Whisky scozzese.
Vaga furtivo tra conti che non tornano e prova a intortare anche lo specchio: “chi è il più astuto del reame?”… ma lui riflette e tace perché uno specchio non è mai ruffiano, e non può dar corda a un piazzista in cerca di provvigioni.
Perfino i bambini genoani sono consapevoli del privilegio che la storia ci assegna, e che invece Preziosi disonora con pensieri parole e opere.
Se prima, appostati sulla riva del fiume cercavamo i cadaveri dei nemici del Genoa, scopriamo oggi che quasi tutta Italia aspetta che passi il nostro perché, grazie a lui, siamo considerati una banda di intrallazzatori disonesti.
Per carità, in questo calcio corrotto e maleodorante Preziosi è in buona compagnia, ma lui è sempre più avanti, è l’icona dell’imbroglio che si fa regola e il docente dell’intrigo elevato a scienza.
Dalla Treccani a Wikipedia tutte le enciclopedie  hanno dovuto aggiornare i modi di dire: “mi sembri Preziosi”… “non fare come Preziosi”… accezione negativa del comportamento di chi è privo di scrupoli e compie azioni losche.
Se i bilanci potessero parlare lui resterebbe muto per l’imbarazzo, se potessero menare dovrebbe rilasciare interviste dalla traumatologia, e se il Genoa non rischiasse la liquefazione bisognerebbe augurarsi una retata delle Fiamme Gialle per disinnescare il suo progetto di eutanasia del Grifone.
Sì lo so, ora che l’abbiamo fatta franca tornerà l’onda lunga del consenso, e basteranno due promesse e quattro panzane per moltiplicare i raccattapalle di cui si circonda: “dai su, in fondo ci siamo salvati, magari il prossimo anno ci farà sognare”.
E infatti il timore è che, dopo un campionato inspiegabile e uno spregiudicato indebolimento della rosa, dopo misteri finanziari che l’istinto percepisce ma non può dimostrare, l’incantatore di serpenti rilasci la versione deluxe 2.0 del gioco delle solite tre carte: 1 - terrore del salto nel buio, 2 - limiti del bacino d’utenza, 3 - ingratitudine dopo 10 anni di A.
Ogni tanto arrivano notizie che dovrebbero scuotere l’ambiente, che però si è assuefatto al peggio, e con un’alzata di spalle torna a discutere del 3-4-3 o dell’arbitro cornuto.
Ci sarebbe da cappottarsi dal ridere se fosse tutto finto ma, ahimè, le bugie di Preziosi sono vere. Anzi, a volte sono così vere che sembrano finte, e con un doppio salto mortale in avvitamento la verità riemerge da una piega del tappeto sotto cui era stata occultata.
Prendete la mancata licenza Uefa: ora si scopre che la prima versione, quella dell’accusa di negligenza a un dipendente, era vera!
Solo che la segretaria colpevole non lavorava nel Genoa ma alla Infront, e scopiazzando Sogliano aveva sbagliato l’indirizzo del bonifico.
E il nostro Presidente, poveraccio, non potendolo spiegare per non rivelare l’inciucio del prestito proibito, s’è accollato la figuraccia planetaria rinunciando al ricorso.
Sono gli incerti del mestiere, ma la padella di Preziosi può rivoltare anche due o tre frittate per volta e, al suo confronto, “Il talento di Mr. Ripley”  sembra il documentario sul borseggiatore del 12 sbarrato.
I bugiardi seriali usano le parole come fosse silicone per tappare le crepe nella doccia, ma il nostro si disinteressa delle conseguenze e quindi si è specializzato nel chiedere scusa: facile, indolore, lodevole, e soprattutto gratis.
Comunque può dirsi fortunato: chi vive nel XXI secolo se la cava con qualche insulto e qualche accidente. Nel 500 non sarebbe andata così, e basta fare un giro in Via S.Siro per capire come funzionavano le cose.
Una lapide ammonisce: “Opizzino d’Alzate, tiranno, per impeto di Popolo qui perdeva lo Stato e la vita”. Ma in fondo, cosa aveva fatto di così tremendo questo Opizzino?
Niente di originale, era in combutta con i milanesi per soggiogare i Genovesi, e come si fa a non pensare alle merende con Galliani sul bagnasciuga versiliano?
E già che ci sono provo a immaginare Preziosi in qualche snodo della storia.
Ecco il lungimirante Caporale Preziosi che, nel 1917, avvisa la famiglia:
“Carissimi, vi scrivo da un ridente paesello adagiato sulle rive dell’Isonzo… si chiama Caporetto; la nostra avanzata è inarrestabile, e la prossima cartolina vi arriverà da Vienna!”.
E ora l’intraprendente Preziosi nel 1999:
“Caro Tanzi, sei il mio idolo per come gestisci il Parma e i tuoi affari privati: puoi darmi qualche dritta?”.
Infine il rassicurante Caio Enrico Pretiosus, presidente della Rari Nantes Pompeiana nel 79 a.c.:
“Ragazzi fidatevi di me, non mollate, conosco il problema, vi porterò io in salvo, seguitemi tutti nella tranquilla  Ercolano”.
E a proposito, caro Presidente dei miei stivali, se le avanza tempo si ripassi il famoso apologo di Menenio Agrippa, il precursore dei comizi senza contraddittorio.
Per dirimere il contrasto fra la plebe e i patrizi, paragonò l’ordinamento di Roma al corpo umano, dimostrando che si sopravvive solo se ciascun organo, le braccia lo stomaco e il resto, fa la sua parte.
E quindi ci lasci fare i tifosi senza dover diventare commercialisti, avvocati o esorcisti ma lei, se proprio non vorrà vendere, faccia il Presidente e non usi il Genoa come il salvavitabeghelli dei suoi casini.
Anche perché, s’informi, nonostante Saramago abbia scritto “Le intermittenze della morte” immaginando un paese in cui nessuno più crepava, la morte esiste eccome, e lei potrebbe passare alla storia come colui che salvò il Genoa dalla scomparsa, ma poi lo strangolò con le proprie mani.
E’ proprio il caso di dire… “anche se son vivo, mi viene da rivoltarmi nella tomba”.