NEWS DAI NOSTRI RAGAZZI AFRICANI

Autore: 
delcu

Altro che “brogeddo”, noi qui nei sobborghi di Malindi, nell’Africa Equatoriale, sono otto anni che lavoriamo sodo e piano piano stiamo raggiungendo obbiettivi che non saranno mai lo scudetto, ma la speranza sempre più tangibile di una salvezza tranquilla dall’inferno della povertà.
Povertà che qui significa non riuscire più a vivere con un euro al giorno come si faceva una volta.

La farina di mais è aumentata, perché a questo Paese tutto il mondo presta soldi perché “è in crescita”. Solo che questi soldi li danno ai governanti, mica ai giovani, alle famiglie o ai lavoratori.
Il futuro qui i ragazzi se lo devono costruire da sé, e anche uscire dalla famosa soglia della miseria, è un’impresa che ha tantissimi nemici, tra cui la rassegnazione, il fatalismo, lo sconforto che poi può sfociare in eccessi di alcool, droga o nella micro delinquenza.
Perché sai che da solo non ce la farai mai, ma senza la tua stessa forza di volontà non ce la farai ugualmente, ma in più nessuno riuscirà ad aiutarti.
Ecco la nostra salvezza, avere insegnato ai ragazzi del Genoa Malindi a costruire le basi per essere aiutati. Grazie ai Grifoni in Rete, ad altri genoani meravigliosi e al Volley Genova VGP, i ragazzi stanno diventando uomini e si apprestano a vincere la loro battaglia contro la miseria.
Il primo è stato Maxwell, il portiere. Numero uno per vocazione, orfano di madre e padre che venivano dal Lago Vittoria, terra di emigranti e di gente che spesso si è rimboccata le maniche e ha deciso di dare un calcio alle sottomissioni e alle accettazioni ancestrali. Uno di questi era il padre di Barack Obama.
Maxwell si è diplomato e ha fatto tre mesi di stage in un minimarket-gelateria.
Ora è stato assunto e guadagna molto più dell’euro al giorno che non è vita.
Mystick, il secondo girino, non ce l’ha fatta, dopo essere stato promosso per sette anni di seguito, non ha passato gli esami di maturità a dicembre.
Ma ha capito e conosce i suoi limiti, come quando da “falso nueve” decise di diventare regista arretrato, alla Pirlo, nel Genoa. Da gennaio gli abbiamo dato un’altra chance, pagandogli un corso di computer di tre mesi.
Lo ha brillantemente superato e adesso gli garantiremo anche il secondo step, certi che quando ad agosto ricomincerà la stagione turistica di Malindi, ci sarà un hotel che gli farà fare uno stage alla reception.
Vai Mistick!
Simon “Bata” di scuola non ne voleva proprio sapere, ma è un bravo ragazzo e sa di avere sbagliato qualche volta a frequentare compagnie non proprio a modo.
Lo aiuteremo per fare gli esami della patente, e magari diventerà un buon driver e porterà in giro i turisti, imparando anche qualche parola d’italiano che qui non guasta.
Il nostro capitano Joseph Nyababwe, al quale grazie sempre ai fondi GIR abbiamo salvato la vita alla mamma, vittima di una malaria cieca e cattiva, è ancora all’ultimo anno di superiori, ed è bravissimo.
Il suo anno lo perse proprio per stare vicino alla madre e lavorare l’anno in cui perse suo padre.
Lo aspettiamo a fine anno e intanto la scuola lo ha inserito in un gruppo di studio di biologia, ed è andato a fare una ricerca nella savana (sempre grazie al contributo GIR).
Ci si stupisce ogni volta al pensiero che un ragazzo di diciotto anni del Kenya possa non aver visto mai un leone, un leopardo o un rinoceronte.
Per Joseph era così, e lo stupore e la meraviglia sono stati talmente grandi che forse avremo un giorno un veterinario o un ricercatore, chissà.
Intanto quest’anno lo seguiamo con attenzione, insieme all’altro nostro pupillo, Patrick Gitau, che rende molto di più a scuola che quando giocava ala destra nel Genoa e si dava un gran daffare, tutto cuore e pochi piedi, come Marco Rossi.
Intanto Eugene Moses, scartato dagli allievi del Grifone dopo un provino troppo affrettato di gente in tutt’altre faccende affaccendate, è alla seconda chiamata nella nazionale maggiore e mi scrive che non dimenticherà mai quell’occasione. “Il presente avrebbe potuto essere più luminoso, ma ho comunque un bel futuro davanti e non ho intenzione di mollare”.
Anche noi, Eugene.
Anche noi, Mystick, Bata, Maxwell, Nyababwe e Gitau.
Il nostro progetto è sempre più completo, sempre più realtà, ora che è diventato la vostra vita.
 

Commenti

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contribuire a far uscire

contribuire a far uscire dalle secche della miseria i ragazzi è fantastico, Freddie tu sei un uomo bellissimo e i ragazzi sono tutti piccoli eroi

ciao a tutti e idea per Joseph

Mi chiamo Paolo Guidetti, leggo sempre le notizie dei GIR e particolarmente quelle dei grifoni d'Africa. Vi fa tanto onore quel che fate, con tutto il cuore. Ho letto che uno dei ragazzi è appassionato di natura e di biologia. Nel mio piccolo se potessi fare qualcosa per lui la farei. Io sono professore di ecologia e di conservazione all'Università di Nizza, in Francia. Non so ... se serve qualche consiglio o se in futuro servirà un supporto per chiedere una borsa di studio o altro.
Non voglio scrivere un poema, ma con queste righe volevo giusto segnalarvi la mia disponibilità.
Ciao
Paolo

Grazie!

Grazie Paolo!
L'anno scolastico qui finisce a dicembre, e penso proprio che Joseph si diplomerà.
Sarebbe bello riuscire a fargli seguire un corso sulla protezione dell'ambiente, e fornirgli la possibilità di entrare in una delle istituzioni locali che si occupano di conservazione.
Mi informerò e ti scriverò in privato a tempo debito.
Un saluto africano
Freddie

...

La solita boccata di aria fresca che arriva dal Kenya Smile
Grazie Freddie, e un saluto ai ragazzi.

Ciao Freddie che bellissima

Ciao Freddie che bellissima notizia che hai dato. Personalmente mi rendi orgoglioso di far parte dei GIR che, grazie al loro piccolo aiuto, hanno contribuito al loro succeso ( per me enorme) nella vita. Spero che per loro si apra un mondo ricco di soddisfazioni. Un abbraccio grandissimo a tutti voi. 

Meriti e privilegi

Caro Tony,
vorrei farti vedere le condizioni dei tanti ragazzi vicini di casa di Max e Mystick per farti capire come la nostra sia purtroppo solo una goccia nell'oceano, ma l'esempio c'è e i ragazzi hanno imparato questo: l'orgoglio di sapere di essersi meritati questo aiuto, perché la solidarietà non è qualcosa che piove dall'alto a seconda della stagione.
E' un privilegio che bisogna guadagnare, così come continuo a pensare che sia un privilegio per me poter aiutare quanti più giovani si riesca. Così succede che anche io la penso come i miei ragazzi: sono orgoglioso di continuare a meritarmi l'aiuto dei GIR.

Allora........

Allora........ ............Viva i GIR non è solo autostima   Wink

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