LA PRESENTAZIONE: "L'amichevole della creatività"

Autore: 
Grifondoro70

Nel presentare questo derby del cuore di metà Marzo il tema non può che essere l'inventiva e la creatività.
A cominciare dalle due società, rappresentate dai due grandi amici, compagni di cene e di baldorie, Adri & Enri.
Come non ricordare la serie infinita di scambi di cartellini, giocatori, giovani primavera, mezze figure, figurine, e probabilmente anche magazzinieri, messi a bilancio per cifre talmente senza senso da sconfinare nel ridicolo più che nell'indignazione.

Oduamadi, Strasser, Chinellato, Beretta, Tuncara Pelè, Zigoni, Stefan Simic, Donnarumma l'altro, Pasini, sono solo alcuni dei nomi, mischiati a giocatori più o meno veri e di valore che, senza dimenticare il fantasma di Boateng e il gran rifiuto di Ze Eduardo, messi a bilancio da una parte o dall'altra, han fruttato, secondo calcioefinanza.it, nel periodo 2007-2015, plusvalenze per 78 milioni al Genoa e per 51 ai rossoneri.
Definire tutto questo finanza creativa è addirittura semplicistico, in un Vangelo del nuovo millennio qui saremmo in presenza di una nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Tra l'altro con una nuova impresa a corollario, quella di riuscire a farsi contestare, parallelamente da entrambe le tifoserie, di essere al servizio dell'altra dirigenza, facendole favori, perché se è vero che da questo lato della barricata ci siamo visti cedere chiunque avesse mercato, dall'altra, chiamandosi Milan, dover accogliere e sorbirsi eroi della pedata del calibro dei vari Birsa, Acerbi, Constant, Antonelli, Kucka e compagnia non è proprio come aspettare Ronaldinho all'aeroporto.
E a proposito delle tifoserie, esercitare inventiva e creatività è rimasto per entrambe l'unico modo di tirare avanti.
Ai Genoani, logorati da anni dove il risultato sul campo, l'ottenere il miglior piazzamento possibile, è l'ultimo pensiero della dirigenza, non resta che rifugiarsi nella fantasia per trovare voglia e motivazioni per continuare a seguire la squadra in porzioni di campionato, sempre più ampie, in cui è netta la sensazione di risultato fasullo, anche nella vittoria, e per reggere il terribile contrasto tra le sensazioni del tifoso, tensione, cuore in gola, attaccamento, e ciò che succede nel rettangolo verde, sempre più assomigliante a wrestling.
Si registra più passione in quell'istante di fiato sospeso in cui allo stadio si sente quel cicalino che annuncia un risultato da un altro campo che in tutte le manifestazioni, sportive e dialettiche, dei protagonisti in rossoblu, e non solo.

E che dire dei milanisti, quanto training autogeno devono fare per dimenticare in un attimo di aver giocato un calcio di alto livello, di aver visto Maldini, Van Basten, Savicevic, di aver lottato per grandi traguardi, di aver rivaleggiato con Real e Barcellona, a quanta fantasia devono attingere ora per credere ai vari aedi nei giornali e nelle TV che cercano di propinargli un prodotto adulterato, che dipingono una squadra mediocre di un campionato mediocre usando tutte le iperboli possibili per mascherare la realtà, quanta creatività c'è nelle telecronache che trasformano l'erede di Bistazzoni in un fuoriclasse al primo tiro centrale respinto, o un buon giovane primavera esordiente in un nuovo fenomeno dei bei tempi, quanta inventiva c'è nel celebrare le gesta degli eroi che hanno vinto una coppa del nonno, inutile e solo mediatica, ammiccante a mercati esotici, probabilmente pure finta nello svolgimento studiato a tavolino in Lega.
E la creatività è ciò a cui devono affidarsi pure i due allenatori.
L'Offensive Coordinator Montella, per definirlo allenatore bisognerebbe che la squadra avesse almeno una vaga idea di qualche meccanismo o schema difensivo che non sia l'affidarsi all'esperienza e al mestiere dei singoli, sarà privo di Abate e Romagnoli dietro, di Jose Sosa, ultimamente proposto regista, e di Bacca e del segagrilli andaluso, al secolo Suso, davanti, se a loro aggiungiamo i lungodegenti Montolivo e Bonaventura e un Honda in dubbio, dovrà scervellarsi ben bene per scegliere una formazione competitiva.
Davanti i soli arruolabili dovrebbero essere, come centravanti, il nostro obiettivo del mercato estivo, Lapadula, ed esterni d'attacco il nostro ex Ocampos e lo spagnolo Deulofeu, tipico esempio di giocatorino tecnico e inconcludente, nei campionati europei seri, che improvvisamente nel nostro si trasforma, semplicemente per tecnica superiore a quelle degli scavabuche con cui compete, in Dui-ei-fassu, nel senso che a noi ci farà doppietta.
Le chiavi del centrocampo dovrebbero essere affidate al giovane Locatelli, con a fianco il dinoccolato Pasalic e una tra le nostre due vecchie conoscenze Kucka e Bertolacci, possibili alternative Poli e Mati Fernandez.
Nella difesa a 4 i centrali saranno Zapata e Paletta, De Sciglio e l'argentino redivivo Vangioni i terzini, con Calabria e Antonelli alternative.
Per qualunque altra realtà che non fosse la nostra si tratterebbe di una grande occasione, pure se fossero al completo, per fare una bella prestazione ma soprattutto andare alla caccia di una vittoria, il possesso palla alla spagnola di Montella, unito alla sua insipienza tattica, nelle giornate peggiori costringe la squadra a ruminare un calcio troppo sofisticato per gli interpreti a disposizione, e lascia sempre il fianco, e anche qualcosa in più, scoperto.
Ma il Genoa attuale è l'avversario ideale per tutti.
E veniamo a Mandorlini, anche lui alle prese con aspirazioni frustrate dalla realtà delle cose.
Il 3-5-2 utilizzato per salvare la pelle ha dato alcuni frutti ma è chiaro che dal punto di vista offensivo non ci sono potenzialità.
Gli unici con gamba e spunto per giocare in contropiede sono i due esterni, più Simeone, poca roba quindi e senza un centrocampo in grado di innescare rapidamente la ripartenza, per cui è lapalissiano come la torre, in questo schema, sia una scelta obbligata, perché quasi sempre difensori e centrocampisti sono costretti a liberarsi del pallone col lancio lungo, unica soluzione.
Con questo modulo inoltre l'unica scelta di formazione che vada nella direzione di provare a giocare a calcio è proprio quella del derby, mettere Ntcham, che prova a saltare l'uomo palla al piede, prova passaggi in verticale di una certa difficoltà ed efficacia, a volte purtroppo anche in orizzontale, e prova a tirare, non ce ne sono altri, Rigoni non gioca a calcio, Hjliemark è un giocatore da coast to coast al suo passo, e Cataldi ha una distribuzione di palla elementare e un'intelligenza tattica che non si notano in un meccanismo che non funziona.
Anche davanti, come 3-5-2, l'unica variante è Pandev.
Mandorlini sa benissimo cosa andrà a proporre quando sceglie questo schema, ed è chiaro che sarebbe ora di provare qualcosa di diverso, come il 4-3-3 a lui congeniale.
Ma ci sono diverse cose che lo sconsigliano.
La più importante è la condizione fisica della rosa, ridotti come siamo un modulo che tende a darle e a prenderle, che fonda la propria efficacia nell'agilità dei centrocampisti interni e degli attaccanti esterni per ripartenze mortifere seguite dal rapido ritorno dietro la linea della palla, se giocato da gente pesante di gamba e di idee, soprattutto in mezzo, finisce in un bagno di sangue.
Se pensiamo al Verona che aveva un regista vero, Jorginho, tecnico e veloce di pensiero, e si fondava su esterni come Iturbe, Juanito Gomez o Jankovic, gente svelta e tecnica, brava negli affondi, e schierava come interno un Romulo, cambiato di ruolo allo scopo proprio di fare quella continua serie di inserimenti e rinculi, e un Toni capace di segnare ma anche tenere botta e far salire la squadra, è dura trovare qualcosa di simile nel Genoa oggi, specie senza i due mesi di preparazione estiva sui quali lavorare ad esempio su un Simeone punta esterna, o un Edenilson o Laxalt spostati interni.
Senza contare che, senza Ocampos, di esterni arruolabili ci sarebbe solo Palladino, con Taarabt con 15 minuti di autonomia, Pandev che non è più quello della Lazio e Ninkovic disperso ma comunque non in grado di partire da lontano come un Iturbe.
Il Milan a San Siro potrebbe essere un'occasione per provare qualcosa, tanto come va va, ma i dubbi sono sul materiale.
Mandorlini poi è chiaro che qualcosa, in proiezione riconferma, dovrebbe far vedere, ma cosa c'è da proiettare se a Giugno non ci sarà più nessuno, forse nemmeno la dirigenza?
Possibile quindi che riproponga il 3-5-2, e che si arrangino un po' tutti.
C'è però la possibilità che, con l'assenza di Burdisso, cerchi un compromesso e vada su un 4-4-2 o 4-5-1 con Simeone unica punta e sulle fasce due coppie, Beghetto Laxalt ed Edenilson Lazovic, Izzo e Munoz centrali, due centrocampisti da scegliere tra Cataldi, lo svedese, Rigoni e Cofie, e Ntcham o Morosini o Pandev dietro la prima punta, sarei curioso di vedere come butta.
Ale' Grifone!