I Muri, le Convenienze e le Speranze

GIRovagando ha ospitato due contributi stimolanti, di PAP e di Papillon, sulla caduta del Muro di Berlino. Intervengo sul tema, anche se, per analogia, mi sentirei obbligato a firmarmi Papedoardo. Non lo faccio con un articolo pensato, ma con una risposta che mi è nata di getto per un amico, dopo aver letto, sul medesimo argomento, una splendida testimonianza di Ianna pubblicata da Blugenoa, che spero qualcuno vada a leggere. Ho scoperto che la mia risposta a Ianna si intona con il duetto sapientemente eseguito in questa spazio dai due “Pap”. 

 
La caduta del Muro, come è avvenuta, per me rimane una pugnalata. Un frettoloso golpe per paura che Gorbaciov introducesse una pseudo democrazia (simile a quella occidentale) prima che la potenza d'urto della vecchia URSS venisse smontata. L'idea di un colosso aperto a certe libertà terrorizzava gli americani. Volevano dichiararsi paladini della libertà, ma solo alla condizione che il colosso diventasse un nano.
Eppure, la caduta del Muro rappresentò, a suo modo, una rivoluzione. L'unica rivoluzione (purtroppo) di carattere planetario. Quella del consumismo. Noi vedevamo gente meravigliosa che si riscattava da anni di oppressione. Loro vedevano turbe di nuovi consumatori innocenti che si apprestavano ad entrare nel supermercato, dove, in nome della libertà, ogni cianfrusaglia aveva un prezzo. Ma dove, soprattutto, ogni cianfrusaglia superflua acquistava il sapore irrinunciabile della necessità.
Non c'è mai stato comunismo, nei paesi dell'Est. Subito dopo che Lenin condensò nel "Che fare?" i suoi dubbi, le soluzioni portarono ad una sorta di fascismo burocratico, lontano dall'umanesimo di Marx almeno quanto le interpretazioni economicistiche del marxismo. Non era neppure finita la Seconda Guerra mondiale e già gli americani brigavano per mettere l'Unione Sovietica in difficoltà. Era l'Unione Sovietica di Stalin, quindi meritava di essere messa in difficoltà, perché liberticida. La verità vera è che il cosiddetto comunismo, ovunque si manifestasse, veniva accerchiato e minacciato. E la forza delle minacce era talmente incalzante che si dovevano erigere barriere, trasformando la società in uno stato di polizia e in una sorta di galera all'aperto. È successo lo stesso anche a Cuba, dove dagli anni 60 all'inizio del 2000 i tentativi di colpo di stato o di ribellione istituzionale (con la creazione di una testa di ponte) sono state, in media, più di 100 all'anno. 100 all'anno.
Perché? In nome della liberta? Figurati!
Dal diciassettesimo secolo il mondo è governato da una cupola. Quella che finanziava il Re di Francia, notoriamente a corto di spiccioli, e che inventò il denaro. La stessa che da allora tiene in pugno l'economia mondiale e finge di lasciarci divertire con la democrazia così come i bambini si divertono con un giocattolo. Sono meno di 200 famiglie e posseggono la ricchezza della terra. Ogni nuova ricchezza prodotta diventa una loro ricchezza, perché loro sono proprietari del denaro e non c'è nulla che non valga denaro. Chi sono? Basta leggere i nomi dei proprietari delle banche nazionali e avrai i loro nomi. I Rotschild, i massoni, gli ebrei (sembrano parole già sentite, vero?). I proprietari della Banca nazionale di Francia, della Banca nazionale britannica, della Federal Reserve, della Banca d'Italia e di tutte le banche nazionali del mondo. La gente crede che la Banca d'Italia e la Banca di Francia appartengano all'Italia e alla Francia. Invece no. Appartengono a soggetti privati. A questa cricca che stampa denaro e poi lo vende allo stato. Ogni biglietto da 100 euro da loro stampato costa allo stato (cioè a me e a te) 102 euro, da sempre. Ogni banconota circolante è un debito con questi signori. Credi di essere ricco perché possiedi 100 o 300 milioni di euro? Immagina di possedere tutto il denaro che circola. Questo è il potere che da cinque secoli regge il mondo. Duecento famiglie. E allora?
Allora ecco spiegato l'accanimento contro l'Unione Sovietica. E il nessun accanimento contro altri regimi totalitari. Non c'entra niente il comunismo. C'entra il fatto che (secondo alcuni) ben quattro presidenti degli Stati Uniti sono stati uccisi perché avevano provato a stampare direttamente denaro, o avevano avuto intenzione di farlo. 45 giorni prima della sua morte, John Kennedy presentò in pompa magna i primi dollari emessi con la denominazione "Popolo degli Stati Uniti d'America", anziché con la classica "Federal Reserve of America". Dollari stampati senza il sigillo delle sacre famiglie. A cui non frega niente del comunismo, perché hanno il potere e il potere non ha colore. Ma a cui fregava molto che, nel blocco comunista, si stampassero soldi senza il loro tornaconto. Anche se, grazie al loro intervento, quei soldi non ottennero mai di poter essere riconosciuti come moneta legittima e corrente in occidente.
Se l'Unione Sovietica avesse accettato, che so?, di cedere la proprietà della Banca dei Lavoratori dell'URSS alle sacre famiglie, non ci sarebbero stati problemi.
Ecco il segreto del mondo. Tutti si fissano sulla politica, ma la politica non è che un accessorio del vero potere, del potere reale, che sta altrove e sopravvive ad ogni rivolgimento di destra e di sinistra.
Così hanno fatto fuori, appena possibile, l'Unione Sovietica. In nome della libertà, che fa sempre tanto figo.
Senza precisare che c'è sempre un rapporto da tenere presente tra libertà e giustizia.
Per esempio, a Cuba non tutti sono liberi di girare il mondo senza il consenso dell'autorità, ma tutti possono ricevere le cure essenziali per il loro bambino malato di polmonite. Nel vicino Nicaragua tutti possono girare il mondo senza nessuna speciale autorizzazione dell'autorità, ma i loro bambini muoiono perché non hanno i soldi per comprare un antibiotico e non c'è un cazzo di assistenza sanitaria. Sono liberi di andare ad Acapulco, alle Haway e alle Maldive. Peccato che non abbiano i soldi per farlo. Peccato che non abbiano neppure i soldi per comprarsi un medicinale. È il prezzo della libertà.
Dopo il crollo del Muro, la finanza ha rotto gli argini, impossessandosi non solo dell'economia, ma di quasi tutte le prerogative della politica. Non c'erano più limiti.
Gli argini, anche prima, erano solo teorici. Come detto, là non c'era comunismo, ma una sorta di fascismo militarburocratico. Però, nel mondo, circolava quella favola, da cui nascevano illusioni e miti: "Verrà baffone...". Ciò che stava al di là del Muro, per quanto orrendo, rappresentava per alcuni una speranza, per altri una trincea, per tutti la certezza che non tutto il mondo era uguale, che magari si poteva concretizzare una qualche alternativa... Finché c'era il Muro era necessaria la prudenza. Poi gli argini si sono rotti.
Guardavo le facce che attraversavano il Muro per marciare verso l'Occidente. Erano quasi tutte facce giovani. L'idea di libertà impressa su quei volti e su quegli occhi si è trasformata ben presto nell'immagine del televisore, del frigorifero, dell'utilitaria presa a rate. Gli altri, gli anziani, sono rimasti di là, nel purgatorio che si è presto trasformato, per loro, in un inferno.
Sono abbastanza vecchio da ricordarmi l'invasione in Ungheria, nel 56.
Come mi ricordo altre mille invasioni messe in atto dai paladini della libertà, o tollerate in base al principio di autorizzare reciprocamente ogni forma di imperialismo a protezione dei propri confini. La divisione del mondo in blocchi, le aree di influenza, mezza Europa e il Sudamerica in appalto…
Ricordo la mia indignazione. E ricordo mio nonno, il mio amato nonno socialista che sfidava gli schiaffi dei fascistelli pur di non salutare i cortei, minacciato di morte da un ufficiale durante la Grande Guerra perché, artigliere, si rifiutava di sparare sapendo che le granate sarebbero cadute sulle nostre linee ammazzando i nostri (tenevano i cannoni troppo lontani dal fronte per non farseli catturare)... Ricordo la sua flemma e la sua salda convinzione che, prima o poi, qualcosa sarebbe cambiato. Lo sapeva anche lui che l'Unione Sovietica non era il sogno del comunismo, ma rappresentava pur sempre la speranza. Era quasi sera. Lo raggiunsi all’angolo di una strada, dove si recava per svagarsi guardando il traffico e la gente, in quegli anni senza televisione.
"Hai visto, nonno? Hanno invaso l'Ungheria. Sono degli assassini". "Qualche motivo ci sarà, ragazzo. Vedrai. Dobbiamo solo aspettare. Io magari non faccio in tempo, tu forse sì. Quando tutto cambierà, capiremo che tutto aveva un senso".
Questa speranza, che alimentava milioni di vite dilaniate e spremute, è venuta definitivamente meno.
Oggi viviamo in un mondo ricco. Suddividendo equamente le risorse sarebbe tecnicamente possibile garantire a ciascuno, quantomeno, la soddisfazione delle vocazioni corrispondenti alla propria indole e garantire a tutti un lavoro umano. Ma la legge del profitto sembra intoccabile. E i profitti sfuggono di mano agli apprendisti stregoni, diventano astronomici, incalcolabili. In Svizzera hanno sede 7 multinazionali con un bilancio (contando le attività estere) superiore a quello dello Stato. Può succedere, immagino. Ma sette mi sembrano tante. Sette società private più ricche di tutta la ricchezza sudata e prodotta da milioni di cittadini…
Stiamo perdendo il senso delle proporzioni. Un tempo, quando c’erano i Muri, la contrapposizione era tra mondo evoluto e mondo in via di sviluppo. Nessuno osava toccare le classi medie dell’Occidente, per paura di fare crollare il castello. Ora si morde e si fugge e le classi medie sono state spazzate via dalla furia della globalizzazione finanziaria. E le classi meno abbienti, di conseguenza. Si salvi chi può. Questa immonda spoliazione ha potuto avvenire perché non c’è opposizione, non c’è vigilanza né resistenza. E non ci sono più simboli. Il Muro, come simbolo di un’opposizione (solo apparente) al sistema, ha esaurito da anni la sua funzione. Nulla rimane a rappresentare un’alternativa, falsa o astratta che sia. L’omologazione nel regno del consumo ha raggiunto il suo scopo. Tutto tace.
Gli altri insidiosissimi muri, quelli che non sono fatti di mattoni e di cemento, ma segano in due la sensibilità  della gente, rimangono in piedi, ben saldi. Nessuno ha interesse ad abbatterli.