BENVENUTO SIGNOR PRESIDENTE

Autore: 
layos

... per prima cosa mi preme ringraziarla, chiunque lei sia, per aver preso in mano le redini e le sorti del nostro amato Genoa, che come spesso è capitato nella sua ultracentenaria storia, ha bisogno di cure e di coccole per tornare a spiegare le ali e far luccicare il pelo.

Nel momento in cui le scrivo non so se lei sia genoano o no, sia italiano o straniero, se sia un ricco industriale o un avventuriero in cordata. Chiunque lei sia, le vorrei spiegare qualcosa rispetto a quello che andrà a fare e al ruolo che andrà a ricoprire.

Non starò a indulgere nella retorica delle tradizioni, del club più antico e l'amore per la maglia e tutta la solita litania delle cose per cui bisogna meritarsi di stare al timone del Genoa e sapere che è un grande privilegio poterlo fare. Non lo faccio perché tutti lo faranno e probabilmente questi discorsi finiranno per andarle a noia.

Quello che mi preme raccontarle è il perché siamo arrivati a questo punto di esasperazione e insoddisfazione per l'attuale conduzione della società che, alla vista di un osservatore distratto, potrebbe sembrare perfino ingiusta e irriconoscente visto che i risultati sportivi sono stati i migliori da tantissimi anni a questa parte.

Intanto sfatiamo il mito secondo cui i tifosi sono degli incontentabili irrazionali mugugnoni, secondo i quali il presidente di turno dovrebbe mettere mano al portafogli in continuazione per comprare o trattenere campioni e svenarsi ad ogni mercato. La rincuoro. Sappiamo leggere e far di conto. Sappiamo che se arriva al Genoa per fortuna o per bravura un calciatore molto forte il suo destino sarà quello di andare a guadagnare più di quel che possiamo retribuirlo e vincere più di quel che le nostre ambizioni concedono. Sarà ingiusto, ma è un fatto.

Inoltre sappiamo quanto sia importante per una società avere i conti in ordine, poter contare su bilanci sani che concedano programmazione e investimenti senza ansie. Non è pensabile attingere in continuazione dal salvadanaio degli azionisti per cui è giusto che gli ingaggi vengano tenuti sotto controllo e i giocatori fuori parametro vengano ceduti per incassare denaro da reinvestire  e non far saltare il monte ingaggi.

Il problema è che in questi anni i giocatori che sono stati venduti, ad un ritmo forsennato e senza soluzione di continuità, sono stati tantissimi e non tutti degli intrattenibili fuoriclasse. Un esempio su tutti? Il difensore Biava. Un onesto giocatore di serie A, un professionista ed un uomo esemplare a cui volevamo bene. E' stato ceduto per "quattro soldi" alla Lazio ed ha fatto ancora 5 anni a buonissimo livello in serie A. E come lui Moretti o Kucka. Ci sono stati ragazzi che hanno vinto il campionato primavera col Genoa che hanno giocato pochi minuti in prima squadra o addirittura nemmeno uno e sono stati venduti. El Shaarawy, Sturaro, Mandragora. Non campioni affermati che guadagnavano milioni, ma giovani promesse del nostro vivaio. Per farle un esempio di quanto sia stato estremo e dissennato questo modo di gestire il mercato in questi anni racconto sempre un aneddoto. Mattia Perin dopo aver fatto la trafila nelle giovanili è stato aggregato come terzo portiere in prima squadra, per poi essere mandato in prestito a fare esperienza per due anni. Bene, dopo due anni, quando è tornato, il cento per cento dei giocatori del Genoa erano cambiati, non c'era più nessuno dei giocatori che aveva conosciuto come terzo portiere, escluso Kucka. Ma non perché Kucka fosse stato trattenuto volontariamente, solo perché l'Inter, che ne aveva acquistato la comproprietà, ritenne di non riscattarne anche la seconda metà.

Ora, se ha avuto la bontà di arrivare a questo punto della lettura e siccome avrà già sentito parlare di quanto ci teniamo noi genoani ad identificarci con la nostra squadra, potrà immaginare quanto sia frustrante l'idea di non poter, da un anno all'altro, ritrovare almeno un giocatore che, non dico diventi una bandiera, ma almeno un piccolo piedistallo su cui poggiare un'ossatura che duri 3-4 anni. Nel momento in cui le scrivo si sta per celebrare il saluto da parte del calcio italiano ad uno dei suoi più leggendari interpreti, Francesco Totti. Uno che ha rinunciato a qualunque lusinga pur di spendere la propria intera carriera nella squadra di cui è tifoso, vincendo meno di quel che avrebbe potuto concedergli il suo immenso talento.   Ecco, magari non chiediamo tanto, non speriamo in Totti o Maldini o Zanetti. Ma insomma, qualche giocatore genoano, come fu Stefano Eranio, che almeno qualche anno resti, quel tanto da trasmettere a chi arriva cosa voglia dire essere genoani.

E se qualcuno le dirà che questa è una piazza difficile, si faccia una bella risata. Pensi che qualche anno fa il Genoa si conquistò uno dei rarissimi accessi all'Europa della sua storia, grazie ad un mix irripetibili di giovani campioni e di un mister che, almeno lui, ha rappresentato l'unico elemento di continuità in questi anni burrascosi. In quel frangente abbiamo dovuto constatare che, nonostante anni in cui sono stati venduti tutti i giocatori vendibili, in continuazione e compulsivamente, i conti del Genoa erano al collasso, al punto da non riuscire a rispettare i parametri minimi per ottenere l'accesso alle coppe europee conquistate sul campo. E, per ironia della sorte, il nostro posto è stato preso dagli odiati rivali cittadini. Ebbene, a seguito di questo grottesco scivolone (che fu il secondo dopo una retrocessione a tavolino in terza serie per illecito) non volò una mosca e, anzi, venne data alla proprietà l'occasione di sgombrare il tavolo e ripartire, in un incontro pubblico coi tifosi nel quale ci vennero enumerati obbiettivi e programmi. Puntualmente, ennesimamente, disattesi.

Dunque questo le chiediamo. Dire le cose come stanno. Non promettere la Luna nel pozzo, che tanto non gliel'abbiamo chiesta. Se troverà anche lei un Milito o un Thiago Motta, sappiamo che dovrà lasciarlo partire. Speriamo che in cambio ci dia una società solida nei bilanci e capace di rimpiazzarli con giovani virgulti che speriamo possano replicarne le gesta. Che investa nel settore giovanili per vedere i ragazzi cresciuti nei nostri vivai esordire con la nostra maglia invece che vederli partire ancora prima di giocare in prima squadra.

Cose semplici, pane e salame. Come magari stare alla larga, per quel che si può, da certi potentati e certi loschi figuri che spadroneggiano nel calcio. E dare l'idea che certe consorterie e certi maneggi vengano prima dell'interesse sportivo della nostra squadra.

Ah, già che ci siamo, c'e' una cosa che invece è sempre stata fatta con buon senso e ne va dato atto. A differenza di tante altre squadre non siamo mai scesi in campo con degli orribili scarabocchi sulla maglia o con degli improbabili colori pescati chissà dove. La nostra maglia per noi è sacra, quindi grazie in anticipo per il rispetto che le porterà.

Un caro saluto e buon lavoro

Un tifoso
 

Commenti

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Semplicemente una analisi

Semplicemente una analisi perfetta.

Parole profondamente giuste...

Sottoscrivo al 100%

Qualcosa in più

Mi permetto di aggiungere,caro presidente,che se lei si sentisse di fare qualcosa in più nessuno la riterrebbe responsabile di essere troppo entusiasta. I sogni sono l'unica cosa che ci è rimasta. Se lei dovesse decidere di fare una squadra veramente competitiva e ci facesse girare l'Europa e poi il Mondo non saremmo affatto dispiaciuti. E se poi dovesse arrivare anche il decimo scudetto con conseguente stella da stampare sulle maglie,stia tranquillo che nessuno contesterebbe. Grazie e buon lavoro.

Il di più è benvenuto

Ovviamente il di più è benvenuto, qui si provava ad elencar e il minimo sindacale per farci contenti.

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